Il potere sociale
Il potere è il nucleo del diritto pubblico, ma nello specifico ci si occupa del potere sociale, cioè quello
esercitato per influenzare il comportamento e le idee degli individui. Il potere sociale è classificabile in
sottocategorie a seconda del mezzo utilizzato per a<ermarlo:
• Potere economico potere esercitato per influenzare gli individui con il possesso di beni
à
necessari e in condizione di scarsità; colui che ha più beni e servizi ha una forza maggiore in
questo senso perché “domina” coloro che non ce l’hanno
• Potere ideologico gli individui sono influenzati dalle idee, conoscenze e dottrine portate avanti
à
dal leader per indurli a (non) fare certe azioni
• Potere politico potere che ammette l’utilizzo della forza fisica per imporre una volontà
à
Lo Stato moderno è oggi la figura che meglio incarna il potere politico perché riesce, anche grazie al
buonsenso morale comunitario, a imporre in maniera ferma regole e principi nonostante la forza sia
tecnicamente l’ultima arma in sua dotazione.
La legittimazione
Il riferimento sull’uso della forza nel potere politico va accompagnato ad una legittimazione dello stesso
allo stesso tempo. Esistono tre tipi di potere legittimo:
1. Potere tradizionale basato sulla credenza delle tradizioni
à
2. Potere carismatico basato sul carisma e il prestigio di un leader il quale accentra a sé la fiducia
à
degli individui senza alcuna procedura legale; spesso, ciò avviene per periodi limitati e in
condizioni di crisi
3. Potere legale-razionale basato su procedure legali che rendono legittimo il governo che guida lo
à
Stato osservando i limiti stabiliti dal diritto
Il potere legale-razionale si è concretizzato a seguito dell’Indipendenza americana e della Rivoluzione
Francese, i cui governi vengono legittimati dal popolo che ne esprime il consenso tramite le elezioni e
governano il Paese seguendo i documenti costituzionali redatti a seguito delle rivoluzioni, in modo tale da
porgli dei limiti che prevenissero abusi di potere.
Nel secondo Dopoguerra, la legittimità legale-razionale si è allargata alle organizzazioni sovranazionali,
legittimate dagli Stati membri cui delegano l’organo centrale nella gestione di compiti che spetterebbero
alle sovranità nazionali; allo stesso tempo, è avvenuto anche verso organizzazioni più piccole di quella
nazionale, cioè lo Stato delega organizzazioni ad esso inferiori come le Regioni e i Comuni, ad esempio in
materia di sanità e istruzione.
Lo Stato
Definizione e nascita dello Stato moderno
Si può definire lo Stato come l’autorità che esercita il monopolio della forza legittima per amministrare un
determinato territorio con un suo organo amministrativo; a di<erenza delle organizzazioni ad esso 1
precedenti, amministra un territorio ben determinato la cui organizzazione opera una burocrazia
professionale.
Le fondamenta dello Stato moderno sorgono dalle ceneri del feudalesimo, nel quale il rapporto di potere
era strettamente personale perché conferito ad un vassallo specifico da parte di un signore. La rovina del
sistema feudatario sta nella dispersione del potere di comando dato da questa formula che rendeva i
signori sempre meno potenti nei loro territori; in aggiunta a ciò, a quei tempi vi erano anche diverse
comunità ben distinte ed una molteplicità di sistemi giuridici talvolta soprapposti in un territorio.
La necessità di superare questi limiti determinò un accentramento del potere legittimo in un territorio
ben definito con un sistema giuridico uniforme.
Sovranità
La sovranità è il potere supremo, originario e indivisibile dello Stato su un territorio, nel quale ha pretese
interne ed esterne, mentre il potere politico ne rappresenta l’esercizio concreto. Il concetto di sovranità
assume una funzione duplice:
• Sovranità interna potere supremo dello Stato all’interno del suo territorio
à
• Sovranità esterna capacità dello Stato di opporre agli altri Stati la sua indipendenza
à
Il panorama umanistico europeo moderno si è sempre chiesto chi fosse il detentore di questa sovranità:
• Lo Stato come persona giuridica caratteristico delle monarchie a cavallo tra Ottocento e
à
Novecento: popolo e monarca non sono titolari della sovranità, bensì lo è lo Stato personificato
• La Nazione entità storica e di identità comune nella quale cittadini ci si autodeterminano e
à
agiscono in suo nome. L’esempio di questa fattispecie si ha a seguito della caduta
dell’assolutismo francese
• Sovranità popolare il popolo è sovrano del potere supremo in maniera diretta (referendum) o
à
indiretta (tramite rappresentanti eletti)
Limitazioni della sovranità popolare: Costituzione ed organizzazioni sovranazionali
La sovranità popolare è quella che prevale dal Novecento fino ad oggi, ma ha perso un po’ la
caratteristica del popolo inteso come sovrano per tre motivi:
1. Questo tipo di sovranità è inserito in un sistema rappresentativo; quindi, coloro che vengono
legittimati ad esercitare il potere politico dal popolo agiscono senza vincolo di mandato
2. La presenza di Costituzioni rigide, che la rendono fonte suprema del diritto, limita il margine di
manovra del Governo anche per il fatto che queste siano di<icilmente modificabili
3. Le organizzazioni sovranazionali detengono poteri conferitigli dagli Stati membri
Sovranità e organizzazioni internazionali: cenni storici
Nel secondo Dopoguerra emerse il bisogno di limitare le sovranità esterne internazionali per evitare che
tramite queste si potessero avere pretese nei confronti di altri Stati sovrani. Il processo iniziò con la
fondazione dell’ONU, il cui trattato istitutivo fu approvato a San Francisco il 26 giugno 1945, e
l’approvazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo tre anni più tardi. 2
A seguire, in Europa nacquero le cosiddette organizzazioni sovranazionali, a partire della Comunità
Economica Europea (CEE) nel 1957, la CECA nel 1951 e la Comunità Europea (CE) con il Trattato di
Maastricht nel 1992 in materia di politica economica. La CE rappresenta il primo pilastro dell’attuale
Unione Europea, che nel tempo si è allargata e legittimata di poteri quali politica estera, sicurezza
comune, giustizia e a<ari interni. L’organizzazione attuale si fonda sui successivi trattati di Amsterdam
(1997), Nizza (2001) ma soprattutto Lisbona (2007-2009) nel quale i tre pilastri, che erano ben distinti,
furono uniti in un solo quadro giuridico.
Il territorio
Il territorio è l’area geografica di competenza dello Stato, entro il quale può esercitare la propria
sovranità. Sebbene secoli fa questa questione non fosse di prim’ordine, oggi il territorio dev’essere
delimitato in maniera precisa secondo le linee guida del diritto internazionale:
• Terraferma porzione di territorio delimitata da confini naturali o artificiali determinati dallo
à
stesso diritto internazionale
• Mare territoriale fascia marittima nella quale si applica la sovranità dello Stato che la
à
costeggia. Inizialmente la sovranità del mare si limitava a 3 miglia (perché era la gittata massima
dei cannoni), mentre adesso il limite è fissato a 12 miglia nautiche. Per quanto riguarda le porzioni
di mare che distano più di 12 miglia nautiche da ogni stato vengono definite “acque internazionali”
• Piattaforma continentale porzione del fondo marino di profondità costante che circonda le
à
terre emerse, prima che la costa sprofonda negli abissi marini
Anche in questo caso, lo Stato, nella fattispecie europeo, ha perso una parte di sovranità collegata al
proprio territorio: basti pensare all’area Schengen nata nel 1985, entro la quale sussiste la libera
circolazione di merci, capitali, persone e servizi; perciò, lo Stato non ha più la facoltà né l’autorizzazione
a controllare il proprio territori in questo senso.
La cittadinanza
La cittadinanza è uno status con cui lo Stato riconosce ai cittadini i diritti e doveri compresi nella
Costituzione. Avere la cittadinanza significa essere parte della sovranità popolare, essere quindi titolare
dei diritti politici, ma anche a dei doveri costituzionali come la difesa della patria, l’obbligo di pagare le
tasse e osservare le leggi dello Stato, su tutte la Costituzione.
I modi in cui la cittadinanza può essere acquistata, perduta e revocata sono disciplinati dalla legge, e nel
caso specifico di quella italiana è ottenibile in svariati modi, tra cui:
• Nascita ius soli (con genitori apolidi), ius sanguinis, mentre una persona con genitori stranieri
à
nata in Italia può richiederla alla maggior età
• Naturalizzazione matrimonio, parentela fino al terzo grado con cittadino italiano
à
• Residenza 5 anni per straniero adottato e apolide, 4 anni per cittadini UE, 10 anni per cittadini
à
stranieri
La revoca della cittadinanza avviene in due modi:
• Rinunzia cittadino italiano acquisisce cittadinanza o residenza estera
à 3
• Automatica per certe condizioni funzioni prestate a Stato estero anche dopo l’intimazione del
à
Governo italiano ad interrompere tale rapporto
Il riacquisto della cittadinanza sussiste per quattro fattispecie, tutte per richiesta:
• Prestazione servizio militare o dipendenze dello Stato
• Residenza ristabilita in Italia entro un anno dalla richiesta di riacquisizione
• Residenza continuativa per un anno
• Abbandono dipendenza Stato estero abbinato ad una residenza di due anni
La “cittadinanza europea”
Il Trattato di Maastricht del 1992 conferisce ai cittadini di uno Stato membro lo status di “cittadino
dell’UE” che amplia la serie di diritti in mano al singolo cittadino:
• Giustizia agire in giudizio davanti agli organi di giustizia dell’Unione, con l’opportunità di citare
à
in giudizio uno Stato per rivendicare i propri diritti
• Circolazione un cittadino europeo può spostarsi liberamente in tutta l’Unione, con le dovute
à
limitazioni enunciate nel Trattato di Maastricht
• Tutela ogni Stato membro tutela i “cittadini europei” in maniera equiparata ai suoi cittadini
à
• Elezioni partecipazione alle elezioni comunali ed europee nello Stato in cui si risiede
à
• Diritti l’Unione si impegna a rispettare i diritti fondamentali, riportati nella “Convenzione
à
europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e del cittadino”
Lo Stato come apparato
Lo Stato moderno, a di<erenza dei suoi predecessori, detiene tra le altre cose un’organizzazione
strutturale, che è formata dai seguenti elementi:
Apparato burocratico
Lo Stato è dotato di burocrazia professionale, cioè da persone che esercitano le funzioni amministrative
come lavoro, nei limiti di competenze e delle procedure prestabile. Per apparato burocratico si intende
l’insieme degli u<ici dotati di queste funzioni, stabili nel tempo e di carattere impersonale.
Stato come persona giuridica
La definizione di Stato come persona giuridica serviva a definire la propria autorità come impersonale e
capace di agire. In realtà, lo Stato rappresenta una molteplicità di organizzazioni diverse con potere
decisorio frammentato, perciò non agisce in maniera unitaria, ergo quest’attribuzione non è pienamente
calzante.
Enti pubblici
Organizzazioni inferiori allo Stato dotati di personalità giuridica, dotati di autonomia politica (artt. 5, 114
Cost.) e perseguono il soddisfacimento degli interessi comunitari.
Potestà pubblica
Potere dello Stato e degli enti pubblici di prendere decisioni con e<etti giuridici a prescindere dalla
volontà dei soggetti privati. C’è da precisare che questo potere viene esercitato in conformità alla legge e
4
non può avere voce in capitolo sull’autonomia privata, cioè quella conferita all’individuo di disciplinare
autonomamente i propri rapporti giuridici.
U;ici ed organi
Rispettivamente, gli u<ici sono l’unità strutturale elementare dell’organizzazione statale, mentre gli
organi sono una categoria speciale di u<ici nel quale vengono imputati poteri e funzioni giuridiche.
Concretamente, l’organo è quello che è titolare dei poteri e funzioni, mentre gli u<ici sono il loro
“braccio” perché svolgono il lavoro preposto per quella funzione. La classificazione degli organi può
avvenire in più maniere:
• Organi rappresentativi e burocratici
Rappresentativi organi eletti direttamente dal corpo elettorale
à
o Burocratici organi in cui delle persone prestano la loro attività a favore dello Stato o di
à
o altri enti pubblici
• Organi attivi, consultivi e di controllo
Attivi organi che esercitano funzioni decisionali e di indirizzo politico
à
o Consultivi preposti all’emanazione di pareri e valutazioni forniti agli organi attivi;
à
o Di controllo funzionali alla verifica che gli atti compiuti dagli altri organi siano conformi
à
o alla legge: possono proferire pareri facoltativi, cioè, richiesti dall’organo, obbligatori, se
richiesto dalla legge, o vincolanti, cioè determinanti nel processo decisionale degli altri
organi
Organi costituzionali
Sono quegli organi imprescindibili per il funzionamento dello Stato perché senza di essi lo Stato non
funzionerebbe, e per questo sono regolati dalla Costituzione. Tra di loro vige la parità giuridica, ma ciò
non significa che non possano essere autonomi. Esempi di questa categoria sono Governo, Parlamento,
Corte costituzionale, Magistratura, Presidente della Repubblica e l’Elettorato.
Le forme di stato
Il processo con cui si è arrivati ad una Costituzione parte da lontanissimo e ci vollero innumerevoli
vicende storiche per plasmare pian piano la società verso la direzione attuale.
Forme di stato e forme di governo
Con l’espressione forma di stato s’intende il tipo di rapporto tra Stato e società civile, quindi la finalità
delle azioni del primo nei confronti del secondo. Con forma di governo ci si riferisce invece
all’organizzazione del potere degli organi statali ed il rapporto che intercorre tra di loro.
Sebbene le due definizioni siano ben distinte, si può invece dire che siano l’una la conseguenza dell’altra;
in linea generale, una determinata forma di stato tende ad instaurare certe forme di governo. Tra tutte,
nella storia si distinsero le seguenti forme di stato:
• Stato assoluto accentramento dei tre poteri nel sovrano
à
• Stato liberale separazione dei poteri e Stato di diritto
à
• Stato di democrazia pluralista pluralismo partitico e partecipazione popolare nella politica
à 5
• Stato totalitario potere centralizzato nel partito unico che reprime ogni forma di dissenso
à
• Stato socialista abolizione delle classi sociali e della proprietà privata
à
Nonostante questa classificazione sia comunque troppo superficiale e generalistica, è necessaria per
riflettere su come sia una conseguenza logica il fatto che certe forme di governo sono storicamente più
legate a determinate forme di stato.
Lo stato assoluto
Lo stato assoluto rappresenta la prima forma di Stato moderno, cioè il primo tentativo di associazione dei
poteri ad un organo statale e non ad una persona fisica, la Corona. Nello specifico, in realtà, i poteri
esecutivo e legislativo spettavano al sovrano, mentre quello legislativo spettava a Corti e Tribunali
nominati dal re stesso (quindi de facto in suo potere): il suo volere era perciò fonte primaria del diritto.
In alcuni Stati, quali Prussia e Austria, sorse l’esperimento dello Stato di polizia, altresì detto
assolutismo illuminato, nel quale la finalità rappresentava la funzione pubblica di benessere comune;
questa prima espressione, specialmente in chiave contemporanea, assume connotazioni negative
perché si riferisce al controllo totale della popolazione in maniera autoritaria e repressiva delle libertà
individuali.
Lo stato liberale
A seguito del crollo dello Stato assolutista, dovuto all’ascesa della classe borghese e ad un graduale
passaggio all’economia di mercato abbinata alla produzione capitalistica, mutarono gli interessi generali
dei poteri forti e della società, virando per la cosiddetta forma di stato “Stato liberale”.
Siccome l’assolutismo prevedeva un mercato totalmente gestito a livello statale, i nuovi interessi della
società civile determinarono una sua autoregolazione per tagliare i ponti con la vecchia dottrina
In questa prospettiva, nacquero due istituti giuridici oggi molto comuni:
• Codificazioni costituzionali enunciavano diritti e doveri dei cittadini e regolamentazione del
à
potere politico
• Codificazioni civili istituti il cui scopo stava nella regolazione dei rapporti tra privati secondo
à
regole generali, astratte e certe (quindi riferibili a tutti, applicabili in ogni momento e prevedibili
per garantire informazione ai cittadini)
Caratteristiche dello Stato liberale
La forma di stato liberale si distingue per le seguenti caratteristiche comuni:
• Finalità garantistica tutela delle libertà e dei diritti dei cittadini; lo Stato ne è lo strumento
à
• Stato minimo lo Stato non si addentra nelle questioni fra privati, bensì si limita alle funzioni
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Diritto pubblico, Prof. Valenti Simonetta Anna, libro consigliato Diritto Pubblico Bin Bitruzzella,…
-
Riassunto esame Diritto Pubblico, Prof. Logroscino Pierdomenico, libro consigliato R. Bin, G. Pitruzzella, Diritt…
-
Riassunto esame Istituzioni di diritto pubblico, prof. Di Plinio, libro consigliato Diritto Pubblico, Bin Pitruzzel…
-
Riassunto esame Diritto Pubblico, seconda parte, prof. Meloni, libro consigliato Diritto pubblico, Bin, Pitruzzella