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Riassunto esame pedagogia generale, del prof.Mantovani, libro consigliato "lo straniero in classe" di Zoletto Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di pedagogia generale e organizzazione scolastica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Mantovani: "Straniero in classe", Zoletto. Gli argomenti trattati sono i seguenti: Una pedagogia dell’ospitalità, Accoglienza, Prima conoscenza,Inserimento e metodi didattici, Educazione interculturale.Il testo si apre... Vedi di più

Esame di Pedagogia generale e organizzazione scolastica docente Prof. S. Mantovani

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Sunto di pedagogia generale, del prof.Mantovani, libro consigliato "lo straniero

in classe" di Zoletto

Il testo si apre e si conclude con il concetto che l’insegnante deve avere uno sguardo “estraneo” nei

confronti di se stesso e della scuola e che deve imparare a sentirsi straniero in classe.

Premessa. Una pedagogia dell’ospitalità

dell’insegnante che diventa “Straniero

In questa premessa si introduce il concetto in classe”

perché di fronte allo straniero/all’altro si stente stranito e spaesato e viene messo in discussione il

suo modo normale di fare scuola. Può decidere di non fare nulla e continuare per la sua strada o

farla diventare un’occasione di autoformazione per sé e per i propri allievi.

In questo modo, l'ospitalità può diventare qualcosa di più, che la semplice risposta ai bisogni degli

alievi stranieri, può diventare una pedagogia dell'ospitalità dove viene introdotto il concetto di una

scuola in cui italiani e stranieri sono la tempo stesso ospitati e ospitanti.

Che ci faccio qui? Accoglienza

“Che ci faccio qui?” non dovrebbe essere la domanda che si pone solo lo straniero, ma anche

l’insegnante in modo da mettere in discussione il suo ruolo.

L’insegnante che lavora con gli stranieri è visto come “insegnante intendendo la

di frontiera”

frontiera (secondo i border studies anglosassoni) non come la linea che separa due territori, ma

come terra di frontiera ossia luogo dove convivono più esperienze e dove i confini sono labili,

che non serve a bloccare, ma a far passare. Gli stranieri che si presentano agli incontri di prima

accoglienza entrano di fatto in una terra di frontiera che deve farli filtrare in certe modalità e

condizioni nella nostra società. L’insegnante è il doganiere.

perché sono degli “stranieri” da orientare,

Gli stranieri come tali sono sia fuori che dentro: fuori

perché “immigrati” regolari.

alfabetizzare e integrare, dentro

Mentre gli insegnanti sono dentro la scuola perché ne condividono valori e propositi, ma imparano

a guardare la realtà scolastica dal di fuori con una certa distanza.

Gli incontri di prima accoglienza servono per:

1) dare ai futuri allievi e genitori una prima idea del sistema scolastico italiano e di quella specifica

scuola;

2) a farsi un’idea del futuro allievo e per organizzare il suo percorso formativo.

Alcuni stranieri accettano questa situazione, altri no.

Inoltre l'insegnante di frontiera si deve scontrare con le difficolta linguistiche, e deve cercare di farsi

capire in ogni modo dai genitori stranieri. una specie di “mappa”

Anche il colloquio, il protocollo di accoglienza, un fatto del tutto naturale,

(moduli, tipi di domande etc.), ma lo straniero è e si sente fuori posto.

Lo straniero spesso resta muto o perché non capisce o perché cerca di collocare ciò che sta

“mappa” (il suo concetto di

accadendo in una sua istituzione, colloquio etc.

Capisce presto che la sua mappa non gli permette di orientarsi qui.

L’insegnante accogliente lo capisce e diventa il punto di partenza per ricominciare a orientarsi.

Se l’insegnante si limita a bollare la cosa come “il solito spaesamento di chi è appena arrivato…”,

non accoglierà il lavorio interiore di chi ha di fronte. Se invece lo sguardo si sdoppia (di qua e di là),

della cultura italiana e dei suoi meccanismi, l’insegnante perde un po’ della

oltre a essere esperto

e dell’ingenuità con cui si affidava alla sua mappa e inizia a sentirsi un po’ spaesato,

sua sicurezza

come l’antropologo in terra straniera.

Si tratta di oscillare continuamente tra il qui e il là e di trovare un modo nuovo per seguire il

protocollo (mettendone tra parentesi le certezze senza abbandonarle del tutto).

L'insegnante deve mettersi nel mezzo, per poter diventare accogliente nei confronti del genitore

straniero.

Esercizio proposto per aiutare l'insegnante a praticare una forma di autostraniamento metodologico

nei confronti della scuola e del proprio ruolo, con l'obbiettivo di mettersi in condizioni di fare

qualcosa di strano in un ambiente familiare.

Esercizio: in ambiente simulato, ascoltare i colleghi insegnanti come se dietro le loro parole ci

fosse un secondo fine (sfiducia totale) oppure continuare a chiedere di spiegare nei dettagli concetti

ovvi.

L’altro sotto esame. Prima conoscenza

Dopo il primo incontro comincia la fase per trasformare il minore straniero in alunno, la fase di

prima conoscenza che ha l'obbiettivo di raccogliere più informazioni possibili sull'alunno, allo

scopo di poterlo inserire nella classe e nella sezione più opportuna.

In questa fase le scuole possono utilizzare molte prove per testare:

le competenze non verbali;

le conoscenze e competenze della lingua madre;

le competenze in lingua italiana;

il grado di conoscenza dell’alfabeto latino.

Inoltre ci sono griglie per osservare il comportamento.

l’alunno, ma a volte più che per

Servono tutte per inquadrare conoscerlo servono per costruirlo,

cioè ad attribuirgli delle caratteristiche in base a come lo vediamo noi.

Sayad fa notare che si parla sempre di immigrazione e non di emigrazione. Non interessa la storia

dell’allievo, all’allievo come per ricondurre tutto all’ “ordine”,

ma problema da risolvere,

neutralizzare i pericoli di perturbamento della routine scolastica/di classe.

Ex. di Francisco, ragazzo che ha vissuto in quattro paesi dove si parlano lingue diverse, non accetta

il consiglio a non iscriversi all’Istituto Tecnico e alla fine fallisce e va a lavorare.

Gli insegnanti, come in questo caso, attraverso la prima conoscenza cercano di “governare” il

disordine che lui può portare nella scuola.

conia il termine “governamentalità” che indica il modo in cui, a partire dal

Michel Foucault

settecento, il potere di ordinare e orientare le vite della gente è affidato a istituzioni depositarie di

saperi e tecniche (ospedali= salute pubblica; scuole=pedagogia etc.).

Secondo Foucault una delle pratiche principali della governamentalità scolastica è l'esame.

modo di inquadrare ogni alunno tramite prove d’accesso:

Questo

1) lo rende più visibile,

2) documentando la sua specificità e

3) trasformandolo in un caso.

1) La diversità dell’allievo viene sottolineata, nessun allievo può restare invisibile: ogni nuovo

arrivato viene identificato e sono accertate le sue competenze;

2) con le prove d’accesso si comincia a documentare i risultati che sono così consultabili;

3) le prove trasformano ogni nuovo individuo in un caso, nel senso che, grazie alla prima

conoscenza, gli insegnanti acquisiscono elementi per fare presa sui genitori, persuaderli e guidarli

nelle scelte. Se uno diventa un caso, cessa di essere una persona da conoscere.

Le prove d’accesso servono, però le informazioni che vengono raccolte su un allievo straniero non

possono essere separate dal modo in cui vengono raccolti i dati e dal contesto in cui li raccogliamo.

Per quanto riguarda il modo, oltre a raccogliere informazioni bisogna anche cercare di stabilire un

rapporto con lui e la sua famiglia, usando tatto, discrezione etc.

Riguardo al contesto bisogna capire che la prima conoscenza non avviene nel nulla, ma fa parte di

definisce “un ovvero si cerca, già da

un contesto che Certeau reticolo di razionalità livellatrici”

questi primi incontri, di incasellare l’allievo, di proiettarlo nel suo futuro ruolo di buon cittadino del

paese ospitante, di adattarlo alla società ospitante. Anche gli insegnanti rimangono imbrigliati nel

reticolo e nel loro ruolo di professionisti che fa mettere loro da parte ogni elemento perturbatore,

fosse anche la loro passione e il desiderio di inserire le loro competenze nella scuola.

Bisogna dunque resistere all’azione livellatrice dei reticoli.

Gli approcci basati sulla biografia e sulle storie di vita, personali degli alunni stranieri, possono

essere più informali e più utili a sfuggire a queste logiche. Tuttavia leggere questi metodi a

strategie finirebbe per renderli di nuovo meccanismi livellatori (istituzionalizzati), mentre

considerarli tattiche, quasi abusive, di straforo è la strada giusta.

Esercizio dove un insegnante si mette nei panni di un genitore straniero durante il primo incontro di

un’insegnante di lingua straniera intervista (in lingua straniera) un collega che fa la

accoglienza:

parte di chi, arrivato da poco all’estero, vuole fare un corso di L2, e spera d’insegnare la propria

lingua. Spiegazione dei concetti di equipollenza etc.

Reinventare la classe. Inserimento e metodi didattici

Dopo la prima conoscenza l'equipe di accoglienza della scuola può formulare la proposta più

adeguata di assegnazione a una determinata classe e sezione. Questa proposta dovrebbe basarsi su

una molteplicità di aspetti:

età anagrafica del nuovo alunno

studi condotti nel paese di provenienza

accertamento delle competenze

titoli di studio posseduti

aspettative della famiglia. oscillano tra il modello “integrato”,come

Per quanto riguarda le politiche europee, esse quello

e quello “separato”,

italiano il quale prevede che gli allievi vengano inseriti nelle classi comuni,

come la Germania dove sono previste classi apposite per stranieri. Esistono anche soluzioni miste.

In Italia c’è il modello integrato, ma le emergenze e le iniziative di enti pubblici e privati fanno sì

che si formino di fatto classi “speciali”. Anche il modello integrato è più subito che progettato (le

scuole sono impreparate).

Il momento più critico è quello dell'inserimento del nuovo allievo nella classe prescelta.

Quindi vengono prese varie iniziative per facilitare l'inserimento:

rispondere ai bisogni linguistici di neoalunni e insegnanti;

rompere l’omogeneità culturale dei programmi inserendo aspetti etnici.

Spesso queste iniziative vengono delegate a figure esterne più o meno preparate e consapevoli.

Alcuni di questi sono i cosiddetti mediatori, linguistici e culturali.

Zoletto parla di mediatori madrelingua, autentici immigrati, che dovrebbero essere ben inseriti a

livello lavorativo e sociale nel territorio, in realtà sono spesso sottopagati, fanno altri lavori, fanno il

mediatore nei ritagli di tempo e la maggior parte di loro sono donne. La scelta delle donne è dettata

anche dal fatto che dovrebbero essere più “materne”.

Quindi un problema è il modo in cui la figura del mediatore viene percepita e utilizzata a livello

scolastico.

Dato che la classe è un insieme di relazioni tra allievi e allievi, allievi e insegnanti, insegnanti e

insegnanti etc., sono in realtà queste interazioni che decidono chi è incluso o escluso. La presenza

l’essere dell’allievo e può accrescere la

di figure esterne o mediatori sottolinea straniero

separazione dagli altri. Anche aggiungere qualche elemento etnico può rafforzare quest’immagine.

è un’operazione di cui beneficeranno tutti.

Mentre Reinventare la propria didattica

Bisognerebbe concentrare gli sforzi per: mettere più attenzione all’aspetto didattico e per mantenere

un atteggiamento di critica e autocritica, per evitare di cadere in stereotipi.

Cohen fa notare come in classe ci siano molte differenze culturali, le differenze in entrata, che

non derivano solo dall’essere stranieri, ma da molti fattori. Le differenze in entrata spesso si

trasformano rapidamente in differenze di performance.

Si formano così in classe delle gerarchie in cui gli allievi si assegnano l'un l'altro posizioni di

maggior o minor prestigio prendendo come indicatore le performance.

Tuttavia le differenze in entrata non predeterminano lo status dell’allievo nella classe perché si

combinano con tutta la vita extrascolastica e con la popolarità nelle relazioni tra pari.

Quindi per ridurre l'esclusione degli allievi stranieri non bisogna preoccuparsi solo della situazione

extrascolastica da dove quegli allievi provengono, ma bisogna intervenire anche sulle variabili

interne della classe, iniziando dall'organizzazione e dall'approccio didattico.

L’ordine tradizionale della classe era gerarchico (maestro da un parte, allievi dall’altra, lezione

frontale), ma mettere in atto la cooperative learning, con attività di gruppo con compiti precisi

permette di fare emergere capacità e abilità di solito non valorizzate dalla scuola

Cohen propone un idea di istruzione complessa,complex instruction= educazione comlessa, dove i

gruppi di lavoro devono essere eterogenei ,la consegna deve essere sempre complessa e richiedere

abilità diverse.

La valutazione individuale e di gruppo comprenderà una specifica molteplicità di abilità e

L’insegnante

performances. non è più il punto focale della classe, ma una figura che osserva,

progetta, organizza, facilità, valuta, come un manager.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di pedagogia generale e organizzazione scolastica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Mantovani: "Straniero in classe", Zoletto. Gli argomenti trattati sono i seguenti: Una pedagogia dell’ospitalità, Accoglienza, Prima conoscenza,Inserimento e metodi didattici, Educazione interculturale.Il testo si apre e si conclude con il concetto che l’insegnante deve avere uno sguardo “estraneo” nei confronti di se stesso e della scuola e che deve imparare a sentirsi straniero in classe.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia dello sviluppo e dei processi educativi (Facoltà di Psicologia e di Scienze della Formazione)
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eli.92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e organizzazione scolastica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Mantovani Susanna.

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