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Interpretazione artistica del vissuto

"Dare artisticamente forma al vissuto" significa che dentro ogni esperienza c'è una vita incompiuta/inconscia che deve essere accolta. Il vissuto non ha un senso, un significato predeterminato e non è mai uguale a sé stesso. La forma artistica corrisponde al divenire del vissuto, con cui l'uso del disegno è in rapporto diretto. Il disegno permette di vedere cosa c'è oltre il nudo vissuto, vedere qualcosa che non è immediatamente visibile, di comprendere e creare nuove connessioni.

Tipologie di disegno secondo Freud

Ci sono diversi tipi di disegni presentati da Freud: quelli definiti disegni-schema, e quelli definiti disegni-esperienza. Questi ultimi sono i disegni con cui Freud racconta di sé o attraverso i quali i pazienti si raccontano. I primi sono un’esemplificazione della struttura psichica, cioè l’insieme delle connessioni e relazioni dei vissuti messe in atto dalla psiche, che non possono essere viste né osservate direttamente. È essenziale tenere insieme disegni e schemi perché partecipano alla stessa impresa teorica. Tuttavia ciascun tipo di disegno ha qualcosa dell’altro.

Diversi criteri per distinguere i disegni di Freud

I disegni di Freud si possono distinguere anche in base ad altri criteri. Ci sono disegni che si rifanno all’ambito del visibile, lo interrogano e lo investono. Altri invece registrano intuizioni e idee che devono essere esplorate nel profondo attraverso il disegno. Ci sono poi i disegni legati ai sogni, cioè sono disegni fatti a memoria, che richiamano immagini del passato ma che aprono alla possibilità di capirlo e di comprendere il mondo in quanto contribuiscono a crearlo. Una memoria non è mai un'immagine statica, ma sfocata, è un resto di un'immagine che non si riconosce neppure nei modi in cui si presenta. La memoria, scrive Freud, non si presenta in forma univoca, ma molteplice. Coscienza e memoria si escludono vicendevolmente.

Teoria congetturale di Freud

La teoria di Freud è di tipo congetturale, cioè non va alla ricerca di cause, ma procede per ipotesi. Questo certifica la complessità dei temi trattati. Dunque, nella sua scientificità, la psicoanalisi non rinuncerà mai a teorizzare, a immaginare e fantasticare (Phantasieren). Ma questo termine richiama il concetto di fantasma, che è l'unica via attraverso cui il soggetto può riconoscere sé stesso (unica condizione di conoscenza). Questa figura risiede nell’inconscio a cui è possibile attingervi solo quando qualcosa di senso, di trasparente, di reale cede (il fuori-senso, un buco dell'interpretazione). A questo punto viene in aiuto il disegno che inventa la forma che ancora mancava alle cose. Ma il disegno non confuta il sapere, lo rende letterale, mostra cioè come sia nato.

Funzione del disegno nella psicoanalisi

Il disegno andrà pensato come riscrittura: un riscrivere che non si faccia mai solo per sé, ma anche per far entrare gli altri in quella visione (visione del fantasma di ciascuno). Il disegno permette il passaggio dalla vista alla scrittura per tornare a vedere. Ma la lettura di questa nuova lingua ha un’esigenza tutta sua che non va confusa con la pretesa di comprenderne subito il significato (pensiero congetturale).

Il disegno slega la trama per ricombinarla in maniera inedita, produce un’altra realtà: produce una formula. Per questo il disegno viene affiancato dalla complessità della psiche. Come nei sogni il vero volto delle cose lo si ritrova negli slittamenti, nelle trasposizioni. Il fantasma vi è in gioco nel sospendere ogni forma lineare di chiarificazione. Tanto che gli stessi sintomi nei pazienti hanno inizialmente una corazza, che li rende impenetrabili da ogni tipo di simbolo.

Il disegno tuttavia ha dei limiti. La linea fissa un limite, una forma di un profilo, e anche un limite temporale che però non combacia con la vita psichica che non conosce né limiti temporali né frontiere. Occorre rendere il disegno capace di esprimersi per sfumature, di esprimere il carattere dinamico della psiche. Ma per limitato che sia il suo campo, occorre, dice Freud, disegnare.

L'infinita analisi psicanalitica

Anche l’analisi di per sé tende a restare infinita, interminabile. È caratterizzata da ripetizioni che devono essere considerate come una possibilità di comprendere in maniera sempre più profonda sé stessi, in quanto ogni scena si annida sempre nel non-visto, nell’inedito, nell’imprevisto. Non c’è scena passata che come tale non sia capace di generare conseguenze sul presente. È solo questa combinazione tra passato e presente che sola può permetterci di accedere alla scoperta di quanto accade sotto i nostri occhi, nella realtà.

Esperienze personali e professionali di Freud

1876. Da Trieste

Iscrittosi all'Università di medicina, si interessa allo studio degli animali. Importanti sono i suoi disegni prodotti per scopi privati che realizza alla Stazione Zoologica di Trieste (sezionare è il precursore di analizzare). Disegni non solo di anatomia ma che rappresentano anche la stessa città di Trieste, egli la osserva cercando di coglierne i dettagli più disparati, ricerca con lo sguardo la sua vera natura. La mano interviene laddove l’occhio non può spingersi. La psicoanalisi di Freud è infatti da intendersi in analogia all’analisi chimica: il sintomo viene risolto in elementi che ne restituiscono una spiegazione causale. Dai disegni vediamo che le rappresentazioni grafiche non coincidono con la realtà, e ciò richiama il concetto di vissuto. Il vissuto di ognuno non coincide per niente con le proprie rappresentazioni psichiche. Il vissuto è quella porzione di mondo che incontriamo, che assorbiamo (a modo nostro) e che restituiamo con i nostri atti e parole. L’elaborazione psichica cambia da persona a persona. Scrittura e disegno si compenetrano e si rafforzano a vicenda nel loro compito di descrivere il vissuto.

1895. A Wilhelm

Nel 1895 Freud invia all’amico un testo noto come Minuta teorica G, che contiene un suo disegno sullo schema della sessualità, per mezzo del quale mostra la correlazione onirica tra melanconia e anestesia sessuale, cioè il rapporto tra lutto e libido. La melanconia si esprime nel momento della perdita di qualcosa che, in questo caso, coincide con la "perdita della libido, della vita pulsionale", ma la diminuzione dell’eccitamento produrrebbe un effetto paradossale, ovvero una scarica di energia che termina con l’eccesso di un atto sessuale (masturbazione). Ma ci sono anche dei casi, sottolinea Freud, in cui l’energia viene impiegata altrove, generando una forma mista di nevrosi d’angoscia e melanconia. Il vivente esiste in quanto è sessuale. L’oggetto sessuale è la differenza rispetto all’Io. È quella mancanza a cui le linee costitutive dell’Io tendono. Interessante notare come qui Freud parla di sessualità senza far riferimento a desideri o piaceri. O meglio la tensione sessuale dell’Io sceglie il proprio oggetto e solo in seguito lo riconosce come causa delle proprie sensazioni voluttuose. L’oggetto sessuale è quindi causa ma è anche causato, cioè la scelta è dipesa da oggetti che l’hanno preceduto (propri percorsi, scelte, predisposizioni magari anche in forma inventata).

Alla Minuta Freud accompagna altri due disegni che indagano i motivi dell’anestesia sessuale, della perdita di sensualità in particolare nella donna. Un uomo che sia colpito da anestesia rinuncia all’atto sessuale. Ma per la donna, secondo Freud, è diverso in quanto la donna è capace di tenere insieme anestesia e sessualità in una maniera ben più complessa e articolata rispetto all’uomo. Per l’educazione che riceve la donna tende a deviare il suo interesse dall’oggetto alla psiche. Quindi per necessità sociale la donna deve tenere bassa la sua tensione sessuale (è l’uomo che deve compiere l’atto). Ciò non significa che le donne non abbiano desideri sessuali, infatti il desiderio si trasforma in melanconia, cioè nell’impotenza a cui la donna è destinata.

Quindi per spiegare gli effetti di questa melanconia Freud realizza due disegni: uno mostra come una parte dell’eccitamento venga risucchiato dalla psiche che contiene l’eccitazione sessuale creando un buco, cioè l’effetto inibitorio che si verifica quando i neuroni rinunciano a quel surplus di energia che chiamiamo eccitamento (e che conduce alla dimenticanza). Il secondo disegno fa riferimento ad un eccesso di eccitazione che si trasmette a tutti i neuroni. È il caso della mania: l’eccitamento che prima veniva contenuto qui invece scaturisce a livello psichico.

1897. La Minuta M

Il disegno della Minuta M permette di osservare dinamicamente la vita psichica, in quanto caratterizzata da continue variazioni. Nel suo laboratorio i rapporti temporali vengono combinati e ricombinanti in memorie in cui è possibile che uno stimolo (a volte anche immaginato) venga associato ad un altro al quale non appartiene, tanto da diventare difficile il rintracciare la connessione originaria. Il disegno allora prova ad intercettare i modi attraverso cui il tempo si scrive e si riscrive. Il disegno funziona da sismografo della vita psichica, cioè che questa non coincide con la realtà (con il succedersi temporale della realtà, così come si era detto per il vissuto). La temporalità psichica è fatta di variazioni, ripetizioni, che comunque lasciano aperto lo spazio all’imprevedibilità.

Mentre Husserl raffigura il tempo come un continuo scorrimento, Freud vede nel sintomo un crollo di blocchi aventi una molteplicità di livelli di memoria che possono avere spaccature o vuoti colmati. Quindi per Freud il tempo trasforma (lavora cioè per distruzioni e ricostruzioni), rielabora in forme conosciute a noi solo quando ne facciamo esperienza. Sono queste variazioni che rappresentano la singolarità di ogni vita psichica. Il movimento della vita psichica non è un movimento solo verso il futuro ma è anche verso il passato, cioè verso qualcosa che è stato ma che non smette di essere ancora, cioè di avere influenza sul presente. Ecco perché un sintomo non si potrà mai spiegare solo attraverso una causa traumatica (pulsioni), la sua origine sarà dispersa lungo tutta la catena degli eventi psichici di una vita. Ciò che chiamiamo passato è un evento sempre in corso dentro quello che noi chiamiamo presente.

È questo il problema su cui la Minuta si apre e che presenta come quello dell'accessibilità: ad alcune scene psichiche si ha accesso direttamente, ad altre solo attraverso fantasie sovrapposte (le fantasie costituiscono un intreccio inconscio con cose sperimentate e udite, che rendono difficile ripercorrere la strada, fatta di deformazioni, che dalle scene risale sino ai sintomi). Si apre così il tema della resistenza: all’aumentare la resistenza diminuisce l’accessibilità. In più le scene psichiche emergono solo in modo incompleto perché in fondo dipendono in forma associativa dalle altre scene che invece subiscono l’opera della rimozione. Nell'interpretazione dei sogni Freud scrive che ogni sogno ha un suo “ombelico”, l’ombelico del sogno è il punto in cui ogni sogno resiste all’interpretazione. Tuttavia lo strato più profondo (inconscio) fa di tutto per essere trovato e conosciuto, attraverso i sintomi. Freud ricorre al disegno anche per comprendere il prevalere di un ricordo rispetto ad un altro che risveglia sensazioni di dispiacere e perché spesso tendiamo ad avere memoria (nei sogni) solo di alcuni momenti. Freud poi pone l’accento sul fatto che il sogno costituisca l’allucinazione di un desiderio cosciente.

1900. La governante sogna

Prima della diffusione del cinema la psicoanalisi utilizza l’analogia tra cinema e sogno. Come nel caso del sogno della governante francese (bambino, bisogno di urinare, il flusso si ingrandisce, diventa un canale, ci passa una canoa, una gondola e una barca a vela. La donna viene svegliata dal pianto del bambino che era stato l’origine del sogno). Ogni scena corrisponde ad un'intensificazione della scena precedente. Al crescendo del liquido corrisponde il crescendo delle imbarcazioni. Dalle immagini si capisce che è un sogno solo dall'ultima scena. Le immagini producono un’esperienza immersiva così come accade nel cinema: in entrambi si tratta di mantenere una condizione di incanto che ci proviene dalle immagini.

Esistono due modi di avvicinarsi alle immagini: il primo consiste nel seguire la successione delle scene e capirle cogliendone gli elementi di cui sono composte, il secondo (scelto da Freud) consiste nell’affidarsi alle parole che richiamerebbe le immagini. In questo caso Freud fa l’esempio di come nella sua lingua Schiff (nave) e schiffen (urinare) hanno un’analogia sonora.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche M-FIL/01 Filosofia teoretica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Floriana.D di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia teoretica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Solla Gianluca.
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