I concetti politici
Con il termine concetto si intende un'idea, una categoria che esprime alcune caratteristiche intrinseche di una realtà. Il concetto differisce dalla concezione, la quale è una lettura più ampia dei concetti.
Lo stato democratico è un concetto: indica quella tipologia di stato basato sul controllo popolare attraverso le elezioni. Il governo rappresentativo, invece, è una concezione poiché è un ampliamento del concetto di democrazia.
Che cos'è la politica?
La politica è un’attività collettiva, la quale comporta decisioni che coinvolgono un gruppo che hanno una ricaduta sull’intera collettività. Le decisioni politiche sono qualcosa di vincolante per i membri del gruppo, tali decisioni vanno messe in atto attraverso il consenso pubblico oppure con la coercizione nel caso in cui gli individui si opponessero, anche in democrazia attraverso le istituzioni incaricate all’uso legittimo della forza.
Nel corso del tempo ci sono stati due modi di intendere il concetto di politica: da una parte c’è chi la intende come il perseguimento degli obiettivi collettivi della società. Essa è una concezione molto antica che deriva dai greci. È la politica teorizzata ed applicata ad Atene, una politica a servizio della comunità. Dall’altra parte vi è chi vede la politica come una collisione tra interessi individuali e collettivi. In questo caso si predilige il perseguimento mascherato degli interessi individuali a discapito della collettività. Secondo Aristotele gli uomini esprimono la loro natura virtuosa solo dentro la comunità politica. Il buon cittadino ateniese è colui che persegue il bene comune. Tuttavia, sappiamo che questa è una concezione idealistica della politica, nella quale si predilige il confronto e il dialogo aperto nell’Agorà con la totale esclusione della violenza. Grazie allo studio della storia sappiamo, però, che la politica non è sempre composta solo da dialogo ma anche da coercizione. Gli storici hanno dunque elaborato sia una visione ottimistica e più idealistica della politica, sia una visione più negativa e realistica. Possiamo dunque affermare che la natura abbia una natura poliedrica: ha sempre due facce, ad esempio coinvolge sia interessi privati che collettivi, può prevedere sia collaborazione che coercizione, ecc.
Governo e governance
Con il termine governo si intende l’insieme delle istituzioni che hanno il potere e la responsabilità di prendere decisioni per l'intera collettività, esso è il massimo livello delle cariche elettive. Secondo Hobbes il governo nasce per l'esigenza dell’umanità di affidare il potere e l’uso legittimo della forza ad un'istituzione per cercare di trasformare la realtà sociale, la quale era basata sulla prevalenza del più forte. Il governo ha lo scopo di emanare le leggi, attraverso le quali detiene il controllo sociale.
La governance indica invece la cooperazione tra soggetti pubblici e privati. È un'azione decisionale e di confronto tra più partner che sono interessati alla politica pubblica (policy). Tuttavia, è un’attività nella quale il governo potrebbe non avere il primo piano, poiché l’attore pubblico in questo caso è al pari del privato. La dimensione della governance nasce poiché nelle democrazie moderne molte decisioni internazionali travalicano il potere decisionale dei singoli stati, pertanto c’è necessità di cooperazione tra più enti. È un quadro che rimanda inevitabilmente alla dimensione globale: in età contemporanea non basta più il singolo governo, ma c’è necessità di sinergia tra gli stati e gli enti. Uno degli esempi di governance è l’Unione Europea, nella quale sono inseriti i 26 governi europei più tutti gli attori economici, finanziari, sociali, che agiscono nel UE. Essa è un chiaro esempio di governance poiché si negozia per poter trovare un punto di interesse comune e che porti beneficio a tutti.
Come si classificano i governi
La prima classificazione dei governi venne fatta da Aristotele, sulla base delle caratteristiche delle Polis greche. Egli ne classificò 158 e notò che il modo di governare di tali città era molto eterogeneo. Le studiò per capire quale fosse la migliore forma di governo e individuò la stabilità e l’efficacia come criterio di buon governo, cioè come condizioni fondamentali affinché il governo funzioni bene. In particolare fece una classificazione dei governi sulla base della forma e del numero. Per quanto riguarda la forma ne individuò: una pura, nella quale i governanti agiscono per l’interesse comune e una corrotta, nella quale governanti agiscono per i propri interessi. Per quanto riguarda il numero suddivisi i governi di: uno, pochi e molti. Ognuno di questi ultimi aveva una forma pura e corrotta: monarchia (pura) e tirannia (corrotta), aristocrazia (pura) e oligarchia (corrotta) infine politia (pura) e democrazia (corrotta).
La democrazia è la forma di governo ad oggi più diffusa, le principali forme di governo che conosciamo sono:
- Democrazia liberale — Viene definita liberale perché essa garantisce all’individuo di poter esercitare le proprie libertà individuali. In essa i confini dello Stato sono limitati: cioè nessun governo può prevaricare i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini, a garantire ciò è il tribunale. Infatti le leggi emanate e il governo devono sempre rispettare i limiti della costituzione. La democrazia liberale è tale soltanto se vi sono degli elettori che scelgono i propri rappresentanti attraverso le elezioni. Queste ultime per essere democratiche devono essere: libere, corrette, competitive e periodiche. Nonostante ciò anche essa a molti limiti, ma è comunque la migliore forma di governo che conosciamo.
- Governo autoritario — Il modello opposto alla democrazia liberale è il governo autoritario, definito tale poiché in esso non ci sono limiti di potere del governante, esso sta al di sopra della legge. Pertanto non ci sono elezioni, oppure nel caso in cui ci fossero esse sono senza competizione perché vi è un solo partito o partiti fantoccio. Nei governi autoritari dunque la partecipazione politica degli individui è scoraggiata e limitata, ma non inesistente. Nei governi autoritari, tuttavia, oltre al governo vi sono altre istituzioni che pur sostenendolo hanno un potere importante, come ricchi proprietari terrieri, chiese.
- Governi totalitari — Una variante dei governi autoritari sono quelli totalitari, che sono stati protagonisti nell’Europa del 900. Si distinguono dagli autoritari poiché mobilitano il popolo, cioè creano dei cittadini che aderiscono ideologicamente ai principi del regime. Dunque tali governi non prevedono solo l’obbedienza e la non partecipazione politica, ma desiderano la creazione di sudditi che militano attivamente che aderiscono alle ideologie. Un chiaro esempio è il fascismo, il quale veniva inculcato nelle menti degli italiani fin da piccoli (balilla, giovani fascisti). Tuttavia sappiamo che il fascismo italiano fu sia uno Stato totalitario che autoritario, viene infatti definito da molti studiosi come totalitarismo imperfetto, perché esso dovette lasciare un potere forte alla chiesa e alla monarchia.
- Democrazia illiberale — L’ibrido tra i due regimi sopra citati è la democrazia illiberale o semi-democrazia. In essa si vota i propri governanti attraverso elezioni libere, tuttavia i diritti di libertà non sono realmente garantiti. Infatti, le elezioni sono libere poiché si vi è un partito maggioritario, ma al contempo vi è un forte controllo dietro determinato dai mass media, che forniscono notizie manipolate a favore del governo. In questi regimi dunque l’opposizione viene stroncata al nascere e la magistratura non è indipendente dal governo.
Il potere
Il termine potere è polisemico, poiché comprende diversi significati. Solitamente però con tale termine si intende la capacità di ottenere gli effetti desiderati senza l’uso della forza ma attraverso il confronto, esso è dunque sinonimo di influenza. Tuttavia, sappiamo che talvolta il potere è usato in senso coercitivo, difatti viene utilizzato anche con strumenti illegali come la corruzione e la minaccia.
Inoltre è necessario distinguere il termine potere dall’autorità, quest’ultima è diversa poiché mentre il primo può essere esercitato anche se non ne sia il diritto, l’autorità è invece un potere legittimo: cioè esiste solo se qualcuno viene legittimato ad usare il potere. Secondo uno dei più importanti sociologi del novecento, Max Weber, le fonti dell’autorità sono tre:
- Autorità tradizionale — In questo caso l’autorità riconosciuta a chi si ritiene che da sempre la esercita. Essa si basa dunque sulla consuetudine, cioè su l’unico modo accettato tradizionalmente da sempre.
- Autorità carismatica — Essa si basa sull’attaccamento dei cittadini verso i leader. Il carisma tuttavia non è una caratteristica della persona, ma è un valore che viene riconosciuto dagli altri. Essa è l’opposto di quella tradizionale poiché guarda al futuro, infatti solitamente tende ad emergere dopo un periodo di crisi, poiché il popolo cerca qualcuno a cui affidare il potere e che ristabilisca l’ordine sociale.
- Autorità legale razionale — Essa si basa sulla razionalità formale, cioè sulle leggi e le regole. In particolare viene riconosciuta in base al ruolo che si adempie per via della legge. Dunque non si basa sulla persona in sé, ma sulla carica che quell’individuo ricopre.
Weber distingue inoltre tre tipi di razionalità:
- Economica
- Ambito politico
- Scienza
Lo stato
Con il termine Stato si indica una comunità politica formata in primo luogo da una popolazione territoriale, cioè da dei cittadini che si stabiliscono all'interno di confini territoriali limitati, e in secondo luogo da un governo, cioè da un’autorità che controlla e governa il popolo. Lo Stato è l’istituzione che si pone a livello più alto di organizzazione nella società occidentali. Esso ha capacità e il diritto di usare la forza legittimamente dentro i suoi confini, tuttavia se quest’ultimo perde il monopolio dell’uso legittimo della forza si ha una condizione di guerra civile. Una figura principale di questa istituzione è il capo di Stato, colui che rappresenta la nazione, che si differenzia dal capo di governo, che invece rappresenta la maggioranza di governo.
La sovranità è la massima fonte di autorità della società all’interno dello Stato. Il sovrano è il decisore di più alto livello, è il decisore finale. In particolare nelle democrazie liberali essa appartiene al popolo e sulla base di ciò il dibattito contemporaneo degli studiosi ha distinto:
- Sovranità interna: potere di poter emanare le leggi in un determinato territorio
- Sovranità esterna: cioè riconoscimento internazionale attribuito alla giurisdizione territoriale del sovrano
Nazioni e nazionalismo
Il concetto di nazione è qualcosa di più ambiguo rispetto allo Stato, poiché essa non esiste fisicamente ma solo a livello identitario. Potremmo dunque definire la nazione come una comunità immaginaria, all’interno della quale ci si riconosce attraverso elementi comuni. La nazione ambisce ad autogovernarsi e ad autodeterminarsi (sovranità sul proprio territorio), a distinguersi dalle altre nazioni rivendicando degli elementi comuni che forniscono un’identità ai suoi membri. Dunque la nazione nasce con un gruppo di persone che condividono usi, costumi e tradizioni, che vogliono rivendicare la propria indipendenza.
Tuttavia può nascere anche da quella che viene definita la devolution: la devoluzione, cioè quando una parte dello Stato decide di staccarsi da quest’ultimo per motivi culturali, storici e così via (Catalogna che si vuole staccare dalla Spagna). In questo caso ci si distacca da coloro che abitano le nostre stesse territorio poiché si vede di appartenere a due gruppi identitari diversi, si richiede perciò l’autodeterminazione. Dalla nazione emerge il movimento nazionalista, cioè quell’ideologia nata nell’ottocento che prevede il diritto all’autodeterminazione dei popoli. Questo principio fu sottoscritto nel 1941 quando Churchill e Roosevelt firmarono la carta atlantica.
L'ideologia
L’ideologia in politica indica un sistema di convinzioni e atteggiamenti collettivi a favore di un determinato tipo di struttura sociale, che i suoi sostenitori intendono promuovere e mantenere. Un’ideologia è ciò che motiva l'agire politico delle persone, è anche l’insieme delle idee che crea un programma politico. Il termine derivava dall'epoca illuminista, fu coniato da De Tracy per indicare la scienza delle idee capace di essere sradicata dai vincoli come la religione e la tradizione, diventando libera e indipendente. All’epoca dunque l’ideologia indicava la progettazione di nuovo ordine politico e sociale, laico e razionale. Ad oggi invece vi sono due modi di intendere il termine:
- In primo luogo abbiamo un'accezione negativa di intendere l’ideologia attuata da Karl Marx. Per quest’ultimo il termine indicava la visione del mondo della classe dominante, quella borghese capitalista, che si proponeva come l’unica vera forma di ideologia e che voleva affermare ineluttabilità del capitalismo. Viene dunque intesa da Marx come mistificazione e inganno. A fronte di quest’ultima Marx ne propone un’altra antitetica: il socialismo.
- In secondo luogo abbiamo una visione neutra. In questa accezione l’ideologia è un sistema/programma di idee, una visione del mondo concretamente attuabile attraverso l’azione politica sia per cambiare l'ordine sociale sia per conservarlo.
L’ideologia è una realtà che non scompare, è ineliminabile poiché tutti gli esseri umani hanno bisogno di seguire un programma di obiettivi che si costruiscono attorno a dei valori. Nel corso della storia abbiamo però assistito ad un periodo storico caratterizzato dalla “fine delle ideologie": dopo la sconfitta durante la seconda guerra mondiale delle grandi ideologie totalitarie che avevano caratterizzato l'Europa del 900 alcuni intellettuali iniziarono ad affermare questa teoria. Bell, nel 1960, dopo la caduta del fascismo fu il primo a dichiarare “the end of ideology", poiché che non vi era più un nemico che minacciava la democrazia.
In realtà sappiamo che nel mondo durante gli anni si sono create altre ideologie, come il comunismo, che si contrapponeva alla democrazia capitalista. Dalla fine della seconda guerra mondiale assistiamo dunque ad una divisione mondiale: da una parte abbiamo i Paesi che si schierarono all'ideologia democratica, dall’altra coloro che si schierarono a quella comunista. Si verificò, dunque, la cosiddetta guerra fredda che divise il mondo in due grandi blocchi fino al 1989 quando venne abbattuto il muro di Berlino e con quest’ultimo la divisione del mondo. I paesi ex sovietici di ispirazione socialista, infatti, iniziarono ad avvicinarsi alla democratica liberale occidentale che si era affermata come unica forma di governo funzionale e perseguibile.
Non possiamo affermare, dunque, che le ideologie siano scomparse, non solo perché alcune di esse come fascismo e comunismo non siano scomparse totalmente, ma anche perché negli ultimi decenni ne sono nate molte altre, come: femminismo, ambientalismo, fondamentalismo islamico ecc. Le ideologie dunque non scompaiono: cambiano, si evolvono e ritornano nel tempo.
Destra e sinistra
Nonostante la crisi delle ideologie novecentesche, alcune di esse sono ancora criterio di riferimento politico, è il caso della destra e della sinistra. Il politologo Norberto Bobbio sostenne: la destra e la sinistra sono due termini antitetici, che da più di due secoli sono impiegati abitualmente per indicare il contrasto delle ideologie e dei movimenti delle azioni politiche. Si può sostenere che il criterio distintivo tra sinistra e destra sia il diverso giudizio nei confronti dell'uguaglianza e della libertà: la sinistra ne ha un giudizio positivo, la destra negativo. Bobbio suddivide i movimenti politici in quattro parti:
- Estrema sinistra: movimenti egualitari e autoritari (giacobinismo)
- Centro-sinistra: dottrine e movimenti egualitari con metodi libertari, democratici e non coercitivi (socialdemocrazie; socialismo liberale), esse ricercano una maggiore eguaglianza sociale nel rispetto del metodo democratico.
- Centro-destra: dottrine e movimenti libertari e inegualitari (partiti conservatori): fedeli al metodo democratico, ma ammettono un'uguaglianza solo formale, tutela piuttosto la ricchezza mantenendo la diversità soprattutto da un punto di vista economico.
- Estrema destra: dottrine e movimenti antiegualitari e antiliberali (fascismo e nazismo). Alla base di questi movimenti vi è l’idea che non tutti gli esseri umani sono uguali, ma vi sono delle razze ritenute superiori rispetto ad altre.
Sappiamo che questa classificazione è approssimativa, poiché la realtà politica e sociale è molto più varia dello schema di Bobbio, tuttavia tale distinzione è ancora valida oggi e ci permette di orientarci e di classificare i vari modelli politici.
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