Capitolo primo: Lo sviluppo nel ciclo di vita
Le società tecnologicamente avanzate sono caratterizzate da una tendenza al cambiamento continuo e da un ciclo di vita più esteso. Questa specificità ha creato l’esigenza di comprendere l’intero processo di sviluppo umano, dalla nascita alla morte, all’interno di vari contesti culturali. Non è più, infatti, sufficiente considerare e spiegare lo sviluppo in termini di infanzia e adolescenza o dare per scontato che il bambino è semplicemente il precursore dell’adulto.
Lo sviluppo nel ciclo di vita è analizzato secondo un modello di sfida dello sviluppo: i processi e le diverse fasi della crescita sono analizzati in quanto sfide, cui l’individuo, sulla base delle proprie risorse, può rispondere in diversi modi. A seconda del tipo di risposta, egli andrà incontro a uno sviluppo, alla stagnazione o al deterioramento. Secondo tale modello interpretativo, l’età cronologica viene considerata un marker insufficiente per definire la transizione da una fase all’altra della vita.
Data la specificità delle società moderne, la suddivisione dello sviluppo secondo l’età cronologica è troppo semplicistica. Per esempio, attualmente è difficile determinare con chiarezza quando inizia l’adolescenza: se si considera la pubertà come momento che scandisce l’inizio dell’adolescenza, molte giovani donne entrerebbero in questa fase della vita già a 8/9 anni. Allo stesso modo, non è semplice determinare quando l’adolescenza termina, dal momento che il semplice completamento dei cambiamenti di maturazione associati alla pubertà non implica necessariamente l’entrata nell’età adulta.
Nello sviluppo del ciclo di vita, le definizioni di età non sono di alcun aiuto per comprendere le sfide e i rischi che l’individuo è chiamato ad affrontare nel corso della vita, poiché si sovrappongono molte categorie di eventi e mutamenti. Si preferisce quindi tratteggiare ampie categorie per i mutamenti comuni a particolari periodi del ciclo di vita. Per cui, in ogni capitolo sono selezionati e analizzati i cambiamenti che si verificano più spesso in una data fascia di età, ma che non sono ristretti a quel particolare periodo.
Capitolo secondo
Teorie dello sviluppo
Prime prospettive teoriche
Diversi teorici hanno cercato di descrivere lo sviluppo. Analizzando le loro sistematizzazioni teoriche emerge come in quasi tutte sia presente il concetto di sfida, che si manifesta quando l’individuo cerca di affrontare le esigenze della vita. Lo sviluppo avviene se la sfida è superata con successo, mentre se l’individuo non è in grado di affrontare le sfide emergono dei problemi.
Freud parla di fasi di sviluppo psicosessuale (dalla fase orale a quella genitale…). Nel superare queste fasi il bambino sperimenta dei conflitti tra desideri personali e richieste sociali. Se egli riesce a padroneggiare queste fasi, raggiunge uno sviluppo sano, altrimenti si possono verificare “fissazioni”, che successivamente possono portare a delle nevrosi, le quali possono rendere necessaria la messa in atto di “meccanismi di difesa”.
Erikson postula una serie di stadi, che l’individuo supera affrontando delle “crisi”. Le crisi sono risolte sviluppando “abilità psicosociali” (la fiducia contro la sfiducia, la generatività contro la stagnazione…). Secondo il teorico il successo dell’evoluzione attraverso i vari stadi della vita, dall’infanzia all’età adulta, è il prerequisito indispensabile per una vecchiaia soddisfacente.
Anche Levinson pensa che lo sviluppo nel ciclo di vita avvenga attraverso il superamento di eventi specifici, nel corso di ampie fasi di età, che lui definisce “ere”. L’individuo deve superare ciascuna delle sfide importanti che caratterizzano ciascuna era per passare a quella successiva.
Havighurst mostra come i vari compiti di sviluppo nelle varie fasi della vita costituiscano le sfide dello sviluppo. Tutti questi autori definiscono lo sviluppo come la capacità di far fronte alle esigenze della vita. Le sfide dello sviluppo sono presentate come “compiti” o “crisi”, che stimolano lo sviluppo.
Vygotskij pone l’accento non solo sulle sfide da affrontare, ma anche sulla quantità e qualità delle risorse che gli individui hanno a disposizione per superarle con successo. Sono importanti a suo avviso gli strumenti intellettuali, simili alle abilità superiori, come i sostegni per la memorizzazione del linguaggio, concetti scientifici… L’autore pone l’accento sull’interazione tra sfide intellettuali e risorse personali. Egli mette in luce la fondamentale distanza tra il livello di sviluppo di un individuo e il livello di sviluppo potenziale: la “zona di sviluppo prossimale”; questa distanza può essere ridotta utilizzando le risorse altrui all’interno di un rapporto di insegnamento-apprendimento.
Nella sua teoria è importante anche il ruolo della cultura, in interazione dinamica con lo sviluppo intrinseco. Le fasi critiche si alternano a periodi più stabili. Anche per lui sono necessarie delle sfide per avviare il processo di sviluppo.
Anche Piaget considera lo sviluppo un processo di costruzione dialettico ed attivo. Gli individui nel corso dello sviluppo costruiscono strutture cognitive sempre più dettagliate, diversificate e complete. Le esperienze che promuovono lo sviluppo cognitivo pongono l’individuo in situazione di conflitto. Se le strutture cognitive esistenti non sono sufficienti alla soluzione di un compito, se ne creano di nuove. Si parla di “assimilazione” (si aggiungono nuove cognizioni alle strutture cognitive esistenti) e di “accomodamento” (cambiamenti nelle strutture cognitive per assimilare nuove esperienze). Piaget definisce questo modello di sviluppo “equilibrazione”.
Una delle questioni centrali della psicologia dello sviluppo è di determinare se il processo di sviluppo sia innato e determinato dalla maturazione, o se l’individuo sceglie attivamente di confrontarsi con delle sfide da superare. Rogers e Maslow (psicologi umanisti) sostengono il concetto del libero arbitrio. Maslow descrive come l’individuo cerchi attivamente delle soddisfazioni ai suoi bisogni: una volta che sono soddisfatte le pulsioni primarie (sfamarsi, ripararsi e riprodursi), ci si può concentrare sul raggiungimento della sfida più alta: la realizzazione di sé. Sono necessarie molte risorse per progredire nello sviluppo.
Skinner (comportamentista) concepisce lo sviluppo simile all’apprendimento, definito come un cambiamento permanente del comportamento. L’individuo incontra ogni giorno nuovi stimoli, ed elabora nuovi modi per affrontare le sfide (tentativi ed errori, imitazione…). Se la risposta ha successo e viene “rinforzata”, il nuovo comportamento va ad aggiungersi a quelli pre-esistenti, dando luogo ad un apprendimento-sviluppo. Secondo l’autore gli uomini agiscono sul mondo e, cambiandolo, vengono cambiati a loro volta dalle conseguenze delle loro azioni.
Il denominatore comune di tutte queste teorie dello sviluppo rimane che gli individui incontrano e cercano alcune forme di compiti/sfide/crisi/stimoli, che li portino ad agire. Il successo che ne può derivare provoca un rafforzamento delle proprie risorse, ovvero lo sviluppo.
Bronfenbrenner considera l’insieme dell’ambiente sociale dell’individuo come “il contesto dello sviluppo”. Ci sono contesti immediati, nei quali vive l’individuo, ovvero i “microsistemi” (famiglia, gruppo dei pari…). Ma esistono anche altre influenze: i membri dei vari microsistemi interagiscono tra loro, con effetti indiretti sullo sviluppo dell’individuo (genitori, insegnanti possono avere valori contrastanti, che influiscono sull’educazione del bambino): si parla di “mesosistemi”. L’”esosistema” è costituito da coloro che non fanno parte dei microsistemi del bambino, ma influiscono comunque su di lui (i colleghi di lavoro dei genitori…). Il più ampio sistema culturale (leggi, norme…) è il “macrosistema”, anch’esso esercita una grande influenza sull’individuo. Individui e sistemi si influenzano a vicenda. I sistemi sono anche interdipendenti tra di loro. Lo sviluppo è un processo dinamico e interattivo, riguarda non solo l’individuo, ma anche i contesti in cui egli vive.
Magnusson e Stattin mettono in evidenza i processi interattivi che si evolvono anche all’interno dell’individuo. Si parla di “interazionismo olistico”, due sono i processi interattivi: il processo bidirezionale continuo di interazione tra l’individuo e il suo ambiente e un processo continuo di interazione reciproca tra fattori innati, biologici e comportamentali all’interno dell’individuo.
Valsiner considera lo sviluppo un processo dinamico interattivo. I sistemi biologico, psicologico e sociale sono sistemi aperti, in grado di svilupparsi. Quattro sono i fattori di cambiamento che interagiscono con lo sviluppo: le azioni dell’individuo, delle persone che circondano l’individuo, dei gruppi sociali e gli eventi incontrollabili (es. disastri naturali). Inoltre il conflitto gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo: esso può portare alla comparsa di nuovi stati o alla rottura.
Uno dei pionieri moderni della teoria del corso della vita è Glen Elder Jr. Egli propone quattro principi della teoria del corso della vita:
- Il principio del tempo e del luogo nella storia: il corso di vita degli individui è radicato nel e formato dal tempo e dal luogo in cui gli individui si sviluppano.
- Il principio della tempestività delle vite: l’impatto dello sviluppo di una successione di eventi della vita dipende dal momento in cui essi si verificano.
- Il principio delle vite collegate: le vite sono vissute in modo interdipendente, sotto influenze storiche e sociali condivise.
- Il principio dell’agire umano: gli individui costruiscono la loro vita compiendo scelte e agendo all’interno di opportunità e costrizioni portate dalla condizione storica e dalle circostanze sociali.
Si parla anche qui di transizioni e di sfide. Ad ogni transizione gli individui portano con sé le acquisizioni precedenti. I cicli di vita degli individui sono interdipendenti.
Baltes e Reese nella loro teoria del ciclo di vita elencano quattro principi fondamentali:
- Fornire una base per la comprensione delle strutture complessive e della successione dello sviluppo attraverso il ciclo di vita.
- Incoraggiare la ricerca sulle interconnessioni tra eventi e processi dello sviluppo avvenuti all’inizio del ciclo di vita e quelli avvenuti successivamente.
- Identificare i meccanismi alla base delle traiettorie del corso della vita.
- Specificare i fattori biologici e culturali che facilitano e limitano lo sviluppo nel ciclo di vita, e il processo di invecchiamento degli individui.
Gli autori postulano che lo sviluppo si estenda per l’intera durata della vita dell’individuo. Durante la propria vita l’individuo mette in atto dei processi di adattamento. I cambiamenti hanno lo stesso impatto sullo sviluppo a qualunque età (a parte la priorità temporale assegnata ai cambiamenti nei primi anni di vita). I processi di sviluppo possono essere sia continui (cumulativi), sia discontinui (innovativi). Anche per loro lo sviluppo è radicato in contesti storici e sociali più ampi. Essi distinguono tre cause di influenze contestuali:
- Influenze normative a seconda delle età.
- Influenze normative a seconda della storia.
- Influenze non normative.
Lo sviluppo implica anche perdite, oltre ad acquisizioni. Le perdite possono indurre risposte nell’individuo che vanno verso il cambiamento e l’adattamento. Uno sviluppo riuscito è visto come il massimo aumento di acquisizioni ed il minimo di perdite. Infine vi è il concetto base di “plasticità”: si riferisce alla variabilità esistente all’interno di un individuo. Indica le sue potenzialità latenti in ciascun livello di funzionamento. Si distingue tra “capacità di riserva di base”: il livello corrente di plasticità a disposizione di un individuo, e “capacità di riserva dello sviluppo”: lo scopo è precisare cosa è possibile se si impiegano interventi di ottimizzazione.
Lo sviluppo continua anche nella vecchiaia. Le risorse degli individui sono distribuite in modo diverso lungo il corso della vita:
- Nei primi anni funzionano in collegamento con la crescita, permettono infatti di raggiungere livelli più alti di funzionamento.
- Nell’età adulta sono dirette verso il mantenimento.
- Nell’età matura sono distribuite in modo da regolare le perdite, quando mantenimenti o recuperi non sono più possibili.
Lo sviluppo è il risultato di un confronto vittorioso tra sfide del contesto e perdite/mancanze. La natura delle sfide e l’impatto sull’individuo variano a seconda del contesto, dell’età e della cultura. La capacità di adattamento dell’individuo influisce sul suo modo di affrontare le sfide. La sfida è la causa scatenante dello sviluppo e può provenire dall’interno o dall’esterno dell’individuo, in qualsiasi momento del suo ciclo di vita.
Elementi chiave comuni del modello olistico di sviluppo del ciclo di vita:
- Lo sviluppo per essere stimolato ha sempre bisogno di una sfida (compito/crisi/stimolo).
- Lo sviluppo avviene attraverso la capacità di risolvere con successo questa sfida.
- L’insuccesso del tentativo di superare una sfida comporta l’insorgenza di difficoltà nell’affrontare sfide successive.
- Risolvere le sfide è un processo dialettico, di interazione, che provoca cambiamenti nell’ambiente, nell’individuo o in entrambi, e a sua volta stimola lo sviluppo.
- Gli individui possiedono quantità diverse di risorse per risolvere le sfide.
Capitolo terzo
Il modello di sfida dello sviluppo nel ciclo di vita
Differenze individuali nelle risorse potenziali: componenti nel bagaglio di risorse personali
Fin dalla nascita il bambino dispone di risorse potenziali per affrontare le sfide della vita. Molte di queste risorse sono innate (come ad esempio certi riflessi), mentre altre vengono apprese: l’apprendimento inizia, infatti, fin dalla nascita, e continua fino alla morte. Altre risorse ancora sono determinate strutturalmente (la nazionalità, la classe sociale di appartenenza...). Già da neonati gli individui si differenziano nella quantità e qualità di risorse a disposizione per affrontare le sfide che incontreranno nel ciclo di vita.
Disposizioni biologiche
Si tratterà prima di tutto delle risorse che la natura mette a disposizione degli individui: talenti naturali, caratteristiche di personalità, aspetto fisico... esse predispongono i bambini verso il tipo di abilità che apprenderanno più facilmente (esempio i bambini più alti più facilmente diventeranno dei bravi giocatori di basket...). Le risorse possedute determineranno anche le relazioni con gli altri: i bambini “irritabili”, ad esempio, inducono spesso le madri ad essere meno coinvolte, instaurare meno contatti visivi... Alcune caratteristiche personali influenzano il modo in cui i bambini affrontano le esperienze quotidiane: ad esempio i bambini paurosi sfruttano di meno l’ambiente fisico che li circonda. Con il passare del tempo queste risorse interagiscono sempre di più con i comportamenti appresi e con l’ambiente sociale, modificandosi.
Risorse sociali
Dal momento in cui si nasce si è in interazione con gli altri; la rete di rapporti sociali e la qualità delle relazioni sociali è considerata una risorsa importante. La qualità di queste risorse sociali dipende da due fattori:
- La disponibilità di una rete di rapporti sociali.
- Le abilità sociali individuali.
Più alto è il numero delle persone con cui si interagisce, più alta è la probabilità di arricchire le risorse individuali necessarie quando si affronta una sfida. Per instaurare e mantenere relazioni sociali bisogna possedere abilità sociali. Già Erikson sottolinea l’importanza di avere fiducia negli altri durante il primo anno di vita. Bowlby ha richiamato l’importanza di instaurare legami nei primi giorni di vita: un attaccamento sicuro/insicuro influenza il modo di rapportarsi con gli altri nel corso del ciclo di vita.
Abilità in ambiti diversi
Per affrontare problemi e sfide bisogna possedere una grande varietà di abilità in ambiti diversi. Il possesso di abilità diverse in vari settori rappresenta generalmente una risorsa più efficace rispetto al possesso di abilità altamente specializzate in campi limitati. Si può, infatti, così compensare più facilmente la mancanza di abilità, utilizzando altre risorse, sviluppate nei compiti affrontati precedentemente con successo. La chiave del successo nell’affrontare le sfide della vita è l’adattabilità. Si tratta di abilità motorie, sociali, artistiche, cognitive, di apprendimento...
Self-efficacy
Il confronto sicuro con le sfide necessita di una certa quantità di “self-efficacy” e di autostima: della convinzione, da parte dell’individuo, di essere in grado di affrontarle, di risolverle, contando sulle sue risorse. Si viene a conoscenza della quantità di self-efficacy in parte attraverso il feedback sociale (le critiche o le lodi da parte degli altri), in pa...
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