Microeconomia: analisi microeconomica e scelte pubbliche
Introduzione
Di cosa si occupa l’analisi economica
L’economia influenza il nostro modo di vivere e di relazionarci al resto del mondo. Si può tracciare una prima distinzione tra macroeconomia e microeconomia, ossia due branche della stessa disciplina. La macroeconomia si interessa a quantità economiche aggregate: tasso di interesse, inflazione, tasso di crescita del prodotto, disoccupazione, recessione, equilibrio delle transazioni internazionali, dell’instabilità ciclica e delle politiche economiche adottate dai singoli Stati e dalle entità politiche internazionali.
La microeconomia si occupa invece di tutti i singoli soggetti che intervengono nelle decisioni economiche e di come questi interagiscano tra di loro; studia il funzionamento dell’economia di mercato concentrando l’analisi sul funzionamento dei mercati e sul modo in cui nei mercati si formano i prezzi delle singole merci. La microeconomia si occupa della produzione e del consumo. Per quanto riguarda la produzione di beni e di servizi, l’analisi economica si interessa soprattutto alla quantità del prodotto, alla quantità di forza lavoro utilizzata e alle tecniche produttive impiegate. Invece, gli aspetti del consumo di beni e di servizi che interessano all’economista sono: il rapporto tra prodotto consumato e risparmio effettuato; le quantità acquistate di ciascun bene in rapporto alle caratteristiche dei soggetti che li acquistano; l’effetto che i prezzi, la pubblicità e l’ambiente hanno sulle scelte del consumo. L’analisi economica non può prescindere dallo studio delle decisioni individuali.
Scarsità delle risorse e razionalità delle scelte
Nella realizzazione delle scelte individuali tutti si trovano a dover affrontare il problema della scarsità, ossia la scarsità di tempo e la scarsità di budget: una maggiore capacità di spesa e disponibilità di tempo ci permetterebbero di avere una maggiore quantità di beni e di servizi. I consumatori, i lavoratori e le imprese hanno a disposizione un vasto set di possibilità di scelta tra cui allocare le proprie risorse scarse. La microeconomia si interessa della scelta tra le diverse opzioni alternative, cioè studia il problema della scelta ottima in un contesto di risorse scarse.
Il consumatore tende a massimizzare il proprio benessere scegliendo quantità diverse di beni e di servizi in base alle proprie preferenze ed esigenze. Il lavoratore compie una prima scelta relativa al momento di ingresso nel mondo del lavoro, poi dovrà scegliere tra occupazioni alternative e quanto tempo dedicare al lavoro; il tipo di lavoro e la retribuzione sono determinati dal livello conoscitivo (capitale umano) e dalle esperienze accumulate.
Le scelte produttive dell’impresa sono limitate dalla richiesta di mercato dei beni e servizi da essa prodotti e dalla disponibilità delle risorse impiegate per la produzione; la scelta dell’impresa quindi riguarda quali output offrire sul mercato (cosa produrre) e con quali input produrre tali beni e servizi (come produrre).
Lo scopo ultimo di una società evoluta è quello di migliorare la qualità della vita dei singoli individui, ma il raggiungimento di tale scopo è limitato dalla scarsità delle risorse a disposizione. Tali risorse scarse si possono definire così: i beni che non si esauriscono rapidamente (meno di un anno) e che vengono usati nella produzione costituiscono il capitale; i beni fisici durevoli (macchinari, utensili ecc.) costituiscono il capitale fisico; le abilità, le conoscenze e le esperienze di ogni lavoratore sono elementi durevoli e formano il capitale umano. L’insieme di questi tipi di capitale costituiscono lo stock di capitale. Si aggiungono infine le risorse naturali: minerali ecc.
L’economia si occupa dei problemi che derivano dalla necessità di effettuare delle scelte a causa della scarsità di tali risorse. Ciascuna scelta ha come conseguenza il sacrificio di tutte le possibili alternative, ciò implica che ogni scelta ha un costo, ossia il costo-opportunità di una scelta, che corrisponde al valore della migliore tra tutte le possibili alternative a cui si rinuncia. Un principio fondamentale è che il tempo ha un suo valore monetario, sacrificare il proprio tempo equivale a sacrificare il proprio denaro. Per quanto riguarda la quantificazione del tempo, ogni ora del tempo impiegato in una certa attività ha un valore che dipenderà dal reddito del soggetto e che si potrà determinare dividendo il reddito mensile per il numero di ore lavorate al mese. Per il singolo individuo quindi il costo-opportunità deriva dalla scarsità di tempo o di denaro, mentre per le società sarà determinato dalla scarsità di risorse di cui può disporre.
Una scelta che venga fatta dopo aver confrontato tutti i possibili costi e benefici può essere definita scelta razionale. Una scelta può essere definita razionale se, tra le diverse alternative possibili, essa ricade su quella con il più alto beneficio rispetto al costo. Questo tipo di analisi può essere effettuata sia dal consumatore (nella scelta del prodotto da acquistare), sia dal lavoratore (nella decisione del numero delle ore da dedicare al lavoro), sia dal produttore (nella decisione sulla quantità e qualità della produzione). Le scelte razionali comportano quindi il confronto tra i costi marginali e i benefici marginali, cioè dovranno essere prese in considerazione solo le variazioni tra i costi e i benefici determinate da un incremento o un decremento di una attività. Ogni scelta infine ha delle ricadute sociali, siano esse compiute dal consumatore, dalle imprese o dallo Stato.
Consumo e produzione: il circuito economico
I beni e i servizi da produrre possono essere i più svariati, un’economia potrebbe offrire più assistenza sanitaria, istruzione cultura, mentre un’altra più sale da gioco d’azzardo. Stabilire quali debbano essere le modalità di produzione è più difficile perché la maggior parte dei beni possono essere prodotti con differenti tecniche produttive, ognuna delle quali utilizza risorse diverse. Decidere infine quali debbano essere i soggetti destinatari della produzione implica una risposta di policy. I soggetti che compongono una società possono appartenere a svariate categorie. Le modalità di distribuzione di un prodotto tra le diverse categorie determinerà il modello economico di una società.
Durante tutta la storia del genere umano tre sono stati i principali sistemi economici: economia tradizionale, economia pianificata ed economia di mercato. In un modello economico tradizionale manca al gruppo sociale la possibilità evolutiva e di crescita, si realizza una società statica. In un modello economico pianificato tutto viene governato da istruzioni provenienti da una struttura autoritaria che decide quali beni produrre, come produrli e a chi destinarli. Da dopo il crollo del muro di Berlino solo la Corea del Nord e Cuba utilizzano ancora tale modello.
Il terzo modello, infine, realizza l’allocazione delle risorse attraverso il mercato, qui i singoli soggetti sono liberi nella decisione di cosa utilizzare. Ma anche in un tale modello, la libertà non è illimitata, ma anzi è condizionata dalle risorse di cui un soggetto può disporre. Sarà la quantità di risorse di cui dispone ogni singolo individuo a rendere maggiore o minore la sua libertà di scelta; si hanno inoltre delle ulteriori limitazioni da restrizioni imposte dall’autorità statale e dal vincolo di scarsità assoluta delle risorse. In conclusione quindi, il mercato alloca le risorse in base alla libera scelta degli individui.
Tutti i soggetti economici che operano in un sistema economico di mercato possono essere categorizzati come compratori e/o venditori. Alla categoria dei compratori appartengono i consumatori di beni e di servizi, le imprese che acquistano lavoro, capitale e materie prime. Alla categoria dei venditori appartengono le imprese che vendono l’output della produzione, i lavoratori che vendono il proprio tempo e i proprietari delle risorse, ossia materie prime. La continua interazione tra compratori e venditori genera il mercato e, nel mercato, il prezzo dei prodotti. Per definire un mercato è fondamentale conoscere chi sono esattamente i compratori e i venditori che operano al suo interno e per rispondere a questa domanda è indispensabile definire il perimetro del mercato, cioè i limiti che ne definiscono la dimensione, che può essere quella geografica e quella che attiene alle caratteristiche del prodotto. Infine, un ulteriore elemento indispensabile per il funzionamento dei mercati è l’attribuzione e il riconoscimento del diritto di proprietà, tale diritto deve essere trasferito dal venditore al compratore, solo questo rende possibile lo scambio: i mercati possono operare solo in presenza di trasferibilità dei diritti di proprietà.
I mercati possono essere concorrenziali o non concorrenziali; un numero molto elevato di compratori e venditori rende il mercato perfettamente concorrenziale in quanto nessuno potrà influenzare l’andamento dei prezzi. Ci sono poi mercati sufficientemente concorrenziali, sono i mercati delle materie prime, in cui anche se il numero dei produttori non è elevato, i prezzi non sono influenzati dall’uscita di un venditore dal mercato. Poi vi sono i mercati in cui operano pochi produttori, ossia non perfettamente concorrenziali e si comportano come quelli concorrenziali, si parla in questo caso di mercati contendibili, cioè in cui la concorrenza scaturisce dalla minaccia, esercitata dalle imprese esterne, di entrare nel mercato. Esistono poi i mercati per nulla concorrenziali anche in presenza di un numero molto elevato di produttori (petrolio).
Per quanto riguarda il circuito economico, i soggetti che vi agiscono sono le imprese che producono e vendono beni e servizi e a tal fine utilizzano lavoro, materie prime e impianti e le famiglie che posseggono i fattori di produzione (impianti) e consumano i beni e i servizi. I mercati in cui si incontrano e interagiscono famiglie ed imprese sono due:
- Mercati dei beni e dei servizi che vedono le imprese venditrici e le famiglie compratrici.
- Mercati dei fattori di produzione che vedono le famiglie venditrici e le imprese compratrici.
Le transazioni che intercorrono tra famiglie ed imprese sono: il flusso dei beni e dei fattori di produzione, ossia quando le imprese vendono alle famiglie i beni e i servizi prodotti e le famiglie vendono alle imprese i fattori di produzione; il flusso di danaro, ossia quando le famiglie spendono denaro per acquistare beni e servizi e le imprese spendono denaro per acquistare fattori di produzione.
Economia positiva ed economia normativa
L’economia positiva considera esclusivamente come funziona un sistema economico; un’affermazione positiva riguarda il funzionamento del sistema economico e la sua precisione e veridicità può essere opportunamente testata attraverso l’uso analitico dei dati empirici. Le affermazioni positive si possono riferire a ciò che è accaduto nel passato, a ciò che accadrà nel futuro e a ciò che sarebbe potuto accadere se alcuni eventi si fossero verificati in una certa maniera. Il potere predittivo si fonda su una analisi basata sul rapporto causa-effetto delle singole azioni economiche.
L’economia normativa invece si occupa di dare risposte a questioni che comprendono giudizi di valore cercando di capire ciò che dovrebbe accadere; individua alcune variabili strumento e analizza come la modifica di queste da parte del policy maker possa indirizzare l’economia verso il raggiungimento di determinati obiettivi socioeconomici desiderati. Esiste una dipendenza dell’analisi normativa dall’analisi positiva: non è possibile effettuare la prima (stabilire come dovrebbe essere) senza avere una perfetta conoscenza della realtà così come essa è. Se una scelta normativa avviene nella perfetta consapevolezza di tutte le conseguenze, allora si può affermare che la scelta effettuata è per il soggetto che la compie, la migliore possibile. Tuttavia i diversi individui destinatari dell’azione di policy hanno spesso interessi differenti per cui una politica che favorisce un certo numero di individui ne può sfavorire altri. In situazioni del genere quindi si devono soppesare i vantaggi di uno a fronte degli svantaggi di un altro. Le differenti condizioni economiche dei due individui potrebbero indirizzare la scelta ma in realtà non vi sono oggettivi riferimenti teorici che possano aiutare nella scelta della decisione da attuare.
Scientificità dell’economia: una questione di metodo
Gli economisti cercano di raggiungere una sempre maggiore oggettività attraverso l’applicazione del metodo scientifico. Alla base di tale metodo c’è l’osservazione, seguita dall’analisi necessaria alla formulazione delle teorie, la cui veridicità deve essere confermata da una ulteriore osservazione e sperimentazione. Tuttavia, ci si dovrà accontentare di teorie osservando solo i dati di cui si può disporre; le difficoltà legate alla sperimentazione potranno però essere parzialmente compensate da una attenta osservazione degli eventi passati e dall’astrazione di regole che possano essere applicate a situazioni e luoghi differenti. Gli studi scientifici si basano sulla formulazione delle ipotesi le quali molto spesso hanno il compito di semplificare il problema oggetto di studio. Elementi importanti nello studio delle situazioni economiche sono i modelli matematici che utilizzano grafici ed equazioni omettendo una certa quantità di dettagli economici, così da rendere più facile l’analisi. Per stabilire quali elementi prendere in considerazione e quali trascurare bisogna avere ben chiaro l’obiettivo che si vuole raggiungere.
Domanda, offerta ed elasticità
Preambolo: domanda e offerta
Dietro la legge della domanda e dell’offerta sottende un modello economico la cui principale funzione è quella di spiegarci i meccanismi che concorrono alla determinazione dei prezzi. Il prezzo di mercato e la quantità prodotta sono determinati dall’equilibrio tra domanda e offerta. Le interazioni tra domanda e offerta determinano il variare nel tempo di prezzo e quantità.
Il termine mercato in economia non individua necessariamente un luogo fisico all’interno del quale avviene lo scambio, ma l’insieme degli individui che interagiscono tra di loro, effettuando transazioni economiche legate alla vendita e all’acquisto. I compratori determinano, in aggregato, la domanda di mercato; i venditori invece definiscono l’offerta di mercato.
Dallo scambio di beni, servizi e risorse si ottengono numerosi vantaggi per tutta la collettività:
- Rende possibile la specializzazione produttiva, infatti ogni produttore si specializzerà nella produzione di ciò che gli riesce meglio.
- Favorisce le economie di scala, ogni produttore che si specializza nella produzione di un unico bene ne produrrà quantità molto elevate diminuendo il costo medio unitario di produzione.
- Favorisce la divisione del lavoro, e ciò, come già indicato da Adam Smith, porta all’aumento della produttività media dei lavoratori i quali si specializzano in specifiche mansioni, al miglioramento della struttura organizzativa dell’impresa e facilita l’introduzione di macchinari per la produzione.
- Rende possibile una maggiore differenziazione dei prodotti e dunque amplia le possibilità di scelta dei consumatori.
Il potere di mercato dipende dal regime di mercato all’interno del quale venditori e acquirenti operano. I mercati infatti possono assumere svariate forme le quali si possono definire facendo riferimento a quattro caratteristiche principali:
- Numerosità degli agenti: qui ci si riferisce sia al numero di venditori che al numero degli acquirenti presenti in un mercato, in realtà quello che conta è il numero di unità decisionali (singole imprese e singole famiglie).
- Sostituibilità dei prodotti scambiati: qui ci si riferisce al fatto che l’output prodotto e scambiato da ciascuna impresa sul mercato sia più o meno omogeneo, l’omogeneità dipende dalle caratteristiche qualitative dello stesso e ne determina il grado di sostituibilità da parte degli acquirenti (beni perfettamente omogenei o beni differenziati).
- Interdipendenza delle decisioni: ossia in riferimento al fatto che le scelte di ciascun operatore presente nel mercato possono essere più o meno influenzate dalle decisioni degli altri operatori, il grado di interdipendenza dipende dalle due caratteristiche precedenti.
- Condizioni di entrata: questa condizione si riferisce al grado di difficoltà con cui nuove imprese possono entrare nel mercato, in alcuni mercati infatti le nuove imprese possono trovare ostacoli molto consistenti all’ingresso che possono essere di natura economica, i quali attengono fondamentalmente ai costi preliminari che ciascuna impresa dovrà sopportare, ma non solo, in alcuni mercati vi sono barriere di diversa natura che attengono ad esempio alla difficoltà di ottenere licenze e permessi per la produzione o all’impossibilità di accedere a fattori produttivi indispensabili.
Esistono quindi diverse forme di mercato che risultano dalla diversa combinazione di queste quattro caratteristiche: i mercati di concorrenza perfetta, caratterizzati dalla perfetta omogeneità del prodotto, dall’assenza di barriere all’entrata e nei quali opera un numero elevato di consumatori e venditori i quali non possono influenzare il prezzo di mercato; i mercati di concorrenza imperfetta, in cui operano pochi grandi produttori che fronteggiano molti compratori.
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