Scrittori alla radio
La radio è vista come lo specchio su cui si riflettono le resistenze e le idee culturali di una società letteraria; l’arco di tempo in cui possiamo inserire il fenomeno della radio e delle opere radiofoniche inizia dagli anni Trenta fino agli anni Sessanta, con alcuni sforamenti nei decenni successivi.
Walter Benjamin parla della radio come lo strumento più adeguato per creare una battaglia educativa e pedagogica; egli elaborò delle conferenze radiofoniche per ragazzi poiché convinto che la radio possa essere un mezzo di avvicinamento delle masse, viene data la possibilità ad ogni ascoltatore di ascoltare ciò che vuole ma con un “qualcosa in più” di cultura; quel “qualcosa in più” è l’intento pedagogico ed educativo del mezzo stesso.
La radio in Italia
In Italia si iniziò a parlare di radio nel 1931 con Enzo Ferrieri il quale pubblicò, all’interno di una rivista di lettere e arti, un manifesto (“La radio, forza creativa”) in cui ne trattava le potenzialità artistiche. A seguito della pubblicazione del manifesto si sviluppò un vero e proprio dibattito culturale tra personaggi di tutte le sfere artistiche differenti; la varietà e ricchezza degli interventi fu data dalla presenza di differenti figure di diverse discipline le quali sottolineavano il carattere eclettico della radio stessa.
Si pensava che la radio dovesse sconfiggere la noia in quanto il pubblico poteva tranquillamente nel caso spegnere l’apparecchio senza obblighi di educazione, per questo la radio doveva inventarsi con un radioteatro ex novo che si allontanasse dal primo periodo caratterizzato da spettacoli ricavati dal teatro.
Il radiodramma e Bontempelli
Bontempelli è il primo a parlare di radiodramma, descrivendolo come una cosa nuova e autonoma lontana da qualsiasi adattamento teatrale e specificando come egli volesse fare un dramma il cui punto di inizio fosse il rumore di un suono da cui poi potesse svilupparsi l’azione. Nel 1945 Bontempelli interviene di nuovo parlando di radio (in un articolo chiamato “Radiotetaro? No non ci credo”) sostenendo che un radiodramma non sia nient’altro che un dramma letto alla radio.
Il successo delle trasmissioni radiofoniche
Le novità inerenti alla radio provennero quindi da una generazione che nacque “dentro” la radio ed inizia ad esprimersi a partire dalla metà degli anni Trenta. Tra questi abbiamo il caso della prima rivista radiofonica, “I 4 moschettieri” di Nizza e Morbelli che ebbe un notevole successo e popolarità. Essa fu la prima trasmissione che inventò la narrazione seriale alla radio e la prima che affiancò il fenomeno della radio a quello del concorso a premi (produzione di libri illustrati e figurine).
Dal 1934 al 1938 la trasmissione batterà tutti i record di popolarità creando un vero e proprio fenomeno di massa; essa è l’esempio lampante che mostra il potere del nuovo mezzo radiofonico.
Tematiche e programmi radiofonici
Una delle tematiche ben presenti all’interno della radio degli anni Trenta è la “notte” (il notturno); essa è la rappresentazione del tempo della paura, si racconta di omicidi, Orson Welles catastrofi umane o naturali, un esempio è la radiocronaca di del bombardamento dei marziani sul suolo americano.
In Italia, nel dopoguerra, molti scrittori iniziano ad avvicinarsi al fenomeno della radio e ad abbandonare le proprie diffidenze, nascono così differenti generi e programmi; “Scrittori alla radio” (1944) è un programma settimanale basato sul genere delle conversazioni con diversi personaggi celebri, la serie sportiva di Pratolini e Buzzati e uno dei programmi più celebri della radio Fiorentina, “L’approdo” (3 dicembre 1945).
L’approdo fu ideato da Seroni con l’obiettivo di dare la parola ai diversi scrittori tenuti lontani dai microfoni per tutto il ventennio e di sperimentare il mezzo radiofonico con finalità democratiche. “L’approdo” del titolo rappresenta l’augurio di una navigazione felice, per giungere a una riva sicura, dove trovare conforto dalla letteratura e dall’arte. Debuttano ben 4 serie di “L’approdo” (ultima nel 1963 insieme al debutto della versione televisiva); una trasmissione dal carattere formativo ambizioso, che si propone la diffusione di una cultura letteraria «alta», ma non per questo astratta o svincolata dal contesto culturale e storico del paese, con il quale cerca sempre di intrattenere rapporti stretti.
Si aggiunse alla radio anche delle trasmissioni legate esclusivamente alla poesia come “Il Teatro dell’usignolo”, ideato da Giagni, uno dei programmi più innovativi di quegli anni che andava in onda la sera tardi dopo le 23.00. Una trasmissione di questo carattere veniva associata principalmente al Terzo Programma (nato nel 1950) dedicato alla cultura. (Secondo all’intrattenimento e Primo all’informazione).
Il biennio 1945/46
Il biennio 45/46 può essere considerato come gli anni d’oro della radio in quanto, grazie alla formazione di una giovane leva di scrittori che credono fortemente all’opera del radiodramma, si ha un’intensa produzione di radiodrammi arrivando già solo nel biennio a mandarne in onda 20 nuovi e nell’anno successivo si raddoppiarono; il desiderio di ritornare alla normalità e scappare dalle angosce della guerra si manifesta nell’investimento cospicuo per la realizzazione di radiodrammi.
Nel 46/52 Alberto Savinio ne è il pioniere, egli collabora con continuità alla radio, partecipando a conversazioni e rubriche culturali e realizzando opere di cui compone testo e musica (es. Agenzia Fix). Venne prodotto anche il primo radiodramma neorealista “La domenica della buona gente” di Pratolini e Giagni e “Le Norme per la redazione di un testo radiofonico” di Carlo Emilio Gadda.
Possiamo affermare che la radio degli anni Cinquanta si possa considerare una vera e propria “radio degli scrittori”; numerosi scrittori parteciparono al fenomeno della radio e assunsero incarichi all’interno della RAI, tutti i programmi sono di fatto scritti in quanto il “parlato radiofonico” si basa su testi scritti in precedenza, perfino le domande e le risposte alle interviste. La radio degli scrittori degli anni Cinquanta getta le basi per il decennio successivo.
Radio e infanzia: Walter Benjamin
La Germania è il primo paese a comprendere le potenzialità della radio, era considerata strumento utilissimo per l’educazione, per avvicinare le classi sociali e rompere gli schemi. “La cultura deve intrattenere e l’intrattenimento educare”. Benjamin con i suoi radiodrammi si focalizza sul concetto di popolarità in quanto la radio può superare il vecchio concetto di divulgazione culturale.
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