La piazza europea di Marco Romano
Al lettore
Riorganizzando lo spazio pubblico come proprietà pubblica dovremmo includervi edifici e terreni di nessuna importanza, accessibili liberamente, e non potremmo includervi quelli chiusi la notte dietro le loro cancellate. Questo saggio ha il proposito di evocare il significato originario di ogni piazza, la quale ci apparirà infatti come l’esito di molte altre riconoscibili intenzioni, perché a quello originario sono andate sovrapponendosi nel tempo di nuove che la modificano. Classificazione cronologica, che percorre questo libro vuole essere la rassegna delle intenzioni originarie ma anche di quelle incorporate successivamente nel modo più vario intrecciando le tra loro. Il maturare è dovuto alla sfera simbolica, la dimostrazione della nostra condizione come individuo come gruppo, in quell’ambito dove la nostra dignità ha a che vedere con quella dominata dalla bellezza.
Origini storiche della piazza
1_Di come fosse nulla sappiamo, forse la corte del palazzo di Sargon, tra il terzo e il secondo millennio avanti Cristo, era anche il cuore della città. E di qui passerà in Grecia, dove sarà uno spiazzo fuori dall’intrico delle case, presidiato dalla tomba del fondatore, dove sistemare la pista per le gare sportive, dove ascoltare o riunirsi per deliberare. Secondo Pausania l’agorà contraddistingue con i portici delle stoà solo le città vere e proprie, mentre il mercato delle cose quotidiane verrà dirottato più lontano, ai confini dell’abitato. L’assemblea cittadina veniva tenute altrove, In un edificio apposito, i templi, eretti più lontano nel recinto sacro, e più lontani ancora i templi della terra e del mare. A Roma l’agorà diventa il foro, presidiato anche dei templi maggiore, con l’editto di Costantino, i padri della Chiesa cominceranno la loro aperta guerra ai fori e alle agorà. A questi primi mille anni di gioia ne succederanno cinquecento di penitenza dettati dai padri della Chiesa. Agorà e foro costituiranno il luogo di espressione visibile e di simbolo della civitas.
L'influenza della dottrina cristiana
2_La dottrina cristiana sosteneva che per conseguire la salvezza eterna gli uomini dovessero sia rispettare i comandamenti divini, sia compiere al meglio i semplici doveri del proprio stato. Ai tempi di Carlomagno tali doveri erano suddivisi in questo modo:
- I contadini avevano il compito di occuparsi della propria terra.
- I guerrieri dovevano essere mantenuti dal lavoro dei contadini ed avevano il compito di proteggere il proprio popolo.
- Il sovrano ordinava gerarchicamente l'aristocrazia di guerrieri, oltre a dover amministrare l'alta giustizia.
All’epoca, infatti, non era neanche immaginabile una società non ordinata in base ai compiti di ciascuno. I contadini vivevano in modesti villaggi disposti a corona interno a un centro maggiore, i fabbri e gli artigiani abitavano in zone più addentrate verso il centro della città. Quindi si aveva una società gerarchizzata. Le scorrerie degli arabi alla ricerca di schiavi e di un qualche arredo sacro, le ondate degli ungaro faranno finire questo modo di costruire le città della gerarchia feudale. Condizione essenziale per essere cittadini di una determinata città era il fatto di possedere una casa. Il fatto di avere un’abitazione è per i cittadini sinonimo di libertà. Il possesso irrevocabile di una casa è come se rappresentasse una sovranità autonoma di chi vi ci abita al di fuori dal potere dell’imperatore. Questa è una novità perché, per esempio, nei territori dell’Islam i confini delle città erano formate da recinti, chiusi la sera e talvolta circondati da un fossato, dove il sovrano nominava dei responsabili per dirimere le liti, mantenere l’ordine pubblico e un addetto per sovraintendere la preghiera del venerdì. In questi posti non si aveva la sensazione di appartenere a un
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