DIRITTO SOCIETARIO
1^ lezione 21/11
Corporate Governance->governo delle società tendenzialmente quotate.
Punto di partenza teorico: perché non esiste un solo modello più efficiente degli altri, così come non
esiste un modulo di gioco che vada bene per tutte le squadre di calcio così pure non esiste un modello di
corporate governance che vada bene per tutte le società, ogni società in funzione delle sue caratteristiche
ha un modello più o meno diverso.
In particolare possiamo distinguere in funzione dei dati partenza dato dalla composizione proprietaria
- o
delle società ossia in funzione di come è strutturata la base proprietaria, quindi chi sono i soci della
società possiamo avere differenti modelli di governo.
Il primo modello di riferimento (solitamente assunto dagli studiosi internazionali) è il modello a
-
proprietà diffusa.
Caratteristica delle grandi società quotate statunitensi che troviamo anche nelle società a proprietà
diffusa in italia, prima differenza fondamentale attiene alla composizione della compagine societaria
ossa nelle grandi società statunitensi non c’è un socio imprenditore di riferimento.
CONTROLLO: ci sono società in cui nessun socio ha il controllo della società, un soggetto ha il
controllo di diritto della società quando ha la maggioranza dei voti esercitati nell’assemblea ordinaria.
Paradosso società controllata a nessuno, es. società cooperative (ogni testa un voto) non c’è un socio di
controllo, sono i manger ad avere il controllo (manager: amministratori, alta dirigenza).
-
Chiave di lettura per apprezzare il funzionamento dei sistemi di governance è: l’agency theory
(modello scientifico che riproduce i rapporti di gestione di interessi altrui, rapporto tra agent e
principal.
Agent agisce nell’interesse del principal (rapporto di mandato), dipendente agisce nell’interesse del
'
datore di lavoro. Gli amministratori sono agent nell’interesse dei soci che sono principal (che hanno
diritto ad avere l’utile).
Ogni qualvolta un rapporto può essere ricondotto ad un rapporto di agency i problemi che si ongoing
sono sempre gli stessi, il principale problema è la condotta opportunistica dell’agent il quale è
_
avvantaggiato da asimmetrie informative.
Gli amministratori gestiscono l’impresa sociale nell’interesse dei soci, ma i soci non sono la che
controllano quello che fanno gli amministratori, spesso i soci non capiscono cosa stanno facendo gli
amministratori.
Gli amministratori sono naturalmente portati a perseguire l’interesse dei soci, come si può evitare che
questi soggetti abusino del loro potere a danno dei soci? Nelle società con proprietà diffusa (non c’è un
-
socio di riferimento ma tanti piccoli soci) la situazione di base è che abbiamo dei manager forti e dei
lo
soci deboli (non hanno le competenze per controllar i soci ma non ne vale neanche la pena).
‘’Wall Street rule’’ i soci nelle grandi società quotate no votano con le mani ma con i piedi. Il socio non
vota perché non sa cosa votare e non ha incentivi sufficienti per pagare un consulente che gli spieghi
quell’operazione, il piccolo socio non va a votare in assemblea, vota con i piedi vuol dire che disinveste
quando il titolo crolla, si dice che il mercato si regge da solo, se gli amministratori gestiscono male la
società l’investimento dei soci ha un rendimento molto basso o addirittura negativo a questo punto i
soci sono portati a disinvestire ma se tutti i soci disinvestono il titolo crolla, e il valore di mercato di
quella determinata società risulta essere inferiore rispetto al valore reale di quella società, quando
questa differenza tra valore reale e capitalizzazione diventa significativa, vi è un incentivo per
grandi investitori di comprare in sconto il titolo. Gli amministratori inefficienti vengono puniti dai
mercati, in realtà non è proprio così semplice.
COSTI DI TRANSAZIONE: costi accolti in ogni singola negoziazione (rischio, costi consulenze etc.)
Comprare una società non è facile.
Nelle società con proprietà diffusa il conflitto è tra azionisti deboli e magare forti, gli azionisti secondo
le regole dell’agency potrebbero evitare gli abusi da parte degli amministratori monitorando il loro
operato, per evitare operazioni opportunistiche.
Problema: chi controlla l’operato degli amministratori? Come possono i soci assicurarsi che gli
amministratori perseguano i loro interessi e non facciano invece gli interessi loro propri?
Risolvere rapporti tra soci e amministratori.
Il secondo modello teorico di riferimento sono invece le società a proprietà concentrata, circa l’80 % delle
società quotate in Italia sono di questo tipo, cioè dietro la società c’è un imprenditore o una famiglia di
imprenditori.
Spesso ci sono dei grandi imprenditori dietro delle grandi imprese, in questo caso dobbiamo introdurre
il conflitto tra soci di maggioranza e di minoranza.
Soci di controllo che hanno interesse imprenditoriale.
Soci investitori che sono piccoli medi investitori che non hanno interesse imprenditoriale e mettono i
soldi nella società solo con l’interesse di fare più soldi.
INTERESSE SOCIALE: interesse che muove l’azione della società.
Le scelte d’impresa da cosa devono essere guidate? Sulla Base di quale criterio l’amministratore deve
prendere le scelte? Deve rispettare la legge e perseguire l’interesse sociale. Si apre una dicotomia tra chi
sostiene che devo perseguire l’interesse della società in se (ipotizzando che la società abbia una sua
testa una sua personalità, assurdo) e poi c’è chi pensa che la società non abbia nessun interesse ma che
l’interesse della società in realtà sia l’interesse dei soci.
Obiettivo società fare interessi dei soci investitori e quindi massimizzare il valore delle azioni
Qual’è l’interesse che i miei amministratori devono andare a perseguire? Quello dei soci di controllo o
dei soci di minoranza? E se questi interessi divergono?
Primo problema è quello degli amministratori, no c’è un confronto tra amministratori e soci ma c’è un
blocco amministratori e soci di controllo da un lato e soci di minoranza dall’altro lato.
In una società gli amministratori non decidono nulla senza parlare con i soci. Ci sono soci che hanno
il numero dell’amministratore delegato (si sentono tutti i giorni) e ci sono soci che non lo avranno
mai il suo numero, questa è la grande differenza. Quando si arriva in assemblea le decisioni sono già
state prese in realtà.
Gli amministratori sono nominati dall’assemblea, ai sensi dell’articolo 2380 bis hanno il potere
esclusivo dell’impresa sociale, ma è vero anche che l’assemblea è titolare del potere discrezionale di
revocarli (ad nuntum, in assenza di giusta causa, basta pagare).
Spesso capita che l’amministratore delegato venga anche nominato direttore generale—> per non
essere licenziato, così sei tutelato anche in quanto dipendente, l’amministratore delegato può
essere revocato senza giustificato motivo invece come direttore generale risulti un dipendente.
Temi su cui soffermarsi:
-rapporto tra socio di maggioranza e socio di minoranza, abusi dei soci di maggioranza che fa
comunella con l’amministratore verso i soc di minoranza.
-garantire autonomia deliberativa e decisionale agli amministratori nei confronti dei soci, gli
amministratori decidono meglio senza i soci.
ARTICOLAZIONI ALL’INTERNO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE: nelle società
quotate posto che il controllo spesso non è un controllo di diritto m un controllo di fatto (riesco a
controllare assemblea anche senza avere la maggioranza assoluta dei voti), quindi ci si chiede
come faccio io a controllare l’assemblea se non ho la maggioranza dei voti esercitati in
assemblea? Io posso farlo anche possedendo il 20%, chi ha la maggioranza non ha investito la
maggioranza del capitale, se la società ha emesso azioni senza diritto di voto almeno il 50% deve
avere diritto di voto, quindi se io controllo la società (controllo di fatto) con il 20% dei voti in
assemblea quando però il 50% delle azioni non ha diritto di voto allora io riesco a controllare una
società con il 10% de capitale. Metodo del cannocchiale: controllo una mega società quotata con
un investimento iniziale irrisorio. Diventa inefficiente perchè il soggetto non subisce tutto
l’effetto delle perdite sul proprio patrimonio e quindi è portat ad assumere condotte poco efficienti.
Per questo il legislatore ha introdotto il voto di lista quello ce impone che i componenti del
consiglio di amministrazione siano espressione in parte minoritaria di una lista che è
indipendente e autonoma rispetto alla lista di maggioranza, avremmo amministratori di
maggioranza (espressi dal soggetto che è il socio di controllo) e poi gli amministratori di
minoranza (soggetti apparteniti a una lista autonoma rispetto alla lista di maggioranza),
all’interno del consiglio di amministrazione abbiamo amministratori indipendenti (coloro che
non hanno rapporti patrimoniali, familiari e finanziari con il socio di controllo o con coloro che
sono amministratori non indipendenti, con i dirigenti della società o con la società stessa; sono
soggetti espressione del socio di controllo) e amministratori non indipendenti. Poi ci saranno
consiglieri di maggioranza di maggioranza non indipendenti, indipendenti, poi ci sono i
consiglieri di minoranza eletti da una lista indipendente i quali tendenzialmente dovrebbero
essere indipendenti ma non necessariamente sono obbligati a essere.
All’interno del consiglio di amministrazione ci sono anche le cosiddette ‘’quote rosa’’ nelle società
quotate almeno il 40% dei componenti del consiglio di amministrazione deve essere di genere
diverso rispetto al genere più rappresentato. Studi scientifici dimostrano che le società con
rappresentanza femminile sono gestite molto meglio rispetto alle società con totale
rappresentanza maschile.
Portare disomogeneità è considerato un valore.
Terzo sistema, astratto, che in Italia non c’è ed è quello sotteso al sistema dualistico, il SISTEMA
RENANO che fa riferimento alla Germania, all’interno del consiglio di amministrazione ci sono
anche i rappresentanti dei lavoratori, al contrario dell’Italia in Germania i sindacati fanno
l’opposizione dentro i cancelli dentro il consiglio di amministrazione. In ragione di questo c’è un
organo che corrisponde alla nostra assemblea che esprime i consiglieri di amministrazione che esprime
i rappresentanti di un atro organo mediano all’interno del quale ci sono i rappresentanti dei soci e i
rappresentanti dei lavoratori, questo organo mediano poi nomina il consiglio di gestione che
effettivamente gestisce la società. Quest’organo è fatto in parte da rappresentanti dei lavoratori e in
parte da rappresentanti dei soci poi sopra c’è il consiglio di gestione. In Italia questo meccanismo lo
troviamo nel sistema dualistico dove c’è il consiglio di sorveglianza nominato dai soci, e il consiglio di
gestione nominato dal consiglio di sorveglianza, mancano però i rappresentanti di lavoratori, non ha
avuto nessun successo questo sistema. Unica società col sistema dualistico in Italia è la Lazio dove i
soci sono i tifosi, lo Tito (presidente consiglio di amministrazione della Lazio) ovviamente non ha
voglia di vedere i tifosi. proprietari
Modelli di
perfetto
modello Corporate
esiste governance
non un PROPRIETÀ
PROPRIETÀ SOCIETÀ CONCENTRATA
DIFFUSA A
AZIONISTI MINORANZA
VS
AZIONISTI DEBOLI
forti DI CONTROLLO
MANAGER - PROFESSIONALI
( INVESTITORI e controllo
DINAMICHE AL
INTERNE
controllo
DI DA AMMINISTRATORI
Agency RESPONSABILITA
AUDIT ' controlli INTERNI
e ED ESTERNI
RENANO
SISTEMA STAKEHOLDERS
COMPOSIZIONE CDA
DEGLI
CONGESTIONE NEL
INTERESSI
E
controlli E GESTIONE CONDIVISI
SVIUMENTO Assembleare
ORGANO 2^ lezione 22/11
Mercato
Agency di controllo
Public Companies -
- Santoni
Board
Managers
parto control
assente tra e
e "
Perché by
Gestione day day
azionisti
gli non
? Monitoring
Alta amministrazione
partecipano e
Quali board
strumenti possono flussi
? informativi
la partecipazione
incentivare amministrazione
di
sistemi
SISTEMA ITALIANO
Assemblea contabile
sindacale
collegio revisore
CDA
, ,
,
ESCLUSIVITÀ DELEGA
POTERE GESTORI GESTORI
Struttura COLLEGIALE A
0 Materie
Presidente lndelegabili
bis
2380 Consiglio
-
- Recupero Collegialità
Comitati
competenze assemblea
esplicite esecutivi Professionalità
Amministratori delegati
implicita
competente assemblea Codice
vincoli
e autodisciplina
Ci soffermiamo sul modello della proprietà diffusa, modello principale di riferimento nella letteratura
anglosassone oppure in letteratura italiana quando si fa riferimento alle società aperte o public company, in
Italia esistono e sono quelle società nelle quali la maggioranza è nell’ mani di un soggetto che non è un socio
imprenditore. Infatti esistono i soci imprenditori che sono coloro che acquistano le partecipazioni in un’altra
società per azioni con l’obiettivo di gestire la società ed eventualmente poterla integrare nel proprio gruppo.
GRUPPO: un’impresa unica articolata in più soggetti giuridici. Costituisco un’altra società per ridurre il mio
rischio.
Il socio imprenditore acquista una partecipazione con finalità imprenditoriali al fine di collocare quella
società all’interno del proprio gruppo.
Esistono diverse società in Italia dove la maggioranza del capitale è in mano al mercato e puntualmente è in
mano ai fondi d’investimento mentre la minoranza è nelle mani di un socio imprenditore ma pur avendo una
partecipazione di minoranza esprime la maggioranza dei componenti del consiglio di amministrazione.
Abbiamo detto che di norma gli azionisti non partecipano alle assemblee (costi, non capisco nulla, in ogni
caso il voto non conta nulla).
Anni 70 viene fatta una prima mini riforma del mercato immobiliare in Italia e sono state gettate le basi
normative per far si che si potesse creare un mercato finanziario. Negli anni 90 viene messo il testo unico della
finanza il quale ha introdotto una disciplina che ha portato l’Italia ad un livello paragonabile a quello degli
altri stati. Ci si pone il problema ‘’che facciamo dei piccoli soci che non votano?’’ Comprano le azioni perché
÷
vogliono guadagnare dagli utili allora inventiamo e azioni di risparmio istituzionalmente prive de diritto di
voto però privilegiate negli aspetti patrimoniali, scelta che i è rivelata col tempo sbagliata perché il diritto di voto
ha un valore anche se io non lo esercito. OPPO obbligatoria (offerta pubblica di acquisto): meccanismo a tutela
dei soci non di controllo, le grandi società quotate sono controllate di norma da una partecipazione di
minoranza, questo significa che se il socio che il ha il controllo col 30% del capitale decide di vendere le sue
partecipazioni non le vende al prezzo di mercato (esiste un listino prezzi, borsa italiana, mi dice qual’è il
prezzo di mercato di un’azione, il pacchetto di controllo è quell’insieme di azioni in mano al socio di controllo
che gli permettono di controllare l’assemblea quindi approvare il bilancio e nominare la maggioranza degli
amministratori) se un’azione vale 1$ il pacchetto di controllo fatto da 300000 azioni numericamente dovrebbe
valere 300000 $ invece no perché viene venduto a 1 mln, perché se io vendo la singola azione sto vendendo i
diritti patrimoniali e amministrativi spettanti a quella singola azione e il diritto di voto per quella singola
azione, ma se vendo il pacchetto di controllo si ha in più il diritto di andare in assemblea e nominare
l’amministratore (colui che ha diritto di stipulare un contratto con un soggetto piuttosto che con un altro, il
pacchetto di controllo è qualitativamente differente dalla somma delle singole azioni che lo compongono e
duque viene veduto a un prezzo diverso chiamato ‘’premio di controllo’’ che viene lucrato unicamente dal socio
di controllo. LA disciplina dell’offerta pubblica di acquisto totalitaria impone nelle società quotate che quando
viene ceduto il pacchetto di controllo (supera il 30% del capitale sociale) il socio che lo acquista si deve
impegnare ad acquistare tutte le azioni degli altri soci che decidono di vendere ad un prezzo non inferiore
rispetto al prezzo più alto che ha pagato nell’ultimo anno, significa che no posso più riconoscere il premio di
controllo unicamente al socio di controllo m lo devo dividere con tutti quanti glia azionisti, è una scelta del
legislatore che serve per evitare che del valore di controllo possa usufruirne solo quel soggetti he ha quella
partecipazione concentrata. Il premio di controllo nell’ipotesi di OPPA viene riconosciuto a tutti quei soggetti
che potenzialmente possono partecipare al controllo quindi tutti quei titolari di azioni con diritto di voto, allora
le azioni di risparmio non partecipano al premio di controllo e dunque non lucrano sul cambio di controllo
perché non possono partecipare all’OPPA, in questo caso s e devo scegliere se investire in azioni privilegiate
prive di diritto di voto
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