La terapia lavora su questo scopo relazionale aiutando il paziente a costruire un
senso di valore intrinseco, che non dipenda dall’opinione o dal giudizio degli
altri. Il valore personale deve essere coltivato e riconosciuto autonomamente,
attraverso l’accettazione di sé e la valorizzazione delle proprie capacità e
risorse. Sentirsi importanti e visti significa anche rispettare sé stessi e i propri
bisogni, senza dover sempre fare affidamento sugli altri per sentirsi validi.
Lo scopo della Sicurezza: sentirsi protetti
Infine, nel paragrafo "Lo scopo della Sicurezza: sentirsi protetti," Pugliese parla
del bisogno di sicurezza come parte integrante delle relazioni sane. Nella
dipendenza affettiva, il paziente cerca protezione quasi esclusivamente dal
partner, sviluppando una sorta di paura cronica dell’abbandono e della
solitudine. Questo desiderio di protezione si trasforma in una dipendenza che
impedisce al paziente di sperimentare la propria autonomia e di costruire una
sicurezza interiore.
Il percorso terapeutico si propone di aiutare il paziente a sviluppare una
sicurezza interna, che non dipenda esclusivamente dalla presenza del partner.
Sentirsi protetti è un bisogno naturale, ma deve essere bilanciato dalla capacità
di affrontare le sfide e le difficoltà della vita in modo autonomo e indipendente.
Pugliese evidenzia l’importanza di costruire un senso di sicurezza interiore che
permetta al paziente di affrontare le relazioni senza timore, con la
consapevolezza di poter fare affidamento su sé stesso.
Conclusione del quarto capitolo: In sintesi, il quarto capitolo rappresenta una
guida fondamentale per comprendere e praticare le relazioni sane. Pugliese
fornisce un modello di psico-educazione che insegna ai pazienti a riconoscere i
segnali della dipendenza affettiva e a sviluppare scopi relazionali sani. Gli scopi
dell’amore, del valore e della sicurezza vengono trasformati da bisogni
ossessivi in risorse equilibrate, promuovendo la costruzione di un’autostima e
di una sicurezza interiore. Questo capitolo offre, dunque, le basi per aiutare i
pazienti a costruire relazioni autentiche, in cui possono sentirsi rispettati,
valorizzati e autonomi.
Introduzione al quinto capitolo: "Il trattamento della dipendenza affettiva
patologica"
Il quinto capitolo del libro è dedicato all’approfondimento del trattamento della
dipendenza affettiva patologica, con un focus particolare sull’uso della tecnica
dell’*Imagery Rescripting* (ImRs), uno strumento terapeutico efficace per
lavorare sui traumi che spesso alimentano questo tipo di dipendenza. Erica
Pugliese adatta questa tecnica specificamente per affrontare sia la dipendenza
affettiva sia le dinamiche di violenza nelle relazioni intime, evidenziando come
l’ImRs permetta al paziente di riscrivere le esperienze traumatiche passate e
modificare gli schemi mentali disfunzionali.
La tecnica dell’Imagery Rescripting (ImRs) per il trauma ’ImRs
Nel paragrafo, l’autrice descrive le basi e gli obiettivi di questa tecnica. L
è una metodologia cognitivo-comportamentale avanzata che consente di
intervenire sulle immagini mentali negative, riscrivendo gli scenari traumatici
vissuti dal paziente. È spesso utilizzata per trattare il disturbo da stress post-
traumatico (PTSD) e altre condizioni legate al trauma, ed è particolarmente
efficace nei casi in cui il paziente rivive episodi dolorosi con sensazioni di
angoscia e impotenza. L’obiettivo dell’ImRs è quello di modificare la percezione
e le emozioni legate al trauma, permettendo al paziente di "riscrivere"
l’esperienza traumatica, sostituendo le memorie disturbanti con immagini che
evocano maggiore senso di sicurezza e controllo. Pugliese introduce quindi
questa tecnica come un’opzione terapeutica fondamentale per chi soffre di
dipendenza affettiva, dato che molti pazienti con questa patologia hanno alle
spalle traumi legati all’abbandono, al rifiuto o a episodi di abuso.
La tecnica dell’ImRs applicata alla dipendenza affettiva patologica e
alla violenza nelle relazioni intime
In "La tecnica dell’ImRs applicata alla dipendenza affettiva patologica e alla
violenza nelle relazioni intime," Pugliese spiega come l’ImRs venga adattata
per lavorare sulle specifiche problematiche della dipendenza affettiva e delle
relazioni intime violente.
La dipendenza affettiva patologica, infatti, spesso ha radici in esperienze
relazionali negative che il paziente ha vissuto come particolarmente dolorose e
destabilizzanti.
Pugliese suggerisce che, attraverso l’ImRs, i pazienti possano rivivere i
momenti in cui hanno subito violenza o abbandono e reinterpretarli con una
nuova consapevolezza. Questo processo permette loro di osservare la
situazione da una prospettiva più distante e di riscrivere l’evento traumatico,
introducendo elementi di sicurezza e protezione emotiva.
L’autrice sottolinea che l’applicazione di questa tecnica aiuta i pazienti a
ridurre l’attaccamento disfunzionale verso figure che li hanno fatti soffrire,
promuovendo un’immagine più realistica delle relazioni.
I principi dell’ImRs applicata alla dipendenza affettiva patologica e
alla violenza nelle relazioni intime
Nel paragrafo "I principi dell’ImRs applicata alla dipendenza affettiva patologica
e alla violenza nelle relazioni intime," Pugliese illustra i principi che guidano
l’uso della tecnica nell’ambito della dipendenza affettiva.
Uno dei principi cardine è quello di creare un senso di sicurezza, permettendo
al paziente di accedere in modo protetto ai ricordi traumatici.
La tecnica dell’ImRs, infatti, richiede che il terapeuta guidi il paziente con
delicatezza nel rivivere le esperienze traumatiche, intervenendo però per
modificare l’andamento dell’immagine mentale e alleviare le emozioni
negative. L’autrice evidenzia anche l’importanza del principio dell’autonomia: il
paziente, nel processo di ImRs, è incoraggiato a modificare attivamente le
scene traumatiche, acquisendo così un maggiore senso di controllo sulle
proprie emozioni.
Questo principio è particolarmente utile per i pazienti dipendenti affettivi, che
spesso si percepiscono come privi di potere o autonomia nelle loro relazioni.
L’ImRs permette di far crescere gradualmente l’autoefficacia del paziente,
aiutandolo a ritrovare la propria voce e a sviluppare un senso di dignità e forza
interiore.
Procedura
Nel paragrafo "Procedura," Pugliese descrive in dettaglio il processo dell’ImRs
applicato alla dipendenza affettiva. La procedura si articola in tre fasi principali:
l’attivazione del ricordo traumatico, la modifica dell’immagine e l’integrazione
della nuova esperienza.
1. Attivazione del ricordo: il terapeuta chiede al paziente di richiamare alla
memoria un episodio specifico di trauma o dolore legato alla propria
dipendenza affettiva. Questa fase è delicata, perché l’obiettivo è aiutare il
paziente a entrare in contatto con le proprie emozioni senza sentirsi
sopraffatto.
2. Modifica dell’immagine: il terapeuta interviene nell’immagine mentale,
guidando il paziente a reinterpretare il ricordo e a introdurre elementi di
protezione. Ad esempio, può suggerire al paziente di immaginare di ricevere il
sostegno di una figura protettiva o di cambiare gli esiti dell’evento.
3. Integrazione: nella fase finale, il paziente viene incoraggiato a riflettere
sull’esperienza di riscrittura, esplorando le nuove emozioni che emergono e
integrandole nella propria memoria. L’obiettivo è consolidare questa nuova
visione del trauma, in modo che diventi parte del bagaglio emotivo del
paziente e contribuisca al suo percorso di guarigione.
La riscrittura del terapeuta
Nel paragrafo "La riscrittura del terapeuta," Pugliese esplora il ruolo attivo del
terapeuta nella riscrittura delle immagini. Il terapeuta, infatti, interviene per
modificare la scena traumatica in modo da offrire al paziente una sensazione di
sicurezza e protezione. Questo può includere l’introduzione di una figura che
difende il paziente nel ricordo, o l’aggiunta di elementi che infondono forza e
sicurezza.
La riscrittura del terapeuta è particolarmente utile quando il paziente ha
difficoltà a modificare l’immagine in autonomia, poiché permette di instaurare
un modello di sicurezza e protezione che il paziente può poi fare proprio. In
altre parole, il terapeuta funge da guida e fornisce al paziente un esempio di
come affrontare e trasformare situazioni dolorose, costruendo insieme nuove
narrazioni.
La riscrittura del paziente
Infine, nel paragrafo "La riscrittura del paziente," Pugliese descrive la fase in
cui il paziente diventa il principale artefice della riscrittura delle proprie
memorie. In questa fase, il paziente è incoraggiato a intervenire attivamente
nell’immagine traumatica, apportando modifiche che gli permettano di
acquisire maggiore controllo. Questo passaggio rappresenta una tappa cruciale
nel percorso di guarigione, poiché aiuta il paziente a superare la sensazione di
impotenza tipica della dipendenza affettiva.
Attraverso la riscrittura, il paziente inizia a sviluppare una nuova prospettiva
sul passato e a percepire sé stesso come una persona capace di proteggersi. La
riscrittura del paziente è, in sostanza, un processo di empowerment che
consente di integrare la propria storia in modo più consapevole e di liberarsi
progressivamente dalla necessità di approvazione e protezione esterna.
Conclusione del quinto capitolo: In conclusione, il quinto capitolo offre
un’analisi approfondita della tecnica dell’Imagery Rescripting (ImRs) come
strumento terapeutico per il trattamento della dipendenza affettiva patologica
e delle violenze nelle relazioni intime. La procedura e i principi dell’ImRs
permettono al paziente di rielaborare le esperienze dolorose e di acquisire
nuove modalità di interpretazione delle relazioni. La tecnica consente di
riscrivere le immagini traumatiche, facilitando un percorso di guarigione che
rafforza il senso di sicurezza e autonomia del paziente.
sesto capitolo,
Nel l’autrice si focalizza sull’origine della dipendenza affettiva
patologica e sui modelli di personalità più comuni tra chi ne soffre. L’obiettivo
di questo capitolo è comprendere le dinamiche infantili e relazionali che si
sedimentano nel passato di questi individui, favorendo lo sviluppo di
meccanismi di dipendenza nelle relazioni adulte. Pugliese individua tre
principali profili di personalità che sintetizzano le modalità con cui le persone
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