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PRESENTAZIONE

Il processo di invecchiamento della popolazione in Italia negli ultimi decenni, rimane l’istanza di

una maggiore diffusione e qualificazione dei servizi per la prima infanzia. Le strutture in

oggetto sono chiamate ad adeguarsi ai mutamenti in corso aumentando da una parte lo sforzo

ricettivo e dall’altra migliorando i servizi offerti in ottica educativa. Gli adeguamenti a livello

nazionale hanno evidenziato carenze lasciando aperte delle questioni importanti. Un tema di

interesse attuale è quello della valutazione della qualità dei servizi che implica importanti

riflessioni dal punto di vista organizzativo e strutturale ma anche dal punto di vista progettuale

e metodologico. Negli ultimi anni la normativa che regola lo sviluppo e le attività dei nidi

d’infanzia e dei servizi per la prima infanzia è stata una prerogativa delle amministrazioni locali.

Un importante traguardo è stato raggiunto nella normativa nazionale in cui viene ribadita la

priorità della funzione di cura e di educazione dei bambini. Il percorso proposto dall’autrice

pone il focus sulle teorie e sulle pratiche che guidano l’operato del professionista

dell’educazione della prima infanzia, proponendo una prospettiva di riflessione critica sul tema

fondante della progettualità.

CAPITOLO 1 - Riflessione sulla programmazione

Introduzione: le strutture per la prima infanzia sono diffuse in Italia e hanno acquisito

1.

un ruolo educativo importante mantenendo la funzione di cura che ha caratterizzato tali

istituzioni. E’ la legge 6 dicembre 1971 n. 1044 che oltre a ribadire la funzione di temporanea

custodia dei bambini e di strumento per l’ingresso della donna nel mondo del lavoro, ha

previsto per la prima volta l’utilizzo in tali strutture di personale qualificato in grado di garantire

l’assistenza psico pedagogica del bambino. Con tale legge, incomincia a farsi strada l’idea del

nido di infanzia come luogo educante. Accanto ai nidi d'infanzia nascono il micronido, il nido

aziendale, il centro infanzia, il nido integrato, i centri per i bambini e i genitori, il nido famiglia e

la figura dell’educatrice familiare o domiciliare. Tali servizi si distinguono per il numero di

bambini accolti e per il carattere di verticalità che caratterizza in modo specifico il centro

infanzia e il nido integrato.

Programmare al nido: a partire dagli anni 80, molti autori hanno contribuito ad

2.

arricchire il dibattito pedagogico sulla programmazione al nido e sulla funzione educativa delle

strutture per la prima infanzia. Il bambino non dovrebbe essere asservito allo stile di vita

consumistico imposto dal modello culturale dominante, ma divenire attore protagonista della

propria storia e non essere considerato adulto prima del tempo. Fabbroni ipotizza che sia

possibile per il bambino accedere da protagonista nel nuovo millennio e considera il nido

d’infanzia come il luogo che garantisce tale diritto in quanto lo riconosce soggetto di

conoscenza e creatività fin dalla nascita. I diritti inalienabili considerati dall’autore sono

“l’autonomia esistenziale, libera costruzione dei propri comportamenti, codificazione di propri

linguaggi, conoscenza diretta della realtà e la creatività intellettuale”. Il nido offre al bambino

occasioni di socializzazione e di apprendimento. I riferimenti storici di Frabboni sono molteplici

e fanno riferimento a 4 ambiti di esperienza del bambino:

- sociale e della comunicazione (Owen e Freinet)

- storico e dell’ambiente (Agazzi e Decroly)

- esplorazione e della logica (Montessori e Piaget)

- ludico e della corporeità (Pestalozzi e Froebel).

L’idea dell’autore è quella di un nido aperto alle collaborazioni con il territorio, ma anche tra le

sezioni e tra gli educatori tramite la pratica della collegialità diffusa nel mondo della scuola. Egli

fa riferimento a un nido sperimentale che attraverso lo strumento della programmazione riesca

a rendere il bambino reale e storico. La programmazione dovrebbe essere propria sia sul piano

istituzionale sia di quello pedagogico. Secondo il discorso di Frabboni si apre alla dimensione

nazionale, ipotizzando la necessità di un percorso didattico che potrebbe costituire un punto di

riferimento per tutto il paese. Solo in questo modo sarebbe possibile parlare di curricolo e di

obiettivi affettivi, etico-sociali e cognitivi. L’ottica è rivolta all’introduzione dell’ambito cognitivo

nei servizi per la prima infanzia. Lavorare come educatori al nido significa essere professionisti

e approcciare l’educazione del bambino assumendo un modello di intervento chiaro e definito,

nella consapevolezza di dove e perché si sta intervenendo. Mantovani insiste sull’importanza

della programmazione al nido, ponendola come esigenza di qualunque intervento educativo. La

parola chiave è programmazione dinamica, in quanto azione educativa fondata su teorie e

conoscenze. Egli dovrebbe essere autonomo nel possesso di strumenti che consentono di

costruire e interpretare informazioni e dati a partire da conoscenze teoriche precise che gli

consentono una programmazione dinamica. Il ricorso alla programmazione al nido è stato

sostenuto anche da Catarsi e Fortunati. Gli autori fanno riferimento preciso a una

programmazione evolutiva e ricorsiva in grado di svilupparsi secondo continui aggiornamenti,

verifiche e ridefinizioni. Il nido si porrebbe quindi contesto complesso in cui tutti gli elementi che

lo compongono sono percepiti come interconnessi in modo statico. Progettare il nido come

sistema ecologico implica: 1

- progettare l’ambiente e gli spazi ponendo attenzione a non procedere organizzando gli

spazi separatamente uno dopo l’altro, ma optando per una progettualità complessiva che

consideri gli ambienti l’uno in relazione all’altro, pensando a quali attività verranno proposte

- individuare numero e tipologia dei gruppi di bambini in base al numero di iscritti divisi

per età. Rimane importante l’idea di non creare gruppi chiusi di bambini, cercando di sviluppare

una dinamicità interna che renda possibili situazioni diverse di contatto sociale

- stabilire e programmare le esperienze in funzione delle possibili modalità di incontro e

della confluenza fra spazi, bambini e adulti nel corso della giornata. Si tratta per l’educatore di

porsi come mediatore di tutte le esperienze possibili al nido, assumendo comportamenti adatti

alla situazione in atto.

I termini “programmazione” e “progettazione” sembrano confondersi l’uno con l'altro e talora

vengono utilizzati intendendo con progettazione il percorso di riflessione generale sui percorsi

attivati da un servizio e con programmazione il pensiero sui percorsi specifici attuati con i

bambini.

Approcci alla programmazione: la programmazione non si è inserita in modo uniforme

3.

nel mondo dell’educazione e della formazione. Essa ha fatto di volta in volta riferimento a

diversi modelli teorici e orientamenti che si sono affermati nel corso del 900 e in modo specifico

il comportamento, cognitivismo e costruttivismo. Il comportamentismo nasce negli Stati Uniti

nel 1913, con la pubblicazione di un articolo di Watson e si diffonde in Europa a partire dagli

anni 50. Tale approccio è fondato sulla convinzione che esistano conoscenze oggettive esterne

sulla convinzione che esistano conoscenze oggettive esterne all’individuo che permettono di

prevedere e controllare il suo comportamento Esso si focalizza sullo studio del comportamento

manifesto e dell'apprendimento lasciando da parte la coscienza e i processi mentali, aspetti che

non possono essere sottoposti a procedure rigorose di indagine. Il comportamentismo pensa

alla psicologia come a una vera e propria scienza, interessa solo a ciò che è direttamente

osservabile. La mente del soggetto è definibile come una scatola nera ossia un contenitore del

quale non si può conoscere il funzionamento. Gli unici elementi che possiamo osservare sono

gli stimoli in entrata e in uscita e proprio gli stimoli vengono ritenuti in grado di modificare i

comportamenti dell’individuo tramite processi di condizionamento. Famoso era stato

l’esperimento sui cani condotto da Pavlov. Alla base di tale approccio c’è una concezione

associazionista dell’apprendimento che è il risultato di connessioni nuove tra stimoli e

comportamenti in risposta agli stimoli stessi. Il soggetto è passivo di fronte ai condizionamenti

esterni e il suo apprendimento risulta di tipo sommatorio. Il condizionamento è in pratica un

apprendimento di nessi psicologici: l’individuo impara ad associare le risposte soggettive alla

molteplicità delle stimolazioni esterne e in questo modo costruisce il suo repertorio

comportamentale. Il rapporto S-R è contenuto negli studi di Thornikide e Skinner con il

condizionamento strumentale che prevede una risposta come operazione che lo stesso

soggetto compie sull’ambiente in vista di uno scopo, per permettere di selezionare le scelte

sulla base della loro efficacia. L’apprendimento prevede un terzo elemento, il rinforzo, che viene

attivato successivamente alla risposta fornita dal soggetto al fine di consolidarla. Si tratta di un

processo stimolo risposta rinforzo che fonda l’istruzione programmata, una metodologia di

lavoro che prevede di far apprendere conoscenze proponendo una serie di concetti più

complessi e rinforzando in modo costante solo i risultati positivi ottenuti. In contrapposizione al

comportamentismo, nasce a partire dagli anni 40 il cognitivismo che sposta l’attenzione dal

concetto di associazione a quello di complessità dei processi cognitivi. Lo scopo è comprendere

quello che avviene nella mente, considerata come un sistema di elaborazione interna del

soggetto nei confronti della realtà circostante. Il termine cognitivismo venne utilizzato nel 1967

nel testo di Neisser. In precedenza gli autori si erano definiti come comportamentisti di terza

generazione, pensando a una nuova fase del comportamentismo. Si trattò di un vero e proprio

ribaltamento nella concezione dell’apprendimento. L’apprendimento è legato in modo

particolare alla memoria considerato che per imparare risulta fondamentale immagazzinare,

integrare e richiamare informazioni. Il cognitivismo si interessa di linguaggio, del rapporto tra

pensiero e linguaggio e della motivazione. E’ fondamentale per l’individuo comprendere le

informazioni e attribuire significati ed è per questo che si parla di apprendimento significativo

che sta alla base di un insegnamento fondato su conoscenze dichiarative e su conoscenze

procedurali. La scuola dovrebbe essere chiamata non solo a trasmettere nozioni verificando

che cosa e quanto il soggetto ha appreso a sviluppare processi cognitivi e riflessioni sul modo

in cui ciò è avvenuto. Secondo Bruner, l’insegnante dovrebbe individuare i concetti costitutivi

delle discipline cercando di mediare fra tali strutture e quelle conoscitive degli alunni. Egli

dovrebbe suddividere la disciplina in parti, presentando i diversi contenuti in successione

secondo gradi definiti di difficoltà. Per raggiungere questo è necessario utilizzare strategie

diverse di lavoro, motivando gli studenti al compito che devono eseguire e rinforzando gli

apprendimenti. Un ulteriore approccio molto legato al cognitivismo è quello di Gardner il quale

argomenta l’esistenza di diversi modelli di intelligenza che i soggetti metterebbero in campo

mentre apprendono. Secondo l’autore, ogni intelligenza riflette la potenzialità di risolvere

problemi o di mettere a punto prodotti apprezzati in uno o più ambienti culturali. Tutti gli esseri

umani possiedono un certo numero di abilità cognitive indipendenti, ognuna delle quali è

2

designata come un’intelligenza, abilità che verrebbero combinate e utilizzate in modo diverso

da ciascuno. Ogni persona possiede un profilo di intelligenza diverso dall’altre. La scuola

dovrebbe tener conto di questo, attuando percorsi didattici che rispettino tali diversità

personali. L’autore ha aggiunto le intelligenze naturalistiche ed esistenziali e più di recente altre

5 intelligenze intese non come abilità specifiche ma come mentalità complessive che possono

essere coltivate in ambiente scolastico, aziendale e professionale: intelligenze disciplinari,

sintetiche, creative, rispettose ed infine etiche. Il costruttivismo sostiene che il sapere non esiste

dal soggetto che conosce, perché è egli che costruisce significati a partire da una

rielaborazione interiore. Il costruttivismo è una corrente che accomuna diverse discipline e che

dal punto di vista psicologico affonda le sue radici nel pensiero di Piaget e di Vygotskij, mentre

è fatta risalire al pensiero di Vico, agli empiristi inglesi e a Kant. Piaget è stato il primo attore a

parlare di una mente costruttrice di significati e quindi della necessità di relazione tra colui che

conosce e il conosciuto. L’esperienza verrebbe filtrata dalle conoscenze che si possiedono in

quel momento. Il costruttivismo focalizza l’attenzione sulla costruzione dei significati e sulla loro

comunicazione secondo un processo allo stesso tempo individuale e sociale. Il soggetto

organizza il mondo per mezzo di concetti e categorie personali che allo stesso tempo sono

compatibili con quelli di altri. Il linguaggio ha un ruolo fondamentale ed è inteso come un

aspetto contestualizzato, dal punto di vista sia culturale che sociale. Secondo Vygotskij,

l'interiorizzazione della realtà esterna avverrebbe tramite gli scambi linguistici, intesi come

processi determinati con i pari e con gli adulti. Il costrutto “zona di sviluppo prossimale” è

definito come la distanza tra il livello effettivo di sviluppo e il livello di sviluppo potenziale. Esso

indica la possibilità per un allievo di superare i limiti della competenza attuale e di perseguire

un apprendimento efficace grazie al sostegno dialogico dell’insegnante che si pone come

guida. È l’insegnante a rendere visibile e comprensibile all’allievo la sua attività di pensiero

orientando la sua attenzione sui significati e sulle relazioni sistematiche tra concetti, relazioni

fondamentali a ogni sistema organizzato di conoscenza scientifica, ma è l’allievo a giocare un

ruolo centrale. Si distinguono 2 tipi di costruttivismo:

- critico: riscontra i limiti nella conoscenza del mondo da parte del soggetto

- radicale: nega qualsiasi tipo di realtà al di fuori di quella costruita dall’attività cognitiva

dell’individuo.

Le cornici dipendono dalla cultura e dalla società nella quale si vive. L’apprendimento così

come descritto nell'approccio comportamentista è alla base del lavoro per obiettivi mentre

quello cognitivista riferito ai concetti e ai significati. La programmazione per concetti è

finalizzata non tanto al raggiungimento di obiettivi disciplinari e conoscenze specifiche ma

quanto allo sviluppo di processi cognitivi che leghino i concetti tra di loro in senso

interdisciplinare e transdisciplinare.

Dalla programmazione alla progettazione: i termini programmazione e progettazione

4.

presentano tratti distintivi caratteristici sia dal punto di vista ideologico che operativo.

PROGRAMMAZIONE PROGRAMMA PROGETTO

Il concetto di programmazione è fa riferimento esplicito non sarebbe prevedibile

stato interpretato in modo diverso a all’a priori, ponendosi ma descrivibile solo nei

seconda dei contesti in cui è stato come predeterminato suoi processi e nei suoi

utilizzato. La programmazione ha sia nei prerequisiti sia momenti di provvisorietà

avuto il grande merito di negli agli effetti che evolutiva e cognitiva.

ridimensionare la rigidità, devono accadere. Il progetto è concepito

prescrittività e unicità a livello come l’azione concreta

nazionale del programma messa in atto da più

ministeriale che aveva costituito per partner in un ambito

quasi tutto il 900. Esso elencava i particolare per il quale

contenuti ritenuti saperi viene richiesto un

indispensabili che dovevano essere finanziamento. Esso

perseguiti all’interno delle istituzioni possiede la caratteristica

scolastiche in un’ottica che puntava di essere vicino alle

alla qualità delle conoscenze condizioni di realtà che lo

trasmesse che alla qualità degli generano e che ne

apprendimenti che avevano giustificano l’opportunità.

generato. Era l’insegnante a ricoprire Gli orientamenti del 1991

in classe il ruolo di protagonista, distinguono i due termini.

nella convinzione dell’esistenza di un

alunno ideale e non di un alunno La riflessione di Becchi è

inserito in un contesto culturale e legato al progetto

ambientale specifico. Si può educativo. L’utilizzo di

comprendere come un modello di questo termine è

questo tipo potesse essere in grado privilegiato dall’autrice

di riprodurre una certa idea di che si dimostra vicina a

3

cultura e di persona. Tale modello era quanto fin qui delineato

destinato a essere sorpassato dai ed è necessario fare

cambiamenti portati dai movimenti presente che le riflessioni

giovanili che hanno lottato di Frabboni e Mantovani

duramente per chiedere una ampia appartengono a periodi

partecipazione democratica. I decreti antecedenti rispetto a

delegati del 1974 comprendevano una Becchi.

gestione allargata degli istituti

scolastici da parte del personale

docente e non docente e la loro

apertura al territorio tramite il

coinvolgimento delle famiglie degli

alunni. Vennero istituiti tra gli altri il

consiglio di classe, il collegio docenti

e il collegio d’istituto, aperto ai

genitori e al personale ata. Tali

aspetti hanno costituito lo sfondo

entro il quale si è mossa la

programmazione educativa e

didattica che è riuscita ad affiancare

i programmi ministeriali come

espressione delle s

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

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