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Storia del cinema

Introduzione alla storia del cinema

I fratelli Lumière possiamo interpretarli come gli inventori del cinema grazie alla loro prima proiezione pubblica a pagamento che venne trasmessa il 28 dicembre 1895 a Parigi, del Cinématographe Lumière ovvero una macchina che "scrive il movimento". Ma in realtà già da prima c'erano state delle invenzioni che preannunciavano l'inizio di un qualcosa; infatti, l'invenzione dei Lumière non è altro che l'insieme di innovazioni di altri ricercatori che li hanno preceduti, possiamo ad esempio citare Edison che inventa il Kinetoscopio, e fa film già prima dei Lumière, però a visione individuale.

Agli inizi del '900 iniziamo a parlare di macchine da presa e si prediligono di più i film narrativi e ad inseguimento. Sempre in questo periodo si iniziano a distinguere le figure che partecipano alla realizzazione di un film, nasce così il regista, ovvero il responsabile di tutte le fasi di lavoro di un film. Man mano il cinema diventa la forma di spettacolo più popolare. Iniziano a nascere le prime sale cinematografiche. Inizialmente nelle sale le proiezioni erano brevi, 5-10 minuti, infatti venivano chiamati cortometraggi.

In questo periodo l’inquadratura era monopuntuale, ovvero con una sola inquadratura. Però ci furono diversi registi che studiarono una varietà di modi sui montaggi; possiamo vedere Smith che lavora sulla divisione in più inquadrature di uno stesso spazio. L'inquadratura è una porzione di pellicola impressionata in continuità, ovvero la porzione di spazio che si vede all'interno della cornice. Ciò che viene inquadrato si chiama profilmico. Possiamo trovare il fuori campo, a volte esso può essere fatto avvertire con un’inquadratura filmata dal punto di vista del personaggio ovvero in soggettiva, campo/controcampo (serie di inquadrature che mostrano alternativamente due soggetti).

MRP (modo di rappresentazione primitivo) -> l’inquadratura di inizio '900: illuminazione uniforme, cinepresa fissa, posizione frontale, fondale dipinto, molto importante era la scenografia. Con questo metodo si parla di un montaggio non continuo, c’è una discontinuità tra le inquadrature.

Nel 1905 nascono le prime grandi strutture produttive. Nello stesso anno in Italia Albertini realizza "La presa di Roma", primo vero film italiano a soggetto. Un altro film importante per la storia del cinema italiana è "Cabiria", un racconto innovativo sulle vicende storiche di avventura, questo genere di film fa da modello stilistico e narrativo per il cinema americano. In questo film le scenografie diventano reali, il regista utilizza una lampada elettrica ad arco per avere una maggiore illuminazione e gli effetti di contrasto.

Innovazioni e sviluppo del cinema

Dopo il 1908 le industrie cinematografiche iniziano ad ampliare la base del pubblico cercando di conquistare la classe media e la borghesia, rendendo le sale più eleganti e iniziando ad investire il cinema di responsabilità morali, ma soprattutto si cerca di portarlo più sul piano culturale e sul patrimonio letterario. In questo periodo nacque "l’integrazione narrativa", ovvero che i film raccontavano fatti o storie; questa nuova spinta narrativa rende necessario un sistema che regoli i raccordi tra le inquadrature: fa da tramite tra un’inquadratura e quella successiva, ne esistono di diversi:

  • Di sguardo -> personaggio guarda oggetto e poi mostrato quest’ultimo
  • Sull’asse -> movimento successivo, ma nella seconda inquadratura filmato più vicino o più lontano
  • Sul movimento -> gesto iniziato nella prima che coincide con la seconda
  • Sonoro -> battuta o rumore sovrapposti a due inquadrature

Un altro elemento importante per questo nuovo cinema sono i movimenti di macchina, come abbiamo detto prima nel cinema primitivo la macchina da presa era immobile, mentre con il tempo possiamo vederne diversi tipi:

  • Carrellata -> movimento lineare, posta su un carrello, laterale, a precedere o a seguire (utilizzato molto in Cabiria)
  • Panoramica -> movimento ad arco, fissa su un cavalletto, ruota sul proprio asse, obliqua, verticale, orizzontale
  • Dolly -> unisce le due precedenti, posta su un braccio meccanico che poggia su una piattaforma dotata di ruote
  • Correzione -> tipico del cinema classico, movimento morbido, riequilibrare il quadro
  • A mano
  • Steadicam -> portata dall’operatore con imbracatura

Il cinema negli anni '10 e '20

Dopo gli anni ’10 si impone il lungometraggio, nel 1913 era lungo circa 60 minuti. In questi anni, e fino agli anni ’60, i lungometraggi erano preceduti da uno o più cortometraggi, o sennò venivano proiettati dei blocchi di film, ovvero due film uno di serie A e uno di serie B (budget più limitato, qualità più bassa). A quei tempi i lungometraggi potevano essere composti da più cortometraggi realizzati tutti dallo stesso regista, per questo tipo di film si usa la definizione "film a episodi" (anni ’50-’70).

Nei primi anni ’10 l’area centrale della cinematografia americana si sposta da New York a Hollywood, ciò crea un insieme conseguenze che, dopo il 1916, porta il cinema americano a dominare su tutti gli altri: le piccole compagnie di distribuzione e produzione si fondano con aziende più grandi e nascono le prime case importanti, come ad esempio la WB, Universal, queste, come altre, possedevano anche delle sale cinematografiche. Con queste novità nasce il producer system. Una delle basi principali di questa organizzazione è la diversificazione dei ruoli.

Griffith, regista e attore di teatro, che fino al 1913 ha lavorato sotto la casa di produzione Biograph, e per la quale ha realizzato più di 400 film, pubblica una specie di annuncio dove rivendica di aver fondato la tecnica moderna. Le sue innovazioni sono state:

  • MRI (modo di rappresentazione istituzionale) -> Questo metodo lavora sull’illusione della continuità, c’è un metodo di montaggio più morbido, il MONTAGGIO ALTERNATO: due serie di immagini che mostrano azioni che si svolgono in ambienti e tempi diversi, ma che sono contemporanee tra loro
  • AUTORIALITÀ del film -> rivendica una proprietà di tipo artistico mettendo il proprio marchio nel film (DG). Nel 1919, insieme a Chaplin e altri registi, crea la United Artists Corporation per sostenere la libera produzione e distribuzione dei film
  • SCELTA DELL’INQUADRATURA -> recitazione più realistica
  • Definisce un nuovo ruolo del regista -> la direzione degli attori
  • SALVATAGGIO ALL’ULTIMO MINUTO -> permette di far confluire in un unico spazio o tempo due livelli assestanti differenti
  • LUNGHEZZA DEI FILM -> 180 minuti. Il primo film di questa lunghezza fu:

→ "Nascita di una nazione" (1915) -> dà maggiore complessità alla narrazione cinematografica, pone al centro la Storia, anche quella dei personaggi. È la rievocazione della guerra civile americana attraverso due famiglie amiche, una nordista e l’altra sudista, separate dal conflitto. Quest’opera rappresenta un punto di svolta all’interno dell’industria, sia di natura produttiva che espressiva, che permette allo spettatore di immergersi nel racconto. Ebbe molto successo, ciò lo portò a lavorare su un altro:

→ "Intolerance" (1916) -> tema dell’intolleranza, è diviso in quattro storie separate nello spazio e nel tempo, che assumono un ritmo differente, partenza lenta, man mano più veloce. Immagine ricorrente in tutti gli episodi.

Griffith, però, non fu l’unico a lavorare su innovazioni o a portarle avanti, però lui fece da maestro per le generazioni future che ne presero spunto per creare lo stile e il linguaggio classico.

Il cinema negli anni '20

All’inizio degli anni ’20, nel 1922, Flaherty gira il primo e vero documentario "Nanuk l’esquimese"; questo film dimostra come il cinema possa esaltare la natura, non solo dei paesaggi o degli oggetti, ma anche dei gesti, dei riti sociali o dei comportamenti individuali. Il regista prende un protagonista che dovrà sapersi muovere con solo un canovaccio come guida. Al centro di questo film c’è il tema del conflitto tra uomo e natura; è una documentazione delle popolazioni ai margini del mondo moderno. Per questo film Flaherty usa uno stile trasparente, non altera la verità, ma si limita a registrarla; opta per un montaggio invisibile. È un film in linea con il modello formale del cinema narrativo, infatti, il regista in diverse sequenze ricorre all’uso del montaggio alternato e in alcuni casi ha fatto uso della messa in scena, ma senza alterare la realtà del documentario. In contrasto a Flaherty possiamo trovare Grierson, anche lui regista di documentari. Lui realizza il documentary movement, un movimento che è a favore dei documentari che rappresentano le classi lavoratrici e i problemi delle grandi metropoli, non i viaggi come Flaherty.

Gli anni ’20 del ’900 non costituiscono solo un momento di massima espansione del cinema muto, ma è anche il momento in cui si afferma la messa in scena (ciò che sta all’interno dell’inquadratura senza il montaggio) e le diversità del cinema europeo con le rispettive avanguardie.

Il cinema in Italia e in Germania

Italia -> all’inizio del ‘900 per il cinema muto italiano è un buon periodo, il poeta Marinetti lancia il primo appello per la creazione di un’arte nuova. Questa esigenza di rinnovamento la troviamo anche nel "Manifesto dei pittori futuristi" del 1910. I rapporti tra Futurismo e cinema si saldano nel 1916; il Futurismo italiano diventa così la prima delle avanguardie cinematografiche europee, dal cui esempio nascono in Europa altre esperienze di rottura espressiva con il passato. In Italia il fine del cinema era quello di utilizzarlo come estensione delle altre arti, bisognava trovare nel linguaggio cinematografico un mezzo di studio e riflessione con l’impegno di celebrare, attraverso il cinema, l’era del dinamismo. Questo venne descritto da Ginna nel film "Vita futurista", dove si vuole liberare il cinematografo dalla schiavitù di semplice riproduttore di realtà per innalzarlo ad arte e a mezzo d’espressione.

Germania -> nel dopo guerra conosce un’affermazione cinematografica, viene seconda solo a quella statunitense per dimensioni e innovazioni tecniche. Il cinema tedesco propone un insieme di cultura artistica, architettonica, teatrale e letteraria; infatti, si avvale della collaborazione di scrittori, drammaturghi, pittori, che garantiscono un’interazione continua tra i gusti e le immagini filmiche e i rispettivi universi culturali e artistici. Un regista importante di questo periodo è RUTTMANN. La sua prima opera fu un ciclo di film chiamato "Opus" (1919-1925), in cui cerca di connettere visualità, movimento e astrazione sfruttando dei modelli musicali, rappresentando delle immagini reali.

Un’altra sua grande opera fu "Berlino. Sinfonia di una grande città" (1927), opera in cui le forme geometriche accostate a immagini documentaristiche diventano lo strumento del cinema per mostrare la vita della metropoli tedesca.

Si creano tre correnti cinematografiche in Germania:

  • Espressionismo -> fa rientrare all’interno di un medium tecnologico stilemi tipicamente artistici e contaminazioni proveniente dalla cultura popolare. Le scenografie sono alterate, irregolari, tutti gli elementi del profilmico (scena) sono rielaborati in modo artificiale, l’illuminazione è fortemente contrastata con contrapposizioni di luci e ombre, ci sono atmosfere inquietanti, c’è una lotta tra bene e male. Il montaggio è funzionale all’esibizione della scena, quindi mai troppo rapido. I personaggi di questo tipo di cinema tendono sempre verso un qualcosa che non riescono a raggiungere. Un film che ritrae appieno questo tipo di cinema è "Il gabinetto del dottor Caligari" (1920) di Roberto Wiene; costituisce una radicale trasformazione del modo di pensare il cinema, al suo interno c’è una delle prime problematiche della filosofia e risente del clima di messa in discussione della realtà. Il film è costituito da un prologo, una storia centrale raccontata da un personaggio interno, un epilogo. Utilizza scenografie irrealistiche e deformate. Le immagini creano una visione angosciata e alterata del reale. Grazie a questo il cinema diventa un modo di rappresentare i propri fantasmi interni.
  • Un altro film dello stesso periodo, che però ha una diversa concezione delle immagini e un differente uso delle scenografie è "Nosferatu il vampiro" (1922) di Murnau: non viene distorto il reale, la pellicola è per la prima volta in negativo. Il regista prende come linea base gli insegnamenti di Griffith, ma riadattati per l’epoca. Con questo film entra un nuovo tipo di montaggio: il montaggio delle forze invisibili (due scene che si svolgono contemporaneamente ma in spazi diversi, che però sembrano collegate da forze). Il cinema di Murnau viene considerato da Bazin come un esempio di cinema reale al tempo del muto. È una figura molto significativa per il cinema e soprattutto per la messa in scena, infatti, ricorre a disegni analitici non solo per le scenografie, ma spesso per le stesse inquadrature, è attento a ogni elemento della messa in scena, come possiamo vedere in "Nosferatu" dove gli spazi non sono ricostruiti in studio, ma sono spazi segnati dall’esistenza del male. In questo film M manifesta la presenza del male in tutta la natura (animali, piante, casa). Per poter capire a fondo il lavoro di M possiamo citare "Faust": ha un’attenzione particolare per la sceneggiatura, dove ogni elemento deve essere immerso in un’atmosfera cromatica, in questo film disegna un sistema complesso di citazioni pittoriche e di rielaborazioni dell’immagine sulla base di fonti iconografiche. Per il regista il cinema è una pittura dinamica dove ogni elemento è elaborato su un modello iconico.
  • Un altro regista che, più di M, è coordinatore di ogni componente finalizzata alla produzione dell’immagine filmica e che attraversa la storia del muto e poi del sonoro in Europa e in America è Lang, nato a Vienna nel 1890. Inizia la sua attività cinematografica a Berlino come sceneggiatore; nel 1919 passa alla regia dove realizza dei film che lo fanno diventare il più importante, come "Destino" (fiaba tragica), "Il dottor Mabuse" (contemporaneità drammatica), "I Nibelunghi" (mette insieme due lavori di messa in scena, riflette due visioni del mondo). Il film più importante è "Metropolis", è sia fantascientifico che un romanzo di formazione, un film ideologico e un dramma sociale. La ricerca di L è concentrata sulla sperimentazione tecnica e sulla dimensione visiva. La sua messa in scena è caratterizzata da: un’interazione di tutti gli elementi del filmico e del profilmico; una riduzione agli aspetti essenziali (spazio appare come una dimensione strutturata su linee di fondo riconoscibili); una dinamizzazione delle strutture geometriche costruite; una visione intellettuale (integrazione di pensiero e immagine). Lavora alla costruzione di una forma dinamica che integra in sé l’idea. L, nella sua messa in scena, vuole mostrare subito il centro reale e le linee di forza dello spazio all’inizio della sequenza; inquadrature con contenuto ricco e chiaro, al contrario dell’espressionismo.
  • Nuova oggettività -> voleva far diventare il dramma individuale un insieme con la condizione umana e la difficoltà della vita metropolitana.
  • Kammerspiel -> nato agli inizi degli anni ’20. È ispirato alle esperienze di Reinhardt. Film con intrecci drammatici, personaggi legati a modelli rigidi di comportamento, cast ridotti a pochi attori, scenografie scarse e spesso allestite in interni. Hanno una struttura drammaturga rigorosa, segnata da un’unità di azione, tempo e luogo; che crea un’autosufficienza narrativa.

Il cinema tedesco si afferma con un ampio sistema di cinema di genere, possiamo trovare: il film storico, prodotto con molta scenografia e costumi lussuosi; la commedia, riprende i modelli del cinema italiano, rielaborandolo con una scenografia più complessa; poi abbiamo "Il sepolcro indiano" (1921) di Joe May, scritto da Lang, tratta di una storia complicata di esotismo, dramma, detective story e magia; i drammi di strada, tipici dell’espressionismo, raccontano la difficoltà della vita metropolitana. Quest’ultimo genere diventa più complesso con il cinema di Pabst: trasforma le tragedie della strada in un mondo visivo caratterizzato dal realismo e dell’espressività insieme. Ha un’attenzione particolare verso gli oggetti e gli ambienti della vita sociale; non appiattisce mai l’immagine, ma la carica di istanza espressive, la lavora con il chiaroscuro. Usufruisce di un montaggio rapido, di primi piani, di inquadrature più ampie.

Si formano anche diverse concezioni della messa in scena: Modello metaforico-intensivo: fondato sulla priorità del piano rispetto alla sequenza, sul carattere formale e figurativo dell’inquadratura.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DesIiee di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni e storia del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Alonge Giaime.
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