DIRITTO CIVILE - ANDREA CAPRARA
“Il diritto è un insieme di regole; le regole servono per prevenire e
risolvere i conflitti. La regola fa evitare il conflitto (nella maggior parte
dei casi) ed evita situazioni di caos.”
Se non c’è una regola che vige la questione potrebbe essere risolta con la
violenza. Essa previene e cura il conflitto che è nato. Il diritto regola certe
situazioni al fine della NON distruzione della società. La regola consente
alla società e i suoi individui di vivere serenamente.
Non sempre il diritto regola tutti gli ambiti della vita es.: codice stradale che
non regola le strade in campagna… Perché in certi posti non c’è rischio
di conflitto sociale
Il legislatore agisce per prevenire o curare un conflitto.
Le regole non sono sempre state quelle e continueranno a cambiare.
Es. Un tempo quando non c’erano molte macchine che circolavano non
c’era il codice della strada.
Le regole sorgono man mano che inizia a sorgere la loro necessità!
Es. una volta non si metteva il casco ma ora risulta obbligatorio.
Regole cambiano in base alle esigenze della collettività e
ai tempi che corrono.
Regole nascono da problematiche che si ripetono e per le quali serve
una regolamentazione.
Obblighi che nascono con i bisogni di tutela dei bisogni che chiamiamo beni
giuridici.
Il bene giuridico è un valore che è essenziale tutelare e che va dato. Dare
una regola perché si realizzi il supremo interesse del benessere collettivo e
quindi della pacifica convivenza.
LA NORMA ETICA:
hanno il carattere dell’assolutezza ma non sono coercitive. Deriva da una
sensibilità sociale che ci invita a comportarci in un certo modo. È buono/è
male; è giusto/è sbagliato, questo ti dice MA non ci sono sanzioni giuridiche
se non la rispetto. “A volte vige il TU DEVI”
Norma giuridica ≠ Norma etica
LA NORMA GIURIDICA: �
È una norma relativa, non esprime mai dei valori assoluti, le regole devono
sempre essere applicate tenendo a mente tutte le altre regole presenti.
Da un punto di vista linguistico ha un valore assoluto: es. “ti DEVI fermare
al semaforo rosso Ma c’è l’eccezione perché l’ambulanza
passa anche col rosso”. Non c’è nel caso del diritto una regola che
vada applicata sopra le altre, ma bisogna bilanciare e fare
riferimento alle altre regole per mediare più giustamente possibile.
L’interesse e il fine dell’intero processo è l’ordinata circolazione dei veicoli,
per il bene comune.
L’ambulanza deve passare per un bene più grande: “Qual è l’interesse
prevalente?”
1- Interesse della circolazione?
2- O la vita della persona? è in questo caso l’interesse prevalente)
(Che
La regola non è mai giusta o sbagliata, bisogna vedere quale regola
applicare per la situazione concreta.
L’obbiettivo finale è comunque quello di prevenire ed evitare
conflitti.
(Rivedi questa parte) hanno carattere relativo e sono coercitive n.
giuridiche, valori assoluti perché non ammette eccezioni. Presuppone degli
strumenti di controllo giuridici che possono portare qualcun’altro a imporre
qualcosa.
È coercitiva perché nel caso venisse violata c’è una sanzione. Se c’è
polizia che osserva il fatto scatta sanzione amministrativa, sanzione
accessoria (ritiro patente); qualcuno ti può imporre di pagare qualcosa e
sono presenti modalità per le quali rendono effettive le sanzioni, cioè che
arrivano a punire la persona che ha violato la regola. Vanno ad
incidere sul patrimonio ma non solo, anche sulla libertà della persona
quando i comportamenti diventano gravi nei confronti della legge
(carcere)La propria libertà viene limitata.
(C’è sempre una conseguenza che risponde alle nostre azioni, che a sua
volta è regolata da altre regole.)
Compito giurista deve ricostruire come si è creata la situazione di fatto. La
situazione di normalità iniziale è quella prescritta dalla legge: al rosso ci si
ferma. Ma poi la fattispecie astratta si applica alla casistica reale.
I passaggi sono: Fattispecie concreta fattispecie astratta regola
che si applica o non si applica.
A seconda della casistica il giurista deve fare il bilanciamento degli
interessi, che porta ad applicare una regola al posto di un’altra.
Il diritto essenzialmente si basa su delle convenzioni; il diritto va
preso in considerazione come un fatto sociale e tutti i fatti sociali si basano
su convenzioni degli associati.
Al di là del diritto ci sono delle regole sociali che vengono applicate in
modo automatico e sistematico e spontaneo. Es. è normale che sia così,
sedersi in un posto o in un altro, nessuna norma g. vigila.
Socialmente/normalmente.
Ci sono delle convenzioni non scritte ma che vengono applicate.
Il diritto è l’espressione del vivere sociale.
Il NOSTRO DIRITTO (italiano) è diverso dai diritti degli altri stati
perché le regole di uno stato rispondono meglio alle proprie
esigenze (quelle della collettività) rispetto alle esigenze di altri
stati e di altre collettività.
Le regole cambiano perché la mentalità delle persone cambia, cambia la
percezione e il modo di intendere le cose. Con il tempo cambia la sensibilità
su certi argomenti. E cambia la società, in modo molto veloce.
(La percezione di ciò che è bene e ciò che male dipende dal contesto
sociale. 50 anni fa le norme di adesso sarebbero state socialmente non
accettabili.)
LE NORME GIURIDICHE non sono MAI calate dall’alto senza motivazione,
sono calate in un contesto sociale capace di accettarle; ecco perché le
norme le fa il legislatore… Cioè il parlamento che è fatto di persone, che
sono in contatto con ciò che la società vuole. Contatto tra chi le regole le fa
e chi le deve applicare e rispettare. CHI FA LE REGOLE LE
<--CHI
RISPETTA
LA NORMA GIURIDICA È L’ATOMO DEL DIRITTO
L’insieme delle norme forma l’ordinamento giuridico, ogni norma ha il
suo ordine e ambito applicativo.
•L’ordinamento è un ordine e serve a dare ordine al fine di prevenire e
curare conflitti.
Le norme non sono isolate ma in comunicazione con altre, viene a crearsi
così un istituto giuridico.
N.B: (Es. La proprietà è un istituto giuridico, ci sono regole su come si
perde, si eredita una proprietà.)
Ogni norma contiene un precetto o un comando, questo precetto è
formulato in termini generali e astratti. Il testo normativo è pensato per una
pluralità di casi, non al singolo… Ma a chiunque ricada in un determinato
contesto. Pluralità di ipotesi applicate a persone non definite in prima
istanza.
Il comando è in termini generali e astratti… è Impersonale: Non si
passa con il rosso.
Le regole sono scritte in testi normativi. Il Codice civile è un testo
normativo. Il testo scritto è diviso in articoli, che hanno a fianco un titoletto
che è la rubrica e sotto la rubrica c’è una frase, quella frase è la
disposizione; che è la formulazione scritta di un comando… Anche se non
sempre lo è (Può essere un comando o un divieto nella maggior parte dei
casi, in termine di dovere o divieto o addirittura IN TERMINI DI PERMESSO,
c’è la possibilità di
non è vietato, n’è obbligatorio… Se proprio si vuole
svolgere una determinata azione.
L’insieme degli articoli vanno a comporre testi molto lunghi e complessi,
più articoli fanno una sezione, più sezioni fanno un capo; il Codice civile è
diviso in 6 libri.
C’è quindi un articolato normativo, regole scritte con disposizioni che
vengono divise sezioni capi e così via. Articolato normativo è l’insieme delle
disposizioni che formano poi insieme un testo scritto complessivo.
ARTICOLATO NORMATIVO: N.B.
RegoleTesti normativi (Codice civile = testo scritto = diviso in 6
libri)Articoli (+ articoli= sezione + sezioni = un capo)Rubrica
(titoletto)Disposizione (frase accanto alla rubrica)
Quando le disposizioni sono scritte in testi più ampi bisogna capire dove è
scritta quella regola.
Anche se il fatto è lo stesso ci possono essere 2 parti che sostengono
L’OPPOSTO Es. l’opposto vizio occulto/vizio palese nella compravendita di
oggetti che possono poi essere contraffatti.
L’ applicazione di una regola non è MAI un automatismo e non ci sono
MAI criteri oggettivi; il criterio per applicare una regola è un criterio filtrato
da chi quella regola la applica. Interviene sempre la sfera soggettiva. Criteri
di valutazione sui quali applicare la regola, ma ci sono sempre margini di
soggettività e, in quanto esseri umani e quindi imperfetti, non ci sono mai
automatismi, quindi, non possono verificarsi istante sistematiche e che
sono così e non possono permettere il verificarsi di un caso diverso e che
esclude qualsiasi altra casistica. La realtà non è fatta di cose ma di persone
le norme giuridiche consentono un margine di opinabilità. Ci si muove
sempre nella relatività delle cose, il diritto è un processo che passa per le
persone.
Davanti ad un giudice ciascuno porta la sua argomentazione per la quale
ciascuno sostiene che regola bisogna usare.
Il giudice deve mediare tra le parti e scegliere quale è la più convincente.
“La giurisprudenza è il modo nella quale si applica una regola a
seconda di certi fatti.”
Il giudice non è uno tra i tanti, è uno tra tanti altri giudici e altre sentenze,
processi ecc.…
Si creano i filoni giurisprudenziali = casi in cui si applica quella
determinata regola in quelle determinate casistiche, servono per snellire il
lavoro e l’attività burocratica.
law common law, fai comparazione che si basa sulle sentenze già
(Civil
espresse precedentemente)
Il giudice non applica quella regola come l’applicava 20 anni fa, si deve
adeguare sia alla società (mutata nel tempo) sia ai propri colleghi.
Il diritto non è mai una cosa certa, non è un automatismo, il diritto
permette di argomentare, cioè di convincere la persona che ho davanti
che vada applicata quella regola… Perché non c’è assolutezza, non c’è
certezza assoluta che si applichi quella regola.
Regole di diritto privato: regole che disciplinano e intervengono nei
rapporti tra le persone.
Diritto privato delle imprese = diritto commerciale
I diritti ce li hanno solo le persone, gli animali nemmeno perché sono
cose giuridicamente parlando. Il diritto riguarda sempre i rapporti tra le
persone. Persone sono sanzionate per dare calci ai cani perché la
collettività non ritiene giusto che sia farlo. In questo modo si può evitare la
nascita di un conflitto sociale.
•Ci sono un gruppo di regole (diritto pubblico) che riguardano i rapporti
tra istituzioni pubbliche. Ci sono delle regole che disciplinano le modalità
in cui si fanno le leggi: regole di diritto pubblico.
N.B.--> Ci sono delle regole di organizzazione dello stato, un sistema che fa
le leggi e un sistema che impone il rispetto della legge e il sistema che
giudica sul non rispetto della legge
POTERI DELLO STATO:
•Legislativo
•Esecutivo
•Giudiziario
3 poteri sono organizzati su regole di diritto pubblico che non
Questi
specificano tra le persone in sé ma riguardano le istituzioni.
Le regole danno la forma di uno stato (che sono regole di diritto
pubblico).
LEZIONE 2
DIRITTO OGGETTIVO E SOGGETTIVI
DIRITTO OGGETTIVO: Il diritto oggettivo comprende l’insieme delle
norme giuridiche; quelle norme che prescrivono comportamenti alle
persone.
DIRITTO SOGGETTIVO: Il diritto soggettivo è una pretesa che un
soggetto può vantare nei confronti di un altro soggetto sulla base delle
norme di diritto oggettivo.
(Es. La penna è mia, si esercita il diritto di proprietà (Art 832 del Codice
civile), un diritto oggettivo, il diritto che esprime una signoria sulla cosa…
Cioè che si può fare ciò che si vuole di quella cosa.)
Perché ho diritto di avere quella somma di denaro? Perché è stato fatto un
CONTRATTO.
Diritto oggettivo regola i rapporti di scambio, è una norma che mi consente
di esercitare dei diritti a mia volta. Es. Pago un caffè e pretendo di riceverlo.
Se non ci fosse il diritto oggettivo non ci sarebbe quello
soggettivo.
dà la possibilità di pretendere qualcosa da qualcuno.
Mi
Sulla base del diritto soggettivo si creano i rapporti giuridici. Il rapporto
giuridico si basa sul fatto che si basa sul diritto oggettivo e quindi permette
di avere delle pretese di diritto soggettivo.
DIRITTI ASSOLUTI E DIRITTI RELATIVI
I diritti soggettivi possono essere a loro volta dir assoluti o diritti relativi.
Assoluto = sciolto da ogni legame. Il soggetto può esercitare il suo
diritto/ realizzare il suo interesse senza bisogno della collaborazione altrui. Il
diritto di proprietà dice che non c’è bisogno di prestare la penna propria a
qualcun altro. Signoria assoluta sulla cosa, si può disporre in modo pieno ed
esclusivo… Cioè senza bisogno di includere qualcun altro/ con
collaborazione altrui. Si può escludere chiunque altro dall’utilizzo della cosa.
Un altro diritto assoluto (oltre a quello di proprietà) è il diritto al
nome, anche se non lo si usa nessuno arriva a togliertelo. C’è anche il
diritto alla propria identità personale
L’integrità personale del proprio corpo è una cosa che dipende dalla
persona. Non si può disporre del proprio cuore perché è una riduzione
eccessiva della propria capacità vitale. Anche il taglio di capelli (senza il
consenso della persona) può diventare reato.
IL DIRITTO SOGGETTIVO E IL DIRITTO RELATIVO
Sono quelli che richiedono la collaborazione di un determinato soggetto,
che quindi si rivolgono ad un determinato soggetto. Sulla base di un
contratto, per la realizzazione dei propri interessi è necessaria la
collaborazione delle parti.
Mentre i diritti assoluti si rivolgono a tutti i consociati, quelli relativi
vanno ad individuare un rapporto tra 2 in cui si creeranno delle
pretese per realizzare uno scopo; ma serve la collaborazione delle parti
per portarlo a termine. Contratto = patto bilaterale. Senza collaborazione
non c’è realizzazione dell’interesse. Es. Bar Io voglio un caffè e lui soldi,
se si paga poi si riceve il caffè.
Quando si chiede la collaborazione di un soggetto c’è un rapporto
competitivo tra i due e quindi uno vuole venderlo a tanto e l’altro pretende
di pagarlo meno. Da questa comunicazione
Il diritto soggettivo relativo ci spinge a realizzare tramite la
discussione con l’altro gli scopi, per trovare l’equilibrio migliore tra
le diverse pretese.
Diritti potestativi:
C’è un rapporto diverso tra i soggetti ma un soggetto può realizzare i propri
interessi anche contro la volontà di un altro soggetto. (Rapporto di lavoro:
un rapporto contrattuale)
Il rapporto nel caso è a tempo indeterminato. Si può comunicare di
sciogliersi dal vincolo del rapporto contrattuale di lavoro. Il datore di lavoro
deve subire il mio potere: il diritto potestativo… Potere di agire contro la
volontà altrui.
un diritto soggettivo relativo ma anche potestativo: il datore di lavoro
C’è
non può costringermi a restare (posso decidere se andarmene).
La natura del diritto si basa su 2 concetti di base:
-Il fatto
-L’atto giuridico
Fatti giuridici = accadimenti/ cose che succedono dalle quali
l’ordinamento giuridico fa derivare delle determinate conseguenze
giuridiche.
Es. anche da un fatto naturale può sorgere un conflitto sociale es: si stacca
un pezzo del mio terreno e quello a valle ne ha un pezzo in più. Es. Api
scappano dall’alveare e stanno dal vicino. La natura può spostare gli
interessi.
Sono fatti giuridici perché comportano delle conseguenze giuridiche.
Oltre ai fatti naturali (che non dipendono dalla volontà delle persone) ce ne
sono altri:
I fatti umani sono fatti che in parte dipendono dalla volontà delle
persone: che vogliono quel comportamento ma non vogliono le
conseguenze giuridiche di quel comportamento. Possono nascere
comportamenti dolosi (tiro uno schiaffo ad una persona con volontà) o
colposo (tiro accidentalmente uno schiaffo stiracchiandomi). La
conseguenza non la si vuole ma la si dovrà subire.
ATTI GIURIDICI:
Quelli che si caratterizzano per la volontà del comportamento e
degli effetti giuridici.
Es: il contratto (il caffè)
Conseguenza giuridica = pagare il caffè. Il soggetto vuole tanto la volontà
quanto le conseguenze giuridiche che ne derivano
distingue tra 1) fatti umani dove ci si basa sulla volontà di
Si
comportamento senza poi comprendere la capacità del comportamento
giuridico che ne deriva) e 2) fatti giuridici.
(Es: Bambino 5 anni/ 4Oenne entrambi tirano schiaffo ma uno non è
consapevole della cons. giuridica mentre l’altro è capace di intendere e di
volere e una piena capacità di agire. Il 40enne è tenuto a risarcire il danno.
Anche per il bambino di 5 anni le conseguenze giuridiche ci sono ma quelle
vanno scaricate sui responsabili esterni.)
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