Capitolo 1
L'iter che precede il trattamento solitamente si avvia quando i genitori o gli insegnanti si rendono conto che “qualcosa” non funziona come dovrebbe. Il primo passo è quello di sottoporre il bambino ad accertamenti diagnostici mirati ad individuare “l’anomalia” presente nel soggetto. Alcuni orientamenti psicologici sono maggiormente indirizzati a ricercare le cause dei problemi nelle caratteristiche psicobiologiche del soggetto; altri, tendono ad individuare l'origine del problema nel mancato superamento di complessi e traumi infantili, addossando le responsabilità a genitori colpevoli di chissà quali errori o abusi, fisici e psicologici, veri o presunti. Probabilmente, coniugando le due posizioni, si otterrebbe una chiave di lettura più realistica e sicuramente meno settorializzata.
L'interesse degli psicologi comportamentisti verte sullo studio di 4 fattori, considerati elementi chiave per la generazione e il mantenimento dei comportamenti:
- Gli stimoli antecedenti il comportamento.
- Le risposte a questi stimoli: se si verifica una determinata condizione psicologica/ambientale, allora è molto probabile che seguirà un certo comportamento.
- Le influenze degli eventi conseguenziali, ovvero gli effetti di gratificazioni e punizioni.
- Le condizioni psicologiche/ambientali che possono favorire o compromettere l’acquisizione di qualsiasi tipo di comportamento.
Non tutti gli stimoli producono un effetto sul comportamento; la motivazione che sostiene il comportamento non sempre è indotta da stimoli esterni all’individuo: l'individuo, spesso, è rinforzato intrinsecamente dai risultati che ottiene, cioè dalla consapevolezza di aver agito in maniera appropriata. Ma perché di fronte allo stesso stimolo contestuale persone diverse esibiscono comportamenti diversi? Si ipotizzò l’esistenza di processi interni all’organismo, non rilevabili a livello del comportamento manifesto, ma necessari per la spiegazione di quest’ultimo.
Comportamentale
Dal punto di vista comportamentale, la presenza di pensieri disfunzionali può essere spiegata attraverso l’analisi delle contingenze ambientali (es. qualcuno gli ha insegnato che insuccessi scolastici = scarso valore personale), e quindi modificata mediante la manipolazione degli eventi antecedenti e conseguenti. La terapia del comportamento si rivolge all’evento che precede piuttosto che alla sensazione.
Cognitivista
L’assunto di base del modello cognitivista è, invece, che per modificare un comportamento disfunzionale e gli stati emozionati ad esso correlati, sia necessario agire sui processi cognitivi disfunzionali che ne sono direttamente responsabili. Le emozioni e il comportamento deriverebbero non tanto da ciò che ci accade all’esterno, ma dal modo in cui interpretiamo e valutiamo ciò che ci accade.
Cognitivo-comportamentale
Le principali caratteristiche dell’approccio cognitivo-comportamentale si esplicano nell’integrazione di strategie, metodologie e tecniche di tipo cognitivo e di tipo comportamentale: il trattamento comportamentale permette l’apprendimento di nuove modalità comportamentali che fronteggino in modo attivo e funzionale le situazioni frustranti in cui si imbatte l’individuo; il trattamento cognitivo mira a correggere i pensieri disfunzionali, a integrarli e/o sostituirli con altri pensieri più adeguati alla valutazione oggettiva della realtà.
Iter di intervento
- Assessment
- Definizione operativa del problema
- Definizione degli obiettivi
- Implementazione del trattamento
- Verifica dell’efficacia dell’intervento
Con assessment si intende una valutazione globale e dettagliata che lo psicologo conduce sul soggetto; questa indagine persegue l’obiettivo di individuare difficoltà e risorse in modo da fare leva su queste ultime per facilitare il cambiamento. La ricerca cercherà di individuare, oltre i comportamenti disadattivi, anche i contesti nei quali il soggetto mostra comportamenti e stati cognitivi ed emotivi adeguati. L’obiettivo dell’intervento è di aumentare la frequenza delle contingenze positive. Le misure dirette si realizzano con la finalità di valutare un comportamento durante la sua emissione in vari contesti, in quanto le diverse variabili presenti in ognuno dei contesti nei quali il soggetto agisce possono svolgere un ruolo diverso sull’attivazione dei comportamenti; invece, informazioni indirette provengono dalle descrizioni dei genitori, insegnanti, ma anche dal bambino stesso. Non si può pensare di modificare il comportamento di un singolo individuo senza assicurarsi che tutti coloro i quali interagiscono con lui non cambino, a loro volta, il loro modo di relazionarsi al soggetto in trattamento.
Capitolo 2
Learned helplessness
I primi a parlare di learned helplessness furono Seligman e Maier, nel 1967: conducendo degli esperimenti sui cani ai quali venivano somministrate ripetute scosse elettriche incontrollabili, rilevarono che gli animali mettevano in atto un comportamento passivo e non riuscivano a evitare o a sfuggire in alcun modo alle scosse. La learned helplessness è un comportamento indifferente e incapace di apprendere, messo in atto da un soggetto se è frequentemente sottoposto ad eventi stressanti, incontrollabili e inevitabili. L’individuo si convincerebbe dell’improbabilità del verificarsi di avvenimenti positivi, venendo pervaso da uno stato di “impotenza appresa”. Il soggetto mostrerà notevoli difficoltà ad individuare la stretta relazione tra il proprio agire e le conseguenze che ne derivano, lasciandosi sopraffare da un senso di frustrazione. La learned helplessness è una teoria cognitivo-comportamentale della depressione, in quanto non è tanto l’evento in sé a costituire una minaccia per l’individuo, quanto la percezione, da parte di quest’ultimo, di non riuscire a controllare gli eventi.
Sono state identificate 4 tipologie di strategie utilizzate da adolescenti impegnati in un compito: strategia ottimistica, difensiva-pessimistica, autosabotante, learned helplessness. Bandura ha ipotizzato che le convinzioni di efficacia scolastica influenzano il livello di impegno impiegato. Uno studente in grado di valutare correttamente la propria efficacia personale e che, in più, possiede le abilità prerequisite allo svolgimento di un compito, utilizzerà al meglio le proprie risorse cognitive. I pensieri disfunzionali rappresentano convinzioni, sistemi di valutazione degli eventi e delle persone che influenzano negativamente la capacità di affrontare situazioni problematiche e/o stressanti, ostacolando un uso adeguato delle risorse mentali.
Weiner è lo studioso che maggiormente si è occupato delle attribuzioni di causa. Se uno studente ottiene uno scarso risultato in un compito, qual è l’emozione che proverà? Quali saranno le conseguenze di questa esperienza? Secondo la teoria di Weiner, se lo studente pensasse di aver ottenuto un insuccesso perché i voti erano ingiusti, o perché il compito era difficile, è probabile che si sentirebbe arrabbiato, ma non con se stesso, come, invece, farebbe se ammettesse di essersi impegnato poco. Ma cosa accadrebbe se il soggetto attribuisse il fallimento alla mancanza di capacità intellettive? In questo caso, è probabile che proverebbe vergogna; se poi pensasse che difficilmente le sue capacità possano migliorare, proverebbe forse un senso di disperazione e si aspetterebbe di fallire anche nei prossimi compiti. Questi soggetti non credono molto nel fatto che le abilità personali si accrescano grazie all’impegno; presentano un deficit sul piano attribuzionale (attribuzione di causa).
L'intervento per la LH
Tre processi sembrano rivestire un ruolo molto importante nella valutazione dei pensieri disfunzionali; le modalità di interpretare gli eventi; valutazione del senso di autoefficacia, del concetto di sé e aspettative di fallimento.
Proposta d’intervento
Quindi, il problema di tali studenti non riguarda solamente gli aspetti cognitivi legati al compito, ma anche le convinzioni circa se stessi e le proprie abilità, che hanno ripercussioni sullo stato d’animo e sul comportamento di questi ragazzi.
- Destrutturazione dei pensieri disfunzionali e ristrutturazione cognitiva.
- Modifica delle modalità di interpretare gli eventi.
- Rafforzamento della self efficacy.
Pensieri disfunzionali e ristrutturazione cognitiva
Alcune tecniche che sembrano molto utili: riconoscimento del pensiero negativo mentre si verifica; stop del pensiero, vivere nel presente; individuazione delle alternative, sostituzione dei pensieri disfunzionali con quelli adeguati.
Modalità di interpretare gli eventi (locus)
Si mira ad innescare la convinzione che l’impegno sia la principale causa di riuscita e che la mancanza di impegno può condurre verso continui fallimenti. Prima fase: discriminazione delle cause controllabili e di quelle non controllabili; seconda fase: individuazione, tra le cause controllabili, di quelle più immediatamente modificabili — programmare l’impegno. Contrattazione educativa e Token Economy: i contratti educativi prevedono un accordo iniziale tra il soggetto e lo psicologo su quali comportamenti emettere e sulle conseguenze che ne derivano. La contrattazione educativa fa ricorso a rinforzi simbolici (tokens) elargiti al soggetto al posto di un rinforzatore naturale. Il raggiungimento di un numero prestabilito di tokens dà accesso al premio corrispondente.
Self efficacy
Prima fase: incremento delle aspettative di riuscita; seconda: autonomia al compito: attivazione (intraprendere un compito) e persistenza (la costanza nell’applicarsi a un compito); terza: scegliere le strategie per superare gli ostacoli.
Capitolo 3
Rifiuto e fobia scolastica
Il rifiuto scolastico rappresenta un grave problema che causa molte angosce al ragazzo e che condiziona il suo sviluppo sociale ed educativo. Alcuni studenti provano un’ansia eccessiva che può favorire il rifiuto verso la scuola. Queste reazioni fobiche si presentano indipendentemente dalla presenza o dall’assenza dei familiari. I timori espressi possono riguardare sia una fobia semplice (paura eccessiva di aggressione da parte dei compagni), sia una fobia sociale (preoccupazione per le critiche degli insegnanti e dei compagni). I sintomi si manifestano sia in concomitanza delle situazioni ansiogene, sia prima di affrontare le situazioni temute, attraverso disturbi emozionali talmente intensi da generare forme di somatizzazione. Per giustificare il rifiuto, le più comuni spiegazioni possono variare.
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