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Caravaggio – Roberto Longhi

Solo la critica moderna ha fatto giustizia all’arte di Caravaggio che per tutto il Seicento e Ottocento era stata oscurata dagli storiografi del tempo che definivano quel tipo di arte “plebea”, cioè adatta a spiegare la spregiudicata e indecorosa naturalezza dell’artista.

Giovinezza e formazione

Michelangelo Merisi nacque nel borgo di Caravaggio il 28 settembre 1573. A Milano studia arte dal bergamasco Simone Peterzano. Fino ai 15 anni studiò con il maestro dimostrando già da subito grandi doti artistiche. Si mosse tra Lodi, Brescia, Bergamo, Cremona, Caravaggio, Milano. Il suo passaggio a Roma avvenne nel 1589-90 circa, all’età di sedici/diciassette anni. Diverse sono le tappe importanti che segnano l’artista durante il viaggio verso Roma: Annibale Carracci nella deposizione dei cappuccini a Parma dove la Madonna svenuta è un’anticipo della donna morta di Caravaggio. Poi a Firenze, Masaccio con i suoi affreschi del Carmine. (questa tappa può essergli stata suggerita da un testo del Vasari o da un trattato del Lomazzo).

Arrivo a Roma

Giunto a Roma, Caravaggio conduce una vita di miseria, passando di bottega in bottega dove faceva piccoli lavori. Giunto ospite dal monsignor Fantin Petrignani inizia a dipingere una serie di opere che diverranno poi importantissime ma allora vendute per pochissimi soldi come “ragazzo morso da un ramarro”; “il bacco”; “la Maddalena convertita”; “riposo nella fuga d’Egitto”. Conosce il maestro Valentino, un rivenditore di quadri che a sua volta gli presenta il cardinal Del Monte il quale gli offre vitto, alloggio e stipendio. La vita da boheme di Caravaggio finalmente finisce. Tutto questo avvenne attorno al 1592-1593.

Stile e innovazioni

Il chiodo fisso dell’artista era quello di una pittura fedele alla realtà e purtroppo dovette scontrarsi con un'altra idea di pittura a Roma. Non si ricercava verità alla pittura ma devozione e nobiltà di soggetti a qualunque tipologia appartenessero. La diligenza del Caravaggio è certezza di visione in unità di lume circolante. Il primo biografo competente ci disse che i primi quadri del Caravaggio furono nello specchio ritratti. Il Caravaggio si rivolgeva alla vita intera, e senza classi, ai sentimenti semplici e persino all’aspetto feriale degli oggetti, delle cose che valgono, nello specchio al pari degli uomini, delle figure.

Lo specchio infatti non è punto indispensabile della figura umana che se uscita dal campo esso seguita a rispecchiare il pavimento inclinato, le ombre, gli oggetti. Quando inizia a dipingere per se stesso ha già distrutto due grandi iconografie: la mitologia sacra e quella profana. Iniziò a dipingere soggetti che si fece fatica anche a intitolarli, poi quando si scoprì che celavano anche altri contenuti si iniziò a condannarli moralmente. Si mise fin da subito in cattiva luce perché queste novità erano senza decoro. In quel periodo si dipingeva solamente su commissione imposti esclusivamente da ecclesiastici o nobili collezionisti.

Critiche e opere

“Bacco con alcuni grappoli di uva diversa” destò subito molta polemica. Rispetto al Bacco michelangiolesco o di Bellini e Tiziano che gravano sull’apologia del corpo umano o del rapporto uomo-natura, quello di Caravaggio è un semplice garzone d’osteria romanesca su un triclinio plebeo. Ritrae spesso figure di adolescenti: perché erano i suoi principali modelli, ragazzi di strada figli di persone che conosceva dato che non si poteva permettere modelli veri. Ma anche perché in quel periodo era molto in voga l’angelismo. Un antico biografo ci avverte che Caravaggio non riusciva a fare ritratti riconoscibili e similitudinari ma li risolveva a suo modo.

“Il suonatore di liuto” è un bilanciamento di luce, ombra e penombra che avvolge nella stanza il giovane, rende la perfetta equivalenza mentale tra la figura e la mirabile figura morta di fiori e frutta a sinistra e il famoso riflesso della camera entro la caraffa. Attorno al Bacco restano ancora il vassoio di frutta, il nastro dimenticato, l’anguria e il melone affettati, la pera intatta e la pera a metà, le mosche. Le cose sembrano lasciate a se stesse e questa è un'altra eretica innovazione alla quale il pittore teneva tantissimo. Aveva dipinto la cesta comune, colma di frutta a buon mercato. Dove accanto alla mela sana, c’è quella bacata, accanto alle foglie virenti ci sono quelle scolorite.

Venne poi criticato per la mancanza di azione, di staticità delle opere. Azioni insignificanti come il Bacco che leva il calice, la sposa che porge i fiori d’arancio… Tutto questo perché lui, essendo osservante del vero, i soggetti li tiene davanti a sé mentre opera e perciò la scena manca di movimento. Come risposta l’artista dipinse “giovinetto morso dal ramarro” sorprendendo nell’aria l’istantaneo riflesso fisiologico del dolore lancinante ma non compariva lo stesso la historia. E lui ritentò dipingendo la “Medusa” dandole sempre una rappresentazione naturalistica, troppo letterale ma pure profonda e innovante.

“Riposo nella fuga in Egitto”: lo immaginò come un soggetto di ferma, una sosta in campagna della famiglia del falegname. La grazia dell’angelo è sì evidente ma non sorregge tutta l’opera.

“Maddalena”: non la dipinge come una cortigiana di lusso, ma la dipinge un po’ dall’alto a specchio inclinato mentre lacrimuccia sulla gota. Così Caravaggio si sceglieva i suoi primi argomenti di religione.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marty.pops di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della storia dell' arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Calogero Giacomo.
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