Pedagogia della famiglia
Parte prima: contesto sociale e problematiche familiari
Luigi Pati: la famiglia nell'odierna temperie socio-culturale
La difficoltà a definire la famiglia, oggi, è propria di osservatori e persone comuni. La famiglia è protagonista di analisi socioculturali, politico-ideologiche ed etico-religiosa, e per questo comporta molteplici risultati che risultano sempre parziali. La difficoltà a definire la famiglia odierna deriva da tre tipi di trasformazioni verificatisi nell’ambito dell’istituzione in parola: morfogenetica, relazionale e valoriale. L’aspetto più preoccupante è il prevalere dell’incapacità di proporre rimedi efficaci.
La trasformazione morfogenetica della famiglia
Dagli anni '60/'70 stiamo assistendo all’emergere di nuove forme di convivenza tra i sessi e tra le generazioni. Queste si pongono o come alternativa alla famiglia tradizionale o come modificazione strutturale e contenutistica della medesima.
Nel corso dell’ultimo decennio molteplici studi hanno lumeggiato le radicali variazioni che nel nostro paese hanno interessato e continuano a coinvolgere la relazione uomo-donna. L’ISTAT fa un’indagine del 2009-2010 sul “matrimonio in Italia.” Da tali documenti emergono elementi che meritano attenzione, di seguito i dati riportati, tenendo conto della diversità riferita alle aree geografiche nord, centro, e sud.
- Calo dei matrimoni: la tendenza alla riduzione delle nozze, in atto dal 1972, si è particolarmente accentuata. Dal 2008 in poi abbiamo assistito a una diminuzione del matrimonio. Quasi a bilanciare i suddetti dati interviene il fenomeno del dilatarsi del periodo di fidanzamento che influisce indubbiamente sulla posticipazione delle nozze. L’età media degli uomini risulta intorno ai 32 anni, quella delle donne intorno ai 30 anni. Ci si sposa sempre più tardi. Le ragioni della posticipazione sembrano siano dovute al completamento degli studi o alla ricerca di un lavoro. Incremento di matrimoni celebrati con rito civile. Una crescita dell’aumento è da attribuire alla crescente diffusione dei matrimoni misti e dei secondi matrimoni. Tuttavia, la propensione si riscontra anche quando si considerano le prime nozze tra cittadini italiani.
- Diffusione delle convivenze prematrimoniali: negli ultimi decenni questo fenomeno è andato via via progredendo, acquistando caratteristiche inedite rispetto al passato. La convivenza prematrimoniale è in rapida espansione, si intensificano le convivenze prematrimoniali presso la fascia di coloro i quali hanno già avuto un’esperienza matrimoniale, prima di contrarre un secondo o un terzo matrimonio. La convivenza prematrimoniale si configura frequentemente come un periodo di prova dell’unione. Guadagnano terreno anche le convivenze in cui almeno uno dei partner è in attesa di una sentenza di divorzio.
- Inclinazione a costruire la famiglia al di fuori del vincolo matrimoniale: sono sempre più numerose le coppie di fatto con figli. L’indagine connette il profondo cambiamento dei modelli familiari con l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro. (ISTAT: dal 1994 al 2004 si è alzato al 70%)
- Aumento costante di separazioni, divorzi e secondi matrimoni: attualmente in quasi il 10% delle nozze almeno uno degli sposi è alla sua seconda esperienza matrimoniale. La tipologia più frequente tra i secondi matrimoni è quella in cui lo sposo è divorziato e la sposa è nubile; segue il caso opposto. Quasi tutti questi matrimoni sono celebrati solo con il rito civile.
- Diffusione dei matrimoni misti: Una delle novità più interessanti è quella delle coppie in cui uno dei due sposi è di cittadinanza straniera. Va rilevato che i matrimoni misti nella gran parte dei casi sono secondi matrimoni e anche per questo fatto sono spesso celebrati con il solo rito civile. Essi sono più diffusi al nord e al centro del paese, aree in cui è più stabile e radicato l’insediamento delle comunità straniere. Al sud e nelle isole, invece, il fenomeno assume ancora proporzioni limitate. Importa sottolineare che nelle coppie miste non si riscontra più la tradizionale “somiglianza” tra gli sposi: si rilevano maggiori differenze di età e di titolo di studio.
Le trasformazioni relazionali della famiglia
Espressione “nuovi genitori,” è spesso adoperata per significare il passaggio, nelle odierne forme di vita familiare, da un modo tradizionale di intendere le funzioni parentali ad uno rinnovato. I “nuovi genitori” sembrano versare in una vera e propria situazione di spaesamento relazionale. Il termine spaesamento è spiegato come senso di smarrimento e di estraneità, provato da chi si trova in un ambiente nuovo e sconosciuto. Considerato il significato del termine è opportuno rilevare che nel momento in cui si verifica l’accesso allo stato di paternità/maternità, si costruisce una zona d’ombra. Nel momento in cui si verifica l’accesso allo stato di paternità/maternità l’uomo e la donna si trovano coinvolti in un processo di profonda trasformazione degli schemi comunicativi. Cambiano le priorità, si modificano le esigenze, mutano le attenzioni. Nel complesso si può dire che la nascita del figlio si costituisce come causa primaria di una situazione di vero e proprio spaesamento coniugale.
Ai nostri giorni questa situazione è cambiata. Fino alla metà degli anni '60, dai giovani coniugi lo spaesamento relazionale suscitato dall’accesso allo stato di paternità/maternità spesso era governato in virtù di forme di continuità valoriale e comportamentale tra le generazioni: i modelli dei propri genitori risultavano rassicuranti, così come i valori tradizionali. Tra la seconda metà degli anni '60 e la prima metà degli anni '70, ci fu una grande rottura in campo socioculturale. La contestazione studentesca innescò un vero e proprio processo di separazione culturale tra le generazioni. I nuovi genitori degli anni '70 si alimentarono a orientamenti valoriali alternativi a quelli dei padri. Tre elementi di distinzione:
- Rifiuto del collegamento diretto tra esercizio della sessualità e legame matrimoniale a favore della libertà comportamentale per entrambi i sessi.
- Rifiuto della asimmetria di coppia, a favore di un legame fondato sulla assoluta parità tra i sessi.
- Rifiuto della relazione di autorità nel campo dell’educazione dei figli.
Nei paesi occidentali i suddetti cambiamenti culturali e di costume si accompagnarono a riforme legislative.
- 1970: l’introduzione del divorzio
- 1975: fu emanata la legge riguardante la riforma del diritto di famiglia che istituì la completa parità tra i coniugi
- 1978: si introdusse la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza
Con tali leggi si avviò una vera e propria trasformazione del legame matrimoniale. Nel corso degli ultimi 40-50 anni, coloro i quali hanno scelto di accedere alla genitorialità in linea massima hanno intrapreso la via del costante confronto con i loro genitori. Il loro spaesamento è scaturito soprattutto dal desiderio di innovare il passato, di trovare nuovi modi e forme di genitorialità. Hanno così rivisitato i valori tradizionali, ricevendo in alcuni casi l’assenso e il sostegno delle generazioni anziane. Lo spaesamento è causato soprattutto dall’apparire di molteplici e inusuali forme di vita e modelli di relazionalità tra i sessi e tra le generazioni che non sembrano avere alcun collegamento con la tradizione.
Oggi l’essere coppia e l’essere genitore risentono in modo profondo della cultura mass-mediale: gli strumenti di comunicazione di massa sono diventati i nuovi oracoli. Il nuovo modello di coniugalità e di genitorialità si presenta come espressione di una profonda cesura con il passato, animato dalla ricerca di percorsi inusitati che ben poco hanno da spartire con la tradizione. Dopo il tramonto della famiglia coniugale moderna, stiamo assistendo oggi alla crisi della famiglia post-moderna. Le trasformazioni hanno causato molta incertezza in campo educativo. Le famiglie oggi si presentano come “nuclei domestici con alto tasso di fragilità,” fragilità che i soggetti interessati spesso non riescono a superare poiché mancano le possibilità di confronto diretto e di revisione reciproca con la fonte informativa. Oggi la fonte informativa primaria, i mass-media, non si dispone al confronto e alla correzione: essa impone il proprio verbo.
Le trasformazioni valoriali della famiglia
I valori che hanno contrassegnato la vita familiare nel passato oggi sono spesso trascurati. Amore, vita, perdono, accoglienza, rispetto, valori cambiati. Preme riflettere sulla trasformazione che sembra aver subito il valore su cui poggia la vita coniugale e familiare: l’amore.
- Temporaneità dell’amore coniugale: coppie oggi incapaci di coltivare con impegno l’amore sponsale. Dalla seconda metà del '900 c’è stata una profonda evoluzione socio-culturale che ha favorito un processo di liberalizzazione sessuale (diffusione dei rapporti sessuali prematrimoniali ed extramatrimoniali = mobilità affettiva e sessuale). Quindi, l’accettazione del “matrimonio a tempo.” Se il vincolo coniugale è legittimato soltanto dal sentimento dell’amore, va da sé che, nel momento in cui questo viene meno o s’intreccia un rapporto d’amore con un altro partner, alla coppia non resta che sciogliersi. Aspetto pedagogico grave: viene meno nella coppia il valore di fedeltà.
- Vita di coppia fra tendenze contrastanti: la concezione odierna dell’amore fa emergere istanze di fusione accanto a esigenze di reciprocità e di autonomia. Coppia chiamata a trovare forme di equilibrio tra fusione/autonomia, continuità/temporaneità, parità/gerarchia dei ruoli e standardizzazione/specificità compiti e funzioni educative. Si comprendono meglio due fenomeni contemporanei, uno “nuove forme di vita coniugale e familiare,” l’altro la crescente instabilità coniugale. È prevalso l’amore come passione, a scapito dell’amore come progetto.
- Apertura all’alterità: Nelle nuove coppie atteggiamento diverso rispetto a quelle del passato. Mentre da queste ultime l’arrivo di un figlio era valutato come segno positivo, fonte di futuro benessere, dono di Dio, dalle prime spesso è avvertito come frutto di scelta subordinata al concertamento di altri obbiettivi, soprattutto professionali e materiali. Le indagini statistiche permettono di rilevare che, se fino ad alcuni anni fa le coppie con figli erano predominanti, oggi esse vanno sempre più diminuendo. Va sottolineato il peso esercitato anche da un altro fenomeno: il continuo posticipare l’accesso alla maternità e alla paternità da parte della coppia.
L’urgenza di una nuova cultura della famiglia
La famiglia oggi trova ragion d’essere soprattutto in interessi di tipo individualistico. Essa è spesso tutelata e accettata dai soggetti adulti solo in quanto intesa come mezzo attraverso cui garantirsi il conseguimento della felicità o soddisfazione materiale e spirituale in alternativa alla comune condivisione di significati onnicomprensivi e duraturi di cui è portatrice. La coppia risulta una realtà che tende ad incentrarsi sui partner. Coppia come mezzo attraverso cui garantirsi il conseguimento di felicità e soddisfazione materiale e spirituale. Essa è una realtà sempre più debole. Sottovaluta o trascura del tutto i suoi doveri educativi, sociali, giuridici, psicoaffettivi, che invocano atteggiamenti di fattiva collaborazione coniugale. La situazione descritta risulta alquanto grave. Con il suo protrarsi, essa può secondare il venir meno di quegli ultimi elementi, che danno ancora una certa consistenza socioculturale all’istituzione familiare:
- Interazione simbolico-culturale della famiglia con l’ambiente circostante: quanto più il matrimonio diventa una questione del tutto personale e privata. Le regole su cui poggia la coppia sono imprecise e mutevoli, soggette al variare dei luoghi e delle mode. Crescente laicizzazione dei matrimoni.
- Collegamento diretto tra capacità procreativa dell’uomo e formazione dei legami parentali: la vita sessuale non può essere separata dal radicarsi e dall'evolversi del senso di responsabilità personale e duale.
È facile a questo punto riconoscere l’urgenza dell’elaborazione e diffusione di una nuova cultura della famiglia. Nel campo della politica educativa della e per la famiglia urgono iniziative atte a suscitare il fascino del progetto matrimoniale e familiare.
Luigi Pati: lavoro e famiglia: un difficile equilibrio
L’odierna organizzazione del mondo del lavoro condiziona in modo forte tanto la nascita quanto il divenire della famiglia. I due contesti d’esperienza ubbidiscono a due logiche differenti di funzionamento, la cui composizione, oggi come in altri periodi storici è spesso intravista da osservatori, intellettuali, politici o dalla sfera affettiva a quella produttiva nella riaffermazione del primato di quest’ultima sulla prima. Riflettere sul tema, anche dall’angolo di visuale pedagogico, può aiutare a rintracciare inedite possibilità di conciliazione del binomio famiglia-lavoro e può giovare all’identificazione di possibili strategie socio-politico-economiche da intraprendere, che giovino a raccordare i tempi lavorativi con i tempi educativi cui sono chiamati ad attendere i genitori. Il lavoratore è visto in riferimento alle sue competenze e capacità con scarsa considerazione per il collegamento tra attività lavorativa e attuazione del progetto di vita. Da qualche anno studiosi e osservatori hanno cominciato ad esaminare il lavoro, prendendo in considerazione anche il contesto relazionale primario a cui appartiene il lavoratore: la famiglia.
Il lavoro nella vita dell’uomo e della famiglia
Aspetto pedagogico-educativo riflessione sul nesso tra attività lavorativa e la sua incidenza sull’assetto relazionale domestico serve a capire quale significato si riconosce al lavoro con il divenire personale familiare e sociale. L’antropologia personalistica permette di dire che il lavoro è una delle componenti di cui la persona ha bisogno per realizzare sé stessa. Tuttavia, occorre evitare il rischio di una sua assolutizzazione. Il lavoro serve per la realizzazione dell’uomo, della famiglia, della società. Esso è fondamentale per favorire l’inclusione sociale dell’individuo. Il lavoro non può essere valutato come unico elemento atta a garantire l’inclusione. Nell’attuale assetto societario prevale l’idea del lavoro come elemento di sussistenza materiale, non di realizzazione umana; oppure il lavoro come mezzo per conseguire fini quantificabili, a scapito di quelli di senso. Le trasformazioni che si vanno registrando nel campo dell’organizzazione del lavoro fanno pensare che tali nuove forme non siano compatibili con le esigenze familiari:
- Flessibilità lavorativa e progetto di vita familiare: se manca il lavoro per il giovane diventa difficile pensare con responsabilità alla costruzione di una comunità relazionale nel quale poi accogliere la vita. Lo stato di disoccupazione impedisce ai giovani di prendere in seria considerazione il progetto matrimoniale e familiare e di concretarlo in un arco di tempo ragionevole. La flessibilità lavorativa non agevola granché le nuove generazioni nel compito di progettazione esistenziale. Nel nostro paese un’ampia fascia di giovani-adulti è contrassegnata dal fenomeno dell’insediamento della precarietà, ossia dal vivere in un alternarsi di periodi di disoccupazione e periodi di lavoro temporaneo. L’insicurezza del presente ostacola il soggetto a prefigurarsi l’avvenire, a proiettarsi nel futuro, a disporsi alla scelta. Per rappresentare questa condizione è stato enucleato il concetto di vulnerabilità. Che sta ad indicare la condizione di fragilità che viene a segnare alcuni soggetti allorché si verificano particolari eventi come la disoccupazione, il lavoro precario o flessibile. Indica una situazione di vita in cui l’autonomia e la capacità di autodeterminazione dei soggetti è permanentemente minacciata. La condizione di vulnerabilità acquista colorazioni particolari se, anziché al singolo individuo, la si riferisce alle cosiddette “coppie flessibili,” ossia ai soggetti conviventi accumunati da un’occupazione precaria, instabile. In questo caso si parla di vulnerabilità relazionale potenziata. Nella situazione di lavoro atipico degli entrambi i partner, i bambini sono i soggetti che risentono direttamente degli effetti dello stato di precarietà economica dei genitori. Il vissuto dei genitori in molti casi è di vera e propria sofferenza, specialmente per l’impossibilità di creare attorno ai figli un contesto educativo familiare equilibrato.
- La frattura tra vita coniugale/familiare e il mondo del lavoro: i tempi lavorativi precludono gli spazi non soltanto per la progettualità di vita ma anche e soprattutto per coltivare il rapporto di coppia, i legami familiari e sociali. Per le giovani generazioni le “normali” difficoltà che s’incontrano quando si decide di costruire una famiglia sommandosi a quelle suscitate sia dal lavoro flessibile sia dalla nascita del figlio sia dai tempi e ritmi lavorativi dei genitori fanno delle nuove famiglie dei sistemi relazionali oltremodo vulnerabili. Parlare di fragilità familiare significa fare uso di una categoria interpretativa di un fenomeno che va letto nella singolarità delle parti da esso toccate. Tuttavia, le argomentazioni precedentemente svolte spingono a dire che scegliere di essere famiglia, oggi, è per le giovani coppie più difficile rispetto a quelle del passato. Le fragilità delle nuove famiglie frequentemente sono attutite dalla rete di parentela e/o amicizie dei giovani.
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