Impatti economici positivi dell'invecchiamento della popolazione
Buone notizie per le città
Daniele Ietri
Peter Karl Kresl
L'invecchiamento della popolazione è una "bomba a orologeria" che avrà enormi conseguenze, di natura finanziaria e non solo, in particolare per i paesi industrializzati. Asia, America Latina e Africa (il mondo in via di sviluppo) non avranno questo problema a differenza di Giappone, Nord America ed Europa. In questi paesi i tassi di natalità, l'immigrazione e l'incremento delle aspettative di vita, le quote di partecipazione al lavoro si combinano nel mettere le nazioni di fronte a quello che sarà probabilmente il loro problema politico più urgente per il prossimo mezzo secolo. In tutti questi paesi, il potere politico è stato finora riluttante nel prepararsi...
Le spese sanitarie e le pensioni dovranno essere coperte da contributi versati a fondi appositi o dalle imposte sui redditi, è chiaro che il peso sui contribuenti futuri è una minaccia che in qualche modo bisognerà preoccuparsi di disarmare.
Mentre però l'impatto sui governi nazionali sarà certamente negativo, quello sulle città e sulle economie urbane il quadro si prospetta decisamente diverso; infatti alla scala urbana, a certe condizioni, si potranno trarre benefici dall'invecchiamento della popolazione.
Definizione di anziani e lavoratori maturi
L'Unione Europea usa tre categorie per descrivere la parte della popolazione che noi definiremo senior:
- Lavoratori maturi (55-64 anni)
- Anziani (65-79)
- Grandi anziani (80+)
Utilizzeremo una differenziazione più semplice tra senior ed anziani, facendo solo la distinzione tra coloro che sono attivi (indipendenti ed autosufficienti), e coloro che non lo sono. Per anziano intenderemo quindi chi ha smesso di essere attivo nella società, questa parte della popolazione non può dare un contributo economico alla società, questo è il gruppo di cittadini al centro di tante analisi sulle conseguenze negative dell'invecchiamento della popolazione.
Noi ci focalizzeremo invece sul primo gruppo i 50+, non a caso incrementare i tassi di partecipazione al lavoro delle persone di età tra i 55-64 anni è tra gli obiettivi principali dell'Unione Europea, che emergono dal trattato di Lisbona e Amsterdam: si punta al 50% (nel 2003 era del 40%).
Implicazioni economiche
I prepensionamenti e le indennità di invalidità dal punto di vista di ricaduta fiscale e peso sui contribuenti si possono mettere sullo stesso piano, potenzialmente incorrendo al rischio del "crowding out", un fenomeno economico in cui l'aumento del debito pubblico o il deficit di bilancio di un paese può avere come effetto quello di diminuire gli investimenti privati. Ciò può accadere perché gli investitori privati possono essere scoraggiati dall'aumento del debito pubblico, poiché esso può far aumentare i tassi di interesse e quindi rendere meno attraenti gli investimenti privati a causa della maggiore difficoltà nell'ottenere finanziamenti a tassi convenienti. In altre parole, il debito pubblico può "soffocare" gli investimenti privati, rendendoli meno appetibili e meno disponibili.
Il trasferimento fiscale inter-generazionale è il trasferimento di denaro o beni da una generazione all'altra attraverso il sistema fiscale. Ciò può includere il trasferimento di denaro attraverso il sistema di assistenza sociale, il finanziamento di programmi di istruzione o il finanziamento di programmi di pensionamento. Il trasferimento fiscale inter-generazionale può avere l'effetto di ridurre le disuguaglianze economiche tra le diverse generazioni e di contribuire a creare una società più equa. Tuttavia, può anche avere effetti negativi, come il rallentamento della crescita economica o l'aumento del debito pubblico.
L'ufficio statistico degli Stati Uniti ha scritto che i senior da questo momento in poi avranno "una salute migliore, uno stipendio più alto, più ricchezza, e uno standard di vita in pensione maggiore" rispetto a qualsiasi epoca precedente. I senior di domani avranno un'istruzione maggiore, questo oltre ad essere suggerito dal cambio culturale in atto da decenni, è anche supportato da dati statistici puntuali comuni a tutti i paesi industrializzati.
L'atteggiamento dei nuovi senior sarà significativamente diverso da quello dei loro predecessori, in particolare potremo immaginare che nei decenni a venire saremo in grado di notare comportamenti peculiari della popolazione 50+, riguardo le decisioni sul luogo di residenza, le scelte di allocazione del tempo libero e del denaro. Abbiamo notato che, in diverse città, molti senior decidono di trasferirsi nel centro cittadino, lasciando le aree periferiche; sono consumatori di beni culturali e di attività intellettuali, tipiche funzioni urbane, infine è da evidenziare la forte partecipazione alle attività di volontariato concorrendo attivamente alla coesione sociale. Tutto questo produrrà per le città o regioni urbane, quelle che proponiamo essere le conseguenze positive dell'invecchiamento.
Il contesto demografico di Stati Uniti e Unione Europea
Nei prossimi decenni la distribuzione dell'età nelle economie industrializzate prenderà una forma per cui la proporzione dei senior rispetto ai lavoratori diventerà sempre più alta, finché la capacità del sistema economico di restare fiscalmente sostenibile sarà messa seriamente in pericolo. Il baby boom che ha seguito la Seconda guerra mondiale è durato dalla fine degli anni '40 ai primi anni '70.
Quattro azioni potrebbero alleviare il peso fiscale sulla generazione futura:
- Un incremento nei tassi di partecipazione al lavoro
- Un incremento dell'età del pensionamento
- Un incremento dell'immigrazione di lavoratori giovani
- Un incremento nei tassi di natalità
Nel caso estremo dell'Italia, dal 2030, solo il 31% della popolazione si prevede lavorerà: si parte già da un contenuto 38% di oggi, ben al di sotto del 43% previsto per la media dei paesi OCSE. L'italiano maschio medio si prevede abbia entro il 2030 una vita lavorativa di 27 anni contro i 34 della Germania i 41 degli Usa.
Un modo per descrivere la "bomba ad orologeria" demografica è attraverso tassi di dipendenza per età:
- La dipendenza per età dei giovani
- La dipendenza per età degli anziani
- La dipendenza per età totale
Tassi di dipendenza per età degli anziani al 2030:
- 1:2.5 Australia, Islanda, Norvegia, Stati Uniti
- 1:2 Canada, Giappone, Paesi Bassi, Portogallo, Svizzera, Inghilterra
- 1:1.5 Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Spagna, Svezia
- 1:1 Italia
La causa del problema demografico dell'Unione Europea è chiaramente l'incremento del 75% nel numero dei residenti che hanno 65+. Diversa è la situazione per gli Usa, che vedranno comunque crescere la dipendenza per anziani da qui al 2050, ma in maniera meno decisiva del continente europeo (passerà da un 19% del 2010 ad un 32.6 del 2050, mentre per l'Unione Europea si passa dal 25.39% al 50.42%).
La popolazione degli USA aumenterà di 130 milioni abitanti entro il 2060, l'aumento è composto in maniera significativa dall'immigrazione, quella europea poco più di 10 milioni al netto dell'immigrazione. La zona più problematica dell'unione Europea è quella meridionale, definita da Kupiszewski et al. "leader dell'invecchiamento". L'Europa meridionale è storicamente una società di emigrazione e qualora si aggravasse ulteriormente il carico fiscale sui cittadini in età lavorativa è facile supporre un'emigrazione dei giovani lavoratori. In passato il flusso migrativo era per lo più composto da popolazione rurale e poco qualificata, ma nei decenni a venire saranno quasi sicuramente i più istruiti e qualificati ad andarsene.
Le conseguenze sulla finanza pubblica
Le prime quattro principali conseguenze sulla finanza pubblica di una popolazione che invecchia sono:
- Le pensioni
- L'assistenza sanitaria
- La lungodegenza
- L'istruzione
Le conseguenze per le economie urbane
Le città non hanno il carico fiscale determinato dai costi delle pensioni e della sanità che saranno invece così significativo per i livelli superiori di governo. Nonostante ciò, si pensa che le economie urbane saranno comunque interessati da oneri difficili da sostenere.
L'OMS ha studiato la questione nel contesto del suo programma "Global Age-friendly Cities", il focus è posto su come l'invecchiamento graverà sulle risorse urbane:
- Per l'esigenza di rispondere ai bisogni e alle preferenze dei senior
- Per la protezione dei più vulnerabili
- Per le questioni di inclusione e partecipazione alla vita della comunità
- Per consentire ai senior di agire in base alle loro scelte di vita
Infine, anche il volontariato ed il lavoro retribuito dei senior sono fattori positivi, così come il contributo al commercio al dettaglio, per il consumo di beni e servizi.
Accanto a questi aspetti positivi, la presa di posizione del programma dell'OMS è proprio che le città debbano intraprendere delle spese per assicurarsi un active aging, effettivamente riconoscendo ai senior il contributo che offrono all'economia della città. Le spese necessarie per favorire l'invecchiamento attivo includono gli alloggi, i servizi di trasporto, le infrastrutture, le strutture per incoraggiare l'inclusione e i meccanismi efficaci di diffusione delle informazioni su tutti gli aspetti della vita cittadina. Non viene fatto cenno ai tre aspetti del comportamento dei senior che procurano impatti economici positivi alle città sui quali abbiamo concentrato le tesi di questo lavoro; quindi, il rapporto OMS su questo non può offrire un quadro completo della situazione.
Come sottolinea l'OMS, l'urbanizzazione sarà una tra le tendenze principali nell'osservazione globale anche del XXI secolo. Le statistiche sull'impatto dell'urbanizzazione saranno diversificate tra città, con alcune che si espanderanno ed altre che invece si spopoleranno. Ci sono inoltre città in cui i senior non sono in realtà altro che consumatori di risorse economiche e finiranno per inibire la crescita economica; in altre invece saranno una potente spinta per la competitività economica e l'attrattività.
Città degli Stati Uniti
Nel decennio tra il 1990 e il 2000, la popolazione con 65+ nel totale degli Stati Uniti è diminuita, come percentuale del totale, dal 12.6 al 12.4, ma è cresciuta nel Sud e nell'Ovest dal 16 al 19.9 e nel Nord-est e nel Mid-west da solo il 5.4 al 6.6.
Le previsioni per la crescita della popolazione delle principali città sono molto diverse tra gruppi di città e non corrispondono a quello che si potrebbe immaginare a primo impatto. Tendenzialmente ci sono prove che, in confronto...
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