Sulla poesia moderna,
Guido Mazzoni
- Introduzione. Le forme dell’arte e la storia degli uomini.
Quattordici serie di appunti preparatori figurano tra le opere complete di Leopardi, appunti dove
egli annotò i testi a cui intendeva dedicarsi. È un documento di straordinaria importanza. Si può in
esso riscontrare l’estensione di possibilità che uno scrittore italiano di quel periodo si trovava
davanti, la topografia del suo spazio letterario.
Spazio letterario: l’insieme delle opere che gli autori di una certa epoca giudicano ragionevole
scrivere e ritengono all’altezza dei tempi.
Leopardi nel ‘700 riteneva all’altezza dei tempi opere molto diverse fra loro: il romanzo di una
donna costretta a diventare monaca, una tragedia, un poema didascalico sui boschi, novelle
ariostesche in ottava rima, un’epica in prosa, un romanzo come il Werther. Oggi a noi tutto questo
può sembrare strano, ma a due secoli di distanza sappiamo che le opere nominate da Leopardi
appartengono a due mondi storici diversi e inconciliabili. Ma per Leopardi non era così.
Questi appunti condensano gli effetti della grande metamorfosi che letteratura europea ha subito fra
la seconda metà del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.
Questi Disegni registrano il momento in cui a uno spazio letterario nuovo si affianca uno spazio
letterario dalla tradizione millenaria. Leopardi credeva che ci si potesse ancora muovere in
entrambe le direzioni mentre per noi oggi è chiara la forte dicotomia tra vecchio e nuovo e
l’inconciliabilità dei due mondi.
Walter Benjamin, nel saggio Il narratore. Considerazioni sull’opera di Nicola Leskov, dove vuole
mostrare quanto le trasformazioni letterarie siano quasi sempre lentissime, accosta il divenire delle
forme epiche all’evoluzione che la superficie terrestre ha subito attraverso le ere geologiche.
Secondo Mazzoni questo è vero si, ma è altrettanto vero che talvolta i movimenti di lunga durata
progrediscono con lentezza per secoli e poi sfociano in terremoti improvvisi.
Le grandi forme artistiche sono longeve, si evolvono con lentezza perché esprimono le
trasformazioni profonde della storia umana, il loro tempo lungo. Le forme dell’arte registrano la
storia degli uomini con più esattezza dei documenti.
L’obiettivo di Mazzoni è quello di usare la storia delle forme epiche come sismografo. Per fare
questo bisogna dare per scontato delle convinzioni che non lo sono affatto. Infatti questo modo di
intendere il divenire dell’arte e della cultura affonda le sue radici in una tradizione storiografica che
nasce con le lezioni hegeliane di estetica e di filosofia della storia. Oggi certi presupposti sono stati
smontati dal post-moderno, dia cultural studies ecc... allora Mazzoni vuole esporre prima le basi su
cui si fonda questo saggio che sono anzitutto Hegeliane:
1. È vero che la società e la cultura sono fatte di campi relativamente autonomi ma questi si
intersecano fra di loro, al punto che se vedessimo da lontano gli uomini appartenenti alla
stessa epoca ci parrebbero tutti uguali. Tutti i sistemi che convivono in uno stesso spazio
creano una forma di unità. Qui sorge il concetto di LUNGA DURATA. Nonostante ogni
letteratura nazionale europea possieda una propria storia interna, se osservate da una certa
distanza notiamo che tutte le letterature nazionali europee sono state attraversate da
fenomeni comuni di lunga durata. Fenomeni che accomunano tutte le letterature, come
quello della rivoluzione dei generi letterari del Sette/Ottocento o come la diffusione delle
avanguardie storiche, del monologo interiore, del verso libero
2. Spesso le storie delle culture soffrono di feticismo, ovvero fondano lo studio di un intero
periodo sull’analisi di soli pochi testi, nella convinzione che essi possano essere
rappresentativi di tutto il periodo. Sarebbe corretto sforzarsi di cercare le cause che stanno
dietro la consacrazione di uno scrittore, di un movimento, di una moda, di un genere.
3. È sbagliato pensare per epoche, vederle come degli organismi unitari e presupporre
l’esistenza di uno spirito del tempo. Le forme dell’arte registrano la storia degli uomini
meglio dei documenti
4. Teoria dei generi: se lo spazio letterario di un’epoca corrisponde alla superficie terrestre, i
generi sono le zolle che danno forma, con i loro movimenti, alla crosta del pianeta. Le storie
letterarie di lunga durata si traducono molto spesso in storie di generi, sebbene non sia
affatto chiaro che cosa i generi letterari siano. Ogni volta che si parla di genere letterario i
suoi confini diventano sempre più sfrangiati e il suo significato sempre meno preciso. Ecco
che bisogna dunque rispondere alla domanda: Che cosa sono i generi letterari? Che cosa si
intende per poesia moderna? E che cosa significa parlare della poesia moderna come di un
genere letterario? Queste domande aprono tre dubbi: uno sui criteri che tracciano i confini
dei generi, uno sulla natura delle somiglianze tra i testi che appartengono allo stesso genere
e infine uno sul significato delle famiglie dei generi.
1.1 Confini: genere significa una famiglia di opere che sono raggruppabili fra loro e
completamente disomogenee rispetto alle altre famigli: allegoria, ballata, cantata,
dramma, elegia ecc... ogni raggruppamento è caratterizzato da una somiglianza di forma
e contenuto. Ma se questo valeva per il classicismo europeo, si è cominciato a metterlo
in discussione a partire dall’estetica letteraria moderna che fatica a riconoscere delle
rigide categorie e ad anteporre l'universale al particolare.
1.2 Natura: per alcuni i generi sono delle essenze ante rem ovvero delle strutture
trascendentali che procedono la scrittura dei testi. Per altri invece sono post rem,
seguono la stesura dei testi. Per altri ancora sono delle essenze in re, ovvero degli
universali che tracciano una somiglianza oggettiva tra diversi testi. Ma i generi non
rispecchiano delle essenze della letteratura ma designano degli insiemi di testi
storicamente imparentati fra loro da alcune somiglianze. Ovvero: un’oggettiva
somiglianza di stile e di argomento e somiglianza degli schemi mentali che permettono
ai lettori di percepire la continuità tra le opere. I due fattori di vicinanza sono dunque
l’oggettivo e il culturale.
Quando parliamo di poesia moderna alludiamo a due continuità: la somiglianza fra le
opere in versi degli ultimi due secoli e l’idea di poesia che la cultura romantica ci ha
tramandato. Poi i generi letterari hanno un centro e una periferia. Il centro è occupato da
quei testi letterari che sono percepiti come l’idealtipo dall’orizzonte di attesa dei lettori;
la periferia da quelli che vengono fatti rientrare nel genere anche se un po’ eccentrici
rispetto a una norma presunta.
1.3 Significato: che cosa significano i generi letterari? I generi letterari sono delle strutture
trascendentali che ordinano lo spazio letterario. Possiamo dire essere ante rem, lo
scrittore è preceduto dai generi. Perché? Abbiamo detto che lo spazio letterario è
l’insieme delle opere cui è ragionevole dedicarsi in una certa epoca. Questo significa
che prima si guarda al genere e poi si scrive.
5. Che cos’è la poesia moderna? La letteratura moderna si forma durante una metamorfosi che
dura molti secoli e che culmina poi in una stagione di cambiamenti repentini tra la seconda
metà del Settecento e la prima metà dell’Ottocento quando i generi che la poetica antica e le
poetiche classicistiche consideravano più prestigiosi, l’epos, e la tragedia, muoiono o
entrano in una fase di pura sopravvivenza e vengono sostituiti dal novel e dal dramma
borghese, forme assolutamente moderne che mettono in scena le storie di persone ordinarie
e i conflitti della vita quotidiana. Anche la poesia negli stessi anni cambia completamente.
Poesia significa discorso scritto in versi. La poesia moderna inizia in un periodo compreso
tra l’età romantica e quella delle avanguardie, ognuno poi periodizza in maniera differente
all’interno di questo range. Per noi oggi l’idea di poesia comprende dei brani brevi, scritti in
uno stile personale e con contenuti personali e in versi. Considerato questo ci viene molto
strano considerare poesia quel poema sulle selve e sui boschi che Leopardi avrebbe voluto
scrivere. In genere è lontana dalla poesia moderna l’idea di utilizzare il verso per scrivere
qualcosa di distante dall’esperienza vissuta. Oggi la poesia epica, didascalica e descrittiva
non esiste più. La poesia soggettiva è il centro della poesia moderna, alla periferia troviamo
due famiglie di testi che non possono essere chiamati lirici. Da un lato i poemetti o long
poems che superano i limiti della poesia soggettiva, affrontando contenuti narrativi o
saggistici e rinunciano alla forma breve. Dall’altro quei testi che mirano ad eliminare la
prima persona, un contenuto manifesto e a ridurre la poesia a un gioco di pure suggestioni
formali. Naturalmente il confine tra centro e periferia è sfumato.
Capitolo primo
Lirica e poesia nella moderna teoria dei generi
Tra la fine del Cinquecento e la seconda metà del Settecento, il concetto di poesia subisce una
metamorfosi traumatica quando quella che subisce tra l’età di Baudelaire e l’età delle avanguardie.
Questo cambiamento rappresenta l’inizio della poesia moderna.
Nella nostra cultura oggi la poesia coincide con la lirica, nella cultura antica la lirica è la poesia
cantata al suono della lira. La lirica per noi oggi è la forma di poesia dove un io si esprime, con
contenuti soggettivi e in uno stile lontano dal grado zero della prosa. Quest concetto ha un’origine e
una storia: è coevo alla divisione della letteratura in tre categorie teoriche che si afferma fra la
seconda metà del Settecento e l’inizio dell’Ottocento nella cultura tedesca e inglese. Nasce una
nuova partizione dei generi differente da quella classica: la letteratura viene divisa in tre grandi
generi. L’epica, la lirica e il dramma. L’epica mette in scena l’oggettivo, la lirica dà voce al
soggettivo, il dramma unisce entrambe le caratteristiche. Questa tripartizione seppur con le dovute
variazioni è rimasta valida negli ultimi due secoli.
Anche per la poetica antica (Aristotele e Platone) sono tre i generi. Ma il criterio della distinzione è
completamente diverso da quello cui si rifanno i romantici.
Per Platone il racconto può svolgersi per narrazione semplice, per imitazione o in forma mista.
Nella narrazione semplice il poeta parla in prima persona (ditirambo), invece la tragedia e la
commedia sono mimetiche, perché il discorso è affidato direttamente ai personaggi senza la
mediazione di un narratore. L’epopea è un genere misto.
Per Aristotele la situazione è un po’ più complessa: i criteri per classificare le opere sono tre: 1. I
mezzi usati per imitare, 2. Gli oggetti imitati, 3. Il modo di imitare.
Mezzi: arte poetica, musica, pittura. Poesia in versi o in prosa.
Oggetti: possono essere uomini migliori di noi, peggiori di noi, o uguali a noi
Modo: opere drammatiche oppure narrative oppure miste.
Questa classificazione mira a rispondere alla domanda: Chi parla all’interno del testo? E la risposta
è o il narratore, o i personaggi o entrambi. Quindi la classificazione è in base alla quantità di
mimetismo.
Questa distinzione non permette la classificazione moderna della poesia così come è stata pensata
nel romanticismo. Perché a ben guardare il modo della mimesis se ne conclude che la lirica e l’epica
sono indistinguibili. Se si risponde solo alla domanda Chi parla effettivamente è quello che succede
perché sia nella lirica che nella narrativa può parlare una sola voce. Eppure la sensibilità moderna
avverte uno scarto tra l’epica e la lirica e questo dipende dal contenuto che quella voce esprime.
Perché se la voce nella lirica esprime dei contenuti esterni, eventi esterni all’io, la voce della lirica
esprime degli eventi interni all’io.
Il sistema di generi romantico fa un’altra cosa. Prima distingue in base alla voce, quindi a dei criteri
formali: differenza tra testo drammatico e testo non drammatico ma poi distingue tra lirica e
narrativa seguendo un discrimine che è questa volta contenutistico e non riguarda la forma. Quindi
la lirica è il genere in cui una prima persona parla di sé in forma personale, il centro non è l’evento
ma lo stato d’animo.
Cultura latina e cultura greca non concepivano l’idea che un genere letterario potesse reggersi
sull’idea dell’espressione di un io soggettivo.
I concetti della poetica classica si diffusero nella cultura medievale anche se in maniera
frammentaria e caotica. Ciò che rimane inalterato è il criterio della classificazione.
La categoria unitaria di lirica e il sistema moderno dei generi si affermano intorno alla metà del
Cinquecento in Italia. Minturo per la prima volte propose la distinzione tra epica, lirica e scenica.
Ma comunque Minturo categorizza in base al criterio aristotelico, ovvero in base ai mezzi che il
poeta usa per mimare la realtà. L’epica ha bisogno della sola parola, la scenica si serve della
rappresentazione teatrale, la litica della parola accompagnata dal ballo e dal canto. In realtà,
l’affermazione dell&r
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