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LA FACOLTA’ DI LINGUAGGIO-FERRETTI

CAPITOLO 1

Secondo la scienza cognitiva contemporanea il linguaggio fa parte del corredo biologico

degli esseri umani, ipotesi elaborata da Chomsky (900). Quindi la facoltà di linguaggio è

il dispositivo della mente-cervello (o grammatica universale) che elabora l’informazione

linguistica. Grammatica universale= ipotesi standard della riflessione sulla comunicazione

umana nella scienza cognitiva.

1.1 REALISMO INGENUO VS COSTRUTTIVISMO

I sensi ci mettono in contatto diretto con la realtà esterna, in particolare aprendo gli occhi

cioè con la vista permettiamo al mondo esterno di fare irruzione nella nostra mente. Di

conseguenza, la conoscenza è tale grazie alla percezione, perché è attraverso i sensi che

il mondo penetra al nostro interno.

Metafora del recipiente (Popper): La nostra mente è un recipiente che è originariamente

vuoto e in questo recipiente il materiale entra attraverso i nostri sensi, si accumula e viene

assimilato> tabula rasa (la nostra mente è una lavagna vuota su cui i sensi stampano i

loro messaggi).

Però da questa idea dei sensi e della percezione nascono dei problemi, cioè che non

viene considerata la differenza tra l’informazione che colpisce i nostri sensi e l’esperienza

visiva del mondo esterno. Infatti la forma dell’immagine proiettata sulla retina cambia in

continuazione in quanto ci muoviamo, ma gli individui percepiscono la realtà in modo

stabile e fermo. Quindi se abbiamo una percezione stabile della realtà, questo vuol dire

che il sistema percettivo è in grado di superare le difficoltà che nascono dalla variabilità

dello stimolo e dal momento che questo stimolo varia in continuazione ma la realtà

percepita rimane comunque stabile, allora vuol dire che questa stabilità della realtà non

dipende dalla natura dello stimolo. Infatti a questo punto entra in gioco l’opera di filtraggio:

è il sistema percettivo che “costruisce” l’immagine del mondo come statica e permanente,

quindi questo processo è opera dei sistemi di elaborazione interni all’individuo (è opera

dell’uomo).

Gregory sostiene che la percezione visiva è un’interpretazione della realtà (“è un processo

di attiva attribuzione di significato ai sensi, funzionale al comportamento immediato e alla

pianificazione del futuro”) ed ha anche forti analogie con i processi ipotetico-deduttivi, cioè

le percezioni, le rappresentazioni della realtà nella nostra mente, sono ipotesi, la

percezione scommette su ciò che è probabilmente vero in base alle prove disponibili e

valuta le prove in base a ciò che è probabilmente vero (come le ipotesi scientifiche o i

fenomeni che non hanno significato in quanto tali, ma lo assumono una volta che vengono

interpretati).

Si paragona la percezione visiva con una forma di allucinazione (sogno/effetto di droghe),

infatti esistono le illusioni percettive, che chiamano in causa la differenza tra come il

mondo è e come appare (illusioni= dimostrazione dell’idea della percezione come

interpretazione e elaborazione). Il problema è spiegare perché la percezione visiva ci

mette in contatto con la realtà, mentre i sogni e le illusioni no> le allucinazioni percettive

sono guidate dagli oggetti.

Teoria del dato sensoriale> la percezione mette gli individui in relazione con le entità

psichiche che rappresentano gli oggetti, non con gli oggetti reali: vedere non è percepire la

realtà, ma percepire una rappresentazione della realtà> perché la percezione è così

efficace nel fornirci informazioni utili al nostro agire nel mondo? Il sistema percettivo come

può essere considerato uno strumento privilegiato dell’accesso alla realtà esterna se la

percezione viene considerata un’interpretazione?

Nella riflessione teorica sulla percezione hanno prevalso le concezioni epistemiche o

concettuali della visione: il vedere (unito con le credenze di sfondo del soggetto) è un

processo simile al pensare. Per capire come la percezione mette in connessione gli

individui con la realtà esterna dobbiamo considerare il contenuto non concettuale della

visione (non il contenuto concettuale o visione idealistica). Quello che distingue la

percezione visiva dalle forme più generali di pensiero è la visione primaria= percezione

di forme e configurazioni di superfici a livello pre-interpretativo> la realtà non viene filtrata

dalle interpretazioni concettuali (però comunque la visione primaria non è un accesso

diretto sul mondo) e si basa sull’elaborazione della forma degli oggetti e della

configurazione delle loro parti.

Il problema è che quando avviene la visione di un oggetto, questa è basata su un

confronto tra la rappresentazione dell’informazione in entrata e quella disponibile in

memoria (l’oggetto viene riconosciuto come l’occorrenza di un tipo). Durante questo

confronto con la rappresentazione in memoria non tutte le caratteristiche della forma

dell’oggetto hanno la stessa rilevanza ai fini del riconoscimento, ci sono alcuni aspetti più

percepiti (ad esempio gli angoli) = caratteristiche non accidentali. La presenza di queste

specifiche caratteristiche significa che il riconoscimento degli oggetti è guidato dal giusto

tipo di informazione, più che dalla quantità di informazione. Visto che le proprietà degli

oggetti ne facilitano il riconoscimento, questo vuol dire che sono una spinta selettiva alla

costruzione di sistemi di elaborazione capaci di individuarli, e queste caratteristiche non

accidentali della forma degli oggetti sono il punto di contatto tra cervello e realtà.

La percezione visiva ci aiuta nella riflessione sul linguaggio perché anche il linguaggio,

come la percezione, chiama in causa processi interni di interpretazione e il secondo

motivo è il solipsismo metodologico (Fodor): i sistemi di elaborazione usati nei processi

di produzione e comprensione linguistica sono disancorati dalla situazione contestuale,

quindi non considera il rapporto tra la rappresentazione della realtà e la realtà stessa (idea

di Chomsky). Il libro non è d’accordo con questa idea perché è essenziale il rapporto tra le

espressioni linguistiche e la realtà esterna per capire il funzionamento del linguaggio.

1.2 IL MODELLO STANDARD DELLA SCIENZA COGNITIVA DEL LINGUAGGIO

La concezione standard del linguaggio nella scienza cognitiva è la tesi della grammatica

universale proposta da Chomsky (1957-1959). La GU nasce da Cartesio e dalla tradizione

cartesiana, e si basa sull’idea che il linguaggio è una proprietà della mente-cervello

(innatismo, in contrasto con strutturalismo e comportamentismo). La GU è alla base di 3

questioni:

1.INNATO VS APPRESO (il linguaggio è innato o viene acquisito culturalmente?)

Chomsky e l’innatismo (/bioloinguistica) sostengono che il linguaggio e la GU siano innati

basandosi sulla prova della povertà dello stimolo: lo stimolo ambientale è troppo povero

per spiegare le competenze che gli umani mettono in atto nel parlare. Alcune abilità si

spiegano soltanto ammettendo che ci sono conoscenze che l’individuo ha già dalla nascita

(innatismo), questo spiega come gli individui riescono a sapere tutto ciò che sanno al di là

delle esperienze limitate e frammentarie che hanno (problema di Platone).

La capacità di costruire una sequenza corretta di parole in una frase (sintassi) non può

essere il risultato di un processo di acquisizione fondato sull’imitazione delle espressioni

prodotte dai membri della società (la GU è innata perché la struttura in costituenti della

frase non è spiegabile facendo appello all’esperienza)

Lashley sostiene che l’ordine dei costituenti di una frase non è formato da una catena di

elementi organizzati secondo una successione temporale, questo viene sostenuto anche

da Lenneberg che paragona la costruzione di una frase con le partenze dei treni in una

stazione ferroviaria: il corretto funzionamento delle sequenze corrette è affidato a un

meccanismo centrale di elaborazione. Quindi viene rafforzata questa idea che le parole

nelle frasi non sono messe una dietro l’altra secondo principi di associazione, ma secondo

un meccanismo centrale di elaborazione che ha al suo interno piani o circuiti di

regolazione e pianificazione. Chomsky quindi attacca l'associazionismo linguistico

(Skinner) con il principio di dipendenza dalla struttura: la conoscenza del linguaggio si

basa sulle relazioni strutturali che ci sono all’interno della frase e non sulla sequenza degli

elementi di cui è composta. Infatti nella struttura superficiale di un enunciato (cioè quando

lo comunichiamo), la distribuzione delle parole nella frase è espressa in una sequenza

lineare, ma l’ordine della struttura profonda (cioè quando elaboriamo l’enunciato nella

nostra mente-cervello), questo ordine lineare non viene rispettato. Di conseguenza, visto

che le espressioni/enunciati effettivamente pronunciati non sono uguali alla loro struttura

profonda, questo vuol dire che non si può spiegare l’acquisizione e il funzionamento del

linguaggio un base all’esperienza delle espressioni udite (per imitazione). Vedi esempio

pag 21

>La GU è un componente innato della mente-cervello, i caratteri generali della struttura

grammaticale sono comuni a tutte le lingue, quindi ci sono universali linguistici che limitano

la varietà del linguaggio umano, questi universali non vengono imparati, ma ci sono già e

rendono possibile l’apprendimento del linguaggio (il parlante di una lingua conosce molte

cose che non ha imparato)

Chomsky> la facoltà di linguaggio è sia un dispositivo innato della mente umana ma anche

specializzato nell’elaborazione dell’informazione linguistica

2.INNATO E SPECIALIZZATO (la mente umana va interpretata come un’intelligenza

generale o come un sistema che compie atti cognitivi specifici?)

Il linguaggio è governato da un dispositivo specifico di elaborazione o da una forma

generale di intelligenza come le altre capacità cognitive?> se il linguaggio è un dispositivo

specifico di elaborazione ha senso parlare di facoltà del linguaggio, altrimenti se è una

forma generale di intelligenza non ha senso.

ipotesi che il linguaggio sia fondato su dispositivi specializzati di elaborazione

Teoria modulare della mente (Fodor)> la mente è costituita da un insieme di sottosistemi

cognitivi, la maggior parte innati, ognuno specializzato nell’elaborazione di un tipo

specifico di informazione, cioè ogni modulo è specializzato in un dominio cognitivo e questi

non entrano in contatto l’uno con l’altro (non si mischiano)

>secondo il libro il linguaggio è il prodotto di una mente modulare, non è un modulo

specifico, quindi il linguaggio è il prodotto del funzionamento di diversi sistemi di

elaborazione, nessuno dei quali è specializzato nel linguaggio (almeno nelle fasi iniziali

della comunicazione umana)

>Chomsky sostiene l’idea di Fodor che il linguaggio sia un sistema innato e specifico di

elaborazione e questa è anche la proposta prevalente nella scienza cognitiva. Questa

specificità del linguaggio umano è dovuta al fatto che la facoltà di linguaggio è autonoma

dagli altri sistemi cognitivi. La mente umana è interpretabile come un complesso di

sottoinsiemi (organi) che hanno un’omogeneità interna, la quale ci permette di studiare

questi organi in modo autonomo l’uno dall’altro. La tesi di Chomsky è che il linguaggio

umano sia uno di questi organi

La concezione del linguaggio come un organo mentale connesso con il sistema nervoso e

specializzato nell’informazione linguistica comporta l’ammettere l’esistenza di una facoltà

di linguaggio e che questa facoltà debba essere di un certo tipo. Infatti Chomsky sostiene

che l’esistenza della facoltà di linguaggio implica l’esistenza della GU.

Secondo Chomsky quindi la facoltà di linguaggio è un sistema di elaborazione

specializzato per l’analisi delle strutture in costituenti degli enunciati e molti studi hanno

dimostrato l’esistenza di strutture innate nel nostro cervello specializzate per questi ruoli

funzionali.

>Questo implica la relazione tra il linguaggio e la teoria dell’evoluzione

-secondo i sostenitori della psicologia evoluzionistica sostenere che un dispositivo di

elaborazione è specifico e innato significa sostenere che questo dispositivo è il prodotto

della selezione naturale. Idea della mente come un coltellino svizzero: la mente è fatta

di parti specializzate perché deve risolvere problemi specializzati, non esiste un risolutore

generale di problemi perché non esistono problemi generali da risolvere. Ognuno dei

nostri moduli mentali risolve i problemi del mondo tramite ipotesi fondate sul fatto che

hanno funzionato abbastanza bene nel mondo dei nostri antenati. (Pinker)

Secondo questo punto di vista della psicologia evoluzionistica è insensato pensare alla

mente come un’intelligenza generale e inoltre il fatto che la comunicazione umana è innata

e specializzata allora deve essere per forza frutto della selezione naturale.

>Ma Chomsky e Fodor rimangono dell’idea che il linguaggio non è tale per opera della

selezione naturale. Sono contro l’idea della selezione naturale perché sostengono l’idea

cartesiana che il linguaggio è una capacità che distingue gli umani dagli animali, a cui si

aggiunge l’idea che il linguaggio è un’entità straordinariamente complessa perciò ottenere

la competenza del linguaggio è un traguardo irraggiungibile per una creatura non

progettata a eseguire il compito in modo specifico (un bambino invece acquisisce la

competenza linguistica con una leggera esposizione e dopo quasi senza sforzi sa usare

tutte le complesse regole e principi per comunicare)(Chomsky)

analogia con l’argomento degli organi incipienti (Mivart): se un’ala allo stato iniziale non

permette di volare quale vantaggio può assicurare all’individuo? E lo stesso vale per il

linguaggio, quale vantaggio comunicativo si può avere possedendo solo uno spezzone

iniziale di GU?> in conclusione Chomsky dice che la GU è una capacità che o si dà tutta

insieme o non si dà affatto (non ha senso pensare a una grammatica al 5% così come non

ha senso pensare a un’ala o un occhio al 5%)

Pinker e Bloom (sostenitori della GU) non sono d’accordo con l’idea di Chomsky e

propongono una prospettiva compatibilistica, usando l’argomento della complessità

adattiva: visto che il linguaggio è un sistema complesso e visto che l’unico modo per

spiegare la complessità in natura (se non con la creazione) è la selezione naturale, allora il

linguaggio deve essere spiegato con la selezione naturale.

1.La selezione naturale è l’unica spiegazione dell’origine della complessità adattiva (se

non si accettano spiegazioni come atti di creazione o miracoli)

2. il linguaggio mostra un progetto complesso per il fine adattivo della comunicazione

3. Il linguaggio quindi si è evoluto per selezione naturale (unico modo per spiegare il

linguaggio in termini naturalistici)

>se il linguaggio si interpreta come delle capacità già esistenti nei primati allora il

linguaggio è innato e non serve la selezione naturale per spiegare il linguaggio, ma invece

se questo è interpretato come delle caratteristiche specifiche, allora bisogna anche

considerare la facoltà di linguaggio in relazione alla selezione naturale. (dopo questa tesi

di Pinker e Bloom l’idea di Chomsky non è cambiata)

3.DUE TIPI DI FACOLTA’ (il linguaggio va studiato in base ai suoi tratti universali o in base

all’estrema variabilità delle forme di cui è caratterizzato)

Chomsky nell’ultima fase del suo pensiero, cioè il minimalismo, ha modificato la sua

concezione della facoltà di linguaggio e fa una distinzione tra una facoltà in senso ampio

(FLB) e facoltà in senso stretto (FLN). La FLN include soltanto il sistema astratto di

computazione (ricorsività sintattica) che opera in modo autonomo dagli altri sistemi

cognitivi e che contiene il linguaggio e la FLB è un sistema più ampio che include i

dispositivi di elaborazione che vanno oltre la ricorsività sintattica (sistema senso-motorio e

sistema concettuale-intenzionale).

il minimalismo è il risultato di un intento di semplificazione attuato da Chomsky, in cui lui

stesso ha revisionato la sua proposta teorica sulla facoltà di linguaggio per ridurre al

minimo indispensabile l’insieme delle regole e principi che sono alla base della facoltà di

linguaggio.

Chomsky usa questa “scappatoia” del sostenere che il linguaggio non è poi così

complesso per sfuggire alle critiche degli oppositori. Sostenendo che il componente che

caratterizza le nostre capacità verbali (la ricorsività della sintassi) è semplice, le critiche

dei sostenitori dell’adattamento basate sulla complessità non avranno senso dal momento

in cui il costituente essenziale del linguaggio è semplice. (se il linguaggio è un dispositivo

semplice, non è necessario chiamare in causa la selezione naturale per spiegare l’origine

delle capacità verbali umane)

Pinker e Jackendoff, capendo questo tentativo di fuggire da parte dei minimalisti,

sostengono che se il linguaggio è un dispositivo così semplice allora gli umani non hanno

dovuto evolvere così tanto per averlo

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher idril117 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Ferretti Francesco.
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