corso di pedagogia dell’infanzia e diritti dei bambini
scienze della formazione primaria – 1° anno, primo semestre
Pedagogia e diritti dei bambini
Uno sguardo storico
Emiliano Macinai
SOMMARIO
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CAPITOLO I – CHE COS’È LA PEDAGOGIA DELL’INFANZIA ............................................................. 3
LA SCOPERTA E LO SVILUPPO DEL CONCETTO DI INFANZIA .......................................................................................... 3
DALLA NEGAZIONE AL RICONOSCIMENTO DELL’INFANZIA - Norbert Elias e Philippe Ariès ....................................... 5
TRA L’OTTOCENTO E IL NOVECENTO: LA “SCOPERTA DELL’INFANZIA” .................................................................... 6
LA CONCEZIONE CONTEMPORANEA DELL’INFANZIA ...................................................................................................... 7
CAPITOLO II – L’INFANZIA NELLA STORIA E NELLA STORIOGRAFIA ......................................... 9
LA NASCITA DELLA STORIA SOCIALE ................................................................................................................................... 9
LA STORIA DELL’INFANZIA ...................................................................................................................................................... 9
LA RIVOLUZIONE STORIOGRAFICA DEGLI ANNI ’60 ........................................................................................................ 11
L’INFANZIA COME NUOVA FIGURA STORICA .................................................................................................................... 11
IL “SENTIMENTO DELL’INFANZIA” ....................................................................................................................................... 12
CAPITOLO III – L’INFANZIA OTTOCENTESCA ..................................................................................... 14
DUE VOLTI D’INFANZIA ........................................................................................................................................................... 14
L’OTTOCENTO = “SECOLO-CERNIERA” ................................................................................................................................ 14
LE DIVERSE FORME DELL’INFANZIA ................................................................................................................................... 15
ENGELS E IL LAVORO MINORILE ........................................................................................................................................... 16
CAPITOLO IV – INFANZIA E VIOLENZA: IL CONTRIBUTO DI LLOYD DEMAUSE ..................... 18
LA PRATICA DELL’INFANTICIDIO ......................................................................................................................................... 18
LA PRATICA DELL’ABBANDONO ........................................................................................................................................... 20
LA RICERCA STORIOGRAFICA DI DEMAUSE ...................................................................................................................... 21
CAPITOLO V – DALLA TUTELA OTTOCENTESCA AL NOVECENTO DEI DIRITTI ..................... 23
L’OTTOCENTO E LA NASCITA DELLA TUTELA DELL’INFANZIA .................................................................................. 23
LE POLITICHE PER L’INFANZIA NELL’OTTOCENTO ......................................................................................................... 23
INFANZIA POPOLARE E POVERTÀ ......................................................................................................................................... 24
L’AZIONE DEI GOVERNI ITALIANI NELL’OTTOCENTO VERSO L’INFANZIA .............................................................. 25
L’EMIGRAZIONE INFANTILE E TRATTA DEI MINORI ....................................................................................................... 25
L’EMERGERE DEI DIRITTI DELL’INFANZIA TRA OTTO E NOVECENTO ....................................................................... 27
CAPITOLO VI – INTUIZIONI PEDAGOGICHE: GLI ALBORI DEI DIRITTI DEL BAMBINO ....... 28
LA DIMENSIONE CULTURALE E PEDAGOGICA .................................................................................................................. 28
L’IDEA DI BAMBINO NEL PRIMO NOVECENTO .................................................................................................................. 28
I PRECURSORI DEI DIRITTI DEI BAMBINI: ELLEN KEY .................................................................................................... 29
I PRECURSORI DEI DIRITTI DEI BAMBINI: JANUSZ KORCZAK ....................................................................................... 30
I PRECURSORI DEI DIRITTI DEI BAMBINI: MARIA MONTESSORI .................................................................................. 32
CAPITOLO VII – I DIRITTI SULLA CARTA: LE PRIME DICHIARAZIONI E IL PROBLEMA DEL
LAVORO ............................................................................................................................................................. 34
INFANZIA E LAVORO: L’ORIGINE DEI DIRITTI DEI BAMBINI ......................................................................................... 34
DALLA PROTEZIONE DEL BAMBINO CHE LAVORA ALLA PROTEZIONE DAL LAVORO .......................................... 34
LE DUE FASI DEI DIRITTI DEI BAMBINI IN RELAZIONE AL LAVORO ........................................................................... 34
LE PRIME DICHIARAZIONI SUI DIRITTI DELL’INFANZIA ................................................................................................. 35
IL RAPPORTO TRA LAVORO E SCUOLA NEL PRIMO NOVECENTO ................................................................................ 37
DAL DIRITTO AL LAVORO ALLA PROTEZIONE DAL LAVORO ....................................................................................... 38
CAPITOLO VIII – DALLA DICHIARAZIONE DI GINEVRA ALLA CONVEZIONE DEL 1989 ........ 40
L’INFANZIA NELLA CULTURA DEI DIRITTI FONDAMENTALI ........................................................................................ 40
LE TRE FASI STORICHE DEI DIRITTI UMANI ....................................................................................................................... 40
L’INFANZIA COME NUOVO SOGGETTO DI DIRITTI ........................................................................................................... 41
1. LA DICHIARAZIONE DI GINEVRA (1924) ........................................................................................................................... 41
2. LA DICHIARAZIONE DI NEW YORK (1959) ....................................................................................................................... 42
3. LA CONVENZIONE SUI DIRITTI DELL’INFANZIA (1989) ............................................................................................... 43
CAPITOLO IX – IL BAMBINO È UN CITTADINO. DALLA CRC VERSO UNA NUOVA CULTURA
DELL’INFANZIA: IL CONTRIBUTO DI ALFREDO CARLO MORO .................................................... 46
DIRITTI DELL'INFANZIA: UN’IDEA COMPLESSA E IL SUO PARADOSSO ...................................................................... 46
IL CONTRIBUTO DI ALFREDO CARLO MORO ...................................................................................................................... 46
LA SECONDA FASE DEL CAMMINO DEI DIRITTI DELL’INFANZIA ................................................................................ 47
STRUTTURA DELLA CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELL’INFANZIA (CRC) ......................................................... 48
LE 3P DEI DIRITTI DELL'INFANZIA………………………………………………………………………………………….49
LA RATIFICA DELLA CRC E IL SUO VALORE GIURIDICO E PEDAGOGICO .................................................................. 50
IL BAMBINO È UN CITTADINO: DALLA CRC A UNA NUOVA CULTURA DELL’INFANZIA ....................................... 51
2
CAPITOLO I – CHE COS’È LA PEDAGOGIA DELL’INFANZIA
Pedagogia generale = scienza che riflette sui temi portanti dell’educazione, a partire da interrogativi che si rinnovano in
ogni momento storico e contesto umano. La pedagogia generale si domanda che cos’è l’educazione, come si realizza,
quali sono i suoi fini, quali sono i problemi che deve affrontare e i suoi mezzi. Questa disciplina possiede diverse
ramificazioni che si concentrano su ambiti di riflessione più specifici.
“PEDAGOGIA DELL’INFANZIA” = scienza che si occupa di elaborare un sapere
complesso sulle teorie e sui modelli delle pratiche educative in rapporto al bambino.
SOGGETTO DI STUDIO: IL BAMBINO
Il suo scopo è quello di cogliere quali sono stati i mutamenti del corso del divenire storico, attraverso un’indagine di
tipo storico-ermeneutica (tale disciplina non si interessa dello studio del bambino al fine di costruire un sapere profondo
su di esso):
- chi è il bambino al quale stiamo facendo riferimento
- cos’è l’infanzia nel nostro periodo storico
- come sono mutati i significati di infanzia nel passare dei secoli ecc.…
L’idea dell’infanzia, come tutte le idee umane, è un prodotto storico che subisce mutamenti nel tempo in rapporto al
mutare delle condizioni di vita, sociali e culturali della civiltà che fa esperienza di tali condizioni.
LA SCOPERTA E LO SVILUPPO DEL CONCETTO DI INFANZIA
Il percorso di costruzione dell’interesse per l’infanzia si realizza in un processo lento che avviene tra il 1500 e il 1900.
Lo possiamo riassumere come il sorgere di tre novità che giungono a caratterizzare lo sguardo dell’adulto:
SENTIMENTO DELL’INFANZIA → INTERESSE PER IL BAMBINO → SCOPERTA DELL’INFANZIA
Tra Ottocento e Novecento si sviluppa una nuova idea: l’infanzia è un’età specifica della vita umana. Questa “scoperta
dell’infanzia”, di cui parla PHILIPPE ARIÈS è il risultato di un lungo processo storico che, nel corso di circa quattro
secoli, ha trasformato in modo lento ma profondo la vita e la cultura delle civiltà occidentali.
• Inizio della trasformazione: con l’avvento della modernità, a partire dal XVI secolo.
• Compiuta trasformazione: nella contemporaneità, tra Ottocento e Novecento, quando l’infanzia diventa
oggetto di attenzione specifica in ambito educativo, sociale e culturale.
Che cosa avviene/cambia? Durante questi anni si verifica una progressiva separazione del mondo del bambino da
quello dell’adulto e dunque si sviluppa una definizione dell’infanzia.
IL MODELLO TRADIZIONALE D’INFANZIA
Nelle epoche precedenti al cambiamento, esisteva un modello tradizionale d’infanzia che si fondava sull’assenza di
una vera idea di infanzia.
Il bambino non era riconosciuto come individuo con un valore proprio in quanto veniva definito solo in relazione
all’adulto, come “negativo dell’adulto”. Non era possibile dare una definizione della parola “bambino”, senza ricorre a
una negazione delle caratteristiche dell’essere adulto, e ciò provocava un mancato riconoscimento dell’in-sé del bambino.
“infans” - termine latino che significa “colui che non parla”. Di conseguenza:
• si pensa che il bambino non parli, non pensi e non agisca (negazione del logos = linguaggio e pensiero);
• il bambino non viene riconosciuto per ciò che è, ma solo per ciò che non è ancora;
• l’identità del bambino viene così espropriata, cioè negata nella sua autonomia.
3
L’infanzia è vista come una fase “vuota” o priva di valore nella vita umana. È considerata una parentesi da superare il
più in fretta possibile, una fase di “non piena umanità”.
Solo dopo la fine dell’infanzia l’individuo può essere riconosciuto come uomo vero, cioè capace di:
- pensare e parlare (per pochi)
- lavorare e produrre (per la maggioranza)
LA “VITA VERA” COMINCIA SOLO QUANDO FINISCE L’INFANZIA
Da questa visione deriva una pratica coerente: il bambino deve diventare adulto il prima possibile.
Che cosa succede? La società mira a ridurre la durata dell’infanzia.
Con quale obiettivo? Includere rapidamente il bambino nella vita sociale e produttiva.
In quale modo? Attraverso il lavoro: lavorare significa diventare grande e ciò segna la fine dell’infanzia e
l’inizio della vera vita sociale.
Tanto prima finisce l’infanzia e quanto prima il bambino accede all’adultità, ovvero assume un ruolo attivo nel processo
di produzione delle risorse indispensabili per la soddisfazione dei bisogni primari della famiglia e della comunità.
Si tratta di una visione che nasce nelle società premoderne che hanno come priorità la sopravvivenza materiale. La loro
vita è dominata dalla lotta quotidiana per la sopravvivenza, dove non esiste possibilità di “rimandare” o progettare:
tutto si concentra nel presente e nelle necessità immediate.
Bambini e adulti condividono la stessa realtà fatta di:
- fatica, miseria e penuria;
- stessi luoghi, spazi, tempi e compiti;
- esperienze precoci di dolore e sofferenza.
L’infanzia non ha spazi propri o protetti: non esiste un “mondo dell’infanzia” separato da quello adulto.
Condivisione totale e adultizzazione: bambini e adulti vivono insieme e allo stesso livello; i bambini imitano presto gli
adulti, svolgono i loro stessi lavori e assumono le loro stesse responsabilità; non ci sono attività o tempi riservati solo ai
bambini (come gioco, istruzione o cura); l’obiettivo resta sempre quello di renderli utili il prima possibile, in una logica
di sopravvivenza collettiva.
Nel modello tradizionale, la violenza è il tratto comune delle relazioni tra adulti e bambini. Questa violenza è:
• Implicita, quando consiste nel negare l’identità e la specificità del bambino.
Forme: l’adulto non riconosce il bambino per ciò che è, ma solo come adulto in miniatura; vuole plasmarlo a sua
immagine e somiglianza, senza lasciargli tempo di crescere; gli nega il diritto di essere bambino.
• Esplicita, quando si manifesta nelle pratiche di educazione e di vita quotidiana.
Forme: metodi educativi duri e coercitivi; sacrifici imposti dalle condizioni di povertà e mancanza di risorse;
lavoro precoce, dentro o fuori dalla famiglia; maltrattamenti o abbandono, fino alla soppressione fisica dei
bambini “di troppo”, “non voluti”, “malati” o considerati “colpevoli”.
Tutto ciò è espressione di un mondo dove non esiste ancora l’idea di infanzia, e quindi manca la percezione del valore
della vita del bambino. 4
DALLA NEGAZIONE AL RICONOSCIMENTO DELL’INFANZIA - Norbert Elias e Philippe Ariès
NORBERT ELIAS: sociologo tedesco (1897 – 1990)
Sviluppa la teoria del “processo di civilizzazione”, attraverso lo studio dei processi di trasformazione delle società
europee nel lungo periodo. Egli osserva che: più una civiltà si sviluppa e si “civilizza”, più cresce la distanza tra il
mondo dei bambini e quello degli adulti.
Ciò significa che se nelle società antiche e premoderne, adulti e bambini vivevano insieme, senza distinzione; nelle società
moderne e contemporanee, invece, nasce la consapevolezza che il bambino è diverso, e che tale diversità non deve
essere annullata o colmata troppo in fretta.
La differenza non è più vista come mancanza, ma come caratteristica propria dell’età infantile, con bisogni, desideri e
ritmi specifici. Questo processo di separazione inizia nel XVI secolo, ma si compie solo tra Ottocento e Novecento.
PHILIPPE ARIÈS: storico medievalista francese (1914 – 1984)
Nel suo celebre studio “Padri e figli nell’Europa medievale e moderna” (1960) parla di “scoperta dell’infanzia”.
Secondo lui, prima dell’età moderna non esisteva una vera idea di infanzia; essa viene “scoperta” solo progressivamente.
L’espressione “sentimento dell’infanzia” di Ariès indica la nascita di una nuova sensibilità affettiva e morale verso i
bambini e la presa di coscienza che il bambino è un essere umano con valore in sé e per sé, non solo un adulto in
potenza.
Pur partendo da ambiti diversi (sociologia e storia), entrambi giungono a tesi concordanti → la nascita dell’idea di
infanzia è un fenomeno storico e culturale (non naturale), che segna un punto di svolta nella civiltà occidentale,
cambiando:
- i rapporti familiari (genitori–figli);
- la struttura sociale;
- le pratiche educative;
- la concezione stessa del bambino come soggetto con bisogni propri.
La “scoperta dell’infanzia” di Ariès corrisponde alla “separazione dei mondi” di Elias. Entrambe descrivono il lento
processo di riconoscimento dell’identità infantile.
L’affermazione di una vera idea d’infanzia può avvenire solo se cambiano:
1. le condizioni materiali e culturali della vita quotidiana;
2. il livello di conoscenza scientifica dell’uomo e del mondo.
Affinché ciò avvenga serve lo sviluppo di nuove scienze:
- medicina e pediatria: cura e tutela della salute del bambino;
- biologia: conoscenza dei processi vitali e della crescita;
- pedagogia: riflessione sull’educazione;
- psicologia: comprensione dei bisogni e delle tappe dello sviluppo.
Queste discipline permettono di eliminare superstizioni, credenze magiche e di riconoscere il bambino come soggetto
autonomo, degno di cure, protezione e rispetto.
In conseguenza alla nascita dell’idea di infanzia si crea progressivamente un mondo separato e protetto per i bambini
(casa, scuola, spazi dedicati). Gli adulti investono energie affettive, materiali e psicologiche per la crescita dei bambini e
la società riconosce che il bambino ha tempi propri di maturazione e che deve essere tutelato prima di diventare adulto.
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TRA L’OTTOCENTO E IL NOVECENTO: LA “SCOPERTA DELL’INFANZIA”
Ariès ed Elias concordano nel riconoscere l’Ottocento come il momento decisivo in cui il processo di scoperta
dell’infanzia (Ariès) e quello di differenziazione dal mondo adulto (Elias) giungono finalmente a compimento.
OTTOCENTO = NASCITA DEL MODELLO MODERNO D’INFANZIA
basato su nuovi valori educativi, affettivi e sociali
Il nuovo modello nasce grazie a due fattori fondamentali di trasformazione:
1. il cambiamento della famiglia, nascita della famiglia borghese moderna
2. la diffusione della scolarizzazione obbligatoria, nascita della scuola pubblica di massa
Questi due elementi rispondono alla stessa esigenza: riconoscere il bambino come soggetto debole, incompiuto,
bisognoso di cure e protezione, da educare e guidare fino alla maturità.
NASCITA DELLA FAMIGLIA BORGHESE MODERNA
Nella società borghese ottocentesca, la famiglia diventa il cuore della vita privata e il bambino assume un ruolo centrale.
• Prima: il bambino era visto come presenza transitoria, fragile, marginale (spesso segnata dall’alta mortalità
infantile); di conseguenza, non riceveva forti investimenti affettivi o economici.
• Ora (XIX secolo): il figlio diventa il centro affettivo e simbolico della famiglia; i genitori investono tempo,
denaro ed emozioni nella sua crescita e formazione; l’educazione del bambino diventa il principale strumento
di costruzione del futuro e del prestigio familiare.
Nasce così una nuova cultura dell’infanzia:
- più protetta, in quanto il bambino vive in uno spazio domestico separato dal mondo adulto e dal lavoro;
- più curata, per l’attenzione alla salute, all’alimentazione, all’igiene;
- più controllata e disciplinata, in quanto la protezione si accompagna alla sorveglianza e all’obbedienza.
Il bambino è amato e valorizzato, ma allo stesso tempo educato con rigore, in funzione del suo futuro ruolo sociale.
NASCITA DELLA SCUOLA PUBBLICA DI MASSA
Nel XIX secolo, con la nascita degli Stati nazionali moderni, l’istruzione assume un valore politico e civile
fondamentale:
- lo Stato vuole alfabetizzare la popolazione e formare buoni cittadini;
- la scuola pubblica diventa strumento di integrazione e coesione nazionale.
L’introduzione dell’obbligo scolastico segna un passaggio decisivo: l’infanzia ottiene riconoscimento sociale e
istituzionale. Ottiene un luogo specifico nella società, la scuola, pensata per rispondere ai suoi bisogni educativi primari
(alfabetizzazione e socializzazione).
Il bambino è considerato in formazione, non più un “adulto in miniatura”, ma un individuo che deve maturare
gradualmente. OBIETTIVO = APPRENDISTATO CIVILE
L’educazione serve a far acquisire al bambino le abilità e i doveri
necessari per diventare l’adulto che la società moderna si aspetta.
L’infanzia ottocentesca si configura come una realtà a due dimensioni complementari:
• Privatizzazione
Il bambino è protetto nella sfera domestica (famiglia borghese) → cura, affetto, protezione morale e materiale.
• Istituzionalizzazione
Il bambino è inserito nella scuola pubblica, organizzata per la sua formazione → educazione, disciplina,
modellamento secondo l’ideale di adulto “completo”.
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Questa duplicità genera nel passaggio al XX secolo un’idea bifronte dell’infanzia:
1. da un lato, età di debolezza e incompiutezza, che richiede protezione, guida e correzione da parte degli adulti;
2. dall’altro, età di importanza e valore autonomo, con bisogni e processi propri di crescita (fisica, psichica,
cognitiva, morale, affettiva e relazionale).
L’infanzia non è più solo una “mancanza di adultità”, ma una fase necessaria e preziosa nello sviluppo dell’essere umano.
Nel XX secolo si compie un cambiamento di prospettiva decisivo: si riconosce che il bambino non è solo ciò che
ancora non è (un adulto in po
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