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Nascita e primi sviluppi della letteratura latina

Contesto

La fondazione di Roma viene individuata il 21 aprile 753 da parte di Varrone e gli studiosi, seppur non considerando questa data totalmente realistica, l'accettarono poiché risalgono a quegli anni i primi insediamenti sul colle Palatino, vicino al Tevere. I secoli più produttivi di questa prima civiltà furono quelli caratterizzati dalla dominazione monarchica etrusca, che durerà fino al VI secolo, quando vennero fondate le istituzioni repubblicane. Caratteristica fondamentale saranno le attività militari che, con il successo delle tre Guerre Puniche e le conquiste ad oriente, porteranno all'affermazione di Roma come potenza egemone nel Mediterraneo.

Nascita della letteratura latina

L'inizio della letteratura latina viene identificato nel 240 a.C. con l'attività di Livio Andronico, il quale fece rappresentare per la prima volta un testo scenico in lingua latina. La produzione precedente rimane un periodo di oscurità. Gli inizi si prospettano come una concorrenza con la gloriosa produzione greca, avente come iniziatore Omero, con il costante tentativo di contrapporvi una propria produzione, seppur a lungo si tratterà di una loro imitazione.

È importante analizzare quelle forme comunicative scritte che, seppur non considerabili letteratura, testimoniano la diffusione della cultura:

  • Iscrizioni - Realizzate su pietra o bronzo, erano legate inizialmente a momenti di vita quotidiana e man mano saranno usate anche in tono ufficiale.
  • Fasti - Designa il calendario ufficiale romano che era stabilito e redatto dai pontefici ogni anno, arricchendolo di numerose informazioni.
  • Annales Pontificium - Questi erano esposti dal pontefice per dichiarare pubblicamente, oltre ai nomi dei magistrati annuali, anche eventi significativi per la collettività.

Spesso, scrittori romani anche di età più matura citano i "Carmina", ossia formule misteriose, coniate in lingua arcaica, ricche di rime ed assonanze. Si identificano spesso in leggi, preghiere e formule rituali il cui messaggio doveva suggerire la solennità adeguata a imporre comportamenti precisi aventi come fine l'ordine generale.

Le più antiche testimonianze poetiche romane utilizzano un verso chiamato saturnio, la cui struttura metrica non si riconduce a uno schema chiaro. Forse proprio questa irregolarità, rispetto ai versi canonici greci, portò alla sua scomparsa a favore dell'esametro.

A partire dal 240 fino all’età dei Gracchi, si vede una fioritura di opere sceniche teatrali. Queste coinvolgono l'intera collettività e la loro diffusione supera nettamente quella scritta, portando alla formazione di vere e proprie corporazioni professionali. I due tipi di spettacolo principali sono:

  • Palliata - Di carattere comico.
  • Cothurnata - Di argomento tragico.

Queste sono ambientate in Grecia ed hanno personaggi e avvenimenti legati a quest’ultima, oltre ad avere chiari riferimenti in opere teatrali greche. Si sviluppano però anche una commedia e una tragedia di sfondo romano: la Togata e la Praetexta, che erano comunque rielaborazioni dei corrispondenti generi greci.

La più antica ricorrenza teatrale è quella legata alla celebrazione dei Ludi Romani, organizzati da magistrati in carica, edili o pretori urbani. Questa tonalità statale ed ufficiale della loro organizzazione ha conseguenze sia sulla tragedia, da parte dei committenti, sia sulla commedia, che rimane comunque distante da una critica sociale o politica. Altra data importante per il teatro latino è il 207, in cui venne fondato il collegium scribarum histrionumque (confraternita degli autori e degli attori), indicando come queste attività fossero socialmente riconosciute, seppur in modo ancora limitato: gli oneri finanziari erano gestiti dallo Stato, rappresentato dai magistrati organizzatori, che trattavano con gli autori ed il “capocomico”, ossia colui che dirigeva la compagnia.

Un aspetto fondamentale erano le maschere fisse per i determinati tipi di personaggi ricorrenti nelle varie trame comiche. Il loro scopo era far riconoscere fin dall’inizio dell’azione scenica quale fosse il tipo di personaggio, non insistendo sui loro nomi che il pubblico faticava invece a ricordare. Il loro uso comporta inoltre la partecipazione di un singolo attore in più ruoli cambiando la propria maschera.

Un tipo di rappresentazione particolare era l’atellana, ossia un genere popolare che consisteva nell’improvvisazione dell’azione scenica, mancando una vera e propria struttura professionale.

Livio Andronico (280 - 200 a.C.)

Si possiedono poche notizie sulla sua vita, ma al suo nome leghiamo certamente sia il primo testo drammatico rappresentato a Roma sia la traduzione in versi latini dell’“Odissea” di Omero durante i Ludi Romani del 240 a.C.. Fu inoltre il primo autore di palliate.

Odusia - Traduzione latina dell’Odissea omerica, rappresentante il primo testo di argomento epico in lingua latina. Questa idea di traduzione pratica da Livio Andronico consiste nella ricerca di un risultato confrontabile, per qualità artistiche, con il testo di partenza. Si cercò dunque una lingua adatta a recepire lo stile dell’epica greca per riprodurne fedelmente gli effetti e la risonanza. Si manifesta una rivisitazione del testo di partenza per renderlo più accettabile ai romani del suo tempo, con una ricerca del pathos tipico della poesia romana arcaica.

Gneo Nevio (270 - 200 a.C.)

Cittadino romano, forse di nascita plebea, la sua biografia testimonia aspre polemiche (raro negli autori) antinobiliari. Si sospetta fosse stato incarcerato per alcune allusioni nei suoi drammi. Fu cospicua la sua produzione teatrale ed ancora più importante quella comica, contenente attacchi personali a personaggi politici che portarono al suo esilio a Utica, dove morì.

Bellum Poenicum - Il suo impegno nella vita politica traspare nei caratteri della sua produzione, in particolare in questo poema riguardante la “Guerra Cartaginese” che tratta anche dell’arrivo di Enea nel Lazio, ergo la fondazione di Roma.

  • Data importanza all’intervento divino in quanto l’impero viene destinato dagli dei a portare la pace nel mondo.
  • Influenza dalla tradizione letteraria greca.
  • Struttura originale con nuovi composti e soluzioni sintattiche, denotando forte sperimentalismo.
  • Importanza alle figure di suono che donano uno stile solenne e monumentale.

Plauto (250 - 184 a.C.)

Vi sono molte incertezze riguardo la vita di Plauto, i cui dati sono ricavati da presunte allusioni all’interno delle commedie. Sembra certo che sia nato a Sarsina, rendendolo il primo autore latino non proveniente da una zona di cultura greca. Sicuro di cittadinanza libera, pur avendo lavorato in un mulino, è certa la morte nel 184 a.C., mentre Cicerone afferma che sia possibile il 250 circa come nascita.

Ricevette enorme successo, riscontrabile nelle circa 130 commedie che circolavano con il suo nome, e sui suoi lavori vennero anche prodotte “edizioni critiche” dotate di didascalie e sigle.

Trame e personaggi

Le trame sono prevalentemente riprese di esemplari greci, ma tradurre era comunque un’operazione di piena e consapevole autonomia artistica, il cui risultato doveva avvicinarsi il più possibile alla propria cultura. Plauto lavorò per assimilare sia i singoli modelli attici sia tutto il loro codice formativo, come le convenzioni e i modi di pensare, ma allo stesso tempo lavorò per distruggere molti di questi tratti: coerenza drammatica e sviluppo dei personaggi tipici.

L’originalità di Plauto sta nella sua creatività linguistica e metrica manifestata in neologismi e giochi di parole. Mentre lo stile mostra grande originalità rispetto alla tradizione drammatica, le singole scene sono invece molto vicine ai loro corrispondenti greci: accadono le stesse cose e i personaggi sono perlopiù gli stessi. Lo stesso vale per gli intrecci, come la lotta tra due antagonisti per il possesso di un bene (donna o denaro) o il protagonista giovane che ama la donna a cui si oppongono amanti o padre.

Vengono dunque utilizzate maschere ricorrenti che mancano di una caratterizzazione individuale ed introspettiva, interessandosi piuttosto a situazioni sociali molto elementari. Anche gli spazi in cui avvengono le scene sono astrazioni fantastiche in cui possono avvenire cose che la norma quotidiana, a Roma, non permetterebbe: il pubblico deve rivedere nelle scene sé stesso ma allo stesso tempo percepire la rappresentazione come lontana dal proprio mondo.

Importante è il ruolo del servo che con l’astuzia è in grado di mediare o risolvere le tensioni proposte. Si presenta come il portavoce della creatività verbale dell’autore, parlando con metafore e doppi sensi. Detto ciò, il finale nel “riso” ricomporrà l’ordine gerarchico tradizionale: il servo non è punito ma promette obbedienza al padrone. Tipico della commedia è questo passaggio dal disordine gerarchico alla ricostruzione dell’ordine nel finale.

Età delle conquiste

Contesto storico

Fra i secoli III-II a.C. si verifica una lenta ellenizzazione di Roma, come conseguenza delle sue conquiste in Oriente. A questo processo sembra opporsi Catone, censore e difensore della tradizione romana. Non combatte contro la grecità, bensì contro tutti gli aspetti della cultura greca che sembrano mettere in discussione i principi basilari della tradizione romana e le sue istituzioni. Egli concepisce la res publica come un corpo collettivo al cui servizio si mettono degli individui pronti a sacrificarsi per essa.

L’ideale uomo politico e di cultura a cui Catone si oppone è incarnato nella figura di Scipione Emiliano, attorno a cui si raccolgono gli intellettuali più aperti ai temi della cultura greca, creando il “Circolo degli Scipioni”.

Ennio (239 - 169 a.C.)

Non era latino, ma proveniva da un’area di cultura italica fortemente grecizzata. A Roma diviene insegnante e scrive per la scena, soprattutto tragedie, entrando in seguito nel “Circolo degli Scipioni” e scrive un poema intitolato “Scipio” in sua lode, grazie al quale ottenne la cittadinanza romana.

Annales - Si tratta del primo poema latino in esametri che narra la storia di Roma fino ai tempi del poeta in 18 libri. Ennio concepiva la sua poesia come celebrazione di gesta eroiche, rifacendosi da un lato ad Omero e dall’altro alla recente tradizione ellenistica di argomento storico e celebrativo.

  • Gli eventi sono descritti in ordine cronologico, senza salti temporali.
  • Divisione in libri del poema: ad ognuno si attribuisce un’autonomia narrativa all’interno del complessivo.
  • I periodi sono trattati con diversi ritmi e attenzione, prediligendo gli avvenimenti bellici e disprezzando quelli politici interni.

L’opera rimane contrassegnata da due grandi proemi, in cui il poeta prendeva la parola per rivelare le ragioni del suo fare poesia:

  1. Libro I - Aperto con la tradizionale invocazione alle Muse. Ennio racconta del sogno in cui Omero gli rivelava di essersi reincarnato in lui.
  2. Libro II - Si dà più spazio alle Muse, sottolineando che queste erano proprio quelle dei grandi poeti greci, annunciando dunque di essere al pari con i contemporanei greci e la sua priorità tra i romani.

Lo stile epico di Ennio appare profondamente sperimentale: accoglie parole greche, caratteristiche sintattiche estranee all’uso latino, aggettivi compositi di origine greca e molte figure di suono come le alliterazioni.

Tragedia arcaica

La tragedia continuò a godere di grandissima popolarità per tutto il periodo della Roma repubblicana, seppur ci rimangano solo dei frammenti che rendono difficile la distinzione tra i poeti. Tutti questi poeti erano accomunati dal terrore, paura e grande commozione, elementi caratteristici del linguaggio teatrale tragico, probabilmente risalenti al teatro ellenistico del IV-III secolo a.C., ma i cui toni vengono aumentati dai latini.

Gli argomenti sono spesso politici: cronache di attualità e critiche sul tema della tirannide.

Pacuvio e Accio

Pacuvio (220 - 130 a.C.) - Autore di sole tragedie, fu molto criticato per il suo stile contorto e ampolloso, spericolato per l’uso di nuove parole non attestate dalla tradizione.

Accio (170 - 90 a.C.) - Dipinto come un vecchio orgoglioso dell’associazione professionale dei poeti, di cui sarà il più importante dal 120 a.C. È noto per la sua maestria, al limite del virtuosismo.

Storiografia a Roma

La prima storiografia romana viene definita analistica in quanto fortemente influenzata nella struttura e dalle informazioni dagli “Annales Pontificum” i quali, nonostante un impianto solenne ed impersonale, erano in realtà tutt’altro che imparziali ed oggettivi, disegnando una versione filonobiliare della storia e politica romana.

Catone (234 - 149 a.C.)

Come già detto, si presentò come il difensore delle antiche virtù romane contro la degenerazione dei costumi e il dilagare di atteggiamenti individualistici incoraggiati dal pensiero greco. A Catone risale il testo di prosa latina più antico che ci sia giunto per intero: "De agri cultura".

  • Ottica volta alla massimizzazione del profitto, senza lasciare spazio ad ornamenti letterari o riflessioni filosofiche sulla vita contadina.
  • Vuole dare una norma comportamentale da applicare al proprietario terriero.

Scrive il “Praecepta ad filium”, la prima enciclopedia latina dei saperi. Scrive il “Carmen de moribus”, una raccolta di pensieri di argomento morale, legati all’etica romana.

Origines - Prima opera storica in latino, concepita per diffondere i principi della sua azione politica, conferisce alla storiografia romana un impegno politico.

  • Elaborò una concezione originale della storia di Roma, che insisteva soprattutto sulla lenta formazione dello Stato e delle sue istituzioni.
  • La costituzione della Repubblica era vista come l’opera collettiva del popolo stretto intorno alla classe dirigente senatoria.
  • Si interessa inoltre alla storia delle popolazioni italiche e metteva in rilievo il contributo da queste dato alla grandezza del dominio romano e alla costituzione di un modello di vita basato sul rigore e l’austerità dei costumi.

Sviluppo della commedia

Le notizie biografiche inseriscono Terenzio al centro della cosiddetta “Età degli Scipioni”, che vede un nuovo indirizzo culturale e ideologico per il teatro della commedia. Pur accettando trame convenzionali, Terenzio si mostra interessato ai significati, ergo alla sostanza umana dei suoi personaggi all’interno degli intrecci presentati. Ci si interessa dunque all’approfondimento psicologico, rinunciando all’esuberanza comico-fantastica del teatro di Plauto, ciò comporta una riduzione della comicità.

Terenzio (174 - 159 a.C.)

Riguardo il suo stile si può dire che, seppur a primo impatto possa apparire piatto ed uniforme, si denota come la materia linguistica sia selezionata, perfino censurata, dando spazio ai termini astratti che rendono possibile ed interessante l’analisi psicologica.

L’impressione è quella di osservare una conversazione quotidiana, interessandosi dunque al verosimile. Tuttavia, questo non significa mettere in scena la parlata quotidiana dell’epoca, ma piuttosto una lingua delle classi urbane di buona educazione e cultura.

Il suo interesse per le tematiche psicologiche non va comunque contro la tecnica drammaturgica; al contrario, Terenzio è molto consapevole di quest’ultima. La sua principale innovazione è l’importanza data al prologo come istituzione letteraria: di norma, il prologo è concepito come spazio informativo che permette la comprensione della trama. Terenzio rinuncia a questo suo ruolo, rendendolo uno spazio in cui esporre personali prese di posizione, chiarisce il rapporto con i modelli greci e risponde a critiche da avversari poetici.

Lucilio (170 - 102 a.C.)

L’autore si radica nello stesso contesto culturale di Terenzio, ossia il “Circolo degli Scipioni”, anche se la sua posizione sociale sia ben diversa: essendo un uomo di alto rango e colto, può permettersi scelte più ardite essendo indipendente dal giudizio. Ha interesse per la vita contemporanea ed interesse alla politica.

Scrisse 30 libri di satire, realizzate utilizzando l’esametro che sarà poi utilizzato anche da Orazio. Questo genere permette all’autore di esprimere la propria voce personale attraverso i propri personaggi, raccontando in versi momenti ed esperienze della sua vita.

Reagisce contro la concezione della letteratura come vuota convenzionalità che utilizzava motivi stereotipati utilizzando un’ironia poetica realistica. Appare uno spirito critico nei confronti dei costumi contemporanei, caratteristica che diverrà tipica del genere satirico.

Si sviluppa dunque un nuovo pubblico interessato alla poesia scritta e desideroso di una letteratura più aderente alla realtà contemporanea.

Oratoria e cultura

Gli anni che vanno dal 133 al 79 a.C., conseguenti alla rinuncia del potere di Silla, sono ricchi di violenze e tensioni che portano la Repubblica in una crisi che durerà fino all’ascesa di Augusto al principato. In questi anni di lotte politiche accese acquistano importanza l’oratoria, le scuole di retorica e la trattatistica; in pratica, l’eloquenza diviene un’arma potente.

Cicerone ci darà un’idea del conflitto di stile che si delineò tra:

  • Asiani - Sviluppata in Asia Minore, si focalizza sulla musicalità ed il pathos, il linguaggio è libera creazione dell’uso.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Stefanoblange di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Percorsi mitologici nella letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Santorelli Biagio.
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