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Pedagogia dell'infanzia: principi e criteri

L'infanzia, l'educazione e la riflessione pedagogica

Un bisogno antico, una scoperta recente

La riflessione pedagogica e la domanda sociale di educazione diventano evidenti in una progressione che lega l’avanzare della ricerca scientifica e il progredire della domanda sociale di educazione e formazione. Secondo un andamento formato da fasi e momenti di maggiore enfasi, a seconda delle stagioni, risulta più incisiva la sollecitazione che dal sociale giunge alla scienza dell’educazione. La stagione è caratterizzata da una domanda sempre crescente di educazione e formazione.

Nel 900 non si è potuto assistere al costituirsi di una disciplina autonoma pedagogia dell'infanzia. La pedagogia è nata come disciplina accademica nel 1880 circa, a Bologna, ad opera di Pietro Siciliani, e si è affacciata al secolo delle grandi guerre con la pretesa di difendere la sua identità dalla pressione politico-filosofica di marca idealistica, che la sospingeva a tornare nell’alveo dei saperi filosofici. Tra 700 e 800 si usava l’espressione pedagogia dell’infanzia, traduceva un discorso sull’educazione del bambino, ma anche un discorso pedagogico.

I pedagogisti accademici si incontravano e discutevano del profilo epistemologico della pedagogia; la principale occupazione era verso l’autonomia della disciplina e stabilire se si potesse giustificare accanto alla pedagogia generale, una didattica generale, lasciando sottinteso la possibilità di una storia della pedagogia. Per la prima metà del 800 vi era un pregiudiziale rifiuto nei confronti di interne differenziazioni. La pedagogia si è connotata come studio dell’educazione del bambino, non si avvertiva l’esigenza di un ambito specifico per l’educazione dell’infanzia, perché era la stessa pedagogia generale a svolgere quel compito.

A partire dal 1970, la pedagogia cambiò radicalmente, allargando il ventaglio dei suoi compiti, poiché anche le attese della società si modificano verso il discorso pedagogico e si avverte l’esigenza di un’interna differenziazione. Tutto il settore della pedagogia: della scuola, sociale, extrascuola, apprendimento informale, famiglia, irrompono all’interno della pedagogia e chiedono attenzione. C’è perciò bisogno di una pedagogia dell’infanzia, che faccia riferimento ad una condizione oggetto di uno sforzo investigativo da parte della psicologia e sociologia, allo scopo di evidenziarne le sofferenze e bisogni.

Chi per primo avverte questo bisogno è il mondo ispanoamericano, dove vi è una condizione di emarginazione e sofferenza di bambini ai margini delle grandi città sudamericane. D'Arcais e Bertolini hanno coltivato in prima persona studi di pedagogia dell’infanzia, registrando la configurazione istituzionale dell’apparato accademico, permettendo di ricostruire i tempi, modi ed entità delle trasformazioni che si stavano compiendo.

Alla fine del 900, la pedagogia in sede ufficiale era sottoposta ad un’ampiezza di compiti che le venivano assegnati, attese della società, per il crescente bisogno di educazione. La ricognizione della letteratura scientifica permette di dire che l’affermarsi di campi ben caratterizzati e specifici come quello della pedagogia dell’infanzia, permette e facilita lo sviluppo della pedagogia generale, con ricerche che riguardano la filosofia dell’educazione, linguaggio, logica pedagogica.

Il potenziamento della pedagogia dell’infanzia sta procurando giovamento al progresso della pedagogia generale, tramite una reciproca sollecitazione; vi sono così atteggiamenti più accurati e puntuali, mentre l’aumentata sensibilità ha condotto ad una forte accelerazione e ampia differenziazione.

Il mondo dell’adulto e bambino

Il secolo appena concluso ha scoperto l’infanzia, riservando cure, attenzioni, risorse e premure. Riconosciuti i diritti al gioco, ingenuità, spontaneità, in una condizione di dipendenza dall’adulto, precoce la richiesta di autonomia da parte del bambino, indotti a chiedere responsabilità, padronanza di sé, capacità di discernimento, lucidità critica e anticipazione delle conseguenze.

Gli adulti tendono a sottrarsi alle proprie responsabilità e conseguenze delle proprie scelte, per vivere in un ambiente sospeso fra piacere e spontaneità. Si sostiene una cultura centrata sull’adulto; i bisogni del bambino vengono dopo. Avvengono dei soprusi a danno del bambino, colpiscono la coscienza per la loro violenza e diffusione. UNICEF registra che vi sono neonati con l’identità anagrafica negata perché deprivati della registrazione alla nascita, bambini che muoiono a causa di malattie che potrebbero venir prevenute con i vaccini, bambini sottopeso, bambini uccisi o feriti nelle guerre, arruolati con forza in corpi militari, giovani che contraggono il virus HIV-AIDS, bambini che hanno perduto uno o entrambi i genitori a causa dell’AIDS, bambini orfani, bambini reclusi per il traffico dei minori-tratta, destinati allo sfruttamento in lavori agricoli o domestici, prostituzione, sfruttamento nella pubblicità e violenza.

È importante garantire ai bambini uno spazio di vita adeguato, esaminando la qualità della vita. Il discorso pedagogico possa connotarsi come criteriologia dell’intervento educativo, considerarsi nella triplice prospettiva di famiglia, educatore, istituzione sociale. Un intero comparto della pedagogia dell’infanzia deve potersi qualificare come pedagogia istituzionale, con il compito di disegnare un piano regolatore generale della qualità della vita della città.

Quando si parla di sottrazione dell’infanzia ai bambini si allude alla richiesta di una precoce responsabilità, non corrisponde al concetto di partecipazione, che invece significa manifestazione di sé, possibilità di esprimere in pienezza e libertà la propria individuale personalità. Esige un mutamento radicale del modo di pensare e agire degli adulti, passare ad un approccio di comprensione e valorizzazione dei bambini e delle loro capacità.

La pedagogia dell’infanzia si ritrova dinanzi ad un ampio ventaglio di problemi da sottoporre ad investigazione, giunge a ri-velare l’identità del bambino, ossia bisogno di sapere di più e meglio del mondo infantile, bisogno di velare l’infanzia, ossia assicurare al bambino l’esperienza dello stupore e l’esperienza della meraviglia, perché nell’intimità del sé la persona possa celebrare il suo essere sede della libertà e dei valori.

Per una metodologia del servizio educativo destinato all’infanzia

All’inizio del terzo millennio, il bambino ci è sconosciuto. L’infanzia è studiata in diverse prospettive: medico, psicologico, legislativo ed economico. Ma manca ancora la piena consapevolezza del mondo dell’infanzia.

Il patrimonio di conoscenze che l’esperienza e la riflessione pedagogica hanno accumulato attorno ai problemi educativi è ampio, eccellente e prezioso; occorre avere delle regole, produrre una metodologia del servizio educativo nella comunità o una criteriologia dell’azione educativa destinata all’infanzia.

Si richiama in sede didattica il concetto di mappa cognitiva, ossia processo cognitivo attraverso cui la mente organizza i suoi dati di conoscenza cognitive mapping, e il prodotto di tale conoscenza ovvero la rappresentazione simbolica di un settore più o meno ampio della realtà esterna. È anche modalità esplicita del processo che genera conoscenza e modalità di apprendimento.

È necessario produrre una serie coordinata di macrostrutture concettuali, che possono valere come punti di riferimento che agisce come schema interpretativo e cognitive mapping, a supporto delle attività di organizzazione, dei percorsi di ricerca e modalità di fruizione culturale delle questioni relative all’educazione del bambino. Occorre riorganizzare per dare rilievo alle conoscenze che già si dispone. Gruppi di oggetti, come saperi, tecniche, conoscenze, vengono organizzati e posti in relazione reciproca secondo reti interpretative che finiscono con il diventare reti semantiche e modelli mentali.

Prende fisionomia l’educatore dell’infanzia dal quale ci si aspetta un servizio sociale destinato ai problemi dell’educazione infantile, che affronti le difficoltà che si registrano all’interno della famiglia, nell’organizzazione della città, nel costume sociale e culturale. Nel momento in cui il sapere pedagogico si organizza dal punto di vista della ricerca e della proposta di percorsi formativi, deve organizzare le proprie interne proposizioni in un corpus ordinato.

C’è bisogno di un trattato ossia di un primo tentativo di ricostruzione organica di tutto quel che la ricerca ha permesso di raccogliere attorno al tema dell’educazione del bambino e bambine, un primo tentativo di fondazione teorica di questo specifico campo di investigazione, necessità dei manuali di metodologia dell’intervento educativo. Sinora la ricerca pedagogica si è preoccupata della metodologia dell’intervento scolastico, si sta occupando della formazione professionale e della formazione a distanza. Deve preoccuparsi della metodologia del servizio professionale, della metodologia del servizio educativo nella comunità.

Principi, gradienti, criteri

Quattro principi

Il bambino è persona, educabile, diritto ad un intervento educativo integrale, la sua educazione di realizza all’interno del gruppo sociale. I principi sono delle proposizioni da porre a fondamento dell’intero processo argomentativo. Si tratta di assunti che si richiamano a vicenda e costituiscono una sorta di manifesto pedagogico.

Il bambino è persona

Le sue radici affondano nel diritto romano, riflessione filosofica, cultura religiosa. Essere unico, speciale, meritevole di rispetto e portatore di diritti.

Si registrano in positivo, una speciale attenzione verso i problemi dei bambini da parte della scienza e della ricerca teorica e applicata, decisivo impegno per l’eliminazione dello sfruttamento del lavoro minorile, registrano in negativo il perdurare dell’abbandono, sfruttamento, strumentalizzazione, trascuratezza dell’infanzia, casi di violenza fisica e soppressioni dei minori.

Siamo lontani dal dire che il bambino oggi è riconosciuto come persona, ossia soggetto meritevole del rispetto che si deve agli uomini liberi e della riverenza.

  • Infanzia abbandonata: Offerti mille doni, ma non la presenza premurosa dell’adulto e la disponibilità degli affetti. Si è approntato un sistema di vita che rende il bambino sicuro di poter avere risposte sollecite e certe da macchinette e meno dall’adulto, deleghe educative e solitudine tecnologica. Crisi familiari, ricatto di un coniuge verso l’altro, di dispute che non mettono al primo posto il bene del più piccolo e il rispetto per la sua persona. Paesi poveri.
  • Infanzia strumentalizzata: Servizi che non pongono a proprio fondamento le esigenze educative del bambino. Mass media che gli sottraggono l’ingenuità e il candore, lo umiliano come esser persona. Liti matrimoniali. Propaganda politica.
  • Infanzia trascurata: Primo posto il profitto e la riuscita dell’adulto anche a danno del bambino.
  • Infanzia offesa e ferita: Aggressione. Esplosioni di violenza, figlicidio e infanticidio, violenza psicologica e mediatica. Guerre.

Accogliere il bambino come persona

  • Farsi solleciti nei suoi confronti e disponibili rispetto alle sue esigenze.
  • Attenti ai valori di persona e efficaci interpreti delle istanze di crescita. La persona si coltiva nell’intimità e nel dialogo, ascolto e partecipazione, servizio e verità, e nell’incontro con l’altro, che si trova sostenuto nella crescita dell’autonomia.
  • Il bambino è una persona che mentre punta all’autonomia chiede accoglienza e nel ricevere accoglienza costruisce la sua autonomia.

Il bambino è educabile e la sua educazione si realizza nel gruppo sociale

Il bambino è socius dell’adulto, pari per dignità e valore. La persona è anche dialogo, perché cresce nell’accoglienza e nell’incontro, costruisce la sua identità e autonomia in uno spazio partecipativo. È perciò anche alter, ossia l’altro nel quale l’adulto si ri-conosce e nel cui rapporto approfondisce identità e distinzione.

L’incontro dell’io con il tu, è lo spazio del noi Mounier, è esigenza, ci si pone ad una giusta distanza nei confronti dell’altro, che non deve essere troppo distante dove manca sollecitudine, o troppo vicina dove vi è identificazione. Il bambino deve restare bambino, e l’adulto non deve diventare bambino.

Si azzera la distanza con il bambino tutte le volte che non differenziamo la gestione degli spazi, tempi e modi di attuazione dell’esperienza, quando adottiamo il nostro stile di vita, pendolarismo tra piano della realtà e irrealtà. Huizinga disse che il gioco ha perduto i caratteri indispensabili di rapimento, naturalezza e giocondità, le tradizionali occupazioni dell’adulto hanno perduto serietà, l’uomo vive come un fanciullo.

Il bambino ha bisogno di una sua privacy, mantenere i suoi ritmi di vita, diritto ad una scuola che si strutturi come ambiente educativo. I diritti e le libertà costituzionali vanno prese nel loro costrutto integrato ed unitario. La nozione di tutela, garantita dalla legge comporta l’esercizio di un potere, conferisce rilievo ed autorità al tutore, si avvantaggia della riflessione giuridica moderna e contemporanea, trova approfondimento nel sistema delle libertà, nell’idea stessa del bambino come persona, si qualifica come compito e ambito della responsabilità.

Responsabilità è riferimento anche al servizio e alla cura, compresa la dimensione di autorità. Egli è educabile, attende le cure del gruppo sociale per crescere come persona, maturare un’autonoma identità, per elaborare un proprio disegno di vita. Va educato, il protagonista è l’intero gruppo sociale, con la sua storia, costumi, stili di vita, insieme di tradizioni e simboli.

La famiglia si radica in questo gruppo, interpreta voci e messaggi per filtrarli e consegnarli al bambino nel dialogo, codificazione di codici simbolico-culturali. L’educazione del bambino si radica nel tessuto relazionale familiare, tramite la mediazione attiva dei genitori, si apre alla cultura, simboli e storia del gruppo sociale di appartenenza.

Il principio della integralità

L’istanza dell’integralità può essere intesa in:

  • Senso debole: come principio della complicanza, vi è sempre la compresenza di tutto l’uomo in forza della sua irriducibile unità e della sua indivisibile totalità, si ritrova sempre tutto l’uomo con tutto ciò che esso porta con sé di conoscenza, volontà.
  • Senso forte: compito di riferirsi a tutte le manifestazioni del potenziale umano: linguaggio, motricità, socialità, al fine di raggiungere l’interiorità della persona.

Trae codificazione e contenuti dalla riflessione filosofica, si connota per i caratteri di unità, totalità, integrità e integralità. Il problema sta nell’assunzione di tutte le conseguenze che ne derivano, essa si esplica in 4 livelli:

  • Atti: farsi carico che l’uomo si è esposto agli effetti della imitazione, condizionamento, chiamato ad esercitare la conoscenza, volontà, moralità.
  • Processi: attivazione di tutte le risorse della persona, i gesti dell’uomo esigono dei significati, che l’attività chiede di farsi esperienza.
  • Contenuti: totalità del sapere, alla cultura, mette al riparo da ogni eccesso che poi si tradurrebbe in forme di esclusione o obliterazione.
  • Prospettive: sempre uniti e compresenti il piano della natura e cultura, prospettiva naturale e soprannaturale, fede e libertà.

Ritrovare l’infanzia

La tutela dell’infanzia e dei minori comporta un mutamento di prospettiva che giova alla persona in quanto tale.

  • Dalla nostalgia all’ascolto: L’infanzia induce nell’adulto una sorta di sentimentalismo nostalgico, si arricchisce di atteggiamenti seduttivi e captativi. Seduce l’uomo tecnologico, vi è una sorta di invidia per il bambino, che non giova all’adulto e al bambino, questa condizione alle volte si concretizza in una celebrazione nostalgica rischio, poiché porta ad un’enfatizzazione del passato, pensiero magico, perdita di consistenza, rinuncia alle proprie radici, pone l’attenzione verso ciò che non c’è più, verso dimensioni strutturali che non ci appartengono più, perché lo sviluppo le ha superate. Se ci facciamo trascinare finiamo con l’amare un’immagine desiderata del bambino, trascurandolo, atteggiamento falsamente protettivo, prima difficoltà da rimuovere, per riportare ad una restituzione dell’infanzia al bambino passaggio da dimensione strutturale e dimensione funzionale.
  • Dall’abbandono all’accoglienza: Elaborazione di costruttivi atteggiamenti di accoglienza, nella sfera privata e pubblica. Il bambino attende d’essere accolto nella famiglia (concepimento, nascita, educazione), nella città (costruita e amministrata contro di lui), dal mondo della politica (legge posta al servizio del bene comune), dalla scuola, dalla cultura e scienza (qualità della vita, risorse e possibilità, ma anche ciò che offende la persona del bambino).
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alessia007bergamo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia dell'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE o del prof Rossi Luciana.
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