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L'ermeneutica di Skinner (analisi del libro):

All'inizio del libro, Skinner spiega che normalmente si intende per storia del pensiero, la

storia dei concetti fondamentali o delle questioni durature. Nel saggio fa molti esempi

ricavati dalla storia del pensiero politico.

Normalmente, dice Skinner, si pensa che per esempio nella storia del pensiero politico ci

sono dei concetti fondamentali che rimangono da Platone fino ai nostri giorni .

Questo è il modo tradizionale di interpretare la storia del pensiero.

Il modo di Skinner è profondamente diverso, applicare dei paradigmi, dei modelli pre-

costituiti alla storia del passato genera delle mitologie. Gran parte della prima parte del

saggio è dedicata a classificare i diversi tipi di mitologie che Skinner vuole combattere.

1 ) Mitologia delle dottrine (pag. 14): essa consiste nell'idea che ogni sistema di pensiero

debba sviluppare una determinata dottrina completa. Questa a sua volta si divide in due:

a) Anacronismo (pag. 15) consiste nell'applicare ad un autore del passato degli schemi

che sono familiari per noi ma non lo erano all'epoca dell'autore considerato. Lo storico,

pecca di anacronismo cioè applica un modello che per noi è familiare ad un autore del

passato che non aveva ancora quel modello in quanto non era ancora stato elaborato.

b) Storia delle idee (pag.8): teorizzata e praticata da Lovejoy. Secondo questo autore nella

storia del pensiero ci sono delle idee base chiamate da lui "idee-unità" che rimangono

stabili e durature nel tempo (cambia la loro combinazione ma gli elementi fondamentali

restano identici). Questa teoria delle idee di Lovejoy assomiglia alla teoria atomica

(cambiano le molecole ma gli atomi di cui le molecole sono fatte restano uguali).

Anche questa, secondo Skinner, è una vera e propria mitologia.

2) Mitologia opposta alla mitologia delle dottrine : per esempio nel caso del pensiero

politico noi abbiamo un'idea, uno schema, un paradigma di quella che dovrebbe

essere una teoria politica completa, critichiamo gli autori del passato se non hanno

affrontato tutti gli aspetti di questo paradigma. In pratica ci serviamo del paradigma pre-

costituito come un metro per misurare la completezza o la validità di una dottrina/teoria o

autore che stiamo esaminando. Ci sono due sottopunti:

a )Versione demonologica: deriva da demone perché tende a demonizzare l'autore

spiegato cioè denigrarlo in modo molto pesante.

A questo proposito, Skinner fa due esempi molto chiari di uno storico. In entrambi i casi si

tratta di demonizzare cioè denigrazione dell'oggetto storico; prima ancora di capire che

cosa volevano dire Machiavelli e Hobbes questi sono stati "etichettati" con delle categorie

ritenute negative, svalutative.

b) Approccio essenzialistico (pag. 23): si parte da una definizione di essenza (per esempio

si dice l'essenza dello Stato) e si considerano le teorie politiche del passato in rapporto

a questa definizione di essenza come se lo stato fosse un'essenza che rimane

permanente nel tempo.

3) Mitologia della coerenza : Si suppone che un autore nel corso di tutta la sua opera

debba sempre essere coerente e si cerca di risolvere le antinomie che eventualmente si

trovano in lui. Questa mitologia tende a negare o sminuire la possibilità di un'evoluzione

nel pensiero di un autore. C'è la tendenza a riportare tutta l'opera di un autore a una sorta

di coerenza stabile, unitaria e anche quando questa coerenza sembra non sussistere si

fanno tutti gli sforzi per risolvere le contraddizioni; pertanto si dice che le antinomie sono

soltanto apparenti e si afferma che invece nella sostanza il pensiero è coerente/unitario.

Questa mitologia della coerenza tende ad appiattire il pensiero dell'autore e a renderlo

monocorde, si negano evoluzioni, contrasti, contraddizioni, tutto ciò che può turbare la

coerenza del pensiero dell'autore.

Skinner prende in esame alcuni pensatori classici (ad esempio come viene interpretato

Hobbes da un grande storico di nome Hood il quale tende a negare le contraddizioni del

pensiero di Hobbes).Intorno a Hobbes c'è una grande battaglia proprio perché il suo

pensiero è contemporaneamente una teoria politica laica in cui la figura di Dio ha

pochissimo rilievo e poi successivamente i temi religiosi, in particolare quelli ricavati dalla

Bibbia sono dominanti. A questo punto ci si chiede: Qual'è il vero Hobbes? Gli

autori hanno così

cercato di stabilire una coerenza; chi è partito da un'ipotesi religiosa ha asserito che il vero

Hobbes è quello della seconda parte del suo pensiero, e ha reinterpretato la prima parte

del suo pensiero per farla quadrare con la seconda; altri, hanno dato un'interpretazione

laica del suo pensiero.

Skinner fa l'esempio e dice: vediamo che alla fine del Leviatano (dopo le parti che

sembrano in contraddizione), Hobbes scrive il capitolo finale intitolato "Revisione e

conclusione" nel quale troviamo che i temi religiosi sono completamente assenti.

Lo stesso Hobbes ci dà, quindi, una chiave per leggere la sua opera.

Hood che è un seguace dell'interpretazione religiosa di Hobbes ignora o sminuisce il

valore di questa conclusione. Un'altra versione di questa mitologia della coerenza è stata

sviluppata da Leo Strauss il quale ha proposto di leggere gli autori classici che hanno

vissuto in epoca di persecuzione tra le "righe". Questi autori che non hanno potuto

esprimersi liberamente/pubblicamente hanno cercato di far capire tra "le righe" quello che

era il loro vero pensiero. Strauss dice che anche quando Hobbes parla di Dio, in realtà sta

nascondendo il suo vero pensiero, è una forma di simulazione o dissimulazione.

La simulazione è dire il contrario di ciò che uno pensa. La dissimulazione è quando non si

dice il falso ma si nasconde il vero.

Secondo Strauss gli autori del 500 e del 600 hanno praticato delle tecniche si simulazione

e di dissimulazione. In altri termini, noi non dobbiamo prendere alla lettera i loro testi ma

cercare di decifrare il significato nascosto. Questo è un metodo pericoloso in quanto si

rischia di far dire all'autore quello che vogliamo noi.

Proprio per questo motivo, Skinner critica questo metodo e lo colloca tra le mitologie.

4) Mitologia della prolessi : (pag.34) Prolessi è un termine ricavato dal greco e significa

anticipazione. Si considera un autore/testo/opera come se anticipasse dei temi/problemi

che storicamente vengono dopo.

Skinner fa diversi esempi: il più chiaro è quello riferito a uno storico americano di nome

Talmond il quale ha visto nel pensiero di Rousseau un'anticipazione del totalitarismo del

XX secolo. In generale ogni anticipazione è falsa. Noi molto spesso cadiamo in questa in

quanto sappiamo come è andata a finire la storia quindi colleghiamo un autore del 600 con

uno del 900 .La prolessi se vogliamo è una variante dell'errore dell'anacronismo.

5) Mitologia del campanilismo (pag.37): pregiudizio del proprio paese.

E' interpretare una cultura diversa dalla nostra con schemi che sono a noi familiari, cioè

interpretare il lontano con le categorie o paradigmi che sono a noi vicini. Una variante del

campanilismo è la teoria dell'influsso o delle influenze (pag. 38-39): cioè leggo gli autori in

termini di influenze che hanno avuto da altri autori o dal passato.

Molte volte queste influenze sono ingannevoli. Un'influenza deve essere documentata

altrimenti si ricade nel paragone/parallelismo cioè confronto astratto.

Fino adesso Skinner ha attaccato gli errori (mitologie) in cui facilmente cadono gli storici.

Verso la fine del saggio cerca di sviluppare la pars costruens cioè la parte positiva.

A questo proposito cerca di trarre alcune lezioni metodologiche.

Il metodo positivo che Skinner propone è il "contestualismo" cioè ogni opera/autore deve

essere analizzata/o e interpretata/o nel suo contesto.

• Bisogna analizzare non solo il significato del testo ma anche l'intenzione che l'autore

aveva nel produrre un certo testo (pag.43)

• Anche il testo è una forma di azione. E' importante capire anche che cosa stava facendo

l'autore, oltre a cosa diceva. Skinner fa l'esempio dei testi ironici (pag.48)

• Non esistono idee permanenti ma solo affermazioni, enunciati calati nel loro contesto

storico (pag.52)

• Importanza del contesto. Il contesto come mezzo per decodificare le intenzioni

dell'autore (pag.54)

• Non esistono questioni eterne ma solo risposte individuali a problemi individuali tanti

quanti sono i soggetti che li pongono

• La storia concepita come autoconsapevolezza (pag.56)

Capitolo 3: Interpretazione, razionalità e verità (pag.83)

Ruolo che le credenze rituali hanno nella spiegazione storica degli avvenimenti.

Spesso lo storico quando studia il passato, le altre civiltà, epoche ha a che fare con delle

credenze che intervengono e spiegano l'azione storica anche se ormai quelle credenze

sono superate (es. nel 500/600 ci imbattiamo in credenze legate al demonio, alle streghe,

ala sabba ecc..; oggi noi riteniamo che queste credenze sono false)

La nostra spiegazione della storia cambia a seconda che riteniamo le credenze degli

uomini del passato vere o false?

Questo è il problema metodologico affrontato in questo capitolo.

Skinner inizia a discutere la tesi di Taylor secondo il quale non è possibile isolare il

problema della spiegazione storica da quello della verità della credenza. Lo storico deve

interrogarsi se la credenza che sta studiando riferendosi al passato è vera o falsa.

Questo non è il punto di vista di Skinner!

Skinner cerca di delucidare le tesi dell'avversario il più possibile prima di criticarle e

abbandonarle. Skinner dice: "Perché secondo Taylor è importante interrogarsi sulla verità

di una credenza dal punto di vista di uno storico? Taylor dice che inevitabilmente se noi

riteniamo che una credenza è falsa saremo portati a cercare. altre spiegazioni storiche

aggiuntive rispetto a quella credenza per spiegare gli avvenimenti. Se noi riteniamo che

la credenza è vera siamo

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher d_cordelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della mente e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di L'Aquila o del prof Cataldi Madonna Luigi.
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