Letteratura per sola voce
Nella seconda metà degli anni Cinquanta, gli ascoltatori arrivano addirittura a undicimilioni, distribuiti sui tre programmi nazionali. In sei anni, dal 1955 al 1960, vengono realizzati ben 297 nuovi radiodrammi, sostanzialmente uno a settimana, a dimostrazione della potenza produttiva della Rai che in quel periodo investe energie economiche e culturali sul radiodramma, ritenuto un genere artistico autonomo, o addirittura un’arte autonoma, e non un sottogenere del teatro o della letteratura, e nemmeno da confondersi con il teatro trasmesso alla radio, anche se i punti di contatto sono numerosi.
A partire dal 1960 l’avvento della televisione inizia a preoccupare il mondo della radio a tal punto da spingere gli autori verso un vero e proprio rinnovamento e miglioramento, si chiese anche il coinvolgimento degli scrittori al fine di trovare un linguaggio aderente al mezzo radiofonico. Franco Monteleone rimprovera al radiodramma degli anni Cinquanta l’assenza dei grandi temi del dopoguerra e un ritardo rispetto alle altre arti, soprattutto al cinema, riconducendo l’insoddisfacente produzione alla trasformazione radicale che in quegli anni subisce la lingua italiana: alla radio «persiste una lingua letteraria tradizionale, inadeguata ormai ad esprimere la nuova faccia del paese».
Nel decennio 1963-1972 il carattere del radiodramma cambia notevolmente e si vanno a generare opere più complesse e sofisticate, malgrado ciò a causa della televisione che ha rubato alla radio l’intrattenimento serale, il pubblico dei radiodrammi diminuisce. Però è solo osservando complessivamente la produzione di quegli anni che è percepibile il movimento e lo sviluppo di un genere che si allontana dalle forme dialogate più convenzionali e di ascendenza teatrale, per percorrere una strada di sempre maggiore introspezione; la parola alla radio è strumento di riflessione quindi i radiodrammi altro non sono che opere che hanno come tema la memoria, l’autoanalisi e l’interiorità (differenza drastica con il teatro).
Essendo un mezzo di comunicazione pubblico e di massa la radio prevede l’omissione di temi “divisivi” (politica, conflitto di classe ecc…) o che potrebbero offendere/imbarazzare. Qualcosa inizia a cambiare nel 1958, non si parla ancora di miracolo economico ma compaiono alcuni temi scomodi come politica, aborto, guerra, assurdità giovanile, emancipazione femminile ecc… La storia del radiodramma è considerata quindi fondamentale nell’evoluzione dei media e della cultura di massa poiché si comprende meglio cosa dire o non poter dire al microfono.
La radio agli albori della TV
Sul primo numero del Radiocorriere del 1954 apparve in copertina una moderna telecamera con 3 obbiettivi in concomitanza con l’inizio ufficiale delle trasmissioni televisive, il resto della rivista parla però ancora di radio trattando della ricca programmazione della serata. Le 3 reti del 1954 mandarono in onda 214 opere di teatro radiofonico e 147 radiodrammi. Il linguaggio utilizzato nella radio degli anni Cinquanta è più rigido e uniforme rispetto a quello del mondo cinematografico in cui invece si trovano molto di più anche sfumature dialettali; questo perché la parola dei radiodrammi deve essere chiara, comprensibile e soprattutto in grado di spingere all’immaginazione sonora.
Nel triennio 1953-1955 la radio è il primo e più diffuso mezzo di comunicazione, nonostante l’avvento della televisione, gli abbonati passano da quasi 4 milioni a 6 milioni; le ore con più ascoltatori sono le 13 e le 20/21 e in media le persone ascoltano circa 4 ore di radio al giorno. La televisione venne seguita da circa 400mila persone a casa propria, il programma più seguito e che fece scalpore fu “Lascia o raddoppia?” di Mike Bongiorno; la radio è il primo medium capace perciò di raggiungere strati socialmente e culturalmente non omogenei, più della stampa e anche più del cinema.
Nei primi anni di vita della televisione la produzione di radiodrammi invece di diminuire aumenta fino al 1960 il quale può essere considerato un anno spartiacque per la produzione straniera. Essa aumentò grazie all'iniziativa del Prix Italia, il più importante premio nazionale fondato nel 1948 con l'obiettivo di instaurare dei rapporti di pace con i paesi europei; il vincitore del Prix Italia aveva come ricompensa la traduzione dei radiodrammi nelle lingue dei differenti paesi. "Under the milk wood" vinse il Prix Italia nel 1954, l’unico radiodramma italiano che vinse fu "La fidanzata del bersagliere" di Anton nel 1960.
La radio era il mezzo perfetto per trovare nuovi autori e nuovi testi stranieri; la Germania era il paese con più produzione radiofonica in quanto era l’unico mezzo ad offrire una sponda economica nel dopoguerra sia per la pubblicazione che per la realizzazione in scena dei propri testi. Per stimolare la produzione di radiodrammi italiani venne istituito un altro premio nel 1949, il Premio Nazionale Autori Radiofonici e Televisivi riservato alle opere realizzate solo ed esclusivamente per fini radiofonici.
A seguito di questa creazione si sviluppò una nuova generazione di giovani autori, non riconducibili né al teatro né alla letteratura, che si unirono in organizzazione creando un vero e proprio sindacato chiamato Si. N.A.R. (si può entrare solo se si ha già un radiodramma trasmesso sulla rete nazionale); gli anni Cinquanta sono quindi l’ascesa e il consolidamento di questo gruppo di autori e critici impegnati a promuovere la qualità della produzione del mezzo radiofonico. Al fine di rispondere alle domande più tecniche legate al radiodramma si sviluppò la figura dello scrittore specializzato, promosso e difeso dal Sindacato, il quale ha il compito di... (testo incompleto).
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