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Studio psicologico della mente

Fondamenti teorici

Lo studio del funzionamento della mente dell’individuo è riconducibile ad alcuni principali approcci teorici:

  • Psicoanalisi: indagine dei processi inconsci o stati non consapevoli in qualità di parte fondamentale della mente che racchiude un’attività psichica rilevante.
  • Psicologia cognitiva: indagine dei processi consapevoli e delle abilità cognitive della mente nell’acquisizione e rielaborazione delle informazioni.
  • Neuroscienze: indagine a partire da basi biologiche, individuando i correlati fisiologici e neurali dei processi psichici.
  • Comportamentismo: indagine a partire dal comportamento, nonché dalle sue modificazioni, e dagli stati fisiologici concomitanti in quanto la mente non risulta osservabile con criteri oggettivi.
  • Costruttivismo: conoscenza non come rappresentazione di una realtà indipendente, ma come costruzione dell’esperienza personale a partire dalla relazione fra un soggetto attivo e la realtà, creata dal continuo fare esperienza di essa in quanto oggetto di conoscenza, che si forma nei processi di interazione e attribuzione di significato, secondo cui l’individuo costruisce una mappa di significati personali.

Nascita della psicologia scientifica

Nel 1879 Wundt fondò il primo laboratorio di psicologia sperimentale presso l’università di Lipsia in Germania, in cui indagava i processi mentali mediante l’utilizzo di metodi sperimentali e individuando gli stati di coscienza, scomponendoli in singole unità, detti eventi psichici, attraverso ciò che il soggetto stesso riferiva tramite l’introspezione, ovvero l’analisi degli stati emozionali sulla base delle esperienze interne della coscienza. La metodologia introspettiva mostrava però sia una perdita di dinamicità a causa del processo di scomposizione sia un’eccessiva soggettività dell’osservazione, che provocava di conseguenza una deformazione del processo stesso, nonché una modificazione di esso a partire dalla presenza o assenza dell’atto di introspezione.

Comportamentismo

A partire dagli studi di Watson (1913), sulla base della rilevanza dell’indagine del comportamento animale e dell’assunzione darwiniana della continuità fra uomo e animale, nacque l’approccio comportamentista, secondo cui il cambiamento comportamentale risulta dall’interazione con l’ambiente e il comportamento stesso è modificabile in laboratorio con quello che si definì da quel momento condizionamento:

  • Classico: si apprende per associazione fra due eventi che compaiono in maniera contigua temporalmente (associazione stimolo ambientale – risposta di Pavlov).
  • Operante: si apprende attraverso conseguenze (rinforzi) del comportamento spontaneo in quanto rilevanti per il sistema motivazionale dell’individuo, in modo che la probabilità di produzione del comportamento stesso muti (Skinner). Si tratta di apprendimenti che non riguardano reazioni originariamente incondizionate, ma reazioni comprese nel repertorio di risposte dell’individuo operante nell’atto.

Secondo Chomsky però è necessario considerare sia che l’individuo deve possedere la capacità di cogliere la plausibilità dell’associazione, sia che l’associazione può avvenire per contiguità o per affinità, in questo senso il processo di apprendimento interagisce con le strutture biologiche del patrimonio genetico (predisposizioni innate).

Teoria dell'apprendimento sociale

Negli anni ‘70 Bandura ed alcuni suoi collaboratori svilupparono una teoria incentrata sull’influenza della cultura sull’apprendimento e su come essa interagisca con fattori innati e cognizione, in questo senso emerse il concetto di Self-efficacy (auto-efficacia), cioè la percezione personale di competenza in una determinata area, che è predittiva delle attività future. Inoltre fu sottolineata l’importanza del Modeling, ovvero l’apprendimento che avviene tramite osservazione e imitazione di modelli, il cui comportamento viene rappresentato cognitivamente e successivamente adottato.

Teoria cognitiva socio-culturale

Vygotskij incentrò la propria teoria su una visione storico-culturale della psicologia evolutiva, poiché gli strumenti culturali venivano secondo lui tramandati da una generazione all’altra per favorire l’adattamento alla realtà, per questo diede rilevanza ad attività mentali elevate come pensiero, memoria e ragionamento. In questo senso il bambino è considerato un essere attivo in un contesto che lavora per costruire la propria conoscenza ed il suo sviluppo cognitivo è influenzato dal contesto sociale e culturale e mediato dalle interazioni sociali stesse, in quanto il pensiero si evolve nel momento in cui l’individuo si appropria degli elementi messi a disposizione da cultura e società per interagire. L’evoluzione della mente avviene perciò tramite l’acquisizione di strutture psichiche a complessità crescente:

  • Inferiori: percezione, attenzione spontanea, memoria volontaria.
  • Superiori: attraverso l’acquisizione del linguaggio le funzioni inferiori si interiorizzano tramite un discorso che l’individuo rivolge a se stesso e si trasformano in funzioni psichiche superiori. Il linguaggio, che inizialmente possiede solo una funzione sociale comunicativa, diviene poi sia uno strumento di regolazione del comportamento e un supporto esterno sia un linguaggio interno, assumendo una funzione intrapsichica e contribuendo allo sviluppo del pensiero, nonché rappresentando la transizione precoce verso una maggiore comunicatività a livello sociale, ciò che invece per Piaget rappresenta un linguaggio egocentrico e immaturo.

Venne inoltre introdotto il concetto di Zona di Sviluppo Prossimale, luogo in cui avviene l’apprendimento e che determina i limiti entro cui l’insegnamento può essere efficace, in quanto rappresenta la differenza tra lo sviluppo effettivo di un individuo e il suo livello di sviluppo potenziale. Quest’ultimo potrebbe esprimersi tramite l’aiuto di un adulto o di un pari più competente nel processo di Scaffolding, mediante cui si adattano la qualità e la tipologia di aiuto al livello dell’individuo, definendo un’impalcatura che compensa in un’azione reciproca, tramite uno scambio comunicativo, il dislivello tra le abilità richieste e le limitate capacità del soggetto. Il successo di questo processo dipende dalle capacità dell’adulto di adattare e modificare i propri comportamenti, individuando le condizioni del soggetto nei diversi momenti; in questo senso si tenta di far agire l’individuo ad un livello superiore alle sue attuali abilità e di distoglierlo da comportamenti di livello inferiore, sia coinvolgendolo e riducendo la difficoltà sia mantenendo l’obiettivo e specificando le caratteristiche dell’attività, in modo tale che attraverso la Zona di Sviluppo Prossimale si verifichi un progresso secondo tre fasi:

  • Prestazione controllata dall’adulto
  • Prestazione controllata dal soggetto
  • Prestazione automatizzata

Tra i vari risvolti applicativi della teoria di Vygotskij rientra la Flipped-classroom, che consiste nell’invertire il luogo in cui si segue la lezione con quello di studio ed esercizio, di conseguenza l’insegnante fornisce i materiali su cui prepararsi al di fuori della scuola, per poi proporre attività applicative svolte dagli studenti in forma laboratoriale.

Processi cognitivi - Attenzione

Processo che corrisponde alla messa a fuoco di risorse mentali e opera una selezione degli stimoli presenti nell’ambiente, i quali in un dato istante colpiscono gli organi di senso (stimoli esterni) o i ricordi (stimoli interni), consentendo solo ad alcuni di essi di accedere ai successivi stadi di elaborazione, nonostante sia possibile orientare i propri recettori sensoriali al fine di privilegiarne alcuni. Nell’attenzione sono coinvolti tre processi:

  • Attivazione generale del sistema di elaborazione per favorire l’intercettazione dei cambiamenti nell’ambiente.
  • Focalizzazione delle risorse di elaborazione verso informazioni ritenute salienti.
  • Gestione delle risorse attentive

Attenzione selettiva

Capacità di concentrarsi su un campione ristretto di stimoli considerato rilevante ed elaborarlo in modo privilegiato, ciò comporta l’interazione di un meccanismo di attivazione precedente alla selezione e di inibizione. Coinvolge maggiormente il processo di focalizzazione e implica:

  • Focalizzazione: uno stimolo particolarmente saliente cattura l’attenzione.
  • Effetto cocktail party: capacità di selezionare gli stimoli sonori su cui dirigere l’attenzione, attenuando gli altri, tramite un restringimento del focus attentivo.

Inoltre comporta:

  • Cecità da disattenzione: selezionare un dato stimolo implica ignorare altri stimoli potenzialmente importanti.
  • Cecità al cambiamento: incapacità di notare cambiamenti nella scena (esperimento di Simons e Chabris).

Attenzione divisa

Coinvolge maggiormente il processo di gestione delle risorse attentive, si trova sotto il controllo consapevole ed è la capacità di concentrarsi su più di un’attività contemporaneamente, la cui efficienza dipende dal tipo e dalla natura del compito, dal numero di risorse attentive richieste e dal grado di automatizzazione, che implica la richiesta di un basso controllo attentivo come risultato della pratica, nonostante la presenza di uno stimolo imprevisto provochi la riattivazione di tutte le risorse attentive per selezionare le risposte comportamentali adeguate tramite l’interazione tra processi automatici e controllati.

Attenzione esecutiva

Pianificare e distribuire l’attenzione verso diversi obiettivi, monitorando i progressi.

Attenzione sostenuta (vigilanza)

Capacità di concentrarsi su uno stimolo per un periodo prolungato e di identificare e rispondere prontamente ai cambiamenti nell’ambiente. Coinvolge maggiormente il processo di attivazione ed è influenzata da caratteristiche personali e dello stimolo, stato di attivazione psicofisiologica, che richiederebbe un livello di attivazione ottimale, dagli scopi del compito, dalla motivazione e dai ritmi circadiani. Comporta:

  • Abituazione: diminuzione delle risorse attentive verso uno stimolo immutato o prevedibile, generando disinvestimento nel compito.
  • Disabituazione: riduzione dell’abituazione per il cambiamento di uno stimolo familiare, mantenendo l’investimento (cambio di tonalità, di modalità di presentazione, di posizione, messa in evidenza degli elementi principali).

Attenzione come filtro

  • Teoria del filtro precoce (Broadbent): l’informazione irrilevante non viene ulteriormente elaborata e decade passivamente entro pochi secondi; il filtro agisce come una sorta di “collo di bottiglia” tra l’input sensoriale e l’output comportamentale, posizionato dopo i registri sensoriali.
  • Teoria del filtro attenuato (Treisman): il filtro, invece di bloccarne l’elaborazione, attenua la forza delle informazioni irrilevanti a vantaggio di quelle salienti, che raggiungono più facilmente la soglia della consapevolezza.
  • Teoria del filtro tardivo (Deutsch & Deutsch, Duncan): gli stimoli vengono elaborati completamente e la loro salienza viene valutata solo in seguito, selezionando quelli che potranno raggiungere il livello di risposta. L’effetto Stroop fu scoperto durante un esperimento in cui al soggetto venivano mostrate parole scritte con colori diversi, questi ultimi dovevano essere pronunciati a voce alta come informazione rilevante, mentre il significato della parola diveniva irrilevante. Gli stimoli presentati potevano essere di tipo neutro (solo testo o solo colore), congruente (testo e colore coincidono) e incongruente (testo e colore non coincidono), per questo si notarono tempi di risposta più lenti nella condizione di incongruenza e più rapidi nella condizione di congruenza, a dimostrare che anche le informazioni irrilevanti vengono elaborate. Lo scopo dell’esperimento era creare un’interferenza cognitiva e semantica, per questo la mente tende a leggere meccanicamente il significato della parola, in questo senso due teorie sono in grado di spiegare questo fenomeno:
    • Teoria della velocità di elaborazione: l’interferenza si verifica in quanto il processo di lettura delle parole avviene più velocemente rispetto all’individuazione del colore.
    • Teoria dell’attenzione selettiva: l’interferenza si verifica in quanto l’individuazione del colore richiede maggiore attenzione rispetto al processo di lettura delle parole.
  • Teorie recenti: l’individuo potrebbe avere un certo grado di controllo sulla posizione del filtro, spostandolo in base al compito, di conseguenza sarebbe possibile un modello ibrido.

Processi automatici e processi controllati

  • Processi controllati: si basano sulla consapevolezza e intenzionalità a raggiungere uno scopo in quanto richiedono maggiori risorse attentive e, di conseguenza, maggior tempo, perciò possono essere eseguiti in modo seriale solo uno alla volta, ma hanno il vantaggio di poter essere modificati nel breve periodo per adattarsi al nuovo.
  • Processi automatici: ricadono al di fuori della nostra consapevolezza e gestiscono lo svolgimento automatizzato dei compiti per effetto della pratica, per questo non richiedono sforzo attentivo o intenzionalità e, di conseguenza, permettono di destinare le capacità attentive all’attività svolta contemporaneamente.
  • Errori d’attenzione: interferenza nei processi di controllo volontari da parte dei processi automatici.
  • Sistema attentivo supervisore: sistema in grado di monitorare i processi ed individuarne il grado di controllo.

Attenzione nello sviluppo

Prima infanzia: l’attenzione è influenzata da un processo di orientamento verso localizzazioni potenzialmente importanti nell’ambiente (il dove) e prevede il passaggio in ricognizione degli oggetti e delle loro caratteristiche, quali colore e forma (il cosa), in particolare i neonati riescono a fissare ed identificare il contorno di uno stimolo, mentre gli infanti di tre mesi possono prestare attenzione selettiva e sostenuta. Si verificano in questo stadio processi di abituazione, disabituazione e attenzione congiunta, secondo quest’ultima gli individui si focalizzano sullo stesso stimolo e ciò richiede la capacità di identificare la traiettoria del comportamento altrui, di dirigerne l’attenzione e di possedere un’interazione reciproca.

Seconda infanzia: maggiore capacità di concentrazione per lunghi periodi, di pianificazione della ricerca di informazioni e di focalizzazione sull’informazione pertinente, per questo si verifica un aumento di attenzione esecutiva e sostenuta. Le capacità acquisite continuano a svilupparsi per tutta l’infanzia e la prima adolescenza, per questo dopo i sette anni si è in grado di pianificare ed eseguire una ricerca visiva sistematica ed i miglioramenti riflettono un incremento del controllo cognitivo e dell’automaticità, nonché delle risorse cognitive, quali capacità e velocità di elaborazione.

Adolescenza: si sviluppa la capacità, propria degli adolescenti, di dividere l’attenzione tra più attività (multitasking).

Invecchiamento: cambiamento delle diverse funzioni sensomotorie da cui dipende l’attenzione a causa dell’invecchiamento fisico, ciò genera problemi nella capacità di attenzione divisa e rallentamento nei tempi di attenzione.

Percezione

Processo costruttivo di elaborazione e strutturazione delle sensazioni in unità dotate di significato per l’individuo, che si differenzia dalla Sensazione, ovvero il semplice incontro tra stimoli esterni ed organi di senso. Gli psicologi della Gestalt individuarono le leggi della percezione, secondo cui gli stimoli sono organizzati nella forma migliore e più semplice e dotati di significato in base alle regole di “buona forma” (simmetria, omogeneità), nonché elaborati in relazione al contesto, in quanto il sistema percettivo sfrutta un’iniziale elaborazione globale di rappresentazione, a partire da cui verrano individuati gli elementi singoli in un’elaborazione locale, perciò diventano centrali le costanze percettive, secondo cui gli stimoli rimangono invariati per grandezza, colore e forma, mentre le dimensioni e il tipo di luce cambiano. Comprende due tipologie di processi:

  • Bottom-up: elaborazione guidata dalle informazioni sensoriali, evitando di ricorrere a processi cognitivi superiori in quanto lo stimolo possiede informazioni sensoriali sufficientemente specifiche da essere interpretato in una percezione diretta.
  • Top-down: elaborazione guidata da processi cognitivi superiori, che contribuiscono a costruire la percezione di un dato stimolo, attingendo alle conoscenze possedute, come accade nel processo di astrazione, ovvero la conversione delle informazioni sensoriali in categorie più ampie già immagazzinate in memoria, in modo tale da essere maneggiate più velocemente rispetto a un’informazione grezza. Ciò evidenzia che la percezione è un processo attivo e costruttivo, influenzato dagli schemi di conoscenza dell’individuo e non solo da stimoli sensoriali, di conseguenza, secondo la teoria costruttivista di Bruner, è necessaria una ricerca attiva della migliore interpretazione possibile.

Principi di organizzazione percettiva

Principio di vicinanza: Gli stimoli vicini, a parità di condizioni, tendono ad esser...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher IlariaBeatrice di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Bianchi Dora.
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