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Lingua italiana

Programma del corso

  • Elementi di linguistica italiana
  • L'italiano scritto: testualità, strategie sintattico-stilistiche, elementi di grammatica e interpunzione.
  • Focus su due tipologie di scrittura: l'e-mail e la scrittura accademica
  • Esercitazione: il riassunto

Regole, alternative, errori

L'italiano è un sistema linguistico fatto di regole e di parole tra loro coese che è variabile nel tempo. In italiano è 'grammaticale' ciò che risponde a regole fonologiche, morfologiche e sintattiche comunemente condivise e accettate dai parlanti. Nella lingua ci sono regole flessibili e regole rigide, che non possono non essere rispettate. Le regole sono frutto di un processo di perfezionamento della lingua durato molti anni.

Regole rigide

Trasgressione di queste regole = incomprensione

  1. Nella morfologia nominale dell'italiano il plurale è segnalato attraverso un morfema desinenziale: la casa/le case, il lupo/i lupi. Non è mai possibile segnalare il plurale modificando la vocale tonica e omettendo il morfema desinenziale, come invece avviene in alcuni dialetti: gat/ghèt (piemontese), dulora/dulurə (napoletano).
  2. La posizione proclitica dell'articolo rispetto al nome: Ho visto *lupo il, non è mai possibile in italiano (ma l'enclisi dell'articolo è possibile in altre lingue: in rumeno si dice lupul «il lupo», dal lat. LUPU ILLU, e lupii «i lupi», dal lat. LUPI ILLI) NON VA!

Regole flessibili: la concordanza a senso

  • «La maggior parte delle persone non credono alle scie chimiche»
  • «Io e voi la pensiamo allo stesso modo…» → Enclisi dell'articolo: articolo dopo del nome.

La concordanza a senso, secondo il significato “Io e voi la pensiamo allo stesso modo” è grammaticale, non verrebbe corretta. Ci sono dei limiti alla flessibilità della correttezza della lingua. L’accettabilità accusativo preposizionale (c): nell’ 'italiano regionale' di alcuni parlanti meridionali i verbi transitivi, se hanno un oggetto umano e referenziale, possono reggere un complemento introdotto da a, sostituibile con un clitico all’accusativo:

  1. Telefono al medico e vado di corsa in farmacia.
  2. Chiamo il medico e vado di corsa in farmacia.
  3. Chiamo al medico e vado di corsa in farmacia.
  4. Hai chiamato a Carmine? – Sì, l’ho chiamato.
  5. Hai telefonato a Carmine? – Sì, l’ho telefonato.

Sono parlanti che sono capaci sia di utilizzare entrambe le forme e parlanti che utilizzano solamente chiamare a qualcuno/chiamare al medico.

I linguisti riconoscono principalmente

  • Norma scolastica
  • Norma sociale

La norma scolastica

Si fonda su un corpus di regole tratto dalla lingua letteraria e codificato, fin dal Cinquecento, da una ricca tradizione di grammatiche e vocabolari. Mira a offrire un modello linguistico rigido e stabile. Soprattutto in passato, presentava poche oscillazioni nelle forme e una rigida classificazione in base ai contesti: lagrime = poesia / lacrime = prosa. Non disponibili e a volte tendono a ridurle eccessivamente a danno dei parlanti.

Criticità della norma scolastica

  • A volte la norma scolastica tende a ridurre eccessivamente le soluzioni a disposizione dei parlanti.
  • Correzioni idiosincratiche: a volte gli insegnanti intervengono senza alcun fondamento linguistico e normativo, ma solo in base a gusti personali. (Non vengono corrette o vengono corrette in malo modo. → Semplici da sbagliare)

La scuola elimina molte sfumature della lingua!

Alcuni esempi di 'correzioni idiosincratiche'

  • La “e” eufonica imposta anche davanti a vocali diverse da e: «Gli Achei e [ed] i Troiani» (LC, Abruzzo) di correzione idiosincratica → esempio
  • Censura del tu impersonale: «I soldi… aiutano a superare difficoltà che non possono essere superate con altri mezzi, ma, in fondo, se sei [non spostare il discorso su una figura generica] in condizioni economiche agevoli…» (LS, Abruzzo). Giudizio di un docente delle Marche: L’italiano, per la forma impersonale, non usa il TU ma la III persona singolare»
  • Censura dell’impersonale: «L’iniziativa è stata presa dai dirigenti dell’impianto sportivo, nel quale ci si allenava [Non usare il ‘si’ impersonale] (L. Serianni, Scritti sui banchi, Carocci, 2009, pp. 146-150)

La norma sociale

Si fonda sugli usi dei parlanti (la ‘media’ delle scelte fatte dai parlanti). È un sistema in ‘temporaneo equilibrio’, frutto di continua negoziazione. Si basa su due tipi di giudizi: giudizio scalare (coesistenza di più regole, tra le quali il parlante compie una scelta in base alla situazione comunicativa) e giudizio univoco (viene accettata una sola tra le opzioni del sistema).

L'errore linguistico

«L’errore linguistico si verifica quando, per difetto di competenza, il parlante realizza, tra le opzioni disponibili nel sistema, una regola considerata inaccettabile dalla maggior parte dei parlanti».

(Un'ulteriore causa di errore è quando il parlante sbaglia a scegliere e ad utilizzare le forme del parlare nel contesto giusto es. parlare italiano/dialetto o un misto… Organizzando il proprio discorso in modo approssimativo e talvolta disordinato e difficile da comprendere. Altri, invece, nonostante abbiano una conoscenza completa delle varie possibilità di espressione(grado di scolarizzazione abbastanza buono), si approcciano con un modo sbagliato per proseguire una conversazione parlata o scritta che sia.)

Cause dell’errore

  • Comportamento linguisticamente inadeguato: Il parlante ha una conoscenza solo parziale delle regole del sistema
  • Incompetenza comunicativa del parlante: Il parlante, pur avendo una conoscenza completa delle possibilità a sua disposizione, compie la scelta sbagliata per incompetenza comunicativa.

Scelte alternative: Tra e fra

C’è una differenza nell’uso delle due preposizioni tra e fra? Una differenza c’è innanzitutto nell’origine. La preposizione fra discende dal latino infra, propriamente “sotto”, “di sotto”, opposta a supra, “sopra”, “oltre”; ha dunque subìto un cambio di significato nel passaggio all’italiano. Tra deriva invece da intra, “in mezzo”, “dentro”. Oggi, si capisce, tra e fra hanno lo stesso significato, e la differenza nell’uso dell’uno o dell’altro dipende dalla necessità di evitare certi incontri di sillabe che darebbero cattivo suono. Perciò si preferisce dire “fra tre giorni”, “fra traditori” e invece “tra fratelli” e “tra fronde e fiori”, evitando così i tra tre, i tra tra, i fra fra, i fra fro, e altri simili gracchiamenti.

Aldo Gabrielli (1898-1878), Si dice o non si dice?

Giusto o sbagliato?

  • «Se ti impegnavi di più, prendevi sicuramente un bel voto»
  • «Hai uscito il cane?»
  • «Mangio carne piuttosto che pesce»
  • «Resto due passi dietro a te»

Giusto o sbagliato? Dipende/ SCENDERE LE VALIGIE? ENTRARE / USCIRE IL CANE? → SALIRE «La posizione dei lessicografi contemporanei non lascia dubbi: per quanto di impiego tanto rilevante da essere registrato (pur con le differenze segnalate), nessuno di questi usi viene "promosso" al livello della lingua comune».

Che? → Piuttosto

Lat. PLUS > più Lat. TOSTUS (part. pass. di TORRERE) > tosto, cioè tostato, essiccato e in seguito, forse per mediazione dell’ant. franc., pronto, rapido [poi avverbio: rapidamente, presto] Piuttosto che può equivalere a più che o a anziché. Va invece evitato l’impiego piuttosto che col significato di o, che può produrre frasi ambigue:

  • «Mangio carne piuttosto che pesce» [preferisco la carne al pesce? O sono due scelte equivalenti?]
  • «È necessario abolire la vivisezione piuttosto che la caccia» (la vivisezione è peggio della caccia? O entrambe sono da abolire?)

Davanti (a?) qualcosa/qualcuno → dietro (a?) qualcuno/qualcosa (Per questi c’è la tabella!)

Breve profilo storico dell'italiano

Una lingua indoeuropea: La famiglia indoeuropea comprende lingue usate (o che furono usate in passato) nell’Europa e in parte dell’Asia. L’italiano è una lingua indoeuropea e dagli inizi dell’800, grazie ai commerci, si scopre che ci sono somiglianze tra le varie lingue europee come lo sanscrito (lingue anche lontane quindi). Inglese, tedesco italiano presentano somiglianze morfologiche, fonologiche ecc…

Ma c’è una parentela tra queste lingue così distanti tra di loro? Ci si accorge che attraverso degli studi si può risalire ad una lingua originaria che accomuna tutte queste lingue, una protolingua, un ceppo iniziale. Tedesco e italiano sono lingue indoeuropee e in un secondo momento ci fu un’evoluzione per la quale altre lingue si sono suddivise in altre lingue. Protogermanico è da dove deriva il tedesco. L’indoeuropeo l’ipotesi che ci fosse tra Mar Nero e Mar Caspio un popolo che poi si fosse espanso imponendo la propria lingua e la propria cultura alle altre civiltà si fece sempre più viva; anche perché una delle caratteristiche a livello storico principali della lingua è il rapporto tra i conquistatori e i conquistati. La lingua si evolve poi in diverse sottofamiglie. Questa parentela è visibile solo tramite l’osservazione. (Una delle sottofamiglie dell’indoeuropeo è latino, rumeno e l’italiano è una lingua indoeuropea e precisamente neolatina. Le lingue italiche sono tipo l’umbro venetico)

L’italiano deriva dal latino… Ma quale latino? In che modo evolve la lingua? Lo scritto resiste molto ma la lingua evolve soprattutto nel parlato e poi eventualmente nello scritto, i linguisti studiano molto il parlato. Latino classico: (Non bisogna pensare al latino classico della scuola… Quello del medioevo) Lingua della letteratura e della scuola Tendenza alla fissità: riproduce nel corso dei secoli le stesse forme grammaticali, lessicali e stilistiche. Latino volgare: Lingua parlata (da tutti, non solo dagli strati più bassi della popolazione) Lingua soggetta a mutamenti nel tempo e nello spazio.

Bisogna essere rimandati al latino volgare, perché del volgo, popolo e quindi essendo una lingua parlata, non soggetta ad una norma rigida tende a cambiare e ad evolvere. Con popolo si intende tutta la popolazione, senza eccezioni: il latino che si parlava nell’impero da parte di tutti. Avere un controllo sulla lingua cambia e nell’età romanica (ovvero quella in cui Roma non si è espansa come nell’età imperiale) il latino non si è ancora evoluto.

Man mano che l’impero si espanse e le civiltà straniere iniziarono ad essere più influenti + l’arrivo dei barbari allora a quel momento si perde il controllo della lingua parlata. Man mano che si procede nel tempo anche a Roma la lingua si evolve sempre più velocemente, nonostante ci si trovi nel centro della capitale (era facile che si perdesse nei confini dell’impero ma qui si pensava di no!). Nell’impero quindi ci si trovò con il latino scritto: il latino classico che si imparava studiando la letteratura.

Anche chi sapeva leggere e scrivere in latino ormai parlava quel latino che si era trasformato in qualcos’altro col tempo. La diffusione del cristianesimo, inoltre, fu un altro fattore che influì molto in questo processo.

Iscrizione sulle mura di Pompei

PUPA QUE BELA IS, TIBI ME MISIT QUI TUUS ES: VAL(E) “Ragazza che sei bella, a te mi mandò chi è tuo: salve”

Il latino parlato è diverso dal latino scritto già a partire dal 79 d.C (Momento dell’iscrizione). Le forme più diffuse nel linguaggio parlato vanno ad intersecarsi nel linguaggio scritto. Ci sono degli indizi inconsapevoli che testimoniano che la lingua sta cambiando! La lingua segue la legge del minor sforzo possibile che porta ad un risultato massimo, quindi, opta per la semplicità, togliendo certe lettere. Pian piano l’evoluzione porterà fino alla lingua italiana. Sembra un processo lungo ma non lo è.

Prime testimonianze del volgare in Italia

Le prime testimonianze del volgare in Italia arrivano:

  1. Dall’indovinello veronese (detto anche ritmo veronese), trasmesso in un codice alle fine dell’VIII secolo e arrivato in Italia. È una delle prime testimonianze perché qualcosa sta cambiando: l’indovinello mette a confronto l’aratro che ara i campi all’atto della scrittura! La sua decifrazione richiese molto tempo.
  2. Nella catacomba di Commodilla a Roma c’è un’incisione, è un reperto di passaggio tra latino e il volgare italiano. Qui si presenta il betacismo, un fenomeno che fa evolvere “Voce” in “boce” e il raddoppiamento fonosintattico quando: boce passa ad “a bboce”.
  3. Il placito di Capua è un documento notarile (una causa contro il monastero di Montecassino). Un uomo rivendicava delle terre vicino a Capua, che secondo lui erano di sua proprietà, ma quelle terre, in realtà, non erano usate da trent’anni e quindi c’è usucapione. Il monastero utilizzava e coltivava le terre da 30 anni! Nel Placito si trova sia la parte in latino scritta dal notaio e il notaio introduce un discorso diretto dove dice parola per parola cosa il testimone (Galiperdo) afferma. Qui si vede che quest’uomo sta parlando un’altra lingua, una lingua evoluta. “So che quelle terre, entro i confini di cui si parla qui, le possedette 30 anni il monastero di San Benedetto”
  4. Nell’iscrizione della basilica romana di San Clemente, Roma (fine XI sec) L’artista è ben a conoscenza del voler rappresentare ed esporre il cambio che sta avvenendo nella lingua. Ci sono parti sia in volgare che in latino, delle battute dei servi ecc. (forse) Non si sa a cosa e a chi si riferiscono all’interno della vicenda. Le scritte in latino potrebbero essere del committente perché è il messaggio ufficiale che si vuole comunicare, e lo fa nel linguaggio ufficiale della chiesa della scuola e della letteratura. Queste parole in volgare sono però molto distanti dalle parole che utilizziamo attualmente.
  5. Il passaggio FONDAMENTALE c’è nel XIII secolo, Con la Scuola Siciliana presso la corte del Re Frederico II di Svevia. La lingua volgare che ormai non è più il latino ha raggiunto una dignità tale da poterla utilizzare anche in letteratura. Presso la corte di questo re, una serie di funzionari (che sono sia servi che poeti) iniziano a scrivere testi in poesia. La nostra letteratura nasce proprio qui con il volgare siciliano. È un volgare illustre che si innalza ad essere usato più del latino, è la lingua dei ghibellini che avevano forti contatti con l’impero. Dopo la guerra persa la Scuola Siciliana e in generale l’impero perdono di prestigio. C’era un forte contatto tra S.S. e il resto dell’Italia e le corti; soprattutto a Bologna e quindi nel centro Italia dove c’erano notai, burocrati, segretari di corte. La poesia dei siciliani noi la troviamo tramandata perché è stata copiata dai toscani e nella parte fonetica ci sono molte correzioni. C’è un passaggio di testimone: Sicilia-Bologna-Firenze. Firenze città sempre più florida con civiltà e popolazione in crescita.

Dante è il precursore dello stilnovo. Con La Divina Commedia realizza l’affermazione del fiorentino e quindi non si parla più di volgare. Altri scrittori e poeti che scriveranno in FIORENTINO: Petrarca (Canzoniere) e Boccaccio (Decameron) Il volgare fiorentino con anche i loro testi diventerà il volgare prediletto nella letteratura, il volgare più illustro e più ammirato. Per le scritture importanti e formali il LATINO rimaneva la lingua di utilizzo. L’invenzione della stampa ha ulteriormente alimentato la diffusione delle opere letterarie e il fiorentino era il più utilizzato. Nell’umanesimo poi c’è la grande riscoperta dei classici e quindi c’è una rivalutazione del latino ma si continua a riscrivere in volgare… È una spinta controcorrente. (Accanto al volgare c’è una riscoperta in latino).

Meglio volgare o latino?

Difficile dire che il volgare non sia più una lingua nobile! Dobbiamo prendere spunto tra i grandi per migliorare e per rendere più raffinato il volgare “prestigioso”. Iniziarono a crearsi molti dibattiti e grandi riflessioni su questa tematica: NASCONO LE PRIME GRAMMATICHE (Si ragiona sulla lingua un maniera più consapevole) Nasce la questione sulla lingua. In uno stato diviso in MOLTI comuni, ognuno con tutte le sue differenze, c’è un esigenza che nasca, si generi, il sogno.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Enrico03e di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Ruscello Francesco.
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