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L’INSULTO-LA LINGUA DELLO SCHERZO, LA LINGUA DELL’ODIO - P. NITTI

CHE COS’È UN INSULTO?

L'insulto rappresenta un fenomeno linguistico di non facile definizione, in quanto concerne una

vasta gamma di lessemi, sintagmi e frasi impiegati con un'intenzione denigratoria, sia in chiave

scherzosa che offensiva.

-ROSSI identifica gli insulti come «strumenti liberatori, semplici intercalari, corpi contundenti,

coesivi sociali, marcatori di alterità».

-GALLI DE PARATESI: «spesso il soggetto può sottrarsi alle proprie inibizioni e pronunciare le

parole più dirette. Anzi nei momenti di collera esse possono affiorare alla coscienza nello sfogo».

-COLÍN ritiene un insulto ogni espressione linguistica che contenga un effetto conoscitivo o

contestuale, che può essere considerato dequalificante o aggressivo. L'insulto si tratta di un

significato derivato da un contesto costruito congiuntamente dagli interlocutori nell'ambito di una

situazione comunicativa.

-BOND E VENUS definiscono un insulto come un commento o un gesto negativo in merito

all'apparenza, al pensiero e alle azioni di un bersaglio-> tale definizione lo configura come atto

espressivo. In effetti, la definizione pare di orientamento troppo generale, giacché un commento

negativo non necessariamente si colloca all'interno della dimensione dell'insulto.

-DOMANESCHI: ogni insulto possiede una carica esplosiva capace di produrre un'onda

d'urto + o - dirompente. Un insulto può essere utile per: umiliare un avversario, manifestare potere,

attrarre l'attenzione, spronare qualcuno a fare qualcosa.. L'insulto rappresenta un fenomeno

linguistico complesso, «che si realizza in forme diverse e con svariate funzioni a seconda dei

contesti culturali di rif, della lingua parlata, dei parlanti e degli scopi in gioco nella comunicazione».

-ALLAN: è il comportamento dell'individuo a rappresentare l'atteggiamento oltraggioso e

ingiurioso, piuttosto che l'espressione linguistica in quanto tale.

-GALLI DE' PARATESI: è possibile notare come, a seconda dei diversi contesti comunicativi e

gruppi sociali, la medesima espressione linguistica investa la funzione di insulto o di scherzo: «uno

stesso termine può essere interdetto ai parlanti di un gruppo sociale e non a quelli di un altro,

oppure può avere sostituzioni diverse nelle diverse classi».

->Una CARATTERISTICA dell'insulto è il fatto che spesso si presenta come olofrase, ovvero

come parola unica che sostituisce un intero enunciato o perfino un testo, arrivando a veicolare un

intero atto linguistico, come accade nelle espressioni: "coglione!", "troia!", "falso!", "meschino!".

Verso l'inizio degli anni '70, l'antropologo DELL HYMES propone di riflettere sulla competenza

degli individui non solamente in chiave linguistica, ma all'interno di tutte le componenti che

costituiscono un evento comunicativo: i partecipanti, il luogo, le finalità, le dimensioni psicologiche

e psico affettive. La riflessione di Hymes si traduce nella scoperta di una competenza complessa,

costituita dall'intersezione di molteplici sotto-competenze:

1. Competenza linguistica: conoscenza del sistema di regole della lingua

2. Competenza sociolinguistica: capacità dei parlanti di utilizzare e di comprendere le varietà

diatopiche, diastratiche, diafasiche, diamesiche e diacroniche della lingua

3. Competenza pragmatica: capacità di ottenere e recepire gli scopi comunicativi dei messaggi

4. Competenza interazionale: capacita di gestire i rituali di comunicazione e il ruolo del silenzio

5. Competenza culturale: capacità di riconoscere i riferimenti culturali della lingua in oggetto

6. Competenze cinesiche, gestemiche e vestemiche: capacità di gestire e interpretare le distanze,

la gestualità e il vestiario secondo il profilo culturale

…SUL PIANO DEFINITORIO…

un insulto è una offesa intenzionale e grave, rivolta ad una persona o ad un gruppo a cui la

persona appartiene ed è attuata tramite parole/espressioni ingiuriose, oppure con gesti/azioni

oltraggiose (come il segno delle corna o lo sputo) che possono accompagnare o sostituire

l'espressione linguistica.

—Un altro aspetto significativo per quanto concerne l'insulto riguarda la sua presenza in ogni

lingua conosciuta, persino all'interno dei sottocodici e dei linguaggi settoriali di ambito religioso.

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—Il processo che porta un termine a investire la funzione di insulto, nel caso del turpiloquio,

riguarda L'INTERDIZIONE LINGUISTICA: i termini interdetti ed i loro sostituti sembrano dipendere

tutti da un'unica causa psicologica. Essi hanno tutti in comune il fatto che vi si leghi un certo

disagio nel pronunciarli e nello scriverli.

—Il sentimento di disagio può essere originato da un senso di paura o di pudore. Un altro fattore

da considerare riguarda i sentimenti di inferiorità sociale, di ripugnanza morale e di disgusto fisico.

Dal pdv legislativo, un insulto si caratterizza come «un comportamento direttamente volto a ledere

l'immagine pubblica dell'insultato, per mezzo di un atto ostensivo come l'uso di espressioni dal

valore insultante, sia esso presente o assente, in assenza di un pubblico o dinnanzi a 1 o + pers.

—Il mondo accademico in Europa si è interessato all'insulto a partire dagli anni '80 del secolo

scorso e la disciplina di taglio linguistico, che tradizionalmente si è occupata dell'insulto, è la

LESSICOGRAFIA. La definizione di insulto, così come quelle di ingiuria e di turpiloquio, è assente

nei principali dizionari specialistici italiani a uso linguistico.

—COS’È IL DISFEMISMO: termine che infrange le regole della convenienza e dell'appropriatezza

del discorso. È connesso e dipendente dalle dinamiche storiche, dai costumi e dalle convenzioni

sociali e culturali delle singole società.

L'uso e l'abuso nella forma del blasfemismo, dell'epiteto ingiurioso, ha svuotato il disfemismo della

sua forza provocatoria e della sua aggressività, fino a farlo diventare una sorta di automatismo

linguistico, un riempitivo e un passe-partout valido in ogni situazione e in ogni contesto; sintomo,

inoltre, della povertà lessicale che affligge i giovani.

Che il disfemismo rappresenti un passe-partout valido in ogni situazione e in ogni contesto è tutto

da dimostrare, dal momento che la ricerca linguistica ha stabilito che, come ogni atto

linguistico, l'insulto necessita di un emittente, un destinatario, un argomento e un evento

comunicativo.

—COS’È IL TURPILOQUIO: modo di parlare volgare, utilizzato x mostrare disappunto verso

qualcosa o qualcuno. Può ricorrere a imprecazioni, parolacce e bestemmie.

—La questione DELL'INSULTO COME TRATTO LINGUISTICO RELATIVO AL GENERE E AL

CETO SOCIALE È CONTROVERSA, in quanto anche nel corso degli anni '70, '80 e '90 del 900,

numerose ricerche hanno suggerito che si tratta essenzialmente di opinioni popolari, frutto e

retaggio della tradizione che concepisce l'individuo ignorante come rozzo e povero di mezzi

linguistici e la donna come figura angelicata, che non ricorre al turpiloquio.

L'appartenenza a det ceti sociali e generi non è più indicativa in merito al ricorso al turpiloquio e

agli insulti, pertanto, queste considerazioni sono da considerare come elem di linguistica popolare.

—Tutti i gruppi sociali fanno uso + o - abbondante degli insulti, arrivando per mezzo della

produttività morfologica e del ricorso ai prestiti a inventare neologismi.

Che la percezione dell'insulto e del turpiloquio da parte delle comunità sia differente sulla base del

genere e dei gruppi sociali è un fatto imprescindibile, poiché rappresenta un esito della tradizione e

della storia culturale e religiosa.

2 PERCHÉ RICORRERE ALL’INSULTO?

L'espressione insultante offende perché «attinge a una certa fonte di significato e viene

pronunciata per colpire un certo bersaglio»-> l'enunciato "Matteo è uno stronzo” è differente da

"Matteo è un bugiardo", tuttavia, nonostante il primo presenti il ricorso al turpiloquio, anche il

secondo può arrivare a offendere il bersaglio, perché fa leva sulla rottura di una norma sociale.

((Una sfera semantica indica «ogni insieme di lessemi the abbiano in comune il riferimento a un

certo ambito semantico, un'area di oggetti e concetti, un insieme di attività fra loro collegate»))

->La rottura delle norme sociali, attraverso l'insulto, secondo Guimarães, assolve alcune funzioni:

1. Legittimazione o riproduzione di un ordine morale;

2. Legittimazione di una gerarchia tra gruppi sociali;

3. Legittimazione di una gerarchia di un gruppo sociale;

4. Socializzazione all'interno di un gruppo.

Mentre gli insulti che si riferiscono ai primi 2 punti sono percepiti come più gravi e oltraggiosi, gli

ultimi 2 punti possono anche riguardare l'insulto come rituale comunicativo con il quale si esprime

un controllo sulle emozioni all'interno delle interazioni sociali.

L'impiego di un repertorio di espressioni insultanti comuni a un gruppo rende più coeso il gruppo

stesso-> il riconoscimento di un comune lessico ostile produce coesione e rinsalda i legami

identitari tra i membri di un medesimo gruppo sociale, favorendo la presa di coscienza di

essere parte di una stessa comunità con necessità, obiettivi, risorse linguistiche e avversari

comuni=> FUNZIONE SOLIDALE, in quanto è concepita come fattore aggregante e collante per il

gruppo che se ne serve (es cori da stadio).

QUINDI l'insulto può rappre un fattore di collante sociale perché:

 Marca i confini fra una comunità e l'altra;

 Per la funzione di propagazione degli elementi di stigmatizzazione: «il linguaggio d'odio non

solo comunica disprezzo e ostilità contro individui e gruppi, ma anche svolge opera di

proselitismo di quel disprezzo e quella ostilità, incita alla discriminazione, all'odio e alla

violenza».

—L’insulto rappresenterebbe un tentativo da parte di un individuo di parlare alla propria comunità e

agli avversari, senza i filtri. Tale dispositivo linguistico è prerogativa delle comunità a matrice

antagonista ed è particolarmente evidente nel linguaggio politico contemporaneo, all'interno del

quale emergono neologismi, basti pensare agli esempi: "professorone", "il capitone", "il caimano",

"l'orango". A questo proposito, Guimarães concepisce l'insulto come violazione, anche per mezzo

di un neologismo, di un tabù linguistico nel momento in cui si fa rif a entità (oggetti, persone,

animali, parti del corpo) vicine o lontane rispetto al parlante. Lo studioso pone l'accento sulla

socializzazione (primaria e secondaria) come modalità privilegiata per insegnare e trasmettere

l'insulto.

—PER QUANTO RIGUARDA GLI INSULTI A SFONDO RAZZISTA: il meccanismo che legittima

l’insulto viene interiorizzato da parte del parlante e lo stesso termine assume una connotazione

peggiorativa. Frasi ed espressioni razziste, omofobiche o sessiste sono un modo per attestare la

nostra identità sociale, culturale e politica, per affermare la nostra appartenenza alla fazione

dominante, per rinforzare la gerarchia sociale. Omofobia, razzismo e misoginia sono modi di

odiare in branco.

—L’INSULTO PUÒ ESSERE RIVOLTO A:

1. un altro individuo (es. "Matteo, sei proprio una testa di cazzo!");

2. un gruppo di individui (es. "donne puttane", "italiani mafiosi",);

3. un'istituzione (es. "governo ladro!");

4. una situazione (es. "maledetto mercoledì!");

5. una divinità (es. bestemmia);

6. un oggetto (es. "smartphone di merda!");

7. un marchio (es. "Apple infame!");

8. un soggetto terzo (es. "tua mamma è stronza!").

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X le bestemmie, l'insulto potrebbe nascondere un intercalare, in quanto non si intenderebbe

attaccare la divinità, ma punteggiare espressivamente il discorso. In merito agli esempi appena

indicati, è possibile notare come il ricorso al turpiloquio talvolta parta da termini scurrili privi di una

carica denigratoria ("cazzo", "merda"..), inseriti all'interno di collocazioni sintattiche rigide (es. "del

cazzo") o in unità lessicali superiori (es. "testa di cazzo").

—Domaneschi propone di distinguere l'insulto da altre forme di invettiva, quali l'utilizzo in senso

stretto delle parolacce (es."merda", "figa") e delle maledizioni (es. "crepa!", "ammazzati!").

QUINDI NON TUTTE LE PAROLACCE SONO UTILIZZATE PER INSULTARE:

-le maledizioni rappresentano atti linguistici ottativi, poiché indicano un desiderio rispetto a un

avvenimento nel futuro.

-differenziare l'insulto dall'offesa, giacché un insulto può arrecare un'offesa, ma esistono moltissimi

altri fenomeni che possono originarla.

-non tutti gli insulti sono concepiti per offendere, ma possono essere proferiti per un senso di

comunità, per autocriticarsi o con intenzioni ironiche.

-l’insulto dovrebbe essere distinto anche dalla calunnia, che prevede una diffamazione di un

individuo attraverso un'informazione falsa.

-il concetto di ingiuria si sovrappone a quello di insulto soprattutto sul piano giuridico. In ambito

puramente linguistico occorre ammettere che non tutti gli insulti sono ragionevolmente

considerabili ingiurie, basti pensare alle espressioni scherzose: «in moltissimi casi, il valore

ingiurioso di un'espressione dipende dal contesto di proferimento che può sia attivare sia

disinnescare il valore ingiurioso di un'espressione».

All'interno dell'ordinamento politico italiano, l'ingiuria è tradizionalmente inclusa nei delitti contro

l'individuo e l'onore, MA il Governo Renzi ha abrogato la norma che classificava l'ingiuria come

reato e oggi l'ingiuria costituisce solamente un illecito. Attualmente l'ingiuria è stata inserita in

diverse propose di legge volte a contrastare l'omofobia, il sessismo, la discriminazione delle

minoranze.

—La dicotomia libertà di espressione/attacco alla libertà del prossimo è gestita diversamente a

seconda dell'orientamento culturale: i contesti europei prediligono la salvaguardia dei diritti

dell'individuo, mentre l'ambiente nordamericano tende a difendere la libertà di espressione.

— A livello globale sono state intraprese alcune azioni atte a definire e a contrastare il ricorso al

linguaggio d'odio, con scarsi risultati e lasciando ampio margine di libertà di attuazione ai singoli

Stati. Ciononostante, i 2 interventi principali nell'ambito dell'ONU sono:

 La Convenzione internazionale per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione

razziale (ICERD) del 1965; l'oggetto della convenzione riguarda il contrasto alla

discriminazione e il documento risulta molto generico, includendo, tra le azioni da perseguire,

proprio la tutela del diritto di espressione, che darebbe luogo al linguaggio d'odio.

 La Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) del 1966. L'ICCPR si

sofferma soprattutto sulla tutela dei bambini, confermando la tutela del diritto di espressione.

->È proprio la facoltà di esprimere liberamente qualsiasi tipo di idea a rappresentare il fattore

problematico per guanto concerne il ricorso al hate speech. Se bisogna rispettare la libertà altrui,

non è possibile esprimere qualsiasi tipo di idea liberamente, soprattutto quando queste sono lesive

dell'identità degli individui. Allo stesso tempo, il vincolo assegnato alla libertà di espressione rischia

di tradursi in una censura-> FILOSOFIA POLITICA.

->Quando l'espressione sfocia nella discriminazione, nell'ostilità e nella violenza dalla libera

espressione si passa al linguaggio d'odio: «il diritto alla libertà di espressione può essere

limitato solo se il suo esercizio causa danno ad altri».

—Il 20 settembre 2020 l'ONU ha pubblicato un documento intitolato United Nations Strategy and

Plan of Action on Hate Speech. Detailed Guidance on Implementation for United Nations Field

Presences-> si denuncia l'assenza di una visione unitaria e si ribadisce la necessità di contrastare

i fenomeni di discriminazione, tra i quali emerge il ricorso al hate speech .

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..Come ricorda Domaneschi:

-OLTRAGGIO: si riferisce all'offesa di un pubblico ufficiale nello svolgimento di un atto di ufficio, in

presenza di più persone, in un luogo pubblico.

-DIFFAMAZIONE: riguarda un'offesa di un individuo assente, coincidendo con la calunnia.

-VILIPENDIO: espressione insultante che offende o discredita le istituzioni dello Stato.

-BESTEMMIA: il bersaglio è la divinità o un'entità considerata sacra.

PROPOSTE DI CLASSIFICAZIONE DEGLI INSULTI

>PROPOSTA DI ANDERSSON E TRUDGILL

Sostengono che l'insulto si fonda su 3 aspetti:

1. Espressioni che richiamano elementi tabuizzati della lingua-> si tratta di espressioni

linguistiche che hanno a che fare con elementi di cui non si può parlare a causa di divieti

sociali di varia natura.

2. Espressioni che veicolano l'emotività-> il 2 punto risulta ampio: coinvolge una costellazione di

usi linguistici diversificati, che fanno riferimento all'atto linguistico dell'insulto, per mezzo di

elementi volti a colpire il bersaglio, a causa dell'emotività dell'emittente.

3. Espressioni che riportano uno slittamento semantico orientato sulla connotazione-> il 3 punto

concerne l'oscillazione semantica che si mette in opera q

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Silviacarini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica cognitiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi dell' Insubria o del prof Nitti Paolo.
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