RISCHI ESTERNI (MICRO)
Rischio di provvista
Dipende dal mantenimento della capacità dell’intermediario di raccogliere le risorse
finanziarie, indipendentemente dal verificarsi di situazioni patologiche che possono dare
origine a fenomeni di illiquidità. 24
Il costante mantenimento della capacità di raccolta riduce il rischio di “illiquidità”; le banche
sono particolarmente esposte al rischio di provvista, poiché il loro passivo è caratterizzato da
una rilevante quota di depositi a vista: un ritiro di depositi improvviso e di dimensioni rilevanti
rispetto alla norma (corsa agli sportelli) imporrebbe di reperire velocemente le risorse
necessarie per far fronte alle richieste della clientela.
Ogni intermediario deve essere in grado sia di mantenere e rinnovare la raccolta in essere
8raccolta effettiva) sia di attivare operazioni integrative (raccolta potenziale) per quantità, nei
tempi richiesti e a condizioni convenienti.
Il peggioramento della capacità di raccolta potrebbe essere legato alla presenza di dubbi circa
la sua affidabilità o a una situazione di crisi sistemica: tali elementi possono innescare reazioni
negative da parte dei depositanti e delle controparti del mercato interbancario portandoli a
limitare le transazioni inaridendo le fonti della liquidità dell’intermediario con effetti sulla sua
solvibilità.
Il rischio di funding riguarda anche il comportamento degli azionisti, i quali potrebbero non
essere più disposti, percependo un significativo aumento del rischio, a sottoscrivere nuovi
aumenti di capitale, necessari per riequilibrare la situazione finanziaria della banca.
Rischi di controparte
Attengono a tutte le operazioni attive che un intermediario pone in essere con la propria
clientela e derivano dall’eventualità che alcuni soggetti possano risultare, entro un determinato
intervallo temporale, inadempienti, ossia non più in grado di assolvere gli impieghi
contrattualmente assunti.
Usualmente distinti in:
- Rischio di regolamento, ossia il rischio di insolvenza della controparte contrattuale
obbligata a consegnare una certa somma di denaro a fronte di strumenti finanziari o
viceversa; il danno dell’inadempienza è rilevante specialmente nelle compravendite a
termine, in quanto il soggetto adempiente perde la posizione, trovandosi esposto al
costo derivante dalla sostituzione della controparte insolvente; proprio per evitare tali
conseguenze che, nei mercati organizzati, è prevista la presenza di un organo centrale
(la clearing house) che, ponendosi come controparte di tutti i contratti, elimina il
rischio di regolamento per tutti i partecipanti e lo gestisce in proprio attraverso il
meccanismo del marking to market e del versamento dei margini periodici;
- Rischio di credito, legato all’attività di finanziamento svolta attraverso la concessione
di fidi o la sottoscrizione di titoli; concerne la possibilità che la controparte debitrice
non sia in grado di far fronte ai propri impegni di pagamento o che si riduca il suo
livello di affidabilità nel mantenere fede agli impegni presi.
Il rischio di credito assume diverse accezioni in relazione al fattore causale e alla
natura della posizione:
- Rischio di insolvenza della controparte, espresso in termini di perdita pari al
prodotto tra l’esposizione effettiva e il tasso di perdita;
- Rischio di migrazione, connesso al mutamento del mercato creditizio del
debitore che si riflette sui tassi di interesse applicati;
- Rischio di recupero, connesso ai tempi e/o al valore di realizzo delle garanzie
in caso di insolvenza;
- Rischio paese, connesso a eventi di natura politica o legislativa, esogeni
rispetto al comportamento della controparte affidata ma che incidono sulla sua
probabilità di default;
- Rischio di portafoglio, connesso alla composizione complessiva delle
esposizioni in essere la cui gestione può da un lato trarre beneficio dall’utilizzo
delle tecniche di frazionamento e diversificazione suggerite dalla teoria del
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portafoglio, dall’altro subire le conseguenze negative di una sua errata
ripartizione;
- Rischio di spread, connesso al premio per il rischio richiesto dal mercato,
indipendentemente dal peggioramento del merito creditizio individuale.
La quantificazione del rischio di credito richiede la misurazione, al momento della
concessione del credito, della perdita che la banca potrebbe subire in caso di fallimento del
debitore o in presenza di un peggioramento del suo standing.
Si distingue tra:
Perdita attesa (EL, Expected Loss), ossia il valore medio della distribuzione delle
possibili perdite associate a ogni operazione di finanziamento stimate tenendo conto
sia delle sue caratteristiche tecniche sia della tipologia della controparte finanziata;
Perdita inattesa (UL, Unexpected Loss), ossia la probabilità che ex post la perdita
conseguita sia superiore a quella stimata ex ante.
La perdita attesa è stimata sulla base di tre variabili aleatorie:
La probabilità di insolvenza (Probability of Default) del debitore;
Ammontare dell’esposizione al momento dell’insolvenza (EAD, Exposure At
Deafult);
Tasso di perdita in caso di insolvenza (LGD, Loss Given Default), ossia il
complemento all’unità dell’ammontare effettivamente recuperabile (RR, Recovery
Rate). Quale sarà l'esposizione
Quanto perderò al
Qual è la probabilità effettiva al momento
verificarsi di tale
di insolvenza della dell'insolvenza?
eventualità?
controparte?
•PD •LGD •EAD
- PD: misura la probabilità che il soggetto finanziato non sia più in grado di onorare i
propri impegni su un orizzonte temporale definito (0-100%);
- LGD: esprime, in termini percentuali, il grado di perdita atteso al termine delle
procedure di recupero nei confronti del debitore insolvente e dipende, dunque, dalle
caratteristiche tecniche del prestito e dalla presenza di eventuali garanzie;
- EAD: rappresenta, in valore assoluto, l’esposizione attesa al momento dell’insolvenza
del debitore (somma della quota dei crediti scaduti e non pagati, dei crediti a scadere,
degli interessi e delle commissioni riconosciuti alla banca dal contratto di
finanziamento), il quale in quel momento dovrebbe già aver proceduto a un rimborso
parziale del prestito originariamente ottenuto.
Poiché un’efficace quantificazione del rischio deve tener conto anche della probabilità di uno
scostamento tra perdita attesa (ex ante) e perdita effettiva (ex post), la perdita inattesa può
considerarsi espressione della variabilità della distribuzione delle perdite attese intorno al loro
valore medio.
In termini contabili:
La perdita attesa viene coperta con accantonamenti e rettifiche (voci di conto
economico) esponendo il credito in bilancio tra le Attività Fruttifere al presunto valore
di realizzo (valore nominale meno perdita attesa); 26
La perdita inattesa viene coperta con il patrimonio il quale rappresenta un
accantonamento prudenziale da utilizzare per spesare le perdite inattese (perdite
realizzate - perdite attese) o recuperare l’eccedenza in caso opposto di perdite
realizzate < perdite attese).
Poiché rappresenta una componente di costo statisticamente certa, la perdita attesa deve essere
esplicitamente considerata nella definizione del prezzo del credito (tasso di interesse praticato
al cliente) commisurato alla probabilità di insolvenza e al tasso di recupero; tale approccio
consente di non subire contraccolpi sull’utile dell’esercizio corrente, essendo il rischio già
stato spesato mediante congrui accantonamenti nel conto economico dell’esercizio nel quale
il prestito è stato concesso.
Le metodologie di quantificazione del rischio di credito rappresentano il fulcro della funzione
creditizia della banca: accanto a quelle tradizionali, sono diffuse le metodologie basate sul
rating.
Rischi di mercato
I rischi di mercato derivano dall’impatto dei mutamenti delle condizioni dei mercati sul valore
delle attività detenute e delle passività emesse.
Il rischio di interesse, legato alla volatilità dei tassi di mercato, influenza l’attività di
intermediazione creditizia (variazioni che subiscono il rendimento degli impieghi, il costo
della raccolta, margine di interesse), il prezzo degli strumenti finanziari detenuti.
L’esposizione al rischio di interesse si manifesta nel momento e nella misura in cui
l’intermediario, dovendo adattare le condizioni dello scambio alle divergenti preferenze di
prenditori e datori di fondi, determina una condizione di mismatching tra attivo e passivo che
sottopone una parte del portafoglio alle conseguenze della variabilità dei tassi di mercato.
La differenza tra attività e passività sensibili alla variazione dei tassi di interesse esprime il
gap, ossia l’aggregato di bilancio sul quale incide il rischio di tasso.
Il rischio di cambio esprime le conseguenze prodotte dalla variazione dei tassi di cambio sulle
posizioni in valuta.
L’esposizione al rischio può essere misurata in termini differenziali confrontando attività e
passività denominate nella stessa valuta per verificare l’esistenza di una posizione netta,
analoga al gap.
Il rischio di prezzo trae origine dall’attività di negoziazione in proprio di valori mobiliari; il
possesso e la gestione del portafoglio fanno sì che il conto economico e lo stato patrimoniale
dell’intermediario subiscano gli effetti della volatilità delle quotazioni dei titoli e
dell’instabilità dei mercati.
Rischio di liquidità
La liquidità è la capacità di un intermediario di finanziare la crescita delle proprie attività e
adempiere per tempo alle proprie obbligazioni, senza incorrere in perdite inaccettabili.
Pertanto, il rischio di liquidità è connesso all’eventuale incapacità di far fronte ai propri
impegni di pagamento.
Poiché le risorse finanziarie possono derivare, oltre che dalle riserve di liquidità, da nuove
operazioni di raccolta e dal parziale smobilizzo degli investimenti effettuati, il rischio di
liquidità deriva dalla combinazione dei rischi di provvista, di controparte e di mercato.
Anche per la quantificazione del rischio di liquidità è possibile utilizzare l’approccio del gap,
contrapponendo attività e passività, dopo averle classificate in funzione della loro naturale
scadenza e della possibilità di smobilizzo. 27
Rischi di regolamentazione
I rischi di regolamentazione riguardano gli effetti sull’operatività dell’intermediario sia
dell’introduzione di nuove norme (ris
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