Pedagogia della famiglia
Presentazione del corso
Domenico Simeone
Le registrazioni saranno disponibili su Panopto per una settimana. Tutti i file di presentazione utilizzati durante la lezione sono disponibili su Blackboard. Il corso è in alternativa a pedagogia sociale e interculturale, entrambi da 9 CFU, per problemi di conteggio complessivo per lavorare nei servizi dell’infanzia in cui bisogna ottenere 55 CFU totali.
Orario: Le lezioni iniziano alle 9:45 e terminano alle 12:15.
Oltre all’educazione formale nei contesti istituzionali, ha fondamentale importanza l’educazione in contesti non formali: in famiglia non ci sono ore di lezione, ma durante la vita di tutti i giorni avvengono cose che hanno valore significativo per l’educazione dei bambini e lasciano un segno. Anche nel rapporto di coppia ci sono elementi educativi, ma è una delle esperienze che tocca maggiormente l’intimo della persona e sono relazioni che segnano profondamente la persona e hanno valore educativo. Vedremo come la famiglia può essere aiutata a gestire meglio queste relazioni.
Uno dei rischi e dei limiti è quello di banalizzare i temi che affronteremo a lezione poiché ognuno di noi ha esperienza diretta, opinioni diverse e modi diversi di concepire. Dunque, bisogna guardare questi temi con un’intelligenza pedagogica e dobbiamo essere in grado di argomentare le nostre opinioni.
Questioni epistemologiche
Capiremo cos’è che fa della pedagogia della famiglia una scienza, vedremo i contenuti tipici della famiglia negli ultimi 50 anni, affronteremo alcune problematiche socioculturali che hanno ricadute sulla realtà familiare e sull’andamento delle relazioni educative (cambiamento del ruolo del padre); cercheremo di capire le dinamiche educative che qualificano la famiglia e come questa possa contribuire allo sviluppo e alla crescita dei suoi membri. La famiglia non è solo una realtà privata ma è anche una realtà sociale.
Programma del corso
- La famiglia nell’attuale contesto socio-culturale
- Aspetti epistemologici della pedagogia della famiglia
- Aspetti metodologici della ricerca per lo studio pedagogico della famiglia
- Concetti fondamentali nell’ambito della pedagogia della famiglia
- La consulenza educativa
- L’accompagnamento pedagogico alla genitorialità adottiva
Testi di riferimento
Primo semestre:
- "Il dono dell’educazione" D. Simeone, Scholè, Brescia, 2021
- "Accompagnare l’adozione" A. Tabacchi, UNICOPLI, Brescia, 2021
Secondo semestre:
- "La consulenza educativa" D. Simeone, Vita e Pensiero Milano, 2021
- "Parole per educare. Vol. 2 Pedagogia della famiglia" M. Amandini, L. Cadei, P. Malavasi, D. Simeone Vita e Pensiero, Milano
Piccoli gruppi di presentazione di alcune parole chiave per esposizione nel secondo semestre. Chi farà questo lavoro potrà portare il lavoro all’esame e dunque durante l’esame si può partire dalla ricerca per portare anche testimonianza dell’esperienza. Ci saranno incontri con esperti (es. Tabacchi) con cui dialogare e raccogliere informazioni in più e ci saranno anche degli approfondimenti tramite situazioni particolari e visione di alcuni spezzoni di film.
Esame
Il corso presenta una possibilità a Gennaio-Febbraio di sostenere un esame parziale sui primi due testi che vengono presentati nella prima parte del corso. Ci saranno ulteriori informazioni su come prenotarsi ai colloqui, ma le date saranno le medesime degli appelli ufficiali dello scorso anno per la sessione invernale. Ci sarà un voto sulla prima parte che peserà il 50% sul voto complessivo. Il voto finale sarà circa la media matematica dei due colloqui. La possibilità di dividere l’esame in due parti c’è anche a giugno e a settembre, l’importante è completare entrambi gli esami entro Gennaio-Febbraio dell’anno 2024, chiusura dell’anno accademico.
Orario di ricevimento
12:30 - Presidenza della facoltà di scienze della formazione. Si possono prendere anche colloqui online tramite mail. Le mail non sempre vengono lette, dunque si consiglia di riscrivere al professore o meglio di parlare a fine lezione del problema riscontrato.
3/10/2022
Il cambiamento della famiglia
Descrivere con delle parole la famiglia di ieri e la famiglia di oggi: cerchiamo di capire come la famiglia è cambiata tramite due esempi a partire da due brevi brani filmici:
- La famiglia di Scolan, in cui vediamo la presentazione che ci parla di una famiglia patriarcale, una famiglia del secolo scorso
- Una coppia dei giorni nostri di qualche anno fa
Abbiamo visto la famiglia in epoche diverse: la famiglia patriarcale riunita attorno al nuovo nato e una più vicina ai nostri tempi. Della famiglia moderna abbiamo invece un’immagine variegata, possiamo dunque dire che da una parte c’è una famiglia più rigida, più chiusa, più numerosa e allargata mentre dall’altra parte c’è una famiglia aperta, libera ma meno numerosa, addirittura nucleare e che ha altre caratteristiche.
Il dono dell’educazione - Un nuovo patto per le generazioni
L’educazione è il dono più grande e prezioso che le generazioni avanti negli anni possono dare alle generazioni che seguiranno, il dono più grande che si possa fare a qualcuno che sta crescendo è dare l’educazione in quanto è come dare gli strumenti che possono farlo crescere; dunque è come aiutarlo a crescere avendo un bagaglio che permette di affrontare le situazioni della vita. Da un lato si dà una mappa per muoversi nella vita e dall’altro una bussola, uno strumento per capire dove muoversi. Uno dei compiti fondamentali che i genitori assumono decidendo di far crescere un figlio è quello di creare le condizioni affinché il figlio possa trovare la propria strada e non spingerlo a prendere la strada che vogliono i genitori, ma questo gesto di responsabilità e di libertà non è facile da realizzare. È questa la dimensione generativa che sta all’interno della relazione educativa: il fatto che io non costringo a fare quello che io voglio per lui ma il fatto che io provo a dare all’altro gli strumenti affinché lui possa trovare la strada che corrisponde ai suoi desideri, ai suoi sogni e alle sue aspettative. Purtroppo non avviene sempre così nelle famiglie, ci sono famiglie che invece indirizzano i propri figli e creano delle aspettative tali che i figli si sentano in dovere di corrispondere a queste aspettative. Oppure, a volte nasce un negoziato tra quello che i genitori vogliono e quello che i figli vogliono fare, così come altre volte il desiderio dei figli è condizionato da elementi esterni che rendono più desiderabile alcune cose e altre meno, ma questo non sempre corrisponde all’attitudine che i ragazzi portano dentro di sé. Oggi questo dono subisce dei condizionamenti, dunque molto spesso le persone avanti negli anni non si sentono legittimate a donare qualcosa a chi sta crescendo e chi sta crescendo non sempre riconosce questo dono prezioso di cui essere grati. Mentre nella società tradizionale era più facile pensare che gli anziani fossero dei depositari di un sapere, di una conoscenza che poteva essere utile alla vita, oggi non è più così: nella società contadina i giovani che crescevano in una cascina facevano riferimento alle generazioni più anziane per poter conoscere i trucchi, gli strumenti, per poter coltivare i campi e per poter accudire gli animali che venivano allevati. Erano gli anziani a custodire un sapere che era utile per la vita, ed erano loro che potevano trasmetterlo a chi cresce. Oggi invece accade spesso il contrario, in quanto le nuove tecnologie sono diverse, noi possediamo una conoscenza tecnica più avanzata di quella dei nostri nonni e dunque sono loro a chiedere aiuto a noi, sembra così essersi rovesciata la situazione. Il rischio è che chi è avanti negli anni non si aspetti di avere un sapere utile per la vita ma anche chi sta crescendo non si aspetti che le persone più avanti possano donarci qualcosa di utile. Se si rimane nell’ambito del sapere strumentale, questo probabilmente è vero, ma se allarghiamo lo sguardo rispetto al sapere sulla vita, alle domande di senso che ci interrogano in alcuni momenti cruciali, forse ancora le persone che hanno vissuto di più hanno un sapere utile per chi sta crescendo.
Quello che noi sappiamo dagli studi antropologici è che il dono costituisce un legame. Quando vogliamo sottolineare un legame particolare facciamo un dono particolare a quella persona, e quando riceviamo un dono particolarmente rilevante ci sentiamo in obbligo verso quella persona. "Ob-bligare" significa costruire un legame con quella persona. Ci sono dei legami che soffocano e ci sono legami che nutrono e liberano, che fanno crescere: in una famiglia possiamo trovare legami del primo tipo, dunque dei legami che in qualche modo non permettono di conquistare spazi di libertà, oppure possiamo trovare dei legami che sono generativi, che permettono di spiccare il volo e di crescere. Questo porta con sé una differenza fondamentale. Le caratteristiche di un dono generativo nel rapporto tra generazioni siano legate al fatto che chi dona riconosca al tempo stesso di essere stato destinatario di un dono e dunque non si aspetti una restituzione da parte di colui che ha fatto un dono, ma lo lasci libero di diventare a sua volta un donatore. Successivamente, nel momento in cui io divento donatore, spendo la mia vita per aiutare i miei figli a crescere, non mi aspetto che loro mi riconoscano qualcosa perché quello che sto facendo è già la restituzione di quello che io ho ricevuto. Ciò permette ai miei figli di essere liberi e di guardare al loro futuro e di non essere obbligati a restituire quello che hanno ricevuto, ma lo possono restituire a qualcun altro. In questo modo si apre una catena generativa che apre al futuro. Al contrario, se io non riconoscessi di essere già stato destinatario di un dono e pretendessi dai miei figli una restituzione di tutto quello che io ho fatto per loro, creerei un vincolo, un circuito chiuso che non si apre alla generatività. Il dono dell’educazione è un dono che diventa generativo nella misura in cui è un dono per la libertà e non un dono per la costrizione. Per fare ciò bisogna attivare la comunicazione tra le generazioni; uno dei limiti di oggi è che molto spesso le generazioni non si parlano, non si comprendono, i giovani fanno fatica a comprendere le persone più anziane e le persone più anziane guardano i giovani con pregiudizio. L’idea di fondo è che le persone che sono più avanti negli anni non riconoscono nei giovani che stanno crescendo qualcosa di positivo, mentre il futuro è nelle mani dei giovani e in ogni generazione gli adulti hanno fatto fatica a comprendere i giovani e i giovani hanno fatto fatica ad affidarsi alle persone che erano più avanti con gli anni. Dal punto di vista educativo, questo rapporto deve essere invertito e deve essere costruita una relazione significativa e importante. Chi ha vissuto di più porta con sé un dono che oggi sembra che nessuno voglia ricevere, mentre il dono è molto importante ma deve essere un dono che libera e non che vincola.
Nella relazione di figliolanza, mentre riconosciamo di aver ricevuto un dono, siamo al tempo stesso consapevoli di non essere padroni dell’avvenire del nostro dono: nel momento in cui do la vita a un figlio non sono più padrone della sua vita, dunque da questo punto di vista ci sono sempre rischi nella relazione educativa, ma un dono autentico rinuncia ad ogni pretesa ed ad ogni progetto di controllo sul dono che è stato fatto, ma restituisce libertà all’altro. Questo non significa non avere più nessuna relazione o nessun dialogo, ma è un dialogo che accompagna l’altro a scoprire il suo percorso di vita. L’altro elemento che emerge è la gratitudine di chi riconosce di aver ricevuto un dono, questa gratitudine diventa anche una promessa degli adulti che decidono di farsi carico dell’educazione di un bimbo e di una bimba, la promessa di adulti che dicono e testimoniano con la loro presenza che la vita vale la pena di essere vissuta, ed è una promessa da parte dei giovani di essere generativi, di proporre qualcosa di nuovo. Ovviamente tra genitori e figli c’è una relazione che è asimmetrica. Per questo devono essere i genitori per primi a dare la possibilità di conquistare questa libertà ai figli, ma per farlo i figli necessitano degli strumenti per navigare, altrimenti significa metterli in una situazione di pericolo. (Immagine di Don Milani: è come buttare in aria un passero che ancora non ha imparato a volare). Quindi vedremo che la famiglia non può essere da sola ma ha bisogno di costruire delle alleanze, ha bisogno di costruire dei rapporti, ha bisogno di essere inserita all’interno di una rete di relazioni di un contesto sociale che deve crescere e svilupparsi.
Compito
Nella prossima lezione parleremo di diventare genitori e della nascita: chiedere dei ricordi della nostra nascita e cosa si ricordano i nostri genitori della nostra nascita o del momento della nostra adozione.
10/10/2022
Il dono dell’educazione - Un nuovo patto per le generazioni
La famiglia oggi tra fragilità e risorse
(Alle 11.15 Mostra dedicata alla scuola di Mario Lodi)
La scorsa lezione abbiamo visto una famiglia del passato di inizio '900 attraverso le immagini del film "La Famiglia" e abbiamo visto una famiglia patriarcale, molto tradizionale, dove il pater familias governava i processi di sviluppo della famiglia e dove l’ordine della famiglia era ben stabilito. Successivamente abbiamo visto una giovane coppia che cercava una location carina per celebrare il proprio matrimonio e che racconta un ipotetico futuro di vita della coppia. Il film racconta dell’ipotetica vita di questa coppia già impegnata nel mondo del lavoro, un lavoro che diventa di successo, ma sempre più esigente, che toglie spazio alla vita familiare. Anche questi due giovani diventano dei genitori e vanno incontro a una serie di difficoltà perché il mondo, la società, il lavoro non è pensato per chi ha dei figli e si fa fatica ad accettare questa dimensione della genitorialità e quindi i rapporti vanno un po' in crisi. Anche i rapporti con le famiglie di origine sono ambivalenti perché da un lato le famiglie di origine rischiano di essere troppo invadenti, dall’altro però non riescono ad essere davvero di supporto: questa coppia va incontro a una crisi che inizia con il secondo figlio, l’interruzione di gravidanza e successivamente in una ricollocazione della vita sociale dove ciascuno cerca in qualche modo una realizzazione personale più che una realizzazione familiare; questo fa sì che nella coppia ci siano anche dei tradimenti e dunque il rischio di rottura di questo legame. Esistono due rappresentazioni, è chiaro che le famiglie siano uniche, irripetibili e hanno una loro storia, hanno delle loro vicende e quindi noi non possiamo ragionare con generalizzazioni grossolane e stereotipate; oggi si possono notare cambiamenti e molte differenze e qualcuno vede questi cambiamenti come il segno di un declino inesorabile che porta la famiglia sull’orlo dell’abisso mentre io vi invito a pensare alla famiglia come una realtà che sempre nel corso dei secoli è stata in cambiamento e in trasformazione e dunque non è strano che ci siano dei cambiamenti oggi. Questi cambiamenti che oggi hanno investito la famiglia pongono degli interrogativi molto rilevanti, perché ci sono cambiamenti che ne stanno modificando l’architettura, la struttura e la domanda di fondo è se questi cambiamenti vengano soprattutto subiti dalle persone. Molto spesso nel dibattito televisivo o giornalistico si fa riferimento anche alle cosiddette nuove famiglie, facendo ad esempio riferimento alle famiglie o alle convivenze nate dall’unione di persone dello stesso sesso. La società si preoccupa di dare dei diritti anche alle persone che hanno un orientamento sessuale diverso, ma la convivenza di persone dello stesso sesso ha delle caratteristiche diverse rispetto alla famiglia tradizionale. Questo non è un giudizio di merito, ma credo che non sia corretto omologare tutte le forme di vita comune.
Ragioneremo intorno alla famiglia in modo classico in quanto il fatto che un legame abbia un vincolo, un riconoscimento pubblico, non è la stessa cosa di un legame che questo riconoscimento non ce l’ha. Noi molto spesso oggi siamo portati a relegare la vita di coppia alla vita familiare nel privato, ma ci dimentichiamo che la famiglia, la relazione tra genitori e figli è anche un bene pubblico; la società ha il dovere di tutelare questi legami perché sono un elemento prezioso per la società e al tempo stesso anche i coniugi e i genitori devono essere consapevoli di avere anche una responsabilità sociale e non soltanto la percezione di vivere un’esperienza individuale che non ha delle ricadute sull’intera società.
Conclusioni
Gli studi che hanno descritto l’evolversi e il cambiamento della famiglia evidenziano che le coppie sembrano non credere più al legame coniugale, quanto piuttosto al sentimento amoroso di durare nel tempo. Un primo aspetto che emerge è che mentre in passato il legame coniugale e la vita familiare, almeno nella percezione comune, erano un ancoraggio saldo, oggi questi legami sono diventati più fragili e più deboli. Ciò comporta che ci sia un investimento maggiore sulla realizzazione personale che non sulla realizzazione del progetto familiare.
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