Sistemi di Pianificazione e Controllo Emilia Gazzoni
Sommario
ASPETTI INTRODUTTIVI ............................................................................................................................. 2
IL DISEGNO DELLA MAPPA DELLE RESPONSABILITÀ ................................................................................... 6
I CENTRI D’INVESTIMENTO ...................................................................................................................... 11
GLI INDICATORI DI PERFORMANCE ......................................................................................................... 14
IL BUDGET ............................................................................................................................................... 16
IL BUDGET ECONOMICO .......................................................................................................................... 19
IL BUDGET FINANZIARIO ......................................................................................................................... 23
IL BUDGET PATRIMONIALE
...................................................................................................................... 25
LA DIMENSIONE DINAMICA: IL PROCESSO BUDGETING ........................................................................... 25
IL REPORTING E L’ANALISI DEGLI SCOSTAMENTI ..................................................................................... 27
I SISTEMI DI VALUTAZIONE DELLA PERFORMANCE .................................................................................. 31
1
ASPETTI INTRODUTTIVI
“Programmazione e controllo nel non profit” Gazzoni Emilia, Carocci Faber, cap.1 par.1.1
I sistemi di pianificazione (o programmazione o gestione) e controllo (controllo non con
significato di ispezione, bensì di guida).
Il controllo di gestione è uno strumento di governo delle organizzazioni aziendali verso gli
obiettivi annuali prefissati; l’introduzione di un tale sistema implica il passaggio da una
gestione di tipo INTUITIVO, in cui manca una chiara accountability e che lascia in gran parte
all’improvvisazione ad una gestione PER OBIETTIVI, dove si pianificazione le azioni da
effettuare ed i risultati da conseguire costituendo un sistema di misurazione volto a
consentirne il monitoraggio e le eventuali azioni correttive.
Uno dei primi problemi di una start-up è finanziario, perché prima dell’individuazione delle
risorse, servono i finanziamenti, come:
- capitale proprioà apporto di soci;
- capitale di terzià a titolo oneroso (prestito bancario) o a titolo gratuito (donazione o
contributo).
Le risorse produttive, rilevanti in tale ambito per il calcolo dei costi, sono organizzate nei
processi produttivi per giungere agli output, come:
- benià tangibili;
- servizià intangibili.
Si parla di “vendita” quando si ha uno scambio di bene/servizio a un prezzo creato sul
mercato concorrenziale.
- offerta gratuitaà possibile grazie a sponsor (che donano) e pubblicità
- offerta a tariffe (o prezzo parzialmente remunerativo)à a un valore di scambio assegnato
a un bene/servizio stabilito dallo Stato.
tipi
I di controllo interno che possono essere presenti in azienda sono: (5)
• legato alle procedure di sicurezza;
• sugli atti amministrativi (tipico nelle PA), riguardante la legittimità degli stessi, cioè la
loro risposta ai requisiti previsti dalla legge;
• contabile e di bilancio, riguardante la verifica della corretta tenuta della contabilità
generale e la verifica della veridicità e correttezza del bilancio d’esercizio; esercitato
tipicamente dai servizi interni di contabilità e bilancio e dagli organi esterni (collegi
sindacali, revisori legali);
• internal auditing, riguardante l’osservanza di date procedure previste dall’azienda per
compiere le proprie attività (es. in tema di acquisti, si controlla se l’acquisto è
avvenuto secondo regole definite dall’azienda stessa);
• gestione, di carattere probabilistico, anziché deterministico, riguardante
l’orientamento dell’attività in corso al raggiungimento degli obiettivi. Esso mira ad
ottenere comportamenti organizzativi orientati agli obiettivi aziendali (cioè, chi opera
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in azienda si comporta orientandosi alla mission), ciò non è scontato perché
all’interno dell’azienda ci sono anche altri obiettivi che si mira di ottimizzare:
di unità organizzative, non obbligatoriamente allineati con gli obiettivi generali;
o individuali nell’ambito lavorativo dei dipendenti (es. carriera, crescita
o professionale, bilanciamento dei tempi di vita).
Per controllare il comportamento delle persone le organizzazioni usano meccanismi
che comprendono la supervisione diretta, le procedure operative standard, la
descrizione delle mansioni, la misurazione della performance e i sistemi di
ricompensaà sistema di controllo organizzativo. In pratica, si assegnano poteri e
responsabilità su determinati obiettivi, in base ad un processo che tende a
massimizzare il contributo di ciascuno verso la performance aziendale ed allo stesso
tempo a valorizzarne le specifiche competenze, attitudini ed aspirazioni.
Il sistema di pianificazione e controllo consiste in un volto a
MECCANISMO OPERATIVO
supportare la direzione nella dell’azienda verso obiettivi (che nell’arco dell’anno,
GUIDA
attraverso il budget, incrementano la strategia) di e di gestionale,
EFFICIENZA EFFICACIA
coerenti con gli obiettivi .
STRATEGICI
(es. sistema informativo aziendale,
à MECCANISMO OPERATIVO di altri meccanismi operativi
sistema di selezione e formazione del personale, sistema di assegnazione di incentivi,
sistema delle comunicazioni), come insieme di regole, procedure e programmi che si
affiancano alla struttura organizzativa e che sono definiti dall’azienda per indirizzare i
comportamenti delle persone verso gli obiettivi aziendali (non sono sufficienti le mansioni
organizzative e le linee d’integrazione gerarchica).
! i diversi meccanismi operativi devono essere coordinati tra loro attraverso il controllo
organizzativo ! , data dal rapporto tra input e output, definita come:
à EFFICIENZA [input/costi]
- dato un certo output si mira a minimizzare l’impiego di risorse necessarie;
- date certe risorse si mira a massimizzare l’output ottenibile.
, data dal rapporto tra output ottenuti e output programmati,
à EFFICACIA [output/outcome]
misura il grado di raggiungimento di un determinato obiettivo.
[Outcome = impatto di ciò che si produce sul cliente]
** efficienza ed efficacia portano all’economicità, cioè allo stato in cui il valore ottenuto dalla
produzione è superiore a quello sacrificato con l’impiego delle risorse produttive **
Avvio e evoluzione storica dei sistemi di pianificazione e controllo.
-- Anni 30à nascita dei sistemi per compiere un affinamento delle tecniche contabili, cioè
per dare all’imprenditore informazioni che non riusciva a trarre dalla contabilità generale e
per leggere gli effetti che le decisioni hanno sulla gestione (es. prezzo per i propri output,
produzione interna di una data risorsa).
-- Anni 50à evoluzione dei sistemi per affrontare la variabile critica dell’efficienza (tenere
bassi i costi con poca differenziazione dei beni mediante la realizzazione di economie di
scala) e le espansioni economiche; il controllo diviene di supporto alla delega, si esplicitano
i compiti, gli obiettivi e le responsabilità, si motivano i responsabili agli obiettivi e si
analizzano gli scostamenti.
-- Anni 60à evoluzione dei sistemi per affrontare la variabile critica dell’efficacia, in quanto
non era sufficiente compiere economie di scala per avere un vantaggio competitivo, ma era
necessaria una differenziazione; il controllo diviene un supporto al coordinamento delle
funzioni aziendali in un equilibrio dinamico.
Nel 1965 Robert Anthony, professore della Harvard Business School, ha distinto tre
tipologie di pianificazione e controllo, da intendersi come fasi di un processo continuo:
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1. pianificazione strategica, in cui si definiscono, in un m/l termine, gli obiettivi strategici
di m/l periodo (finalità dell’organizzazione e principali linee strategiche) per realizzare
la mission; in ambito di struttura organizzativa riguarda il top management.
2. controllo direzionale, come controllo di gestione, detto “direzionale” perché utile al
top management per guidare l‘azienda agli obiettivi desiderati; in ambito di struttura
organizzativa riguarda il middle management.
3. controllo operativo, come controllo dell’efficacia e dell’efficienza delle attività
quotidiane dell’azienda e dei compiti specifici, individua i parametri standard per
trovare e analizzare gli scostamenti tra consumi effettivi e standard; in ambito di
struttura organizzativa riguarda i responsabili operativi.
Diversa è l’accezione di controllo strategico, anziché direzionale, definita in seguito alla crisi
petrolifera del ’73 avente effetti a catena (es. sulle energie e settore terziario) e mettendo in
discussione la pianificazione del m/l termine; il controllo diviene strategico, cioè si compie
un legame tra il piano strategico e il budget.
Mission, pianificazione strategica, programmazione, budgeting.
mission, pianificazione strategica,
Il controllo di gestione parte dalla mediante la incrementa
gli obiettivi strategici e pianifica i programmi d’intervento per conseguirli poi, con il budget,
misura gli obiettivi attraverso indicatori di performance e contabilizza le risorse necessarie.
Avviene poi lo svolgimento e la misurazione dell’attività durante il corso dell’anno ed infine
reporting e valutazione
si ha lo svolgimento di (cercare di giudicare gli eventuali
scostamenti).
La MISSION deriva dal problema/bisogno che si vuole soddisfare e ne rappresenta la
visione di qualcuno, definendo il contributo che vuole essere dato alla società ed i valori
secondo i quali agire.
Principali domande STRATEGICHE sono:
- quali sono i principali stakeholders e le loro aspettative;
- cosa offrono gli operatori dello stesso settore o aventi uguale target (qualità/prezzo);
- quali sono le caratteristiche del business e le variabili competitive;
- quali sono le opportunità e le minacce dell’ambiente esterno.
A supporto dell’analisi strategica sussistono diversi modelli di riferimento, fra i principali vi è
quello della , esso analizza congiuntamente le diverse
PIANIFICAZIONE FORMALE STRATEGICA
variabili per identificare una linea strategica che consente all’azienda di avere un vantaggio
elementi
competitivo difendibile nel tempo. Esso razionalizza gli dell’ambiente:
interno aziendale, secondo il punto di vista delle persone, delle risorse, della struttura
o e dell’assetto organizzativo, con lo scopo di individuare i punti di forza e di debolezza
dell’azienda.
esterno, per individuare i principali caratteri (es. situazione di concorrenza,
o effettiva/potenziale, assetto normativo, sistema finanziario) con attenzione alle
opportunità (es. normativa con agevolazioni per date aziende) e alle minacce (es.
nuove aziende nel settore, congiuntura economica favorevole).
Definire la propria strategia significa individuare un modo di essere
dell’azienda che le consenta di ottenere un vantaggio competitivo rispetto ai
concorrenti, effettivi e potenziali.
La strategia ha un orizzonte di m/l termine.
Le organizzazioni non profit sono carenti nel pianificare formalmente la
propria strategia e le soluzioni strategiche tendono a rimanere implicite nelle
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scelte direzionali, senza essere comunicate all’organizzazione.
criticità con aumento delle dimensioni o della complessità
à
In particolare il meccanismo di retroazione (feedback) rappresenta il fulcro del processo di
controllo; esso si basa sulla capacità di segnalare ed eliminare gli scostamenti dell’attività
operativa rispetto agli obiettivi.
! tale processo ha carattere circolare e ricorrente; ciascuna fase può portare a una revisione.
! i risultati del processo sono legati più a variabili comportamentali-organizzative, che
variabili strutturali e informatiche.
Il sistema di pianificazione e controllo: modello di riferimento.
Il sistema di pianificazione e controllo è formato da un insieme di elementi fra loro collegati
con l’obiettivo ultimo del controlloà orientare e monitorare la gestione nell’ottica della
mission aziendale. Tali elementi si organizzano in macrocategorie:
1. supporto informativo
2. mappa delle responsabilità
3. processo di controllo
Le prime due categorie rientrano nella dimensione statica, in quanto elementi invariabili
durante l’anno; mentre la terza categoria rientra nella dimensione dinamica, in quanto
elemento variabile durante l’anno attraverso diverse cooperazioni con persone operanti
nell’azienda e coinvolte nel processo di controllo.
Il supporto informativo del controllo di gestione comprende tutti gli
strumenti/dati/informazioni usati per compiere il controllo di gestione, quindi per costituire il
budget (preventivo), il reporting (consuntivo) e l’analisi degli scostamenti.
In particolare si tratta dello strumento di guida dell’organizzazione in quanto è idoneo a
misurare a preventivo, in itinere ed a consuntivo gli obiettivi di efficienza e di efficacia
perseguiti. I suoi strumenti principali sono:
- la contabilità generale e il bilancio d’esercizio per la rilevazione di variazioni relative alla
situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell’azienda; inoltre, con lo
svolgimento di specifiche analisi, si possono trarre altre informazioni economico-
finanziarie.
- la contabilità analitica per la rilevazione del valore monetario delle risorse impiegate nei
diversi processi produttivi e nelle diverse combinazioni economiche.
- il sistema degli indicatori per comprendere, gestire e migliorare la performance
aziendale; impiegati solo quando gli obiettivi non sono a carattere economico-
finanziario, bensì sono di tipo quantitativo e qualitativo (es. numero prestazione
prodotte).
- sistemi informativi aziendali (es. personale, magazzino, produzione);
- contabilità generale e analitica (o industriale, come rilevazione di costi e ricavi in riferimento
ai singoli centri di costo), analisi di cost accounting.
La mappa delle responsabilità è utile per rendere efficace un sistema di controllo in quanto
permette di definire i centri di responsabilità, cioè le unità organizzative definite per le quali
si individuano specifici responsabili. La definizione dei centri di responsabilità ha inizio dalla
struttura organizzativa e mira a definire i giusti rapporti fra poteri, responsabilità e risultati
da raggiungere. 5
Il modello teorico studiato si applica, con cambiamenti al momento dell’uso pratico, a:
– aziende profit. – aziende private non profit. – aziende pubbliche.
Le aziende non profit sono da distinguere in:
. di piccole dimensioni, costituibili come associazioni, organizzazioni di volontariato, comitati
o cooperative sociali, e operanti nei settori dello sport, della cultura, della formazione e
dell’assistenza sociale;
. di medio/grandi dimensioni, costituibili come organizzazione professionali complesse
operanti nei settori sanitari, socio-assistenziali, della formazione e dell’istruzione.
Nelle aziende non profit di piccole dimensioni (+) in realtà non si introduce un vero sistema
di controllo, ma solo alcuni strumenti (contabilità analitica, budget, report), in quanto la
semplicità non richiede meccanismi di supporto alla delega e al coordinamento.
L’applicazione aziendale degli strumenti introdotti con il controllo di gestione assume una
diversa portata a seconda che essa avvenga in aziende di:
piccole dimensioni, in cui essendovi combinazioni economiche e processi produttivi
§ semplici, oltre che un numero limitato di collaboratori, l’applicazione diviene un
supporto informativo;
elevate dimensioni, in cui si eleva la complessità gestionale (fatturato e collaboratori),
§ l’applicazione diviene un processo del controllo e una mappa delle responsabilità.
maggiore è la dimensione, maggiore è l’importanza di questo meccanismo operativo.
à
Gli obiettivi del modello studiato sono:
1. METAECONOMICI (oltre quello economico)à primari in ogni azienda perché
collegati al realizzo della propria mission, cioè il bisogno che si va a soddisfare.
2. ECONOMICIà necessari per sopravvivere nel tempo, rappresentati dal
raggiungimento di sostenibilità economico-finanziaria “economicità”, tale da garantire
autonomia (decisionale, quindi non dipendere da finanziatori) e durabilità (prendere
durante la pianificazione decisioni con riferimento al m/l termine, di norma 3-5 anni).
[Pianificazione = medio/lungo termine. Programmazione = breve termine (<= 1 anno).]
Case studies analysis:
TECHNOGYM.
LO IOR, azienda non profit nata in Emilia Romagna per raccogliere fondi per la ricerca del
cancro quando non esisteva ancora questo settore; per rimanere viva è necessaria
un’adeguata strategia. Lo stesso vale per la PA.
IL DISEGNO DELLA MAPPA DELLE RESPONSABILITÀ
“Programmazione e controllo nel non profit” Gazzoni Emilia, Carocci Faber, cap.4
Questa attività, diversa dalla redazione dell’organigramma, consiste nella definizione,
all’interno del sistema “azienda”, dei centri di responsabilità ai fini del sistema di controllo e
ai fini di budget = orientare e responsabilizzare coloro che hanno leve decisionali in termini
di risultati.
Un CENTRO di RESPONSABILITÀ è costituito da un gruppo di persone che opera per
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