Estratto del documento

Lezione 1

Cornice storica, sociale e culturale

L’infanzia è una scoperta recente. Secondo Maria Montessori, il bambino è il costruttore dell’uomo. Quando guardiamo un bambino, abbiamo difficoltà ad immaginarlo grande. Montessori ci suggerisce di porre attenzione agli elementi fecondi di ciò che potrebbe essere il bambino domani. Il bambino non è più un piccolo adulto, ma durante questo periodo si acquisisce la personalità. Cioè il bambino ha delle sue peculiarità e non può essere più interpretato come un adulto.

Il modo più bello per accogliere un bambino è quello di mettersi nella posizione del bambino, piegarsi alla sua altezza, permettendo al bambino di non alzare lo sguardo per guardare un adulto. La pedagogia dell’infanzia ha coinvolto varie discipline, ognuna delle quali ha contribuito a fornire la carta dei diritti del fanciullo. Si riconosce che l’infanzia è parte integrante della vita, il bambino viene considerato come soggetto della pedagogia, per una questione di persona.

Lezione 2

Infanzia interpretata come invenzione

A partire dall’Europa nel 19° e 20° secolo, sebbene negli anni ‘20 e ‘30 fossero presenti in ambito europeo prime comunità che si prendevano cura dei bambini e si chiamavano ‘asili’, in ogni caso questi sono gli anni in cui si vedrà il bambino come colui che possiede dei diritti. Assistiamo alla necessità di riconoscere l’importanza dell’educazione infantile in epoca di ampio sviluppo industriale.

In Scozia nel 1816, grazie alla forte influenza di Froebel, nasce una prima forma di scuola dell’infanzia. In Italia, invece, nel 1831 possiamo collocare una prima scuola d’infanzia. Queste scuole sono legate a ragioni economiche e sociali, legate ai processi di urbanizzazione. La madre esce dal nucleo familiare per andare a lavorare e per questo nascono queste forme di assistenza.

Man mano che la società cambia, avviene che molti asili cominciano a nascere nelle aree rurali e si rivolgono ai ceti più abbienti. Inizia a incrementarsi una necessità di istruzione dei bambini. Resta fuori da questo processo educativo la fascia di età dai 2 ai 6 anni. Educatori cominciano a puntare il dito verso queste forme di educazione, inizialmente vi era una distinzione tra:

  • Prima infanzia
  • Seconda infanzia

La scoperta dell’infanzia avviene nei primi del ‘900, l’esempio forte di studio scientifico del bambino avviene grazie a Maria Montessori. Da una visione negativa e impersonale dell’infanzia si passa a un rinnovamento culturale e sociale che accompagna alla diffusione di una nuova visione dell’infanzia.

Contributi di studiosi all'infanzia

  • Rousseau → '700
  • Pestalozzi '700/'800
  • Froebel '700/'800

La loro portata innovativa è che il filo che li lega all’universo della pedagogia è aver capito che il bambino è una persona ed è esclusivo del suo essere e non può esser trattato come un piccolo adulto.

Rousseau

Rousseau distingue l’uomo naturale dall’uomo civile, quest’ultimo è l’uomo che è stato educato. L’educazione è naturale per Rousseau, deve assecondare il normale processo di sviluppo del bambino. Deve assecondare ciò che dal bambino viene fuori. L’educazione deve essere orientata al rispetto, egli riconosce la centralità del processo educativo nel bambino. Secondo R. la formazione dell'uomo avviene in 5 tappe:

  • Infanzia
  • Quirizia
  • Preadolescenza
  • Adolescenza
  • Adultità

L’aspetto fondamentale del metodo di R. è naturale, lui prestava particolare attenzione all’azione. Il bambino può osservarsi nelle sue manifestazioni e azioni.

Pestalozzi

P. parla di un’educazione che deve coinvolgere la mente, il cuore e la mano quindi sviluppo intellettuale, morale e fisico, esse si devono sviluppare insieme. Il ruolo della famiglia è importante e anche l’educazione popolare lo è. Egli fonda degli istituti.

Froebel

È un pedagogista di origine tedesca con cui condivide con Pestalozzi il fatto che l’uomo non è una tabula rasa. Individa due stadi:

  • Infanzia 0-6
  • Fanciullezza 6-10

Recupera il sistema educativo di Pestalozzi e lo rinnova riconoscendo l’importanza del gioco che rappresenta per il bambino la manifestazione della sua potenza. Egli ha investito nelle attività prettamente legate alla natura, lui chiama i suoi istituti Kindergarten → dove i bambini si dedicavano al giardinaggio.

Lezione 3

Come la scoperta dell’infanzia viene vissuta in Italia

I primi istituti in Italia iniziano ad affermarsi alla fine dell’800 agli inizi del ‘900. Nell’800 gli asili nidi erano sale di custodia perché nascono in un'Italia agricola e nascono per scopi caritatevoli. Le sale di custodia erano chiamate salette e dove i bambini venivano ammucchiati, i bambini erano insieme dai 2 fino ai 10 anni di età.

L’asilo di carità di Ferrante Aporti viene fondato a Cremona, nasce anche l’asilo di Adolf Lich, essi cominciano a comprendere l’importanza dell'infanzia dal punto di vista medico (cura e igiene), ma anche da un punto di vista pedagogico e psicologico. Aporti ha un intervento educativo orientato al rispetto delle naturali disposizioni del bambino e finalizzato alla crescita morale, intellettuale e fisica (Pestalozzi), Aporti pone attenzione al libro, gioco e al lavoro manuale → per sviluppare ragionamento e spirito di scoperta.

Gli aspetti fondamentali del suo metodo sono orientati ad un apprendimento precoce dell’alfabeto sebbene riconosca l’importanza del lavoro manuale. Iniziano a diffondersi così gli asili e le prime critiche sono: il metodo Aporti aveva un limite → lo sviluppo precoce dell’alfabeto, esso non può avvenire prima dei 6 anni di età. Il rispetto dell’adulto tende a restare al centro rispetto alla centralità dell’educando, le educatrici inoltre non sono molto preparate. Gli aspetti di incompatibilità sollecitano le nuove proposte educative.

Le sorelle Agazzi e Maria Montessori cominciano a porsi domande importanti, chi è realmente il bambino?, inoltre manifestano sempre più interesse per gli asili e cominciano a porre il problema della formazione degli educatori. A partire da 3 paradigmi fondamentali inizia l’avvio della rivoluzione scientifica nel mondo dell’infanzia:

  • Centralità dell’educando (del bambino)
  • Asili e ambienti di lavoro
  • Formazione degli educatori

Le sorelle Agazzi e Maria Montessori partecipano al congresso di Torino del 1898, entrambe portano delle loro proposte → S. Agazzi propongono una riflessione sulla maestra d’asilo, Montessori propone la necessità di studiare i rapporti tra società e istruzione. Entrambe rispecchiano un nuovo interesse educativo. La questione del bambino è una questione sociale e riguarda la società, la famiglia e gli ambienti dove i bambini vengono accolti.

A prescindere dalle diversità tra Montessori e Agazzi, vi sono degli aspetti che rivoluzioneranno l’infanzia → entrambe riconoscono:

  • Autoeducazione del bambino
  • Il bambino ha dei bisogni e degli interessi
  • Importanza di valorizzare l’esperienza del bambino
  • Necessità di continuità tra scuola, famiglia e società
  • Rispetto dello sviluppo psicologico del bambino

Il metodo montessoriano consiste in ‘Aiutami a fare da solo’ → autoeducazione, far scoprire al bambino le sue forze creative. L’adulto deve aiutare il bambino a cavarsela da solo. Tutto ciò crea ampio sgomento nella società perché mette in crisi le scoperte positiviste. I punti fondamentali dell’educazione montessoriana sono:

  • Autoeducazione
  • Importanza dei materiali
  • Edu. intellettuale e al lavoro

Per M. l’apprendimento è sensitivo e deve avvenire attraverso una strutturazione precisa dei materiali. Le sorelle Agazzi recuperano l’importanza del gioco e recuperano l’importanza del lavoro educativo ancorato alla natura. Curano molto l’igiene, il canti e la lingua italiana. Concordano con l’idea dell’autoeducazione. Le sorelle Agazzi utilizzano ‘le cianfrusaglie’. Il metodo Agazzi è un metodo economico e loro formano le loro educatrici sull’idea dell’amorevolezza.

Lezione 4

Importanza della continuità educativa

I bambini nella primissima infanzia hanno bisogno di punti di riferimento precisi, quindi cambiare le educatrici continuamente non va bene. Nel momento dell’accoglienza e dell’uscita è fondamentale la presenza dell’educatrice di riferimento, ma durante la giornata i bambini avranno contatti con altri educatori sempre però con la presenza di quello di riferimento per sviluppare la socializzazione.

I bambini hanno necessità di continuità, ciò vale sia per i piccoli che per i più grandi. Dividere i bambini in fasce d’età crea una stabilità emotiva nei bambini, inoltre devono avere gli stessi educatori. Quando i bambini in presenza di nuovi educatori cominciano ad avere comportamenti aggressivi presentano una forma di disagio, paura del nuovo ciò deve essere evitato. Il momento dell’ingresso al nido chiamato ‘ambientamento’ deve essere spensierato e non traumatico per il bambino.

Il metodo agazziano rispetto a quello montessoriano ci sembra armonico per quanto riguarda la continuità dell’esperienza di vita del bambino → quest’ultima rappresenta tutte le realtà quotidiane del bambino. Le esperienze introducono concetti specifici → ambiente gioioso e sfondo integrativo ludiforme. L’attivismo pedagogico nato in America grazie a Dewey insiste sull’importanza della continuità delle esperienze educative in una scuola su misura.

Oggi le esperienze di vita e i campi di esperienza del bambino sono centrate nella prospettiva che deve ruotare intorno ad una serie di nuclei concettuali. Le sorelle Agazzi sono interessate al bambino nella quotidianità. Dopo il ‘900 iniziano ad affermarsi i modelli del socio-costruttivismo → Loris Malaguzzi progetta i suoi asili nido sulle intuizioni teoriche di Gardner e Bruner. Egli ci propone un concetto di apprendimento nel senso di una denaturalizzazione dell’esperienza immediata e una connessione con aspetti decontestualizzati dal punto di vista affettivo. Cioè l'attenzione che Loris ha nei confronti dell’infanzia è legata al valore della scoperta.

Le due istituzioni deputate alla possibilità data al bambino di adattarsi da un contesto ad un altro → la famiglia e il nido. Le esperienze vissute in questi due ambienti sono utili per adattarsi a determinati ambienti. Oggi l'ambientamento al nido si fa attraverso una settimana con una figura parentale. Brenner sottolinea l’importanza della comunicazione tra la famiglia e il nido. Le richieste di entrambi i contesti devono essere compatibili con il bambino e devono incoraggiare in una fiducia reciproca e orientare a mantenere quello spirito comune.

Lezione 5

Idealtipi pedagogici

La pedagogia dell'infanzia sta vivendo una stagione di significativo rinnovamento. Dagli studi pedagogici si è andato sviluppando un sapere → quello sul bambino e la sua educabilità, più interdisciplinare. I passaggi di questa scientificizzazione hanno registrato l’abbandono del modello estetico-romantico (e dei temi a esso connessi: gioco, intuizione, educazione dei sentimenti) a tutto vantaggio di quello cognitivo e di quello psicoanalitico, quest'ultimo con connotati sempre più mediati dall'attaccamento.

Modelli pedagogici

  • Modello clinico, che rimanda alla teoria dell'attaccamento, con intersezioni rispetto a temi quali il gioco, la creatività, i processi di riparazione, la relazione educativa. Lo sfondo teorico di questo modello si presenta ricco: da Anna Freud alla Klein fino a Winnicott e Dolto.
  • Modello cognitivista: con il contributo piagetiano che rilegge la nascita e lo sviluppo dell'intelligenza umana intendendola come progressivo adattamento alla realtà ad opera di un equilibrio dinamico tra assimilazione e accomodamento.
  • Modello ecologico-sistemico che sottolinea la pluralità delle intelligenze e dei linguaggi nello sviluppo del bambino, con attenzione ai dati contestuali dell'esperienza, alla comunicazione e ai processi di costruzione della conoscenza.
  • Modello curricolarista, ove l'idea di "struttura" indica il modello dinamico di un campo di sapere. Ogni conoscenza poggia su un'idea costruttrice, stimolatrice di nuove capacità di comprensione. Identificare tali idee significa impossessarsi delle chiavi che rendono nell'infanzia tale sapere insegnabile (Bruner).
  • Modello compensativo, che intende l'infanzia come una stagione in cui il decondizionamento sociale è possibile attraverso modelli intensivi di stimolazione culturale strutturati in training comportamentali in grado di assicurare il ristabilimento di condizioni di equità per i soggetti in situazione di svantaggio sociale e culturale.

Bereiter ed Engelmann riscontrano i seguenti tratti di discontinuità -positivi, emancipanti- tra famiglia e scuola dell'infanzia:

Famiglia Scuola per l’infanzia
Il bambino di classe medio superiore passa il suo tempo a casa in compagnia di adulti e non ha tanti compagni di giochi della sua età. Incoraggia le relazioni di gruppo tra coetanei e limita invece l'interazione adulto-bambino.
È ricco di esperienze verbali. Sottolinea il vedere e il fare.
Il bambino è soggetto a molte proibizioni. Incoraggia una maggiore libertà.
Genitori protettivi impediscono lo sviluppo delle abilità fisiche e del coraggio. Permissività e un'attrezzatura di gioco predisposta, attività fisiche più attive e avventurose.
I genitori del bambino possono scoraggiarlo dal pasticciare. Opportunità di giocare con l'argilla, la sabbia, l'acqua, i colori.
I genitori del bambino possono richiedergli alti livelli di rendimento. Permette al bambino di stabilire i propri standard.
Orientato verso il futuro. Godimento del presente.
Incoraggia la competitività. Incoraggia la cooperazione e scoraggia il paragone tra i risultati.
Il flusso delle informazioni tende ad andare dai genitori al bambino. Il flusso va dai bambini agli altri bambini e all'insegnante.
Orientato verso la realtà. Incoraggia la fantasia.

Modello estetico, contrassegnato da una rivalutazione dei legami corpo-mente, dell'approccio olistico da una rivalutazione delle pratiche artistiche. La didattica ha come obiettivo quello di favorire la crescita armonica e lo sviluppo dell'elemento fisico del bambino curandone lo sviluppo dei sensi, la capacità motoria e manuale.

Una specifica rilettura del modello estetico, ad esempio, è quello offerto dalla pedagogia steineriana: «il bambino è un organo di senso»; «il bambino è un essere sognante». I precipitati di tutti i contributi sopra elencati si sono rifranti sulla professionalità docente richiamando:

  • Da un lato il bisogno di approfondire il proprium della scuola dell'infanzia
  • Dall'altro di consolidare quelle abilità di empowerment nel lavoro con le famiglie e con le altre agenzie dell'extrascuola in modo tale da non espropriarle del loro ruolo e delle loro funzioni.

Le problematiche dell'oggi sembrano richiamare temi pedagogici non nuovi: Come coniugare la natura (degli apprendimenti) con l'artificio (della didattica), in modo da rendere guidato un processo sempre emancipante e di autonomizzazione.

L'apprendimento formale si configura sempre in termini ambivalenti: come risposta ai bisogni immediati del bambino (puerocentrismo) ma anche «come un processo di "denaturazione" dell'esperienza immediata con i connessi aspetti di "neutralità affettiva" e di "differimento della ricompensa", elementi che mettono in primo piano gli aspetti di discontinuità dell'esperienza infantile»

Nuove prospettive

Gli snodi culturali analizzati non presentano implicazioni didattiche ma si prestano a essere declinati lungo un versante pedagogico long life di ampia portata culturale. Possiamo tratteggiarne i versanti più battuti evidenziandone le implicazioni sociali, culturali ed antropologiche più significative.

  • I nuovi diritti dell'infanzia: il diritto alle radici (diritto ad essere generato e non "prodotto"); diritto all'esercizio; diritto alla quotidianità, inteso come socialità naturale; diritto all'alternativa; diritto all'identità: diritto all'autorità e diritto alla narrazione. Una serie di prerogative che consentono al bambino di presentarsi all'interlocutore adulto come "partner attivo", soggetto di diritti (politici, economici) in grado di negoziare spazi di libertà e orizzonti di crescita sempre più vasti.
  • La pedagogia dei media: come riflessione che abbraccia la didattica, la pedagogia sociale e l'animazione educativa. Un discorso che pone al suo centro l'ideale dell'alfabetizzazione, declinato secondo due prospettive attuali: nel caso dell'ipocomunicazione → alfabetizzare vuol dire distribuire gli strumenti d'accesso alle tecniche minime della comunicazione culturale.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher irenevitali2003 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti pedagogici per l'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Zanardini Roberta.
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