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CAPITOLO 5: IMPATTO TRAUMATICO DEI DISASTRI

1. Conseguenze dei disastri

I disastri possono colpire i minori almeno in tre modi: a livello della salute fisica, a livello

dell’adattamento psicologico e a livello dello sviluppo psicologico.

2. Impatto a livello fisico

Nonostante dal punto di vista delle capacità di ripresa anche a livello fisico i bambini e gli

adolescenti siano spesso avvantaggiati rispetto agli adulti, per alcuni aspetti essi corrono rischi

maggiori. I bambini hanno un sistema immunitario che non è giunto a piena maturazione, in

quanto il loro sviluppo è ancora in corso. Inoltre, rispetto agli adulti, sono più a rischio di

disidratazione e respirano, in proporzione, maggiori quantità di aria: sono, quindi, più esposti

ai danni derivanti da sostanze chimiche pericolose o polveri.

I disastri possono avere conseguenze sulla salute in modo indiretto, oltre che diretto. In

particolare, a seguito di una catastrofe possono ridursi le risorse disponibili, anche sul piano

alimentare. Ne discende, quindi, una ridotta disponibilità di acqua potabile o un minore apporto

di calorie, vitamine o altre sostanze essenziali per soddisfare i fabbisogni nutrizionali dei

bambini e degli adolescenti, conseguenze che li espongono a un rischio maggiore di infezioni.

Esposizione al disastro prima della nascita

A influenzare la salute fisica delle persone non è solo ciò che avviene nel momento della nascita

in avanti, ma anche quello che accade nella fase prenatale.

È stato registrato un più elevato tasso di parti prematuri, di bambini nati morti e di aborti, nelle

gravidanze che erano state esposte a disastri.

Esposizione al disastro dall’infanzia all’adolescenza

Spesso, i bambini e gli adolescenti sono maggiormente esposti rispetto agli adulti a infezioni di

tipo respiratorio o gastrointestinale. Tali conseguenze a breve termine possono avere effetti

anche a livello della salute a lungo termine, non solo per il singolo individuo ma anche per le

generazioni successive. A questo proposito, si parla di disastro o shock secondario. Infatti, gli

effetti dell’esposizione a un disastro si possono vedere anche anni dopo la sua occorrenza.

Le problematiche fisiche che fanno seguito ai disastri non sono indipendenti dalle conseguenze

psicologiche dell’evento.

3. Impatto a livello psicopatologico

SINTOMI INTERNALIZZANTI = caratterizzati da una manifestazione interna, rivolta verso di sé,

delle problematiche psicologiche.

SINTOMI ESTERNALIZZANTI = comportano una manifestazione esterna, verso il contesto

circostante e le altre persone, del disagio provato.

Disturbi collegati a eventi traumatici e stressanti

All’interno del DSM-5 vengono descritti alcuni disturbi che possono insorgere a seguito di eventi

traumatici o altamente stressanti. Tali disturbi si possono spesso presentare anche in

comorbidità con sintomi caratteristici di altre categorie

(= co-occorrenza di più diagnosi)

psicopatologiche; tuttavia, l’elemento comune che li contraddistingue è l’esposizione a un

evento considerato avverso.

Disturbo da stress post-traumatico (PTSD)

Il PTSD è il principale disturbo che si associa all’esperienza degli eventi traumatici. Il DSM-5

differenzia le caratteristiche di questo disturbo quando si manifesta in bambini con più di 6

anni, adolescenti e adulti e quando riguarda invece bambini da 1 a 6 anni.

Al di sopra dei 6 anni, alla base del PTSD vi è l’esposizione a un evento considerato traumatico

che può avvenire in diversi modi: la persona può aver fatto esperienza diretta dell’evento, può

essere stata testimone di un evento che ha coinvolto altri, può essere venuta a conoscenza di

un evento traumatico che ha portato alla morte o al rischio di morte di persone care, può aver

fatto esperienza in modo ripetuto o estremo di alcuni dettagli con un impatto emotivo elevato

legati all’evento.

Un primo criterio per identificare tale disturbo è la presenza di uno o più sintomi intrusivi

collegati all’evento traumatico che iniziano a manifestarsi dopo di esso: ricordi ricorrenti,

involontari e intrusivi che generano distress, sogni ricorrenti il cui contenuto o le cui emozioni

associate sono legate all’evento traumatico, reazioni dissociative come i flashback, in cui la

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persona agisce come se l’evento fosse ancora in atto e distress intenso o duraturo o forti

reazioni a livello fisiologico di fronte a qualsiasi indizio connesso all’evento.

Un secondo criterio riguarda l’evitamento degli stimoli legati all’evento traumatico, sia interni

sia esterni

(es: ricordi, pensieri e sentimenti) (es: persone, luoghi, conversazioni, attività, oggetti e

.

situazioni collegati all’evento)

Un terzo criterio include persistenti variazioni negative a livello cognitivo e nell’umore, con due

o più tra i seguenti sintomi: AMNESIA DISSOCIATIVA (= incapacità di ricordare alcuni aspetti

; eccessive credenze e aspettative negative verso il sé, gli altri e il mondo; cognizioni

dell’evento)

distorte rispetto alle cause o alle conseguenze dell’evento che portano la persona a incolpare

sé stessa o altri; stati emotivi negativi; diminuzione dell’interesse o della partecipazione in

diverse attività.

Un quarto criterio comprende cambiamenti nella propria attivazione fisiologica e nella reattività,

con almeno due dei seguenti sintomi: irritabilità e scoppi d’ira; comportamenti spericolati e

autodistruttivi; ipervigilanza; trasalimento eccessivo; difficoltà di concentrazione e sonno

disturbato. In alcuni casi, ci possono essere anche pseudo-allucinazioni uditive, difficoltà a

regolare le emozioni o a mantenere relazioni stabili e sintomi dissociativi come la

DEPERSONALIZZAZIONE (= sentirsi separati dal proprio corpo, come se ci si osservasse dall’esterno)

e la DEREALIZZAZIONE (= sensazione di irrealtà, come se l’ambiente circostante non fosse reale,

.

fosse un sogno)

Per effettuare la diagnosi, la durata dei sintomi deve essere superiore a un mese.

Nei bambini al di sotto dei 6 anni, l’esposizione all’evento traumatico può avvenire solo se vi è

esperienza diretta, se il bambino vi assiste o se viene a conoscenza del fatto che l’evento ha

coinvolto persone a lui care.

A livello dei sintomi, possono esserci cambiamenti negativi nelle cognizioni e nelle emozioni:

può aumentare la frequenza degli stati emotivi negativi; può diminuire l’interesse o la

partecipazione nei confronti di attività quali il gioco; possono emergere comportamenti di ritiro

sociale; può ridursi l’espressione delle emozioni positive; nei bambini piccoli si può osservare

la regressione in alcune funzioni precedentemente apprese.

Disturbo da stress acuto

Tale disturbo condivide la stessa eziologia del PTSD. La differenza sostanziale consiste nel fatto

che per il disturbo da stress acuto l’insorgenza dei sintomi è rapida e la durata è più contenuta:

solitamente, appaiono subito dopo l’evento traumatico e durano da tre giorni a un mese.

Per effettuare la diagnosi, devono essere presenti nove o più sintomi appartenenti alle seguenti

tipologie:

• sintomi intrusivi ricordi intrusivi, sogni ricorrenti, reazioni dissociative, marcate

à

reazioni psicologiche;

• umore negativo incapacità di provare emozioni positive;

à

• sintomi dissociativi depersonalizzazione, derealizzazione;

à

• sintomi di evitamento tentativi di evitare sia ricordi, pensieri o sentimenti, sia

à

promemoria esterni dell’evento;

• sintomi di arousal disturbi del sonno, comportamento irritabile e scoppi d’ira,

à

ipervigilanza, problemi di concentrazione, risposte di trasalimento eccessive.

Disturbi dell’adattamento

Tali disturbi si presentano a fronte di una o più fonti di stress con problematiche a livello emotivo

o comportamentale. Le tipologie di stressors che possono essere all’origine di questi disturbi

sono svariate: possono essere sia eventi che coinvolgono un singolo individuo, sia eventi

collettivi.

La diagnosi si può fare quando si presenta almeno uno dei seguenti sintomi: distress eccessivo

in proporzione all’entità dello stressor; importanti problematiche a livello sociale, occupazionale

o di altri ambiti del funzionamento. Tra le varie manifestazioni ci possono essere anche ansia,

umore depresso e disturbi della condotta.

La diagnosi si può fare sia per i bambini e gli adolescenti sia per gli adulti.

Tali disturbi si possono accompagnare anche a cali nel rendimento scolastico o lavorativo, a

problemi nelle relazioni sociali, a complicazioni di condizioni mediche preesistenti e ad altri

disturbi mentali.

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Disturbo reattivo dell’attaccamento

Tale disturbo si sviluppa quando il bambino nel corso dell’infanzia non riceve cure e attenzioni

adeguate da parte del caregiver.

I bambini che manifestano un disturbo reattivo dell’attaccamento mostrano problematiche di

tipo internalizzante, con comportamenti inibiti nei confronti dei caregiver. Inoltre, nelle

interazioni con il caregiver esprimono poche emozioni positive, mostrando paura, tristezza o

irritabilità.

La diagnosi può essere effettuata dai 9 mesi di età variabile prima dei 5 anni.

Il disturbo reattivo dell’attaccamento può accompagnarsi a ritardi a livello cognitivo e

linguistico, stereotipie, sintomi depressivi e condizioni mediche come la malnutrizione.

Disturbo da impegno sociale disinibito

Tale disturbo è caratterizzato da problemi di tipo esternalizzante. I bambini ricercano

attivamente l’interazione con adulti estranei e manifestano almeno due dei seguenti

comportamenti: poca o nulla riluttanza ad avvicinarsi e a interagire con adulti sconosciuti;

eccessiva familiarità nei comportamenti verbali e fisici; scarsa o nessuna ricerca del caregiver;

scarsa o nessuna esitazione nell’andarsene con estranei.

La diagnosi non può essere effettuata prima dei 9 mesi.

Il disturbo da impegno sociale disinibito può accompagnarsi a ritardi a livello cognitivo e

linguistico, stereotipie e disturbo da deficit di attenzione/iperattività.

Altri disturbi psicopatologici

Disturbi depressivi

DISTURBI DEPRESSIVI = gamma di problematiche accomunate da emozioni negative quali

tristezza, senso di vuoto, irritabilità, manifestazioni somatiche e cambiamenti a livello cognitivo

che compromettono notevolmente la vita quotidiana delle persone che ne sono colpite. Tra

questi, il più conosciuto è il disturbo depressivo maggiore, caratterizzato da sintomi quali:

umore depresso per la maggior parte del giorno quasi tutti i giorni; diminuzione o perdita

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia.botter di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Disagio e risorse nello sviluppo psicologico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Raccanello Daniela.
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