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Domande orale neuroscienze

A.A 2024/2025 e 2025/2026

Università Cattolica del Sacro Cuore (BS)

Scienze e tecniche psicologiche

Docente: M. Balconi

Libro: Neuroscienze delle emozioni (M. Balconi)

1. Elettroencefalogramma

cap.

(EEG)

6 e 8

è

L’elettroencefalogramma (EEG) una tecnica elettrofisiologica non invasiva che consiste nella

misurazione delle lievi fluttuazioni di potenziale elettrico generate dall’attività spontanea dei

neuroni corticali tramite degli appositi sensori (elettrodi) applicati sul cuoio capelluto. Ha una

scarsa risoluzione spaziale ma un’eccellente risoluzione temporale, in quanto rileva l’attività del

è

cervello in tempo reale. Nell’ambito delle emozioni, l’EEG uno strumento utile per l’indagine

è

dell’asimmetria frontale associata alle valenze delle emozioni. Ad esempio, stata rilevata una

maggiore attività frontale destra in corrispondenza di stati emotivi negativi e, viceversa, una

maggiore attività frontale sinistra in corrispondenza di stati emotivi positivi -> collegamento con

è

l’asimmetria frontale e l’effetto lateralizzazione. Un altro ambito di applicazione dell’EEG quello

del neuromarketing, in particolare per quanto riguarda l’efficacia pubblicitaria. Tra le varie

metriche, infatti, l’EEG misura le variazioni dell’attività elettrica corticale delle regioni cerebrali in

funzione di variabili esterne e interne. Queste variazioni sono registrate a varie frequenze (theta,

è

alfa, beta e gamma), ciascuna delle quali correlata a diversi fenomeni fisiologici. Ad esempio,

una riduzione dell’attività occipitale di alfa viene utilizzata come indice di una maggiore risposta

attentiva visiva, in quanto l’area cerebrale occipitale risulta essere il centro di elaborazione visiva

del cervello. →

2. Risonanza magnetica funzionale

cap.

(fMRI)

6 e 8

è

La risonanza magnetica funzionale (fMRI) una tecnica di neuroimaging che misura e localizza i

cambiamenti nell’ossigenazione del sangue durante i compiti cognitivi, i quali richiedono l’apporto

di maggiore ossigeno nelle aree cerebrali coinvolte. La fMRI offre una risoluzione spaziale

è

estremamente elevata, perciò può essere più adatta di altri strumenti (es: EEG) quando

necessario individuare l’esatta localizzazione della risposta cerebrale. Tuttavia, a causa della sua

bassa risoluzione temporale, la fMRI spesso fornisce solo misure aggregate per un intero stimolo

e non fornisce informazioni su variazioni temporali minime. Per quanto riguarda le emozioni, le

tecniche di neuroimaging come la fMRI sono utili per osservare i circuiti neuronali associati a stati

emotivi diversi. →

3. Neurofeedback

cap. 2

è

Il neurofeedback una tecnica di psicofisiologia applicata che include il praticante in un circolo

virtuoso di apprendimento implicito, tracciando in primis le modificazioni fisiologiche centrali che

accompagnano alcuni stati mentali (es: l’attività elettrofisiologica del cervello) e,

successivamente, rafforzando le capacità del praticante di divenirne consapevole e di esercitarvi

un controllo intenzionale tramite:

- lo sviluppo di strategie individuali atte a interrompere reazioni automatiche indesiderate;

- l’allenamento delle abilità di autoregolazione emotiva e attentiva e di controllo esecutivo.

- I sistemi di neurofeedback si basano quindi sulla rilevazione delle modificazioni dell’attività

elettroencefalografica e hanno l’obiettivo di promuovere e potenziare le abilità cognitivo-

affettive del praticante, allenando la consapevolezza e il controllo attivo sui correlati

1

fisiologici cerebrali delle abilità di controllo cognitivo. Il neurofeedback persegue questo

scopo tramite la misurazione accurata di uno o più biosegnali (=segnali misurabili che

rispecchiano la fluttuazione dell’attività di una struttura o un sistema fisiologico) e la

successiva conversione di tali quantificazioni in feedback di facile comprensione. Questi

feedback consistono generalmente in un suono, in un grafico, in un’animazione o in un

videogioco che si modificano e rispondono alle alterazione dell’attività corporea. Essi

mostrano informazioni in tempo reale sulla modulazione degli stati di attivazione o

dell’attività fisiologica a riposo oppure durante l’esecuzione di un compito. I feedback

fungono da motore del processo di apprendimento implicito e di consolidamento delle

strategie individuali: sfruttando i principi del condizionamento operante, infatti, i sistemi di

neurofeedback restituiscono al praticante feedback positivi o negativi sull’andamento

dell’allenamento mentale, dandogli così modo di valutare direttamente l’effetto dei propri

è

sforzi. Il principale ambito di applicazione del neurofeedback quello del benessere (es:

regolazione emotiva, riduzione e gestione dello stress, mindfulness).

4. Biofeedback

cap. 4

è

Il biofeedback una tecnica di psicofisiologia applicata che si basa sulla misurazione accurata di

biosegnali di natura differente, ricollegabili all’attività periferica autonomica, ma anche somatica

(es: conduttanza cutanea, frequenza cardiaca, respirazione, temperatura, attivazione

muscolare). Successivamente, il biofeedback elabora queste quantificazioni in formato digitale e

le restituisce alla persona convertendole in un feedback di facile comprensione (visivo o acustico)

associato all’attività

. L’allenamento con il biofeedback ha l’obiettivo di aumentare la

consapevolezza individuale degli stati e dei cambiamenti fisiologici all’interno del corpo. Durante

l’allenamento, i partecipanti imparano a riconoscere gli stati fisiologici quando si verificano e a

è

gestirli efficacemente tramite un feedback diretto. Il biofeedback un metodo consolidato per

rafforzare i processi fisiologici carenti, ma può essere applicato anche per modulare gli stati

è

psicologici, come le emozioni o l’attenzione. Per questo motivo, si rivelato uno strumento prezioso

in ambito psicoterapico. →

5. Empatia e componenti neurofisiologiche

cap. 5

L’empatia può essere definita come la capacità di comprendere e condividere gli stati interni degli

altri. Essa viene considerata come un fenomeno complesso e multidimensionale, il quale include

una serie di processi funzionalmente distinti come: il riconoscimento emotivo, il contagio emotivo,

il priming emotivo, la capacità di distinguere i propri stati emotivi da quelli altrui e la capacità di

reagire ai propri stati interni. Più in generale, possiamo dire che l’empatia comprende una

componente cognitiva e una affettiva. L’empatia può quindi assumere varie forme che si situano

lungo un continuum, all’estremo del quale troviamo quelle che vengono definite come forme di

empatia di livello “meta”, come quelle cognitive, le quali, basandosi su un processo consapevole e

deliberativo, consentono agli individui di fare inferenze sugli stati corporei e affettivi, sulle

credenze e sulle intenzioni altrui, un processo che viene spesso definito “mentalizzazione”. Sul

versante affettivo, invece, la capacità di “sentire” l’altro media le componenti di regolazione degli

aspetti più relazionali ed emotivi. Le risposte empatiche, inoltre, possono essere modulate da

caratteristiche contestuali differenti, come la distanza sociale, l’affidabilità o l’appartenenza al

gruppo. Queste due forme di empatia (cognitiva ad affettiva) risultano essere supportate da reti

cerebrali e meccanismi neurobiologici differenti:

- L’empatia affettiva risulta essere associata all’attività delle regioni premotorie parietali e

temporali e ad alcune aree subcorticali coinvolte nel movimento e nella sensazione;

2

- L’empatia cognitiva risulta essere supportata da sistemi neurali come la corteccia

cingolata, la corteccia prefrontale e le aree temporali coinvolte nel controllo cognitivo e nel

processo decisionale.

La capacità di sperimentare empatia viene promossa da due processi fondamentali: le

competenze di mirroring e la capacità di mentalizzazione (vedi risposta sul mirroring).

6. Hyperscanning

cap. 3

è

L’hyperscanning una tecnica neuroscientifica che consente di studiare l’attività cerebrale di più

individui contemporaneamente mentre questi interagiscono tra di loro. L’hyperscanning si basa

sull’utilizzo simultaneo di più tecniche, come fMRI, EEG o fNIRS, per monitorare l’attività

è

cerebrale di due o più individui mentre essi interagiscono. Questa tecnica utile ad indagare i

meccanismi neurali sottostanti ai processi sociali (come comunicazione, cooperazione e

competizione), oltre che i meccanismi di sincronia intercerebrale conseguenti alla coordinazione

comunicativa e relazionale (vedi risposta sulla sincronizzazione e sintonizzazione).

7. Neuromarketing

cap. 8

Negli ultimi anni, le scelte e le preferenze dei consumatori sono state indagate attraverso l’utilizzo

di strumenti neuroscientifici, i quali hanno permesso di osservare il consumer behavior. L’utilizzo

di tali strumenti all’interno del marketing ha permesso di delineare la nascita di un nuovo campo

di indagine: il neuromarketing, il quale unisce le conoscenze della psicologia, delle neuroscienze e

dell’economia per comprendere al meglio il comportamento del consumatore e, soprattutto, le sue

risposte cerebrali e corporee di fronte a strategie pubblicitarie e di marketing. Ad esempio, al fine

di indagare meglio la natura dell’esperienza multisensoriale che guida i consumatori nella scelta

sènsòriàlè

di acquisto e di osservare quale modalità risultasse essere più coinvolgente per i

consumatori, uno studio recente di Balconi e colleghi ha analizzato le risposte cerebrali e

autonomiche di alcuni soggetti sperimentali durante l’esplorazione di un sito web di marchi di

è

bellezza, trasmesso in condizione video o in condizione audio-video. Dai risultati emerso una

maggiore attivazione delle bande delta e theta (coinvolte nei processi emotivi) durante la

presentazione degli stimoli audio-video. Inoltre, durante la presentazione degli stimoli audio-video

è emerso anche un aumento di conduttanza cutanea, mostrando quindi un maggior engagement

dell’individuo durante le condizioni multisensoriali. →

8. Misurazione delle emozioni

cap. 6

- Misure self-report -> si tratta di questionari in cui l’individuo deve auto-valutare le proprie

emozioni utilizzando delle scale (approccio delle emozioni discrete e approccio

dimensionale) o descrivendole verbalmente (approccio dimensionale). Alcuni esempi di

questionari self-report sono:

Geneva emotion wheel -> richiede di indicare l’emozione sperimentata scegliendo

o tra una o più emozioni appartenenti a 20 categorie distinte. Le emozioni sono

allineate in base alle dimensioni di valenza e controllo, in modo da formare 4

quadranti: negativo-basso, positivo-basso, negativo-alto, positivo-alto.

PAD emotion scale -> consente di valutare tre dimensioni specifiche delle emozioni,

o secondo gli assi: piacere-dispiacere, eccitazione-non eccitazione e dominanza-

sottomissione. è

Self-assesment manikin (SAM) -> utilizzato per la valutazione di tre componenti

o dell’emozione: valenza, arousal e dominanza. Contiene una scala per ognuna di

queste dimensioni. Vengono proposte delle figure grafiche che rappresentano

3

variazioni dello stato in ciascuna dimensione. Viene utilizzato anche per valutare le

reazioni emotive suscitate da alcune immagini, in combinazione con stimoli

precedentemente convalidati. è

International affective picture system (IAPS) -> un ampio set di fotografie a

o colori standardizzate ed emozionalmente evocative, le quali includono contenuti

appartenenti ad una vasta gamma di categorie semantiche. Si tratta di un database

internazionale che ha l’obiettivo di consentire un miglior controllo nella selezione

degli stimoli emotivi, la facilitazione del confronto tra diversi risultati e la

replicazione standard della somministrazione di stimoli emotivi.

- Componenti non verbali -> gli strumenti di codifica del comportamento del volto si dividono

in due categorie:

Approcci diretti -> si basano misurazione diretta dei movimenti facciali. I due

o strumenti più famosi sono il FACS e il MAX:

▪ Facial Action Coding System (FACS) -> strumento utilizzato per la

misurazione del comportamento mimico facciale. Il FACS identifica 44

muscoli indipendenti della muscolatura mimico-facciale, detti unità d’azione

(UA). Questi muscoli producono diversi pattern di movimenti ed ogni

è

movimento identificato da una UA. Vengono attribuiti dei codici ai

è

movimenti muscolari, dopodichè necessario codificare i comportamenti

facciali per determinare quali codici siano associati alle espressioni emotive.

▪ Maximally discriminative facial movement coding system (MAX) ->

strumento che si basa sull’identificazione di 30 pattern facciali che si

è

verificano in alcune regioni, come fronte, radice nasale, occhi, ecc. stato

sviluppato per l’utilizzo con i neonati e si basa sull’osservazione e la

registrazione del comportamento dei bambini in risposta a 20 stimoli. Le

registrazioni video sono poi osservate da dei giudici esterni che codificano

separatamente ciascuna espressione facciale, assegnandole un codice

numerico che corrisponde all’azione muscolare riconosciuta.

Approcci indiretti -> si basano sul giudizio di osservatori. Un paradigma molto noto

o è lo slide viewing technique (SVT), il quale richiede ai partecipanti di visualizzare

una serie di immagine cariche emotivamente durante la registrazione dei loro

comportamenti facciali. Queste registrazioni vengono poi sottoposte a dei giudici che

devono definire il contenuto e la risposta emotiva espressa.

È possibile misurare le emozioni anche attraverso l’indagine delle componenti vocali

utilizzando alcuni parametri della voce, come l’ampiezza e la frequenza.

- Misure autonomiche -> l’attività autonomica si riferisce alla misurazione delle variazioni

periferiche dell’organismo prodotte dall’attivazione del SNA, le quali possono consistere,

ad esempio, in risposte elettrodermiche e cardiovascolari. L’attività autonomica può

variare differentemente in relazione allo stato emotivo. Ad esempio, negli stati di paura si

assiste ad un aumento dell’attivazione simpatica, un’accelerazione cardiaca, un aumento

dell’attività elettrodermica e respiratoria e ad una diminuzione vagale cardiaca.

- Misure elettrofisiologiche -> EEG (vedi risposta dedicata)

- Tecniche di neuroimmagine -> forniscono informazioni sull’attivazione neurale. Ne sono

esempi la fMRI, la PET e la fNIRS (vedi risposte dedicate).

4 →

9. Sintonizzazione e sincronizzazione

cap. 3 e 6

Durante gli scambi interazionali, come ad esempio le conversazioni, si verificano specifici

meccanismi di sincronizzazione. Dal punto di vista neurofisiologico, la sincronizzazione può essere

definita come il coordinamento di due cervelli che funzionano temporalmente in accordo fra loro.

Le interazioni interpersonali prevedono, infatti, dei meccanismi di mirroring, imitazione e

attenzione congiunta che portano gli individui a sincronizzarsi tra loro, grazie anche alla capacità

degli individui di cogliere le intenzioni, di attribuire stati mentali e inferire le emozioni altrui,

sperimentandole a loro volta. Ciò dimostra come le azioni, le sensazioni e le emozioni degli altri

attivino delle specifiche rappresentazioni corticali in chi le percepisce, definite come attivazioni

è

vicarie. Dal punto di vista neurofisiologico quindi possibile ipotizzare l’esistenza di fenomeni di

accoppiamento cervello-cervello misurabili attraverso la connettività funzionale, definita come la

correlazione temporale tra eventi neurofisiologici spazialmente distanti. Si possono distinguere

due forme di sincronizzazione:

- Brain to brain -> processo di accoppiamento cerebrale che funge da esempio di

È

sintonizzazione intersoggettiva. attribuibile all’attuazione d comportamenti complessi

che richiedono agli individui di coordinare le proprie azioni secondo un insieme di regole

condivise. Tale processo potrebbe essere rappresentato come un sistema di

comunicazione wireless in cui due cervelli sono accoppiati tra loro tramite la trasmissione

di un segnale fisico che viene condiviso attraverso l’ambiente.

- Allineamento interattivo -> processo inconscio che permette la comunicazione e il dialogo

tra gli individui. Due interlocutori possono, ad esempio, allineare le proprie rappresentazioni

linguistiche, imitando reciprocamente le scelte delle forme grammaticali, delle parole e dei

significati. Esistono anche fenomeni di allineamento delle componenti vocali e mimiche.

è

In alcuni contesti possibile osservare anche sincronia motoria tra gli individui: l’interazione

empatica cinestetica (sincronia), detta anche empatia del movimento, viene spesso utilizzata nella

danza-terapia. Durante la danza-terapia, i danzatori e gli spettatori si muovono in sincronia e,

durante l’osservazione del movimento, gli spettatori giungono a simulare internamente le

sensazioni di forza e velocità del movimento stesso, modificando la configurazione statico-

dinamica del proprio corpo. L’empatia cinestetica indurrebbe quindi un’immagine corporea dei

movimenti, spingendo lo spettatore a simulare internamente i movimenti e a percepire il

cambiamento del suo stato corporeo. è

Al fine di indagare i meccanismi di sincronizzazione, stata recentemente sviluppata una nuova

tecnica chiamata hyperscanning (vedi risposta dedicata), la quale permette di registra

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/02 Psicobiologia e psicologia fisiologica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martaa.cavagnini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Neuroscienze cognitive con elementi di neuroanatomia funzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Balconi Michela.
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