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Che cos’è l’intertestualità

Andrea Bernardelli,

1. Nascita del termine e storia del concetto

Bachtin, la parola, il dialogo e il romanzo,

Julia Kristeva, «Critique», 1967.

«ogni testo si costruisce come mosaico di citazioni, ogni testo è assorbimento e trasformazione

intertestualità,

di un altro testo. Al posto della nozione di intersoggettività si pone quella di e il

linguaggio poetico si legge per lo meno come “doppio”»

1.1. Bachtin (1895-1975): polifonia e ideologemi

Dostoevskij. Poetica e stilistica,

Michail Bachtin, 1968. 1

Intersoggettività testi polifonici 2

come presenza, in , di diverse “voci” recanti differenzi

ideologemi.

posizioni ideologiche, rese evidenti da espressioni, concetti, citazioni ecc. detti

Romanzi polifonici sono quelli in cui ogni personaggio costituisce una alterità rispetto

all’autore, ha una propria coscienza, è soggetto della propria parola; le voci dei personaggi

il romanzo polifonico è sempre dialogico.

interagiscono così continuamente:

Allo stesso tempo, a dialogare nei romanzi dialogici non sono solo i personaggi, anzi zono

prevalentemente voci o testi, parole, espressioni, frammenti di discorso che rinviano ad una

certa origine o fonte ideologica. plurivocità

Uno dei più evidenti dispositivi narrativi attraverso cui si definisce una è il

plurilinguismo: Il

le diverse lingue diventano così ideologemi (vd. es. monaco Salvatore ne

nome della Rosa).

1.2. De Saussure (1857-1913): paragrammi e ipogrammi

Per una semiologia dei paragrammi,

Julia Kristeva, 1978.

paragrammatico

In Saussure, è il procedimento attraverso il quale un testo è costruito

mediante la disseminazione o la dispersione di una parola o frase (ipogramma) al suo

interno.

Secondo la logica dei paragrammi, ogni testo poetico è “doppio” perché in ogni caso tra le sue

righe si nascondono gli elementi di un altro discorso, di un’altra parola o espressione che ne

sono l’elemento formativo e creativo. A Silvia

Es. “aura” nelle poesie del Petrarca, o “Silvia” in di Leopardi.

L’intertestualità, dunque, secondo Julia Kristeva, è data sia dalla compresenza di diverse

ideologie, sia da una sintesi di diversi testi, visti anche nella loro stessa forma grafica o fonica.

1.3. Barthes (1915-1980): scomporre e ricomporre

1 Il testo della Kristeva non è che un’introduzione all’edizione francese di quello di Bachtin.

2 Il termine fa riferimento alla polifonia: concetto musicale che descrive un brano in cui si ha la

compresenza di più linee melodiche cantate sincornicamente.

strutturalismo

Roland Barthes definisce, in un saggio del 1963, lo come un’attività il cui fine

è quello di rendere manifeste, tramite un procedimento di scomposizione e ricostruzione, le

regole di funzionamento delle parti di un testo, o di un oggetto più generalmente; operazioni,

queste, da compiersi così da far apparire qualcosa che, nel testo, resta inintelligibile al

semplice atto di scorrimento o di lettura lineare.

Tale modalità operativa si compone per Barthes di due azioni:

- découpage, o ritaglio: rilevamento di una serie di unità (lessie) dal discorso da altre

tramite una segmentazione arbitraria finalizzata alla ricerca di testi secondi o di altre

connotazioni del testo. Ogni unità è quindi punto di partenza per identificare «ogni

sbocco del testo su altri testi, altri codici, altri segni».

- agencement, o coordinamento: riassociazione delle unità ritagliate in un’ulteriore,

diversa, catena o sequenza facendone derivare un nuovo significato.

La stessa operazione di lettura si può quindi trasformare, secondo Barthes, in uno strumento

di “scrittura”, o meglio in una forma di “lettura creativa”.

testo scrivibile

Il è quindi per Barthes quel testo che permette di passare ad altri testi: è un

testo dinamico, che può dar luogo a più interpretazioni.

testo leggibile

Il è invece un testo chiuso, che non lascia spazio a più interpretazioni e

collegamenti con altri testi.

Alla distinzione tra testo leggibile e testo scrivibile Barthes fa corrispondere quella tra analisi

strutturale e analisi testuale:

- analisi strutturale, parallela all’idea di testo leggibile: muove dall’identificazione a

priori di alcuni generici modelli narrativi (vd. J. Propp) a cui la struttura della singola

opera viene più o meno forzatamente adeguata.

L’analisi in questo caso consisterà nell’individuare in un testo la corrispondenza o lo

scarto rispetto al modello narrativo o alla struttura così prestabilita. Una volta calata

l’opera nel modello formale, l’analisi strutturale chiude il testo a qualsiasi ulteriore

possibilità di interpretazione mediante il riferimento ad altri testi.

- Analisi testuale, parallela al testo scrivibile: l’opera è analizzata in quanto

«produzione in corso, connessa ad altri testi, altri codici (è l’intertestualità), collegata

alla società, alla Storia, non in modo determinista, ma citazionale».

L’analisi testuale è quindi interpretata da Barthes come un’operazione fondata

codici

sull’individuazione di diversi dal cui intreccio e relazione deriva il significato del

testo letterario. A Liuba che parte,

Tra questi detti codici, anche quello metrico (vd. d’Arco Silvio Avalle,

Tre saggi su Montale,

in Id., Torino, Einaudi, 1970).

Conclude Barthes, come già Kristeva, che la volontà o l’intenzione dell’autore non rivestono

più alcun significato nella ricostruzione del senso di un testo letterario. Sono le sole strutture

testuali, poste in relazione con i diversi codici culturali, a definire il significato di un’opera. Si

morte dell’autore.

parla così di

1.4. Riffaterre (1924-2006): la lettura intertestuale

Michael Riffaterre propone un modello di lettura strutturato su due distinti momenti o livelli

operativi:

- lettura euristica: lettura di tipo lineare o sintagmatico, guida il lettore al

riconoscimento ed alla accettazione della rappresentazione della realtà narrativa, o

‘mimesi’. In pratica, la prima lettura. Il lettore è così spinto a costruirsi un’immagine

del mondo testuale che risulti coerente e omogenea, in particolare rispetto alle attese

definite dalla sua competenza linguistica, culturale e letteraria.

In pratica, la prima lettura volta ad una comprensione superficiale del testo, letterale.

- Lettura retroattiva: secondo livello di lettura, indotto spesso dalla presenza si

grammaticalità,

ostacoli e fratture (non secondo i termini do Riffaterre) che minano

la coerenza del testo, fondato sul riferimento costante ad un nucleo semantico

(ipogramma), intertesto che permette al lettore di restituire coerenza al testo

colmandone buchi ed incongruenze, e permettendo di giungere alla definizione di un

significanza.

ulteriore livello di senso detto

1.5. Genette (1930-2018): la transtestualità

1.5.1. Il formalismo russo: J. Tynjanov (1894-1943)

Buona parte della narratologia di scuola francese, di cui anche Genette fa parte, deve molto al

formalismo russo e all’idea evolutiva del sistema letterario di Tynjanov.

Tynjanov ritiene che ogni opera letteraria sia composta da una serie di elementi o fattori

distinti, disposti in stretta correlazione gli uni con gli altri. Nel romanzo, ad esempio, essi sono

i componenti formali della narrazione: personaggi, trama, stile discorsivo, contenuti, figure

retoriche ecc. Il rapporto che ogni elemento testuale intrattiene con gli altri rappresenta la sua

funzione in relazione all’insieme dell’opera, intendendo quest’ultima come un insieme in sé

del sistema),

strutturato e conchiuso. All’interno di ciascuna opera un elemento (dominante

o un gruppo di elementi, viene ad assumere un ruolo rilevante e a subordinare gli altri in sua

funzione (ad es. il ritmo nella poesia).

Ogni singola opera è però anche in correlazione con altre opere; gli elementi che formano la

struttura della singola opera letteraria, oltre ad essere collegati agli altri elementi della

medesima opera-sistema di cui sono parte, sono anche in relazione con altri elementi simili di

altre opere letterarie: si vengono a definire così una serie di rapporti funzionali di più ampia

sistema della letteratura.

portata che costituiscono il

Il sistema della letteratura non è fondato su rapporti funzionali stabiliti e immutabili, ma su

relazioni in costante evoluzione, causa il costume (specchio dei cambiamenti culturali è in tal

senso il linguaggio) come dimostrano l’evoluzione di generi letterari e stile.

1.5.2. Genette

A questa idea “evolutiva” del sistema letterario si lega buona parte della narratologia di scuola

Gérard Genette

francese. Così, definisce tutto ciò che mette un testo «in relazione, manifesta

transtestualità,

o segreta, con altri testi» come il campo della o della «trascendenza

testuale del testo». Attraverso questo concetto, Genette intende mettere in particolare rilievo

la possibilità per la storiografia letteraria di superare una considerazione delle strutture

compositive ed espressive di un’opera esclusivamente chiusa e immanente al singolo testo.

Genette giunge, in questo modo, alla definizione di una più ampia scienza poetica che tiene

conto delle relazioni attive tra i singoli testi e tra più generali tipologie e categorie di

dispositivi formali.

Il campo generale della transtestualità è suddiviso in cinque tipologie di relazione testuale:

- Intertestualità: relazione in cui è possibile individuare «la presenza effettiva di un

testo in un altro». Ne sono esempio la citazione e l’allusione.

allusione

La nello specifico una forma implicita di intertestualità, ed include tutti i

casi in cui una frase è comprensibile sono se viene posta dal lettore in correlazione con

un altro enunciato nascosto.

- Paratesto: ovvero, la relazione che il testo letterario intrattiene con il materiale che

peritesto:

circonda il testo. Si distingue in: a. ciò che si trova in relazione col testo

nello spazio del volume stesso, per presentarlo o comunicarlo ottimamente al lettore.

Sono i messaggi comunicati al lettore mediante il titolo, sottotitolo, intertitoli, pre e

post-fazioni, epigrafi, note a margine ecc., ovvero tutti quei dispositivi che forniscono

epitesto,

una cornice al testo; b. le comunicazioni private dell’autore in qualche modo

correlate al testo letterario o le comunicazioni pubbliche (ad es., rispettivamente:

annotazioni, diari, corrispondenze; interviste, conversazioni, recensioni).

- Metatestualità: tutti i casi in cui il testo diviene oggetto di una qualsiasi forma di

metatesto).

commento o interpretazione da parte di un altro testo (detto Il testo a cui

il metatesto si riferisce non deve essere necessariamente nel metatesto stesso: la

specificità della relazione metatestuale consiste nel prendere in considerazione come

referente più o meno implicito solo il significato del testo oggetto del commento.

- Ipertestualità: relazione che unisce un testo anteriore (ipotesto) con uno posteriore

trasformazione diretta,

derivato dal primo (ipertesto). Si distingue tra due casi: a.

ovvero la relazione di semplice trasposizione formale di un singolo e specifico testo (es.

imitazione

Odissea Ulisse

di Omero e di James Joyce); b. (o trasformazione indiretta),

ovvero una relazione che richiede la mediazione di un astratto modello formale, di

Odissea

genere o stile, che derive per estrapolazione dall’ipotesto di riferimento (es. ed

Eneide di Virgilio).

- Architestualità: ogni tipo di relazione che il singolo testo intrattiene con i vari generi

discorsivi. Le trasformazioni storiche a cui è soggetto il sistema dei generi letterari e

quello correlato dei generi discorsivi, fa in modo che la classificazione formale di

un’opera muti di conseguenza nel tempo. Le relazioni architestuali sono quindi

correlate allo studio della differente collocazione e percezione dei singoli testi nei

diversi contesti storici e culturali.

1.6. Umberto Eco: il testo come “macchina pigra” *

Il concetto di intertestualità in Eco va considerato all’interno del più ampio contesto della sua

teoria dell’interpretazione del testo. Il testo, e non solo quello letterario, è per Eco una

pigra»

«macchina che richiede continuamente l’intervento del lettore per dare il proprio

significato. Il testo è così una costruzione o artificio dell’autore fatto in modo da permettere la

sua attivazione da parte di un fruitore: un lettore nel caso di un’opera letteraria.

Il ruolo svolto dal lettore è così fondamentale nel definire il senso di un testo.

Evidentemente, il lettore può trovarsi di fronte a testi più o meno ben costruiti. Un testo

scritto male, con scarsa sapienza retorica e compositiva da parte dell’autore, può rivelarsi così

macchina troppo pigra

per il lettore una da permettere la produzione di un significare per

lui interessante o gradevole, e il lettore, annoiato, chiuderà di conseguenza il libro. Ma un

testo che sia stato scritto in modo da soddisfare le curiosità del lettore, da fare in modo che il

lettore cooperi alla costruzione del significato del testo, sarà l’opera fortunata e di successo.

Il processo di cooperazione testuale tra l’opera e il lettore prevede in realtà l’attivazione di

diversi livelli di competenza, di differenti conoscenze o saperi.

Lector in fabula,

Nel suo Eco spiega con estrema precisione tutti i diversi potenziali livelli e

piani di elaborazione del senso testuale che vengono attraversati da un ipotetico lettore

modello. Ma ognuno di questi livelli di analisi del testo, dalla sua manifestazione linguistica

fino alle più complesse relazioni del testo con il sapere comune ad un’intera cultura, richiedono

fuori dal testo”,

al lettore di compiere dei “salti di collegare quello specifico e singolo testo

che stanno leggendo con tanto altri testi e discorsi. Di deve quindi presupporre che ogni lettore

competenza intertestuale

sia dotato di una personale e specifica che gli fa collegare quel

testo con altri testi a lui noti.

Evidentemente esisteranno competenze intertestuali differenziate a seconda della diversa

cultura o istruzione del lettore, delle sue diverse abitudini di lettura (la preferenza per un

genere letterario piuttosto che per un altro), delle sue differenti esperienze storiche o

semplicemente esistenziali (ciò che sta vivendo nel corso della propria esistenza in quel

momento). Estremamente importante è ad esempio il riconoscimento di una competenza

di lettura”

intertestuale differenziata per “abitudini – vale a dire a seconda del piacere che

deriva dalla lettura di un certo genere letterario o dell’opera di un determinato autore.

Così si può ad esempio spiegare perché si possa ricavare piacere da opere seriali o ripetitive

come avviene nel caso della letteratura popolare o para-letteratura. In questi casi – quando si

legge un romanzo poliziesco o un romanzo “rosa” – la competenza intertestuale attivata è

quella che fa esclusivo riferimento alle situazioni stereotipate del genere letterario in

questione. Il “riconoscimento” di ciò che è noto permette in questi casi il generarsi nel lettore

di un senso di pace e di rilassamento legato alla familiarità e alla rassicurazione data da

situazioni già conosciute e amate in precedenza (derivata da una competenza intertestuale di

genere).

Un lettore più esigente è invece quello che dalla lettura richiede lo stimolo di una sorta di

“tempesta” intertestuale. La competenza che questo lettore vuole mettere in gioco è più

sfidato sul “nuovo”,

ampia – vuole essere messo alla prova, su ciò che conosce solo in parte o

per vaghi accenni. Questa è la competenza intertestuale che è legata al concetto di una

illimitata»,

«intertestualità che chiama in causa una catena apparentemente interminabile

di riferimenti da un testo ad un altro.

“fuga” intertestuale

Questa sorta di – in termini quasi musicali – è quanto Eco ha tentato di

Il nome della rosa La misteriosa fiamma

mettere in azione nei suoi romanzi, da (1980) fino a

della regina Loana (2004).

Eco si pone un’importante domanda: in che modo è possibil

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

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