A partire dai punti di forza: Popular culture, eterogeneità, educazione
Situare l'eterogeneità
Contesti che si creolizzano
Hannerz suggerisce il termine “creolizzazione” per descrivere l'eterogeneità socioculturale, che rispetto ad altri può essere usato in modo più preciso e circoscritto. Questo termine viene inizialmente utilizzato in contesti disciplinari per riferirsi a fenomeni diversi rispetto a quelli dell'eterogeneità moderna. L'idea di creolizzazione ha origine nella storia sociale e culturale di società coloniali e si è sviluppata poi con gli studi dei linguisti.
Da un punto di vista linguistico, secondo Burke, la creolizzazione è la convergenza di due lingue fino a crearne una terza costruita assumendo la grammatica di una delle lingue originarie e la maggior parte del vocabolario dell'altra. Le lingue possono così essere viste come un risultato di processi descrivibili tramite l'ibridazione. La creolizzazione, però, ha anche una parte di creatività e imprevedibilità. Glissant dice che la creolizzazione può essere considerata come il meticciato con il valore dell'imprevisto. Contini estrapola gli elementi dei contesti nei quali si sviluppano i processi di creolizzazione:
- Pluralità e simultaneità, che escludono la possibilità di leggerli solo attraverso la contrapposizione di due elementi;
- Lontananza ed eterogeneità, velocità, che esclude la possibilità di descrivere il processo come una semplice fusione.
L'eterogeneità emergente nei contesti socioculturali odierni, quindi, può essere descritta tramite elementi come la pluralità, la simultaneità, la frammentarietà e l'imprevedibilità.
La metafora della creolizzazione suggerisce due elementi:
- Pluralità di dimensioni culturali, che non possono essere tradotte in forme binarie;
- Eterogeneità destinata a mantenersi composita e plurale, non è dualismo, né fusione, ma articolazione di una pluralità di dimensioni imprevedibili e instabili.
Il termine “creolizzazione” viene utilizzato anche nell'ambito di relazioni sociali concrete e situate che intercorrono fra i soggetti. Glissant e Hannerz considerano l'ambito linguistico come il punto di partenza, anche le culture creole, come le lingue, hanno origine mista da due o più correnti storiche separate che interagiscono in un rapporto centro-periferia: le diverse dimensioni interagiscono a partire da posizioni di prestigio e potere sociale diverse, che non possono influenzare le modalità dei flussi culturali.
La metafora della creolizzazione proposta da Hannerz rinvia alla necessità di studiare l'organizzazione sociale dei processi di creolizzazione. Per Hannerz, al centro di processi di creolizzazione c'è una combinazione di diversità, di interconnessione e di innovazione in un contesto di rapporti globali centro-periferia, dove le forme culturali del centro hanno più prestigio, mentre quelle di periferia hanno una varietà di mescolanze.
Dall'attenzione alle modalità differenziate e complicate con cui il potere e le risorse sono distribuiti derivano due corollari:
- I processi di creolizzazione rimangono segnati dalla disuguaglianza, perciò bisogna concentrarsi anche sui contesti economici e politici nei quali si sviluppano;
- Le distinzioni sociali fra i gruppi e le persone potrebbero portare i gruppi stessi a marcare le distinzioni e quindi canalizzare o frenare il flusso delle correnti culturali.
L'intersezionalità come chiave di lettura
Parlare di contesti educativi contemporanei come contesti che si creolizzano significa anche:
- Segnalare che ci sono forme culturali in cui interagiscono una pluralità di riferimenti;
- I riferimenti non interagiscono nello stesso modo per tutti quelli che vivono nel contesto, perché dipendono dalle posizioni che le persone occupano e dalle relazioni che si stabiliscono.
L'eterogeneità emergente nei contesti odierni si incontra con i filoni di ricerca sull'intersezionalità. Per “intersezionalità” si intende il modo in cui interagiscono fra loro una molteplicità di dimensioni e modalità di relazione sociale e di modi di formazione del soggetto. Significa concentrare la ricerca su molteplici forme di discriminazione in relazione agli ambiti di vita sociale (come genere, sessualità, età, classe sociale, disabilità). Si è sviluppata una ricerca sulla discriminazione nei confronti delle donne (WOMEN'S STUDY) e sulle discriminazioni razziali.
Riguardo i women's studies, è nata la consapevolezza che non è mai possibile parlare in modo universale per tutte le donne, il genere non può rendere conto delle situazioni di emarginazione delle donne. In genere, nessuna categoria sociale può bastare da sola per spiegare la complessità dei processi di formazione di identità e le forme di emarginazione.
Secondo Butler, il genere non è sempre costituito in modo coerente e costante nei contesti storici e interseca modalità razziali, di classe, etniche, sessuali, regionali delle identità. Per questo è impossibile separare il genere dalle politiche e dalle culture in cui è prodotto e mantenuto.
Nei contesti vanno studiate anche quelle che vengono definite “differenze culturali”, ricordando che le dimensioni culturali non sono sempre coerenti e costanti, ma intersecano diversi aspetti. La necessità di cogliere i processi di formazione dell'identità e i processi di discriminazione è sorta anche in altri ambiti, oltre a quello degli women's studies, come nei cultural studies britannici, dove si è visto che la classe sociale non poteva bastare per comprendere le dinamiche sociali e pedagogiche della società inglese.
Valentine evidenzia che considerare le dimensioni come fattori che si sommano gli uni agli altri non è convincente. Bisogna pensare alle identità come a un insieme di differenze separate che si aggiungono in modo incrementale le une alle altre. Uno dei rischi di pensare a una somma di aspetti discriminanti è pensare che ci sia un'identità di base (bianca, eterosessuale, non disabile, maschile) sulla quale poi si aggiungono le altre identità. Sarebbe così impossibile descrivere, interpretare e valorizzare i punti di forza e di debolezza dell'esperienza delle persone.
Per esempio, per descrivere le situazioni complesse e plurali di un allievo in situazione di handicap e figlio di migranti non basta unire le conoscenze su ogni aspetto, ma analizzare l'intersezione dei diversi elementi. Una prospettiva come quella dell'intersezionalità propone di considerare le identità come “qualcosa che si realizza in modo situato”. In questo modo, razza, classe sociale, genere non sono “qualcosa di dato naturalmente”, ma proprietà emergenti non riconducibili a essenze.
Un'eterogeneità emergente dalle interazioni
Bisogna considerare che:
- I processi di creolizzazione si sviluppano a partire da posizioni non uguali che i soggetti occupano nei contesti;
- Le posizioni vanno studiate come emergenti e non come un effetto di differenze sociali preesistenti.
Valentine dice che il “chi siamo” emerge nelle interazioni in contesti spaziali e in momenti biografici determinati. Il modo in cui la persona si sviluppa e interagisce è fondamentale per comprendere le dinamiche di eterogeneità e creolizzazione nei contesti educativi e socioculturali contemporanei.
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