LA TRADIZIONE CIVICA NELLE REGIONI
ITALIANE (Putnam)
Prefazione
Il progetto di ricerca (durato 20 anni) prese avvio da alcune questioni fondamentali relative alla
teoria e alla pratica della democrazia. Al centro della trama ci sono due elementi critici: la
decentralizzazione del potere e il risvegliarsi dell’impegno civile.
1970 il governo decise di mettere in atto il dettato costituzionale che prevedeva l’ istituzione
dei governi regionali (REGIONI).
1970 Putnam decide di fare un primo sondaggio su un campione di neo-consiglieri di
diverse regioni italiane.
1975 insieme a Bob e Raffi c’è stato un secondo ciclo di interviste.
Inizialmente la ricerca si è focalizzata sulla continuità e sul cambiamento, utilizzando le
interviste del 1970 come termine di paragone per misurare lo sviluppo istituzionale, in seguito
l’attenzione si è spostata sulla comparazione effettuate nella dimensione dello spazio e non su
quella del tempo. Man mano si è capito che le differenze tra le regioni avevano radici
storiche.
La spiegazione del rendimento politico ed economico delle istituzioni risiede nel senso civico
emerge una grande differenza tra nord e sud:
• Nord funzionano meglio
• Sud funzionano peggio in quanto le regioni del sud sono in ritardo perché gli abitanti
sono malvagi
= intrappolati in una cultura politica che non li porta a cooperare tra loro non hanno
senso civico = scarso capitale sociale che non porta alla cooperazione
Anche un individuo dotato di molto senso civico, se viene inserito in una società priva di
senso civico, è destinato a comportarsi in modo non cooperativo, a violare le norme del
codice stradale, ad agire con egoismo ecc. ecc.
Sud riforma politica = avviare un circolo virtuoso che inneschi nei cittadini atteggiamenti non
egoistici nei confronti delle istituzioni riforma culturale.
I – Introduzione. Lo studio del rendimento delle
istituzioni
Scopo della ricerca = teorico, metodo di studio = empirico.
Un viaggio di studio
Seveso in Lombardia e Pietrapertosa in Basilicata sono le città di arrivo/partenza in questo
viaggio immaginario lungo l’Italia. Durante questo viaggio si possono scoprire le profonde
differenze storiche tra il punto di partenza e quello di arrivo.
Nel 1976 Seveso divenne famosa per il disastro ecologico causato da uno stabilimento
chimico che eruttò una nube tossica di diossina, investendo le case, le officine, i campi e gli
abitanti. Seveso = simbolo del rischio di un disastro ecologico.
A Pietrapertosa negli stessi anni la maggior parte degli abitanti vivevano ancora nei tuguri
di pietra e i cittadini battevano ancora il grano a mano; molti uomini del posto erano andari
a cercare un lavoro saltuario nei paesi del nord Europa.
In quel momento sia la gente di Seveso che quella di Pietrapertosa doveva far fronte a quelle
circostanze che vengono chiamate “beni pubblici” e “mali pubblici”. Le risorse
economiche, sociali e amministrative delle due città erano diverse ma in entrambi i casi la
gente aveva bisogno dell’aiuto dello stato.
Nei primi anni ’70 la risoluzione dei problemi della sanità e della qualità ambientale
divenne di competenza delle regioni.
Le ricerche effettuate nelle varie capitali regionali hanno rilevato le tante diverse realtà nel
funzionamento delle varie regioni.
Bari difficile trovare i funzionari della regione Puglia, difficile trovare la sede centrale,
impiegati stanchi e gli stessi pugliesi non nascondono il loro disprezzo verso
l’amministrazione regionale Vs
Emilia Romagna palazzo dalle pareti di vetro facile da trovare, portiere cortese
accompagna la gente nell’ufficio competente dove l’impiegato consulta un archivio
informalizzato relativo ai problemi e alle scelte politiche regionali.
Quali sono le condizioni per creare un’istituzione rappresentativa che sia forte, efficace e
responsabile? 1970 istituiti 15 nuovi organismi regionali dotati di strutture e mandati
costituzionali identici.
1976-77 gli organismi furono autorizzati a legiferare su molti problemi di carattere pubblico.
Alcuni anni prima erano state istituite altre 5 regioni a statuto speciale con poteri costituzionali
più ampi. Regioni a statuto speciale = caso a parte sotto alcuni aspetti ma rispetto all’indagine
sono da considerare alla pari delle
altre 15 regioni.
Sulla carta le regioni sono tutte identiche e dotate degli stessi poteri ma il contesto sociale,
economico, politico e culturale in cui i nuovi organismi si sono trovati a operare differiscono da
una regione all’altra in modo drammatico. Da un punto di vista sociale ed economico, alcune
zone erano annoverabili tra i paesi del Terzo mondo, mentre altre regioni erano pronte ad
entrare nell’era preindustriale motivo: tradizione politica diversa.
Il piano del viaggio
Le istituzioni forgiano la politica le istituzioni influenzano la politica in quanto forgiano
l’identità degli attori, il potere e le strategie.
Le istituzioni sono forgiate dalla storia la storia conta poiché è legata al percorso compiuto
cioè ciò che avviene prima condiziona ciò che viene dopo.
Considerare le istituzioni come:
a. Variabile indipendente = analizzare come il cambiamento istituzionale modifichi
l’identità, il potere e la strategia degli attori politici
b. Variabile dipendente = esaminare come il funzionamento delle istituzioni sia
condizionato dalla storia
N.B. tra queste due fasi c’è una terza ipotesi secondo cui il rendimento reale delle istituzioni è
modellato dal contesto sociale all’interno del quale esse operano cioè la stessa istituzione
funziona in modo diverso in contesti diversi.
ISTITUZIONI POLITICHE = insieme delle procedure che regolano il processo decisionale
collettivo e gli agoni politici in cui emergono si risolvono le divergenze. Ma dobbiamo
ricordare che le istituzioni sono strumenti per raggiungere degli scopi non solo per arrivare a
degli accordi il cittadino esige che i governi non solo prendano delle decisioni ma le mettano
in pratico.
Concetto di rendimento istituzionale si basa sul modello: richieste sociali interazione politica
governo scelte politiche realizzazione. Le istituzioni governative ricevono inputs e producono
outputs in risposta alle domande della società.
Per conseguire una performance di alto livello un’istituzione democratica deve essere
responsabile ed efficiente = responsabile nel prendere in considerazione le richieste degli
elettori ed efficiente nell’impiegare risorse limitate per venire incontro alle richieste.
Per spiegare la dinamica del rendimento istituzionale ci sono 3 correnti di pensiero:
1. Modello istituzionale = ingegneria istituzionale (John Stuart Mill) un governo
rappresentativo funzionante dipende dall’appropriato ordinamento delle parti formali e
da una certa dose di fortuna nella vita economica e negli affari istituzionali e una buona
struttura funziona anche nel caso la fortuna venga a mancare
2. Fattori socioeconomici (Dahl) la qualità di governo è legata ad una modernità sia in
termini temporali che spaziali. Fino a che una nazione non diventa moderna il
rendimento delle istituzioni non può raggiungere il livello prevalente attualmente nei
paesi sviluppati (se c’è disoccupazione, basso livello d’istruzione la democrazia non
attecchisce)
3. Fattori socioculturali Platone nella Repubblica sosteneva che i sistemi politici variano
a seconda della natura dei cittadini, quindi il funzionamento di un’istituzione politica
varia in base all’indole/ natura dei cittadini (relazione forte tra i costumi di una società e
la cultura politica). Tocqueville nell’opera La democrazia in America da importanza alla
connessione con i costumi di una società e l’esercizio della politica. Egli infatti fu
sorpreso dall’associazionismo in America forte partecipazione faceva funzionare le
istituzioni americane in modo più efficace rispetto a quelle europee = RISORSA
DELLA DEMOCRAZIA (il suo sinonimo diventa partecipazione).
N.B. i 3 fattori non sono isolati. Metodo di indagine
La ricerca ha trovato spunti ed esempi andando a curiosare per un ventennio nelle varie
regioni e immergendosi nell’ambiente locale. Le informazioni necessarie sono state ricavate
da una serie di ricerche, concentrare inizialmente su 6 regioni selezionate in modo da
rappresentare le profonde diversità del paese. In seguito lo studio è stato esteso a tutte le
altre regioni.
L’indagine comprende:
• 4 cicli di interviste condotte con i consiglieri regionali nelle 6 regioni selezionate
(1970-1989)
• 3 cicli di interviste personali a rappresentanti della vita locale condotte nelle 6
regioni prescelte (1976-1989) + un sondaggio nazionale compiuto per posta tra
rappresentanti locali (1983)
• 6 sondaggi eseguiti a livello nazionale e altri sondaggi compiuti tra gli elettori (1968-
1988)
• Esame di una massa di misure statistiche sul rendimento delle istituzioni in tutte le 20
regioni
• Esperimento per valutare la prontezza della risposta alla domanda dei cittadini (1983)
• Studio dei casi di politica istituzionale e di programmazione regionale nelle 6
regioni selezionate (1976-1989) + esame delle norme legislative emanate dalle 20
regioni (1970-1984)
II – Il cambiamento delle regole. Vent’anni di sviluppo delle
istituzioni La creazione delle Regioni
1860 Unità d’Italia
La varietà dei dialetti in uso era tale che non più del 10% di tutti gli italiani parlava la lingua
nazionale (le differenze dialettali non rendono facile la comunicazione). Una forte autorità
centrale era considerata il rimedio indispensabile per un nuovo stato nazionale le cui singole
parti si stavano integrando a fatica. Decentramento incompatibile con la prosperità e il
progresso politico.
Politica del trasformismo = sostegno necessario per mantenere la coalizione governativa
veniva acquistato ritoccando alcuni aspetti della politica nazionale, in modo da venire incontro a
esigenze locali. I sistemi di protezione clientelare a struttura gerarchica divennero il canale
attraverso cui assegnare lavori pubblici e ammorbidire il centralismo amministrativo.
I sistemi di controllo centrale negoziato sopravvissero durante tutto il periodo fascista abolite le
elezioni, i partiti, le libertà politiche ma rimasero al potere i tradizionali organi del potere
esecutivo e larga parte della vecchia classe dirigente.
Sia sotto la monarchia che sotto il Fascismo che sotto la Repubblica postfascista per i politici
lovali tutte le strade conducevano a Roma (= le decisioni erano rimesse al governo centrale).
Solo dopo la seconda guerra mondiale si ebbe un risorgere delle aspirazioni regionaliste.
Il mandato costituzionale di istituire le regioni fu attuato in breve tempo nelle 5 regioni a
statuto speciale
per diversi motivi:
• Regioni al confine
• Minoranze etniche
• Lingue diverse
• Popolazioni che fanno resistenza a diventare
italiani Dalla metà degli anni ’70 molte cose
cominciarono a cambiare:
• Economia italiana si sviluppò rapidamente
• Molti italiani emigrarono dal Sud verso il Nord
• La forza lavoro nel settore agricolo scese dal 42% al 17%
• Migliorò l’alimentazione
• Diminuirono di 2/3 l’analfabetismo e la mortalità infantile
Febbraio 1968 approvata la legge che regolava i meccanismi elettorali per i governi regionali a
statuto ordinario, seguita 2 anni più tardi dalla legge sui finanziamenti alle regioni.
Giugno 1970 elezione dei primi consigli regionali. Nei mesi successivi tutti i consigli elessero
il presidente regionale e la giunta e stesero uno statuto in cui vennero descritte la struttura, le
procedure e le competenze regionali.
N.B. passarono altri 2 anni prima che il governo centrale emanasse i decreti che autorizzavano
il trasferimento di poteri, risorse finanziarie e personale alle nuove istituzioni per cui le regioni
non iniziarono ad operare prima del 1/04/1972.
Luglio 1975 le forze regionaliste riuscirono a far approvare dal parlamento la legge 382 che
trasferiva alle regioni nuovi importanti funzioni.
In una lunga serie di incontri al vertice tra il giugno e il luglio del 1977 i rappresentanti dei
maggiori partiti raggiunsero un accordo su un pacchetto di leggi decreto 616 = prevedevano lo
smantellamento e il trasferimento alle regioni di 20000 uffici dell’amministrazione centrale,
vari ministeri ed enti sociali parastatali. Inoltre, all’amministrazione regionale fu assegnata la
responsabilità legislativa che riguardava diversi argomenti vitali. Le regioni amministravano ¼
dell’intero bilancio nazionale, trasferendo agli organismi regionali la piena responsabilità
amministrativa del sistema sanitario nazionale e del sistema ospedaliero.
I vertici politici regionali: «un nuovo modo di fare politica»
In seguito all’istituzione delle regioni nacque una nuova classe politica. La classe politica
regionale aveva subito una profonda depolarizzazione ideologica concezione più pragmatica
della gestione pubblica. Essa è attribuibile principalmente a una forte convergenza verso
centro-destra su una serie di questioni che erano state in precedenza all’origine di molte
controverse.
Dal ’45 alla fine degli anni ’80 politica italiana = forte polarismo/contrasto ideologico fra
partiti:
1. Democrazia cristiana (al governo)
2. Partito comunista (all’opposizione)
3. Partito socialista (ha rappresentato meno questo contrasto)
= società italiana divisa.
La polarizzazione della politica italiana nasce dalla polarizzazione mondiale. Il mondo era
diviso in 2 blocchi: democrazie occidentali e Unione Sovietica.
Il restringersi delle distanze ideologiche ha fatto nascere la tolleranza fra i vari partiti
conseguenza = miglioramento dei rapporti che ha reso più facile il raggiungimento di intese per
la soluzione di problemi concreti. Tutto ciò è collegato alla percezione delle priorità
istituzionali dei consiglieri.
Come si spiega che la cultura della classe politica regionale è cambiata in modo così
sorprendente in 20 anni? Tra le varie spiegazioni spiccano 3 ipotesi:
1. Rinnovamento elettorale i più focosi tra i consiglieri eletti nelle prime elezioni non
furono rieletti o furono rimpiazzati da esponenti più moderarti e/o più in sintonia con gli
elettori. Se questa ipotesi fosse valida ciò che cambiavano non erano le opinioni ma la
composizione del consiglio regionale
2. Politica nazionale forse la classe politica italiana durante gli anni ’70 e ’80 è diventata
più centrista e realista. Questa interpretazione è messa in discussione dal perdurare o
dall’accentuarsi della polarizzazione partitica nell’opinione pubblica e nell’elettorato in
quello stesso periodo
3. Socializzazione istituzionale è ipotizzabile che la partecipazione ai problemi della
regione abbia convinto i protagonisti a passare dal dogmatismo ideologico al
pragmatismo più consensuale. Delle 3 ipotesi questa è la sola che implica che la
riforma istituzionale è stata consequenziale per la politica regionale, dal momento che
ha fornito un luogo di incontro dove i leader politici potevano arrivare ad un accordo con
gli avversari sui problemi pratici dell’amministrazione regionale.
Il rafforzamento dell’autonomia regionale
Dopo il 1976 l’autonomia e l’identità istituzionale delle regioni hanno avuto un forte sviluppo
(es. potere legislativo).
Con l’acquisizione di più potere e più autonomia i politici regionali sono sempre meno
disposti ad accettare la linea politica dettata da Roma, soprattutto se è in contrapposizione con
gli interessi della regione. L’emergere di un sistema politico regionale autonomo traspare nei
contatti dei consiglieri durante una qualsiasi giornata lavorativa. Il consigliere è diventato un
rappresentante effettivo della regione.
I rapporti tra le regioni e il governo sono migliorati in modo notevole durante gli anni ’80. A
partire da quel momento le battaglie che accompagnarono la nascita delle regioni sono
diventate un ricordo del passato.
La preoccupazione per il crescente deficit nel bilancio attribuito dalle autorità centrali
all’irresponsabile inefficienza delle regioni, ha indotto l’amministrazione centrale a chiedere dei
tagli nelle entrate regionali. Le autorità regionali però hanno fatto osservare che i
finanziamenti provenienti dallo stato sono in gran parte vincolati nella destinazione da leggi
statali molto dettagliate.
1981 massimi esponenti di tutte le regioni costituirono la Conferenza dei presidenti della
regione allo scopo di avere un foro nel quale poter esporre al governo le proprie idee. Con
l’avvicinarsi del 1992 e del Mercato unico europeo, le regioni hanno cercato anche di influire
direttamente sulle decisioni prese a Bruxelles.
La logica del decentramento è diventata autonoma, cosicché le regioni dopo 2 decenni agiscono
come un centro di vita politica italiana reale, autonomo e sempre più distinto.
Mettere le radici: la Regione e il suo elettorato
Alla fine degli anni ’70 e negli anni ’80 in molti regionalisti (soprattutto del Sud) ci fu una
sensazione di speranze frustate, progetti infruttuosi, occasioni mancate e ore perse. Quindi,
cominciò a diffondersi un senso di depressione, a causa di:
• Procedure burocratiche lente ed inefficienti
• Impiegati spesso demotivati, poco qualificati e professionali
• Mancanza di coordinazione tra i vari enti
• Progetti poco utili e irrealizzabili
Molti dei problemi amministrativi nascono da carenze legate al personale il Parlamento aveva
stabilito che il personale degli organismi regionali dovesse essere trasferito soprattutto dai
ministeri romani e dagli enti parastatali, impedendo alle regioni di assumere personale
selezionato direttamente. In molt
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