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Leonardo Sciascia e il contesto

"Il titolo non molto chiaro. Ha anche un sottotitolo, 'una parodia'. Sciascia inserisce delle epigrafi e una nota, che mette in fondo in calce. Nelle prefazioni lo scrittore spiega un bel po' di cose, non tutto e non sempre sono cose vere. Lo scrittore manda al lettore istruzioni di lettura: paratesti. Titolo breve, che non crea assonanze. Non sappiamo che contesto. Il contesto è tutto ciò che sta vicino al testo, che lo spiega. La parodia è qualcosa che prende in giro, dobbiamo capire cosa.

Le epigrafi sono molto importanti in Sciascia. Cita Montaigne e Rousseau. Potrebbero aiutare il lettore a capire il romanzo. Rousseau se la prende con Montaigne. Bisogna fare come gli animali che nascondono le tracce davanti alla tana, quello che si fa nei gialli. Non esiste un Paese in cui i cattivi siano considerati buoni e viceversa, Sciascia allude al fatto che da qualche parte quel mondo esiste, in Italia probabilmente.

La nota e l'ambientazione

La nota alla fine del romanzo è in prima persona. Ha scritto una parodia partendo da un fatto di cronaca. Ci dice una gran quantità di cose. Prima di tutto, il romanzo è ambientato in un Paese che non ha nome, ma che rientra nei luoghi immaginari che i romanzieri si divertono a inventare. Cita anche l'Italia e la Sicilia. Ci dice cosa è per lui la parodia: travestimento comico di un'opera seria, utilizzazione paradossale di una tecnica e di determinati cliché. Ciò che serve per fare un giallo. Non è una definizione molto esatta.

Il grande tema di questo romanzo, come quello di tutti gli altri romanzi di Sciascia, è il potere. Sciascia è il tipo di intellettuale che parla di politica, religione, società e per deprecare e denunciare qualcosa. Intellettuale diverso da Calvino, che tratta di letteratura e che si chiede come possa servire a migliorare la società e a denunciare cose. Gli intellettuali come Sciascia non sono legati a nessun partito, che assumono il ruolo di rivendicatore della giustizia, di colui che sa la verità e che la dichiara. Sciascia vuole incarnare questo ruolo.

Il successo di Sciascia

Sciascia ha avuto un grande successo con "Il giorno della civetta", che parla della mafia siciliana, che non è chiusa in Sicilia, ma è in contatto con tutto il paese. Romanzo poliziesco. Vuole raccontare la mafia, cosa non facile in Italia a quel tempo. Il procuratore Varga viene ucciso all'inizio del romanzo. Le testimonianze su quando Varga era stato in giro non coincidevano con i risultati della necroscopia. La mezzanotte era stata indicata come ora del delitto, ma alle 10 lui se n'era già andato, c'era un vuoto di almeno un'ora. Maliziose ipotesi, ma che vengono subito spente perché essendo stato un magistrato doveva essere stato un uomo buono. Vengono sospese le indagini su quell'ora di vuoto. Viene rinvenuto sotto un muretto da cui traboccavano tralci di gelsomino con un'ora tra le dita. Si coglie il tono ironico del narratore, che prende in giro tutti, cominciando dal procuratore. Gli uomini dello Stato sono sempre i migliori del mondo, sono intoccabili e si devono fermare tutti i sospetti. Siamo in un poliziesco. Ci saranno altri quattro omicidi.

Sciascia e la scrittura

Gli scrittori scrivono libri perché ci sono libri prima dei loro. Per loro i libri prima di loro sono la vita, sono importanti. Sciascia è uno scrittore che cerca di assomigliare a quegli scrittori che fanno da esempio. Lo scrittore si realizza scrivendo i propri testi, i pezzi che mette insieme sono ciò che lo realizzano. Sciascia fa una parodia di un poliziesco, ma anche di qualcos'altro. Sciascia scrive due tipi di libri: il romanzo tradizionale (non è uno scrittore sperimentale, come Calvino attraversa la letteratura negli anni '50 fino agli anni '80) e il racconto-inchiesta. A quest'ultima tipologia, è lui a darle il nome; termine preso da uno studioso di letteratura che parla della "Storia della colonna infame" di Manzoni, vicenda giudiziaria acclusa ai Promessi Sposi; è una storia di un processo. Questo testo è per Sciascia il suo grandissimo esempio letterario.

Come Manzoni che legge e studia le carte del processo della Monaca di Monza per poi scrivere i Promessi Sposi, anche Sciascia fa la stessa cosa con altri documenti e scrive racconti-inchiesta, inventandosi una spiegazione. Sciascia, come Pasolini, afferma che non ha la prova di niente, ma dato che è un intellettuale può spiegare meglio cosa è successo e come sono andate le cose, perché ha letto tanti libri e che la realtà è fatta come sono fatti i libri. Due grandi modelli che si contaminano a vicenda. Sciascia è molto autonomo rispetto alla sua generazione.

Il poliziesco e il fascino intellettuale

Il poliziesco piace molto agli intellettuali, perché è un genere molto astratto e logico, rilassante. Anche Umberto Eco quando prova a scrivere un romanzo scrive un poliziesco tradizionale con citazioni abbastanza spudorate di Sherlock Holmes. Negli anni precedenti a Sciascia, ci sono alcuni famosi romanzieri che utilizzano il poliziesco in una maniera un po' diversa: Borges, Garra e Dürrenmatt. Scrivono dei polizieschi in cui alla fine del romanzo non viene detto chi è il colpevole. Nel romanzo di Garra, il commissario capisce chi è stato ma non lo rivela. Romanzo che ha successo, vorrebbero un sequel, ma Garra non vuole scriverlo per rivelare chi è, per lui non ha senso. A lui interessa l'omicidio. Il romanzo poliziesco si basa su due fabula, due storie una sopra l'altra. Una è segreta, l'altra esplicita. Quella segreta è quella dell'evento criminale. Il racconto vero e proprio inizia con la conclusione della storia criminale, quando parte l'indagine. La storia di base segreta è una fabula, sopra ci metto sopra un intreccio, la storia dell'investigatore.

Quando il poliziesco nasce, l'investigatore è un genio, quasi mai un poliziotto. Il poliziotto di solito è quello che non capisce nulla. Come punto nascente si considerano tre racconti di Edgar Allan Poe, scrittore americano di polizieschi.

Il contesto di Sciascia

"Il contesto" si basa su questo modello. È l'unico tra i romanzi gialli, dove lo scrittore gioca con uno schema letterario per attirare il lettore, in cui il colpevole non viene fuori e non si sa nemmeno come è morto l'investigatore che indaga sulla vicenda criminale. Il colpevole non è ciò che dovrebbe interessare, i colpevoli sono tanti, non per forza chi uccide. Romanzo ambientato in un Paese ispanico, che si supponga essere Sudamerica. Viene ucciso un magistrato e viene incaricato un poliziotto, reputato il più scaltro per un caso del genere. Investigatore Rogas, descritto come uno dei pochi che ha dei princìpi nel suo Paese. Il narratore comunica subito che questo è un Paese di persone disoneste.

Nel giro di pochi giorni muoiono altri magistrati, si cerca qualcosa in comune, un caso che hanno seguito. Il primo che viene ucciso è un giudice istruttore. Alla fine trova tre persone che potrebbero essere colpevoli. Sono tre persone che sono state processate, ma che si sono sempre dichiarate innocenti fino all'ultimo. Rogas si convince che lo sfondo dell'omicidio sia l'errore giudiziario. Alla fine si decide che uno dei tre è il vero colpevole, un farmacista di nome Cres. È stato l'unico che non è stato assolto, accusato di tentato omicidio della moglie. Vuole andare ad interrogarlo, ma non lo trova. Quando perquisisce la casa, nota che è scomparsa anche ogni sua immagine. Non si sa che faccia abbia. Sapendo quanto il suo Paese sia corrotto, capisce che questo Cres è riuscito a far sparire le sue foto dagli archivi nell'amministrazione.

Spaccatura nel romanzo

C'è una spaccatura nel romanzo. Siamo nel '69 quando inizia a scrivere questo romanzo, quello che vuole farci credere è che ha letto un romanzo di cronaca e che gli è venuta voglia di scriverci sopra. Vuole farci credere che voleva divertirsi, passare del tempo perché stava scrivendo un libro impegnativo sulla situazione politica dell'Italia. Cose che si sono scontrate, non intrecciate. Da qui in poi parte una vicenda politica, dal momento in cui i testimoni hanno visto persone con barbe e capelli lunghi, che occupa la seconda parte del romanzo e cancella le tracce poliziesche disseminate dal narratore. Non c'è più un poliziesco, la questione diventa politica. Non c'è luogo in cui la politica non invada tutto. La magistratura in tutto questo è autonoma, o almeno è questo che si chiede Sciascia, se lo sia veramente. L'Italia ha attraversato qualche anno prima una fase di grande cambiamenti, il '68.

Fenomeno che attraversa vari Paesi. È l'onda d'urto di trasformazioni economiche molto rapide e compresse nel tempo. Paese immaginario, del Sudamerica. In questo Paese ci sono una serie di omicidi di magistrati. Questo caso viene affidato a uno dei pochi bravi rimasti. Rogas comincia a investigare secondo i metodi tradizionali dei gialli. Metodo inferenziale. Trovare un elemento di comunanza, un movente che tiene unite le vite dei morti. Identifica tre sospetti e identifica quello che anche il lettore pensa sia il colpevole. Si tratta di un certo farmacista, accusato di aver tentato l'uxoricidio. È stato processato e condannato a 15 anni di carcere. Quando torna a casa la moglie è sparita. La moglie ha inscenato tutto, per liberarsi dal marito ha inventato una storia e ha venduto tutto. Rogas si convince che sia il colpevole. Quando va a casa sua non lo trova. Non solo è sparito, ma è sparita qualsiasi immagine di Cres. Rogas è convinto che lui sia il colpevole, non ha prove poiché il sospettato è svanito nel nulla.

Bisogna trovare un colpevole anche se non è quello vero. Si è visto due ragazzi che fuggono, bisogna trovarli e interrogarli, ma si è già deciso che loro sono colpevoli. Viene chiesto a Rogas di mettersi sotto il comando della questura.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ariannamustone di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Stracuzzi Riccardo.
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