Parte introduttiva: nozioni di base
Perché studiamo linguistica? (obiettivi)
➔ Perché tutte le lingue sono l’espressione della stessa capacità che ci rende tutti
uguali
➔ Perché capire come funziona il Linguaggio aiuta a trovare somiglianze con le
lingue che studiamo, e a capirle meglio
➔ Perché attraverso la lingua comprendiamo la cultura, le idee, la storia delle altre
popolazioni (..e della nostra)
➔ Perché impariamo a ragionare come scienziati, con un metodo, una
terminologia, e argomentazioni razionali
Cos’è la linguistica?
Cosa NON è:
➔ Non è la grammatica descrittiva
➔ Non è ‘imparare a parlare/scrivere bene’
➔ Non riguarda UNA lingua specifica
La linguistica è studio del linguaggio umano, quindi:
- confronta lingue diverse
- spiega il motivo per cui si parla in un certo modo, non dà giudizi
- studia le caratteristiche generali del linguaggio umano
→ usa un metodo scientifico [dati >ipotesi >dati >verifica]
Cos’è il “linguaggio”?
Inteso come oggetto della linguistica, comprende e distingue diverse realtà:
1. lo studio dei meccanismi comuni e generali con cui tutte le lingue funzionano
‘naturale’, biologica,tutta la nostra specie)
(facoltà del linguaggio:dimensione
2. la descrizione delle vicende storiche di una lingua singola o di lingue
imparentate (dimensione storico-culturale)
3. ciò che si fa con il linguaggio, per comunicare, persuadere, interagire..
(dimensione comunicativa)
*Facoltà del linguaggio è la capacità di comunicare acquisendo un sistema complesso
organizzato in regole e si può analizzare in componenti (che possono essere chiamati
moduli, che non funzionano mai uno isolato dagli altri: uno sfrutta gli strumenti
dell’altro)
>> Grammatica : si articola in moduli, cioè blocchi gestiti da meccanismi specifici:
➢ Fonetica e fonologia: livello dei suoni, produzione, inventario, modifiche
➢ Morfologia: livello della formazione delle parole
➢ Sintassi: livello della costruzione di tutte e sole le frasi accettabili
➢ Semantica: livello che gestisce le relazioni di significato
➢ Pragmatica: livello attraverso il quale siamo in grado di interagire con gli altri
e cosa sono le lingue?
*…
→ Le lingue sono la realizzazione storica del linguaggio: la capacità di comunicare
attraverso il linguaggio è una dotazione biologica degli esseri umani,ma essa si
‘manifesta’/si concretizza/si alimenta (solo) quando c’è una comunità di persone che
la usano e la condividono
→ La lingua è un elemento fondamentale della cultura di una comunità: fa parte dei
suoi valori, ha un’influenza su come si comportano i membri della comunità, spesso li
identifica (nel linguaggio passa la consapevolezza degli esseri umani di appartenere
…per questo
a comunità diverse) le lingue cambiano e si differenziano le une dalle
altre
Una figura fondamentale: Ferdinand de Saussure (Ginevra, 1857-1913)
>> De Saussure, si occupa inizialmente di studiare le lingue indoeuropee antiche
(lingue imparentate tra loro) e la loro evoluzione storica: fonde queste conoscenze con
spunti dalla sociologia e dalla filosofia del linguaggio, creando una visione ‘generale’
innovativa (da qui nasce la linguistica generale)
>> Diffonde le sue proposte nell’insegnamento; pubblicazione postuma “Cours de
seguita da enorme successo: nasce la corrente dello
linguistique générale”,1916,
“strutturalismo”
→ Idea fondamentale: la lingua è un oggetto astratto che sta nella condivisione
che facciamo della lingua nella società (la lingua è un bene condiviso), costruito
non (solo) dai singoli elementi (suoni, parole..) ma dalle relazioni tra essi
1. Il linguaggio come codice
1. Il linguaggio come codice: la teoria del segno
cioè un ‘dispositivo’ per trasmettere
Saussure considera il linguaggio come un codice,
significati attraverso segni, per realizzare la comunicazione
→ Il è l’elemento fondamentale del codice:
segno associa un elemento percepibile
(acustico, grafico) chiamato significante con un contenuto semantico, chiamato
significato
→ Non tutti i segni sono uguali tra loro: vari tipi di segni rendono i codici diversi tra
loro (si pensi ad icone: chi produce il segno vuole dare informazione; con gli indici
dall’impronta:
(impronte) invece è il destinatario che elabora un informazione a partire
se vedo un impronta di un leone, sono io che deduco che di lì è passato un leone, non
è il leone che voleva lasciarmi detto che passava di lì)
Riassumendo: gli indici non presuppongono una condivisione della comunicazione
c’è nei codici linguistici
come invece
Gli elementi della comunicazione linguistica e le loro funzioni
Affinché ci sia comunicazione linguistica ci devono essere 6 elementi, e, per ciascuno
di questi, vi sono delle funzioni, cioè delle caratteristiche che nel linguaggio
evidenziano tali elementi:
(è l’atto di parlare, parlo quando c’è un contenuto che voglio
1. un messaggio
trasmettere) → funzione poetica, è il modo che noi abbiamo per abbellire o
semplicemente adattare il contenuto che noi stiamo dando ai nostri interlocutori
(non è solo ti dò questa informazione, ma è come voglio dartela: posso dire
finalmente c’è il sole, ma posso anche dire oggi non piove)
→ come l’uso di pronomi personali o
2. un mittente funzione espressiva,
aggettivi possessivi
→
3. un destinatario funzione conativa, che in una comunicazione mette in
rilievo il destinatario, quindi l’uso del ‘tu’, o modi verbali come l’imperativo che
mirano dritti all'interlocutore per dare un ordine, o quelle forme di cortesia come
quando dai del ‘lei’ o del ‘voi’
(è l’argomento, è quello di cui parlo) →
4. referente funzione referenziale
quando mettiamo in rilievo il contenuto di cui stiamo parlando, quando
introduciamo un pronome personale come ‘lui/lei’, o ‘questo/quello’ (elementi
l’argomento
deittici) →
5. canale funzione fatica quando mettiamo in rilievo il canale con cui stiamo
comunicando, particelle come ‘su/dai’ che servono per rinforzare il contatto con
chi ci ascolta e tenere viva la loro attenzione
(ovvero la lingua) →
6. codice funzione metalinguistica, quando noi ragioniamo
o parliamo del codice stesso noi stiamo mettendo in rilievo il codice (parlare di
una caratteristica della nostra lingua come ‘pèsca’ o ‘pésca’)
Il segno linguistico (la parola nel suo insieme) è composto da 2 facce:
1. Significante parte fisica percepibile del segno (una sequenza di suoni e lettere)
2. Significato è la parte concettuale, è il contenuto/concetto a cui il segno
rimanda → che ci permettere di rimandare alla *parte che vediamo fuori = (i
segni linguistici non solo la realtà ma sono uno strumento che noi abbiamo per
(non c’è invece un rapporto diretto tra il
indicare la realtà) *= Referente
significante e il referente, come c’è con il significato)
Proprietà del segno linguistico (a differenza degli altri segni)
➔ Arbitrarietà: la caratteristica unica del segno linguistico è che il legame tra
significante e significato è convenzionale, non obbligato, basta che l'emittente
e il destinatario d’accordo sul significato (tranne poche eccezioni, come le
onomatopee) : i segni del linguaggio non sono indici, non sono icone, sono
simboli
➔ Discretezza: il significante è formato da unità distinguibili le une dalle altre
(suoni (G-A-T-T-O) , morfemi), non è una totalità indistinta
➔ Distintività: una variazione nel significante comporta una differenza anche nel
significato (se nella parola ‘gatto’ sostituisco la ‘g’ con la ‘t’ ottengo ‘patto’)
➔ Linearità / non intervallabilità / continuità: un significante è formato da una
sequenza di elementi discreti, e il loro ordine non può essere modificato senza
avere differenze sul significato (cioè non ci accorgiamo solo che una parola è
fatta da singoli suoni ma siamo sensibili anche alla loro posizione (‘pane’ è
diverso da ‘pena’ scambiando la posizione della ‘a’ e dalla ‘e’) )
→ Queste proprietà servono per risparmiare*: con un piccolo numero di unità minime
e distintive/distinguibili, combinandole in maniera diversa, possiamo costruire un
→ questo principio
numero infinito di atti comunicativi. Si parla di Unità discrete
generale di funzionamento del linguaggio si attua su due livelli (si parla di doppia
articolazione) :
(a) di prima articolazione (morfemi): elementi discreti dotati di significato;
(b) di seconda articolazione (fonemi): suoni, cioè elementi discreti che non hanno
di per sé un significato (André Martinet) (in libri la ‘b’ da sola non vuol dire niente)
● una lettera può essere sia sia di prima che di seconda articolazione: su books
‘s’ è un unità di suono ma è anche un'unità dotata di significato, ci indica un
contenuto grammaticale che riguarda il numero plurale (=prima articolazione)
Le relazioni
Il linguaggio è un enorme insieme di relazioni: riusciamo a parlare perché gestiamo
un sistema di elementi che sono in relazioni tra di loro.
Nel concetto di relazioni, distinguiamo due possibilità:
1) paradigmatiche (dette anche relazioni in assenza): collegano unità che si
escludono a vicenda
di Silvia: ho scelto ‘libro’, non in
il libro telefono, vestito, o bicchiere.. cos’hanno
non potevo dire ‘il ‘il o ‘il
comune queste parole? sono nomi, scintillate’, coraggioso’,
di Silvia. → Quindi quegli elementi che si escludono a vicenza hanno
canterebbero’
una proprietà che li tengono insieme: sono nomi.
2) sintagmatiche: collegano unità che possono combinarsi tra loro / associarsi
‘di +Silvia’ si associano sintatticamente (con la preposizione ‘di’
il libro di Silvia:
non posso finirla li, devo completare con qualcos'altro, in questo caso un nome)
“langue” vs. “parole”: la lingua come sistema
Il linguaggio è un codice che si basa sulla condivisione di relazioni tra elementi:
esso quindi è convenzionale (=sociale, =al di fuori del singolo parlante) ed è
un sistema astratto.
>>> Saussure nel linguaggio individua due livelli :
→ sono le cose che diciamo in un certo
1) Quello concreto, chiamato «Parole»
posto, parlando con una certa persona → si tratta del livello secondario: è
soltanto la concretizzazione di qualcosa che sta più in alto (livello langue)
→ è il livello dove stanno le relazioni
2) Quello astratto, chiamato «Langue»
(l’insieme di regole/relazioni/rapporti astratti tra gli elementi)
● quindi gli elementi in sé sono le parole, mentre le possibilità di rapporto
tra i vari elementi sono il livello più astratto la lingua
La distinzione concreto/astratto
Noi parliamo grazie al fatto che ci accorgiamo dei rapporti astratti, non del singolo
elemento nella sua concretezza: il parlante non è sensibile per es. al pronunciare il
suono /p/ in sé, ma alla distinzione tra /p/ e /b/, tra /p/ e /k/ etc.
→ La con l’elemento singolo
langue non coincide
→ La langue è un «sistema di relazioni»
Sincronia vs diacronia
Si pensava che se la lingua è un sistema astratto e condiviso, necessariamente deve
essere analizzata in una società, in un determinato momento storico:
➔ essa può essere considerata solamente in sincronia, cioè descrivendo le
relazioni astratte che funzionano in un determinato momento.
➔ lo studio diacronico (studio del cambiamento delle lingue nel tempo) viene
quindi distinto, e considerato “non scientifico” (se studio l’italiano di oggi
confrontato con quello di machiavelli non ho più un sistema ma di più che si
sono sostituiti l’uno con l'altro: quindi studiare le lingue nel corso del tempo
impediva di arrivare al livello della Langue)
In realtà, oggi sappiamo che sincronia e diacronia sono due prospettive
ugualmente studiabili: non possiamo eliminare il problema del cambiamento
dallo studio del linguaggio.
Riassumendo: Secondo Saussure la Langue:
→ è un livello astratto → è un codice
→ è un insieme di relazioni → è un fatto sociale
2. Il linguaggio come facoltà
2. Il linguaggio come facoltà:la grammatica generativa e l’innatismo linguistico
Dagli anni ‘50 del secolo scorso si impone una visione diversa, divenuta di successo
con gli studi di Noam Chomsky, e basata sullo studio della sintassi,
precedentemente meno analizzata
➔ la lingua non è esclusivamente un “fatto sociale”: il linguaggio è una dotazione
innata* degli umani, e questo si riflette nel modo in cui esso funziona
➔ il linguaggio è un meccanismo che può generare [=produrre] infiniti enunciati,
grazie a una serie di conoscenze innate su di esso che i parlanti hanno [ =
COMPETENZA]
➔ il linguaggio è quindi una facoltà [= una potenzialità] resa concreta dai parlanti
➔ ‘languages (è il
molti studiosi hanno parlato di LAD acquisition device’
programma di acquisizione)
*mentre per gli adulti è difficile apprendere una seconda lingua, un bambino acquisisce
la lingua nativa con tanta facilità...
→ anche se è esposto a una all’interno di una
quantità ridotta di input linguistico,
finestra temporale determinata, in maniera simile per tutti gli esseri umani e
indipendentemente da luogo/ethnos/origini (in tutte le lingue del mondo avvengono gli
stessi passaggi:
I. Lallazione
sillabe CV (consonante + vocale come ‘ma’ , ‘pa’)
II.
III. singole parole isolate
‘’frasi nucleari’’ (soggetto + verbo + complemento oggetto)
IV.
V. Flessione e categorie grammaticali complesse (tempo, modalità etc.)
VI. Strutture sintattiche complesse )
"giudizi di grammaticalità”
*i - attuare la facoltà del linguaggio
Siamo in grado di valutare la correttezza degli atti linguistici ed esprimere giudizi
intuitivi su di essi (“competenza anche senza studio esplicito: ci
linguistica”)
mettiamo poco a dire che l’esempio sottostante non va bene
*il a mezzanotte ha catturato poliziotto i ladri
➔ Questo perché il fatto di essere degli Essere Parlanti ci da delle conoscenze
intuitive sulla nostra lingua
Proprietà fondamentali:
In questa nuova fase di studio (prospettiva teorica della linguistica generativa), si
grazie all’analisi
scoprono nuove proprietà fondamentali, sintattica della
grammatica, che era stata trascurata dagli studiosi prima:
a) La ricorsività
In tutte le lingue del mondo, i parlanti sono in grado di produrre frasi strutture molto
complesse utilizzando in modo “cicliclo”(ripetuto) un insieme di regole definito:
(i) ho incontrato l’amico che ho conosciuto su quel treno che era partito dalla città
- -
in cui visse mio nonno, che....
- -
(ii) il generale ordina la partenza
la partenza dei soldati
la partenza dei nuovi soldati
la partenza dei nuovi soldati di fanteria
b) La Dipendenza Dalla Struttura
L’interpretazione delle frasi, e in genere di tutto il linguaggio, non dipende dal singolo
elemento, ma da come gli elementi sono organizzati (relazioni) creando delle strutture
→ possiamo
(detti raggruppamenti intermedi) quindi avere strutture apparentemente
identiche ma che vogliono dire cose diverse:
(1) Maria guarda il bambino con gli occhiali
Può essere interpretata in due modi diversi:
(1a) Maria guarda un bambino, il quale porta gli occhiali
(1b) Maria, con gli occhiali, guarda un bambino
→ L’interpretazione dipende dall’organizzazione (“struttura”) della frase
Riassumendo…
➔ il linguaggio è un fatto «naturale», una competenza innata a tutti gli esseri
umani (almeno da homo sapiens), una facoltà universale, cioè uguale in tutti
...ma è anche una facoltà che realizza nelle società, nella storia, nei luoghi: non può
esistere senza una componente fondamentale: la variazione (= la tendenza a
differenziarsi e cambiare)
➔ quindi, il linguaggio è necessariamente anche un fatto «culturale», legato
all’identità dei popoli, degli individui, alle loro vicende storiche
Tipi Di variazione ‘DIA’ vuol dire ‘attraverso’) :
Le lingue cambiano (= fenomeno di variazione -
I. Variazione DIA-cronica: cambiamento delle lingue nel tempo
II. Variazione DIA-topica: differenze nello spazio geografico (ad esempio i dialetti)
differenze all’interno della società (giovani/anziani)
III. Variazione DIA-stratica:
IV. Variazione DIA-fasica: differenze rispetto ai contesti di uso
V. Variazione DIA-mesica: differenza rispetto al mezzo attraverso il quale avviene
la comunicazione (mezzo orale o mezzo scritto → la lingua scritta chiede una
maggiore attenzione, quello orale è invece meno controllato, più spontaneo)
Come di classificano le lingue del mondo
I metodi sono 2:
1. genealogico: sulla base della parentela, sul fatto di essere più simili di altre in
base al lessico, alla fonetica e alle regole di morfologia e sintassi.
Le lingue indoeuropee: Diffuse dal sub-continente indiano fino alle isole britanniche:
Indo-aria, Ellenica, Armeno, Albanese, Slava, Baltica, Germanica, Italica (romanza),
Celtica; Anatolica e Tocario (Estinte)
Le lingue non indoeuropee in Europa: Estone, Finnico, Ungherese, Turco, Basco,
e ovviamente quelle delle persone giunte a seguito di processi migratori
si basa sull’identificazione di somiglianze (comportamenti strutturali
2. tipologica:
che sono simili anche fra lingue che possono non essere imparentate tra loro)
→ si parla di comparazione
Queste somiglianze e differenze tra le lingue, a partire dal tipologo J.Greenberg
(1963), vengono studiate attraverso il concetto di «universale linguistico», cioè una
proprietà presente in maniera costante, indipendentemente dalla parentela e dalla
vicinanza areale. Due Tipi di universali:
proprietà presenti in tutte le lingue: es.‘tutte le lingue hanno vocali’,
1. ASSOLUTI:
‘tutte le lingue hanno pronomi personali’
proprietà “implicate” (= concatenazioni di caratteristiche
2. IMPLICAZIONALI:
correlate in modo sistematico ad altre: se in una lingua trovo x, allora deve esserci y)
>> distinzione fondamentale tra lingue SVO (soggetto-verbo-oggetto) e SOV
>> il modificatore è quello che aggiunge informazione , modificato è quello
che lo riceve (→ sciarpa (N - modificato) viola ( Agg - modificatore)
‘railway',
>> la posizione a destra o a sinistra della testa di un composto (es.
‘Wörterbuch vs. it. 'pescecane') dipende dalla posizione del verbo rispetto
all’oggetto nell'ordine dei costituenti di ciascuna lingua
Quando parliamo di tipologia morfologica
ci poniamo la seguente domanda: quanto una lingua interviene nella forma in cui
compaiono le sue parole? Vi sono:
● lingue flessive/fusive , che tengono a scaricate molto contenuto nel margine
della parola: canti → cantato → cantiamo
destro (o anche sinistra)
→ fondono più informazioni grammaticali (genere, numero) in un unico
suffisso; mentre le lingue agglutinanti usano affissi distinti e separati,
ognuno con una sola funzione grammaticale, "incollati" a una radice. Esempi
di lingue flessive: l'italiano e il latino, lingue agglutinanti: turco e l'ungherese
● all’estremo opposto ci sono lingue isolanti dove la parola è sempre la stessa
Fonetica e Fonologia
FONETICA E FONOLOGIA
La fonetica è la parte della linguistica che:
➔ descrive i meccanismi con cui si producono e vengono percepiti i suoni delle lingue;
➔ spiega come agiscono gli organi dell’apparato fonatorio e come avviene la percezione;
➔ studia le caratteristiche fisiche dei suoni utilizzati dalle lingue
Unità di misura: il FONO, cioè un'unità discreta di seconda articolazione
all’esecuzione ‘fisica’ del linguaggio
Livello: concreto, cioè legato
La fonologia invece non descrive proprietà fisiche ma: ( → dimensione astratta,
➔ spiega quali suoni, tra quelli possibili, fanno parte del sistema
langue) di una determinata lingua
➔ considera i suoni come elementi astratti, cioè entità che sono tali per le relazioni che
le oppongono
= l’unità di analisi della fonologia, cioè, la
FONEMA rappresentazione astratta di un fono;
ovvero: l’insieme di istruzioni mentali associate a ogni fono
● la fonetica è il livello di esecuzione, la fonologia è il livello di competenza
Dalle ‘lettere’ ai suoni: alfabeti e trascrizione fonetica
>>> noi ci occupiamo di suoni, e non di lettere!
> il linguaggio è in primis orale, è così che lo acquisiamo fino a 5000 anni fa
> mentre il linguaggio è un fatto naturale, i sistemi di scrittura sono creazioni culturali con
il risultato che nessun sistema grafico è perfetto, anche se ciascuno di essi è adeguato e
completo → I sistemi alfabetici storici possono avere incoerenze: Per es. in italiano la lettera
<c> può indicare [k], [tʃ] (rocca, roccia, rocche); oppure <e> = [e], [ɛ] (pésca, pèsca)
> I sistemi grafici possono essere di tipi diversi (logografici, sillabici, alfabetici, misti)
Tipi fondamentali di sistemi scrittori
- Sistemi logografici (per es. cinese, egiziano
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