BES
categoria (bisogni educativi speciali), sottolineando che anche i gifted
hanno bisogno di insegnamenti personalizzati, che valorizzino il loro stile
di apprendimento.
Oltre alle abilità intellettive avanzate e alla creatività, alcuni elementi cui
vale la pena prestare attenzione sono una notevole curiosità, la capacità
di usare il pensiero logico e di elaborare ragionamenti complessi, la
padronanza linguistica, interessi solitamente non abituali per l'età
cronologica e un forte senso di giustizia, l'intensità delle emozioni,
dell'interesse, della concentrazione, della sensibilità e dell'immaginazione.
Ancora una volta la chiave non sta nel singolo: sta nel noi. Nella nostra
capacità di adulti di guardare l'altro con attenzione tale da riuscire a
riconoscerlo per ciò che è.
Ludwig van Beethoven (p.87-101)
Ciò che ci interessa di Beethoven è il suo punto di maggiore vulnerabilità:
l’udito. Era infatti sordo.
Beethoven nasce in una famiglia di umili origini intorno al 1772. Il suo
genio musicale si manifesta sin da piccolo, e il primo a istruirlo sarà il
padre, in modo brutale, con metodi crudi e violenti, e dopo di lui ci fu un
maestro, ma anche egli si distingueva per una certa durezza educativa. Il
talento di Beethoven fiorisce comunque, e la sua vita ha una svolta
quando diventa egli stesso insegnante di pianoforte ed entra in un
ambiente raffinato. Negli stessi anni la madre muore e Beethoven
mantiene i due fratelli più giovani.
Indipendente economicamente, può finalmente iscriversi all’università e
ampliare la sua cerchia di conoscenze. In questo periodo incontra anche
quello che diventerà il suo mecenate, Ferdinand Van Waldstein, e il suo
nuovo maestro, cioè Haydn.
Beethoven poté così diventare il genio che era, ma purtroppo, nel 1796, a
circa 25 anni, Beethoven si accorge che sta cominciando a perdere l’udito.
Ed è qui che agisce da genio, perché invece di arrendersi, comincia ad
inventare nuovi modi per sentire. Dapprima cominciò con il chiedere alle
persone di ripetere ciò che stavano dicendo. A un certo punto però decise
di ritirarsi a vita privata a causa del suo udito che andava peggiorando,
mentre gli amici cominciarono a credere che avesse un disturbo di
personalità. Nel frattempo continua a sperimentare nuovi modi di sentire,
e scopre che per sentire le sue composizioni doveva avvicinarsi allo
strumento che suonava (ad es. sega le gambe del piano e suona seduto
per terra per connettersi con le vibrazioni della musica). Questa ed altre
furono le strategie da lui utilizzate per approcciarsi a un nuovo tipo di
ascolto, quello vibrazionale. Utilizzò anche i cornetti acustici, una sorta di
“trombette” che si appoggiano all’orecchio.
Il dolore per la perdita dell’udito segnò tantissimo Beethoven, che nel
1820 perse completamente l’udito, fino a pensare al suicidio, ma
l’Inno alla gioia.
nonostante ciò sappiamo che quest’uomo scrisse
- IL DONO: Beethoven fu il primo a suonare e addirittura comporre
nonostante non sentisse.
- Cosa sono i SUONI? Il suono è un’onda, che il nostro orecchio rileva e
traduce in impulsi elettrici da inviare alla corteccia cerebrale. Un semplice
movimento vibratorio si propaga meccanicamente, generando un’onda
sonora.
Sentire il Noi:
- bisogna sapere che l’udito è il secondo senso che il feto
sviluppa, dopo il tatto. È stato dimostrato che già al terzo mese le cellule
percepiscono la vibrazione delle carezze sulla pancia, e al bambino arriva
il messaggio di un contatto ancestrale: non sei da solo, ma sei circondato
dal Noi. Al 6°/7° mese arriva l’udito, che svela al feto l’ambiente uterino,
ricco di suoni: il feto coglie le vibrazioni, distingue i toni e anche sente la
musica. Nei primi giorni di vita i bambini percepiscono il linguaggio dei
genitori come una musica, poiché elaborano la melodia e il ritmo del
parlato. Questo è importante perché la voce ha potere di connessione
emozionale: attraverso il tono e il ritmo possiamo comunicare messaggi
differenti. Riassumendo, la musica è fondamentale per il bambino, così
come lo è la voce, perché attraverso la voce della mamma, del papà e
delle altre figure di riferimento il bambino crea la propria mappa di
emozioni e di relazioni affettive
La nascita della musica:
- Nell’ambito della nostra specie, è misteriosa la
somiglianza di alcune modalità di espressione musicale. Alcuni studiosi
hanno notato come tutte le culture prevedano musiche simili in contesti
simili. Sembra improbabile che ci sia stata una trasmissione diretta da una
cultura ad un’altra. È più probabile che musiche simili nascano dal
ripetersi di pattern neurofisiologici ancestrali o dalla captazione di ritmi e
melodie presenti in natura.
Dalla vulnerabilità alla pienezza:
- ciò che colpisce di quest’uomo è vedere
come nonostante la sua condizione sia rimasto connesso con sé stesso,
con le proprie emozioni, e anche con il Noi. Nessuno gli dice come fare,
ma lui stesso studia il suo problema capisce quali rimedi sono più giusti
per sé e li adotta. Beethoven sente una mancanza (quella dell’udito): per
capire la sua situazione dobbiamo avere presente il concetto di nostalgia
per le neuroscienze.
La nostalgia si caratterizza per la sua ambivalenza: da un lato siamo felici,
perché ciò che ricordiamo è qualcosa che ci aveva fatti stare bene,
dall’altro siamo tristi perché ne sentiamo la mancanza. La nostalgia si
prova quindi in uno stato di transizione: passato e futuro si incontrano nel
presente, così proiettiamo nel futuro ciò che ci ha fatto stare bene in
passato. Il grande dono di Beethoven è la capacità di tradurre la
mancanza in musica, connettendosi una volta ancora con la vita.
Beethoven ha un grande amore per la musica e per la vita, che supera il
suo stato e la sua depressione. Le geometrie
SOPHIE GERMAIN:
dell’«intelligere»
Prodigio della matematica ha demolito lo stereotipo sulle donne e
l’intelligenza numerica.
Nasce a Parigi nel 1776 in una famiglia ricca, scopre la matematica dalla
biblioteca di suo padre e se ne appassiona ma nel 700 era una materia
proibita per le donne quindi inizialmente i suoi genitori cercano di farle
cambiare strada ma vista la sua tenacia cedono e la supportano negli
studi mantenendo questo segreto.
Per crescere in questo ambito ha bisogno di insegnamenti più specifici ma
nel 700 l’università era proibita alle donne così fa un patto con un allievo
dell’Ecolé polytechnique che voleva rinunciare agli studi: studia lei al
posto suo in cambio di voti altissimi.
Il professore visto il cambiamento repentino di questo allievo che
inizialmente era svogliato decide di convocarlo per un colloquio ma al
posto sui si presenta Sophie. Così il professore sorpreso decide di
dedicarsi a lei e diventare il suo maestro. Anche l’Ecolé comincia a starle
stretta così cerca uno scambio epistolare con Carl Gauss, uno dei
matematici più importanti dell’epoca. Anche con lui nasconde la sua vera
identità da donna fino a quando, per motivi legati alla guerra, lei è
costretta a rivelare la sua vera identità. Anche Gauss la comprende e la
riconosce per il suo talento e coraggio.
Due questioni che suscita la storia di Sophie:
1. Come si toglie la paura dei numeri?
2. Come si cancella uno stereotipo antico quanto quello sulle donne e la
matematica?
Intelligenza numerica:
Prima di rispondere capiamo come funziona il nostro cervello in relazione
ai numeri.
-Per il nostro cervello il numero viene colto analogicamente, come una
qualità univoca, inconfondibile.
Il linguaggio funziona diversamente (es. con il termine “bianco” si possono
indicare diverse tonalità che ci somigliano come l’avorio o il panna ma se
dico bianco si capisce lo stesso). Mentre l’uno è sempre 1 non ha altre
sfaccettature è univoco.
-Come si evolve l’intelligenza numerica nel bambino?
• Dalla nascita il bambino discrimina che la mamma è una e la differenzia
dal papà che è anch’esso uno. Per questo il cervello sviluppa la
competenza numerica molto prima di quella del linguaggio e
dell’intelligenza sociale. Ma per funzionare deve essere stimolato la
nostra abilità nel calcolo dipende quindi da entrambe le cose: dalla
dotazione innata (nature) e dall’educazione (nurture);
• Nel corso del primo anno di vita migliora progressivamente la capacità
di discriminare insiemi di numerosità diverse. Con l’acquisizione del
linguaggio, il bambino impara prima a recitare una sequenza numerica
senza il suo significato semantico a un certo punto inizia ad abbinare a
ogni parola la cifra («uno» = 1). Questa rappresentazione simbolica si
consolida intorno ai sei anni;
• I bambini cominciano a esercitare l’intelligenza numerica quando
frequentano la scuola materna. A tre o quattro anni. Che ne sarebbe dei
nostri bimbi se li allenassimo a parlare o a correre solo dai tre anni?
Svilupperebbero quasi sicuramente disabilità linguistiche e motorie, per
questo il 25% degli studenti non possiede il livello base di competenza
matematica;
• La grammatica numerica non ha nulla a che vedere con quella
fonologica: è una grammatica visuo-spaziale, che si basa sulla capacità di
percepire, agire e operare sulle rappresentazioni mentali in funzione di
coordinate spaziali si affronta la matematica simbolica con strumenti
fonologici è la stessa cosa che insegnare a nuotare solo con le parole
servono strumenti adatti.
La paura della matematica:
La matematica è una delle poche materie in grado di generare negli
studenti sensazioni di ansia e preoccupazione. Perchè? chi sperimenta
insuccessi tenderà ad attribuire il problema alla propria incapacità al
contrario chi avrà successo continuerà a migliorare e avrà un
atteggiamento più positivo.
Quando l’obiettivo sembra lontano proviamo sensazioni di ansia e di
tristezza e più irraggiungibile è l’obiettivo più queste sensazioni
aumentano. Poi arriva la paura di non farcela. Poi arriva la rabbia legata
alle mille difficoltà e ostacoli che troveremo nel nostro cammino. Superati
questi ostacoli si iniziano a provare sensazioni di coinvolgimento piacevole
ed infine arrivati all’obbiettivo c&rsquo
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