MORROW E MESSINGER
Morrow e Messinger, nel loro lavoro dedicato al servizio sociale, spiegano che per lavorare con
persone LGBTQ+ è necessario riconoscere l’impatto dell’eterosessismo, dello stigma e
dell’omofobia sulla vita quotidiana.
Analizzano lo sviluppo dell’identità sessuale e di genere, il processo di coming out e le difficoltà
specifiche che possono incontrare adolescenti, adulti e anziani LGBTQ+.
Sottolineano l’importanza di servizi sociali e sanitari realmente inclusivi, capaci di accogliere
senza pregiudizi e di comprendere le esperienze delle persone LGBTQ+.
Il loro contributo è fondamentale perché collega teoria e pratica professionale, mostrando come
l’assistente sociale debba essere formato, consapevole e culturalmente competente.
Capitolo 3 - Identità di genere
Il genere è presente nelle nostre vite sin dal momento della nostra nascita.
Nella nostra cultura, la scoperta del sesso biologico del nascituro è un momento simbolico
molto importante, poiché il fatto di appartenere un genere piuttosto che ad un altro porta
con sé tutto un immaginario e un insieme di aspettative.
-SESSO BIOLOGICO: è l’appartenenza biologica al sesso maschile o femmine stabilita quindi
dai cromosomi sessuali, dagli ormoni e dagli organi genitali.
-IDENTITA’ DI GENERE: è l’identificazione primaria della persona come uomo o donna
-RUOLO DI GENERE: è l’insieme di aspettative riguardo a come gli uomini e le donne si
debbano comportare in una data cultura e in un dato momento storico
- ORIENTAMENTO SESSUALE: è l’attrazione erotica ed effettiva per i membri dell’altro
Il genere è una costruzione sociale e come tale è frutto di una cultura.
sesso.
Oggi commettiamo principalmente due tipi di errori.
Il primo consiste nell’assegnare al genere una sua “naturalità”, ignorando quindi che il
maschile e il femminile sono identità che vengono apprese e che trasmettono valori, attese.
Il secondo errore è la confusione che si fa tra sesso biologico e identità di genere o tra
questa e l’orientamento sessuale.
Il genere può variare nelle culture, nello spazio e nel tempo.
Uomini e donne sono distinti dall’abbigliamento, dal modo di camminare e di sedere.
Sono, però, differenze che mutano nel tempo e nello spazio.
Transessuali, transgender e intersessuali
I prefissi trans e inter, che troviamo nei termini “transessuale”, “transgender” e
“intersessuale” indicano un “passare oltre”, mutando condizione.
-TRANSESSUALITA’: è la condizione di chi si identifica in modo permanente con un genere
diverso rispetto al su sesso biologico e che persegue l’obiettivo di un cambiamento del
proprio corpo, anche attraverso interventi chirurgici.
Il transessualismo è stato inteso inizialmente come un disturbo psicosessuale, oggi invece è
stato classificato come “disturbo dell’identità di genere” e viene definito come una
condizione di forte identificazione con il sesso opposto e di continuo malessere per il proprio
senso di appartenenza.
L’identità è qualcosa che da subito pervade ogni aspetto dell’esistenza dell’individuo e delle
relazioni che egli intesse con il mondo circostante.
-TRANSGENDER: è un termine che comprende tutte le persone che non si riconoscono nei
modelli correnti di identità e di ruolo di genere, ritenendoli tropo restrittivi rispetto alla
propria esperienza.
In questo caso la persona mostra di stare bene in entrambi i generi, magari privilegiandone
uno, ma esprimendo nella sua quotidianità ruoli, espressioni, modalità che fanno riferimento
a entrambi i generi.
Atteggiamento sociale e sessuale che combina caratteristiche del genere maschile e di
quello femminile, senza identificarsi interamente e definitivamente in nessuno dei due.
- INTERSESSUALI: Si tratta di persone nate con attributi genetici e ormoni di entrambi
i sessi, maschile e femminile, con genitali esterni e sistema riproduttivo interno atipici.
E’ importante sapere che le persone intersessuali rifiutano che ci si riferisca ad esse con il vecchio
termine di “ermafroditi”, ma chiedono che si utilizzi l’espressione “genitali atipici”.
Molto spesso accade che quando nasce un bambino intersessuale subisca, senza il suo consenso
ovviamente, un’operazione chirurgica.
L’operazione ha un carattere fortemente invasivo.
Vediamo come, secondo le persone intersessuali, la chirurgia dovrebbe essere evitata, a meno che
non risulti necessaria a livello medico.
Esse si oppongono alla diffusa pratica di intervenire chirurgicamente in modo coercitivo sui neonati
in nome della normalizzazione dei loro corpi, e insistono affinchè venga offerto un adeguato
sostegno psicologico per il bambino o la bambina e per la famiglia al fine di favorire
l’empowerment delle persone intersessuali, le quali devono essere messe nelle condizioni
di comprendere il proprio stato e di poter decidere se scegliere o rifiutare
l’intervento medico.
Ad oggi le persone intersessuali subiscono discriminazioni, mutilazioni genitali, castrazioni.
Verso se stessi: la transizioni
Il termine transizione è un processo finalizzato a portare il corpo in linea con
l’identità interna di genere attraverso la chirurgia e ormoni.
Accettare che la transessualità venga diagnosticata come disturbo
psicologico rimane ad oggi la strada privilegiata per accedere alla transizione.
Per una persona transessuale intraprendere un percorso di transizione significa “rinascere”.
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Il servizio socio-sanitari hanno un ruolo fondamentale, si tratta di un necessaria
espropriazione nella socialità attraverso l’accesso e il passaggio ai servizi che consentono
l’intervento chirurgico- per potersi riappropriare di se stessi.
Ad ostacolare l’inclusione delle persone transessuali è lo stigma di cui sono oggetto.
Nella nostra cultura si ha la convinzione che le persone transessuali siano inclini al sesso facile e
accondiscendenti alla avance sessuali.
Questo forte pregiudizio nei confronti delle persone transessuali preclude spesso loro la possibilità
di accedere ad attività lavorative a cui invece hanno accesso le persone eterosessuali e anche le
persone GLBT.
Lo stigma spinge le persone così verso l’emarginazione, sfruttamento e prostituzione. Inoltre la
differenza che porta una persona transessuale è una differenza che hai nel corpo e quindi non puoi
utilizzare un “passing” come ad esempio come fanno gli omosessuali.
Capitolo 4 - Stigmatizzazione e omofobie
Il clima di ostilità nei confronti delle persone omosessuali non sembra essere mutato di
molto.
Ci si può chiedere come mai sia così difficile per una società cambiare approccio e
atteggiamento nei confronti delle persone non eterosessuali: dove risiede l’origine di tale
difficoltà?
In particolare il conteso sociale italiano appare ancora fortemente segnato da atteggiamento
omonegativi.
Lo stigma sessuale
Lo stigma si sviluppa nelle interazioni sociali quando alcune qualità e caratteristiche di un
individuo non incontrano le aspettative sociali.
Lo stigma è dunque una caratteristica che provoca una discriminazione nei confronti di un
individuo in quale non è considerato “normale”.
La stigmatizzazione avviene quando le differenze di un gruppo di persone vengono condensate in
etichette semplificatrici e utilizzate per condurre alla disapprovazione e al rifiuto di quel gruppo da
parte di un altro gruppo dominante.
In questi casi, l’individuo etichettato soffre una spogliazione delle status sociale, che ne complica
l’accesso al potere economico, sociale e politico, minandone il benessere psicologico.
Il processo di stigmatizzazione si configura così come un vero e proprio sistema di oppressione il
quale è sostenuto da pregiudizi, miti e luoghi comuni.
Eteronormatività e processi di stigmatizzazione
La costruzione sociale della sessualità e la gerarchia delle diverse identità sessuali sono fondate
sull’eteronormatività.
---> Questo concetto si riferisce all’insieme delle relazioni di potere attraverso le quali la sessualità
viene normalizzata e le relazioni e gli orientamenti eterosessuali sono idealizzati e considerati come l’unico
orientamento sessuale legittimo.
L’eteronormatività include un insieme di ideologie e norme socioculturali che costituiscono una sessualità
ideale (genderismo e eterosessismo).
Il genderismo è la credenza comunemente condivisa che l’identità di genere debba coincidere con il sesso
biologico e che ci siano solo due generi considerati “naturali”.
Esso prescrive precisi ruoli, modi di apparire e comportamenti di genere.
L’eterosessismo è invece la “cultura”, l’ideologia culturale che sostiene e perpetua lo stigma sessuale.
L’eterosessualità viene vista come l’unico modo possibile e legittimo per sperimentare sentimenti affettivi e
sessuali.
Fondamento dell’eterosessismo, in questo senso, è la cultura patriarcale.
Vi è dunque uno stretto legame tra la discriminazione delle donne e quella delle persone omosessuali.
Un stigma nello stigma
I processi di stigmatizzazione ed emarginazione avvengono anche all’interno delle comunità GLBT:
chi è fuori al modello idealizzato, talvolta pubblicizzato dai media e dall’immaginario maggioritario
GLBT, viene reso invisibile.
A proposito degli stereotipi diffusi all’interno della stessa comunità GBLT, è interessante osservare
come la cultura omosessuale maggioritaria applichi talvolta uno schema maschilista a se stessa,
tendendo così a deprecare il ruolo passivo e a farne oggetto di derisione.
La passività sessuale è cioè comunemente usata per esprimere in gergo l’essere stati sconfitti, presi
in giro, ingannati.
Burgio fa riferimento, a questo proposito, al modello dell’omosessualità mediterranea, secondo il
quale viene comunque mantenuta e riconosciuta un’aderenza al genere maschile purchè si abbia,
durante un rapporto sessuale, un ruolo attivo.
Eterosessismo e sessismo interiorizzati si rinforzano l’un l’altro conducendo verso una
marginalizzazione delle donne lesbiche o bisessuali o degli uomini omosessuali passivi.
Allo stesso modo, omosessuali non bianchi potrebbero venire emarginati dentro la stessa comunità
GLBT a motivo delle loro origini etniche.
Le persone bisessuali sono oggetto di discredito, stereotipi e pregiudizi anche da parte delle
comunità GLT in quanto pensano che il comp
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