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Psicologia

della

comunicazione

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CAPITOLO 1 prospettive sulla comunicazione umana

La comunicazione è una dimensione psicologica che costituisce uno di noi; non

abbiamo la possibilità di scegliere se essere comunicanti o meno, però possiamo

scegliere le modalità con cui comunicare.

→ attività eminentemente (=soprattutto) sociale → la comunicazione avviene solo

all’interno di gruppi (condizione necessaria per far si che abbia luogo un sistema

comunicativo).

La socialità e la comunicazione sono due dimensioni distinte ma interconnesse che

si evolvono seguendo un andamento a spirale infinito => comunicazione alla base di

interazioni e relazioni interpersonali.

→ attività eminentemente cognitiva → la comunicazione è in stretto contatto con il

processo e i processi mentali superiori. Per comunicare, infatti, è necessario che i

soggetti siano capaci di esplicitare in qualche modo il proprio pensiero restando

consapevoli che prenderanno parte ad uno scambio comunicativo con qualcun

altro. La comunicazione avviene almeno in due soggetti perché se il soggetto A

comunica qualcosa e B non vuole comunicare allora il processo comunicativo non

sarà possibili.

È’ stato possibile studiare la comunicazione partendo dal concetto di “informazione”,

dimensione della realtà avente delle caratteristiche:

• Espansiva → l’informazione genera altra informazione; l’espansività può

dipendere da diversi fattori:

L’essere diffusiva

o La sua riproducibilità nel corso del tempo e l’impossibilità che venga

o consumata

Può essere scambiata solo durante delle interazioni

o

• Comprimibile (a due livelli):

Livello sintattico

o Livello semantico

o

• Facile da trasportare/ trasmettere (alta velocità)

Informazione = entità astratta dovuta dalla relazione fra due o + dati in grado di

generare ulteriori conoscenze.

Quando siamo in possesso di una info significa che possediamo una mappa

maggiormente definita ed attendibile della realtà.

Shannon (1948) – studio dell’approccio matematico come processo di trasmissione di

informazioni; per fare questo, Shannon, parte da due “dati”:

1. La natura dell’informazione è discreta

2. Ogni volta che elaboriamo i dati riduciamo la quantità di informazione

In base a questi due punti Shannon sviluppa un modello del “flusso di

trasmissione dell’informazione” 2

Componenti del modello di trasmissione dell’informazione ↑ :

• Fonte (source) = entità che crea il messaggio (persona, oggetto, …)

Encoding = codifica

o

• Trasmettitore (encoder) = dispositivo che trasforma il messaggio in segnali

fisici

• Segnale/ messaggio

• Canale (channel) = mezzo che trasferisce il messaggio (onde radio, fibra ottica)

• Rumore (noise) = insieme di elementi ambientali che interferiscono con la

trasmissione del segnale.

• Recettore (decoder) = dispositivo che converte il segnale in una forma

comprensibile al destinatario

• Destinatario (receiver) = entità a cui è rivolto il messaggio

Oltre a questi elementi Shannon (e il “collega” Weaver) aggiunsero dei nuovi concetti:

• Ridondanza → ripetizione del messaggio durante l’operazione di codifica in

modo da favorirne la decodifica; se viene eliminata si hanno dei vantaggi a

livello economico ma si ottiene un messaggio molto fragile.

• Filtro → processo di selezione di aspetti e proprietà del segnale durante la

decodifica

• Feedback → quantità di info che dal ricevente ritorna all’emittente in modo

che quest’ultimo possa modificare i messaggi successivi.

Feedback positivo = aumenta l'informazione di ingresso

o Feedback negativo = viene ridotta l’informazione d’ingresso ed è

o possibile mantenere una condizione stabile nel sistema (omeostasi)

è il valore di probabilità che si realizza all’interno

→ informazione secondo Shannon =

di molte possibilità combinatorie (N scelte) fra H simboli .

Per far si che avvenga l’informazione è necessario che il segnale abbia una qualità

sufficientemente buona e un’intensità tale da poter superare la soglia di ricezione

per poter raggiungere il destinatario:

• Entropia = le probabilità di emissione dei segnali sono tutte eguali →

equiprobabili.

Questa entità (entropia) è opposta all’informazione => maggiore è la quantità di

informazione, minore è l’entropia , e viceversa. neg-

Proprio per questo motivo l’informazione è definibile entropia negativa (

entropia

).

Teoria forte del codice → teoria che viene coinvolta nell’approccio matematico per

lo studio della comunicazione. Questa spiega come avere un codice di trasmissione

dei messaggi sia condizione necessaria e sufficiente per comunicare. 3

APPROCCIO SEMIOTICO

Semiotica = scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale.

 Processo di significazione: capacità di generare significati e proprietà

fondamentale di ogni messaggio di avere un senso.

Questo processo si riferisce sia al referente (oggetti ed eventi su cui

comunicare) sia al codice (sistemi usati per la comunicazione).

Aristotele e D’Aquino – diagramma della significazione – rivisitato da Ogden e

Richards: 1. Simbolo (espressione): immagine acustica o iconica di un

oggetto o evento.

2. Referenza: rappresentazione/ immagine mentale,

schema, concetto (Es: immagine di “cane” ).

3. Referente: oggetto/ evento nella realtà fisica.

Simbolo e referente sono sempre in rapporto indiretto,

mediato dalla referenza.

 Segno → in psicologia della comunicazione ha due significati:

Segno come equivalenza

o De Saussure (1916) – il segno è l’unione di un’immagine acustica

(significante) e di un’immagine mentale (significato) => funzione

semiotica (segno come relazione fra significato e significante e non

come realtà fisica).

Caratteristiche del segno come equivalenza:

➢ Arbitrario → non motivato dalla realtà a cui fa riferimento

(Es: /l-u-n-a/ italiano; /m-o-o-n/ inglese)

➢ Oppositivo → segno è sé stesso, si oppone agli altri segni di un

sistema linguistico.

(Es: /pera/ si oppone a /vera/, /cera/, /nera/).

De Saussure – lingua = sistema di differenze di suoni combinati ad un insieme di

differenze di significati; possiamo distinguere:

• langue

Linguistica interna → studia la , insieme delle norme che permettono

l’attività linguistica.

• parole

Linguistica esterna → si occupa delle

Segno come interferenza

o qualcosa A che conduce ad un interpretante B

Peirce (1868) – il segno è

in corrispondenza con qualcosa C (oggetto). → segno svolge funzione di

rimando (rimandare a qualcosa di diverso da sé).

Tre tipi di segni:

1. Icone = relazione di somiglianza con il referente (Es: bau bau per

abbaiare del cane).

2. Indici = rapporto di vicinanza fisica e analogia con l’oggetto a cui si

riferiscono (Es: termometro di mercurio per la temperatura). 4

3. Simboli = segno di De Saussure – unione di significante e significato.

APPROCCIO PRAGMATICO

Morris (1938) – distinzione tra:

• Semantica → si occupa dei significati dei segni

• Sintassi → studia le relazioni formali tra i segni

• Pragmatica → studia la relazione dei segni con i comunicanti (interpretanti) –

uso dei significati.

il significato dipende dal modo concreto in cui si utilizza una

Wittgenstein (1953) –

certa parola, frase, gesto in una data situazione → significato = entità dinamica,

motivata e concreta.

La pragmatica analizza i processi impliciti della comunicazione; tra questi possiamo

trovare fenomeni come la deissi:

• Deissi spaziale – qua, laggiù, là

• Deissi temporale – ora, domani, fra 10 min

• Deissi di persona – tu, lui, questo dire qualcosa è anche fare sempre

Austin (1962) – teoria degli atti linguistici →

qualcosa; individua 3 azioni che avvengono simultaneamente quando parliamo:

• ciò che si dice

Atti locutori ( ) → azione fisica e linguistica del dire qualcosa.

Atti fonetici (emissione di suoni)

o Atti fatici (espressione di certe parole)

o Atti retici (uso delle parole per dare loro un senso preciso e per riferirci

o a qualcosa di specifico nella realtà)

• ciò che si fa nel dire qualcosa

Atti illocutori ( ) → intenzioni comunicative del

parlante.

Assertivi (piove a dirotto)

o Direttivi (chiudi la porta, per favore)

o Commissivi (finirò questo lavoro per domani)

o Espressivi (sono contento che è bel tempo)

o Esercitivi (vi dichiaro marito e moglie)

o Verdettivi (la dichiaro colpevole)

o

Searle (1975) – tassonomia degli atti illocutori ↑

Dichiarativo ( chiamerò questa barca Gloria)

o

• ciò che si vuole ottenere dicendo qualcosa

Atti perlocutori ( ) → produzione di

determinati effetti da parte del parlante su credenze, sentimenti, emozioni.

Gli atti linguistici possono essere divisi ulteriormente in:

• Atti linguistici diretti – la forza illocutoria (forza contenuta nell’atto) attribuita

all’enunciato da parte del parlante è trasmessa in modo conforme e

corrisponde al significato letterale dell’enunciato. 5

• Atti linguistici indiretti – la forza illocutoria proviene dai modi non verbali in cui

l’enunciato è manifestato (es: tono della voce, intensità).

Frase = espressione linguistica astratta

Enunciato = uso concreto della frase in un contesto reale, in particolari occasioni e

per specifici scopi.

Grice (1989) – propone la distinzione tra:

• Significato naturale → Es: il fumo è segnale della presenza di fuoco

• Significato convenzionale (n-n = non naturale) → significato “da dizionario” di

una parola/ frase.

Secondo Grice, la comunicazione è possibile solo se sappiamo di voler raggiungere

entrambi lo stesso obbiettivo, ci deve essere intenzionalità. → trasparenza

intenzionale.

Due tipi di intenzionalità:

• Intenzionalità informativa: A trasmette a B quello che non sa, ottenendo un

aumento delle sue informazioni.

• Intenzionalità comunicativa : voler rendere consapevole B di qualcosa di cui

prima non era consapevole.

Sulla base di queste informazioni possiamo distinguere comunicazione e notizia; la

comunicazione consiste in uno scambio basato sulla voglia di rendere consapevole

l’altro su un qualcosa di cui prima non era consapevole; ciò viene fatto usando il

sistema di significazione e segnalazione che viene condiviso da entrambi i soggetti

della comunicazione. La notizia, invece, consiste nella trasmissione involontaria del

segnale da mittente a destinatario, in modo autonomo.

Il successo della comunicazione è possibile grazie al principio di cooperazione →

perché la comunicazione funzioni, entrambi dobbiamo collaborare per farci capire.

Grice ha applicato questo principio attraverso quattro regole (massime) che

dovrebbero giudicare il comportamento di chi comunica:

1. Massima di quantità

Dare un contributo soddisfacente alla richiesta delle informazioni in

o modo adeguato agli scopi dell’informazione

Non dare un contributo più informativo del necessario

o

2. Massima di qualità

Non dire ciò che credi falso

o Non dire ciò per cui non ha delle prove adeguate

o

3. Massima di relazione

Essere pertinente

o

4. Massima di modo

Evitare espressioni oscure

o Evitare ambiguità

o Essere breve

o 6

Essere ordinato nell’esposizione

o

Queste massime sono convenzionali e vengono imparate durante la quotidianità,

praticandole.

Grice sulla base dei processi comunicativi fa duna distinzione importante:

• Logica del linguaggio → applicata al significato letterale

• Logica della conversazione → riguarda i processi usati dagli individui per

capire ciò che il parlante vuole comunicare.

Per capire ciò che non viene detto in modo esplicito, si usa l’implicatura (introdotta

da Grice), la quale esiste di due tipi:

• Convenzionale → dipende dalle regole della lingua

• Conversazionale → servono per andare oltre al significato letterale e capire

davvero l’intenzione di chi parla a seconda della situazione.

Le implicature hanno quattro caratteristiche fondamentali:

• Cancellabili → possono essere eliminate se vengono aggiunte premesse a

quelle originali

• Non distaccabili → sono attaccate al valore semantico dell’enunciato

• Calcolabili → si può spiegare il percorso logico che ha portato l’ascoltatore a

capire l’intenzione del parlante

• Non convenzionali → il significato non è fisso, lo creiamo noi sul momento per

collaborare nella conversazione

Sperber e Wilson (1986) – modello ostensivo-inferenziale → basato sul modello di

Shannon e su quello di Grice. Questo modello si focalizza sulla produzione e la

condivisione del significato.

Essi fanno un’importante distinzione sulle intenzioni:

• Intenzione informativa → informare il destinatario di qualcosa

• Intenzione comunicativa → informare il destinatario della propria intenzione

informativa.

Questa è una condizione necessaria e sufficiente per la comunicazione. 7

Per rendere possibile la comunicazione Sperber e Wilson introducono un concetto

pragmatico: essere manifesto → fatto rappresentabile mentalmente ed accettabile

come vero/ probabilmente vero. Può essere percepibile/ inferibile, può riguardare

fatti e ipotesi e si distribuisce su una scala di gradi.

A questo si collega il concetto di mutuo ambiente cognitivo = insieme di ipotesi

reciprocamente manifeste che garantisce cooperazione e comprensione. Questo

ambiente comprende tutte le ipotesi disponibili ai partecipanti di cui solo alcune

attirano l’attenzione; la selezione dipende da una proprietà fondamentale: la

pertinenza (rispetto al contesto specifico).

Grado di pertinenza → dipende da due fattori: la quantità di effetti contestuali e

prodotti e il minimo sforzo cognitivo richiesto. La pertinenza è quindi una variabile

qualitativa e scalare.

La pertinenza è sempre legata al contesto, inteso come insieme di condizioni e

vincoli.

Pertinenza ottimale → quando un’ipotesi comunicativa massimizza gli effetti

contestuali riducendo lo sforzo cognitivo.

Molte informazioni provengono dall’esperienza passata e sono depositate nella

memoria mentre altre sono informazioni nuove e legate al contesto presente (Hic et

nunc = qui ed ora). Quando le info vecchie si combinano a quelle nuove attraverso

processi inferenziali (inferenze = processo mentale attraverso cui si giunge ad una

conclusione), si generano delle nuove informazioni. Quindi, pertinenza = capacità di

moltiplicazione informativa.

Tuttavia, la comunicazione richiede anche che il soggetto renda manifeste le proprie

intenzioni → ostensione = condotta con cui si manifesta l’intenzione di rendere

manifesto qualcosa a qualcun altro. Questo “comportamento” permette agli

interlocutori di inferire ipotesi e questo funziona perché implica una garanzia di

pertinenza (> attenzione verso qualcosa che sembra più pertinente).

Dispositivo deduttivo, produce diverse implicazioni, tra cui le implicazioni contestuali

→ informazioni aggiuntive generate dall’integrazione tra conoscenze pregresse ed

elementi nuovi del contesto. Da queste implicazioni derivano gli effetti contestuali

che migliorano la comprensione eliminando ipotesi errate, rafforzando quelle già

note/producendone di nuove.

SIGNIFICATI PRESUNTIVI

Levinson (anni 2000) – modello dei significati presuntivi → interpretazioni preferite/ di

default prodotte dalla struttura degli enunciati.

Secondo Levinson, ritiene che la teoria della comunicazione debba avere 3 livelli

esplicativi (non solo i 2 tradizionali):

• Significato-tipo della frase → è il significato astratto e generale di una frase,

quello che chiunque capirebbe leggendo la frase fuori da ogni contesto (Es: è

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tardi → significa semplicemente che l’orario attuale è avanzato rispetto a un

punto di riferimento.

• Significato-occorrenza dell’enunciato → è il significato che la frase assume

quando viene effettivamente pronunciata in una situazione specifica

(contenuto letterale).

• Significato-tipo dell’enunciato → è l’intenzione comunicativa reale, ovvero

quello che la persona vuole veramente far capire all’altro.

Levinson approfondisce le idee di Grice introducendo il concetto di implicatura

conversazionale generalizzata, che si basa su 3 euristiche (scorciatoie mentali) che

utilizziamo quasi inconsapevolmente:

1. Prima euristica (quantità) → tendiamo a pensare che “quello che non viene

detto, non c’è” ; se descrivo un oggetto in modo semplice, tu deduci che non ci

siano altri elementi importanti da aggiungere.

2. Seconda euristica (informaticità) → se descrivo qualcosa in modo standard e

semplice, tu immagini una situazione normale e stereotipata. Esempio: se

parlo di una piramide su un cubo, tu la immagini dritta e centrata, non

capovolta o storta.

3. Terza euristica (modalità) → se scelgo di utilizzare parole strane o complicate

per descrivere una cosa semplice, ti sto segnalando che la situazione non &

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ELEONORADEMA di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Gilardi Silvia.
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