PARTE SULL’IMPRESA
LE FONTI Codice Civile
In Italia il vigente quando venne emanato aveva un ruolo centrale nella disciplina delle attività
produttive. Ora conserva buona parte dello statuto dell’imprenditore e la disciplina delle società, ma è
leggi speciali:
implementato da la normativa antitrust sulle intese e pratiche restrittive della concorrenza è
contenuta nella l. 287/1990, la regolamentazione dei segni distintivi e delle invenzioni industriali è affidata al
Codice della proprietà industriale, la tutela dei consumatori al Codice del consumo
produzione normativa di rango secondario,
Il quadro è arricchito da una sia di fonte governativa, che
emessa dalla Consob e dalla Banca d’Italia
A livello internazionale, la normativa dell’UE agisce secondo 2 linee di azione:
Regola direttamente
1. la materia e interviene con i propri organi per garantire l’osservanza delle sue
norme, a volte affiancandosi alle discipline nazionali e a volte con il compito di legiferare sull’argomento
promuovere l’armonizzazione
2. Si limita a e favorire degli ordinamenti nazionali, attraverso
direttive
l’emanazione di la cui attuazione è affidata ai legislatori dei singoli paesi
§1 - LA NOZIONE DI IMPRESA
Art 2082: “è imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine
della produzione e dello scambio di beni o di servizi”
Non è un soggetto il punto dal quale si muove il diritto commerciale: l’art 2082, più che definire
l’imprenditore, definisce il fenomeno che l’imprenditore pone in essere: descrive in modo oggettivo un suo
organizzazione, professionalità
comportamento, cioè un’attività produttiva che è qualificata dai requisiti di
economicità l’impresa
ed —> questa attività è
ATTIVITÀ PRODUTTIVA
- modello comportamentale
L’attività può essere immaginata come un costituito da tanti singoli
comportamenti che rilevano sul piano normativo non nella loro individualità, ma nel loro insieme: essi
rappresentano una sequenza coordinata strutturalmente e funzionalmente al raggiungimento di un
determinato scopo
- scopo:
L’attività si presta ad essere qualificata a seconda della natura del suo la sequenza
comportamentale deve essere orientata al perseguimento di un risultato socialmente riconoscibile come
produttivo. Questo significa che tale sequenza deve produrre un’utilità che prima non c’era, deve
incrementare la ricchezza rispetto allo stato antecedente attraverso la produzione e scambio di beni e
servizi
Sono quindi estranei al diritto commerciale i fenomeni che non si presentano nella forma dell’attività
produttiva, cioè l’attività di godimento: sequenza di comportamenti finalizzati a trarre l’utilità da qualcosa
che già si ha, senza dar luogo ad alcun incremento di ricchezza
PROFESSIONALITÀ frequenza del suo svolgimento,
Connota l’attività sul piano della richiedendo che essa abbia luogo in
maniera abituale, stabile e reiterata
- Professionalità non è sinonimo di esclusività: il requisito è integrato anche nel caso in cui un’attività
produttiva non sia l’unica attività svolta da chi la pone in essere: è possibile che un soggetto svolga
un’attività produttiva qualificabile come impresa e un’altra attività produttiva di tipo differente, cosi come
è possibile che un oggetto svolga due attività produttive qualificabili come imprese
- Professionalità non è sinonimo di continuità: l’attività può essere caratterizzata da interruzioni purché
queste siano legate ad esigenze naturali del ciclo produttivo sottostante, sicché l’attività interrotta
ricomincia dopo un certo periodo per poi interrompersi nuovamente secondo un intervallo costante
- Professionalità non è sinonimo di pluralità di risultati: il requisito è integrato anche nel caso in cui
l’attività sia finalizzata alla produzione di un unico affare
ORGANIZZAZIONE mezzi impiegati nel suo svolgimento,
Connota l’attività sul piano dei richiedendo che sia esercitata non
solo con la capacita lavorativa di chi la pone in essere, ma anche con l’ausilio di altri fattori produttivi: lavoro
(forza lavoro) e capitale (qualunque entità materiale o immateriale)
Determinati processi produttivi possono richiedere esclusivamente il fattore lavoro (labour intensive) o il
fattore produttivo capitale (capital intensive)
Il ruolo del titolare è di svolgere un’opera di organizzazione: stabilire un ordine funzionale e strutturale dei
fattori produttivi ai quali fa ricorso 1
ECONOMICITÀ metodo che deve essere seguito nel suo svolgimento
Connota l’attività sul piano del
- Secondo un primo orientamento, c’è l’idea che il metodo da impiegare nello svolgimento dell’attività è il
metodo lucrativo, cioè un metodo che tende a far conseguire un margine di profitto: non solo consente
di recuperare i costi sostenuti nel corso del processo produttivo, ma anche di conseguire un margine di
profitto
- Secondo un diverso orientamento, ad oggi prevalente, il metodo da impiegare nello svolgimento
metodo economico in senso stretto,
dell’attività è il cioè un metodo che tende ad assicurare il
pareggio tra ricavi e costi
Può qualificarsi come impresa:
- per conto proprio):
Se la produzione non è destinata ad essere collocata sul mercato (impresa ad es chi
costruisce la propria villa assumendo in proprio il personale e acquisendo i materiali necessari in
autonomia)
- Nel caso in cui sia svolta senza osservare le condizioni richieste dalla legge per il suo inizio (impresa
illegale): ad es un’attività bancaria senza autorizzazione
- immorale o mafiosa):
Se persegue direttamente o indirettamente una finalità illecita (impresa ad es
un’attività di sfruttamento della prostituzione
—> sono imprese se presentano le tre caratteristiche oggettive di professionalità, organizzazione ed
economicità 2
§2 - LE CATEGORIE DI IMPRESA
La ragione di una definizione generale di impresa si coglie nel tentativo del legislatore del 1942, di
assoggettare ogni iniziativa produttiva ad un nucleo di regole comuni (contenute negli artt 2084-2093,
norme che si limitavano ad enunciare un principio e a rinviarne l’attuazione alle norme corporative). L’intento
era di far sì che tutte le iniziative imprenditoriali si ispirassero ai principi dell’ordinamento corporativo.
Tale ragione è venuta meno con la soppressione dell’ordinamento corporativo, circostanza che ha fatto
perdere agli arti 2084-2093 gran parte della loro importanza e consistenza
In seguito alla caducazione delle norme corporative, l’impresa quale fenomeno omnicomprensivo, non
risultava più assoggettata ad un corpo organico di regole.
In realtà ora risulterebbe destinataria dello Statuto generale dell’impresa, costituito dagli istituti dell’azienda,
della concorrenza e dei consorzi e dei segni distintivi
Tuttavia:
- L’istituto dell’azienda non è integralmente applicabile all’impresa in quanto vale
- Gli istituti della concorrenza e dei consorzi si applicano anche a fenomeni produttivi diversi dall’impresa
(alle professioni intellettuali e al lavoro autonomo)
- All’impresa in quanto tale si applicano anche ulteriori disposizioni sparse nel codice civile
—> l’impresa è destinataria di singole disposizioni che nell’insieme costituiscono una disciplina poco
organica e molto frammentaria
Il legislatore del 1942 se da un lato cercava una nozione unitaria di impresa, dall’altro escludeva da tale
due fattispecie,
nozione sul presupposto che non tutti i fenomeni produttivi rientranti nella nozione
generale di impresa dovessero essere assoggettati alla medesima disciplina ma che ce ne fossero alcuni
l’impresa agricola
rispetto ai quali l’applicazione di tutto il diritto commerciale fosse eccessivo: (con
piccola impresa
riferimento alla natura della produzione) e la (con riferimento alla dimensioni
dell’organizzazione)
L’IMPRESA AGRICOLA
L’Art 2135 attività di coltivazione del fondo, sevicoltura, allevamento
descrive l’impresa agricola come
di animali e attività connesse, dove le prime 3 vengono identificate come attività agricole essenziali,
mentre le ultime come attività agricole per connessione
Il legislatore del 42 riteneva che l’impresa agricola dovesse essere soggetta ad una disciplina più ristretta,
dato che essa non presentava particolari esigenze di investimento, in quanto i fattori produttivi
coincidevano in larga parte con il fondo, ossia un bene che già si possedeva
Tuttavia, la versione originaria dell’art 2135 è stata integrata da due commi (comma 2 e 3):
Attività essenziali:
Art 2135 comma 2: attività dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico di
carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque
Attività connesse:
Art 2135 comma 3: attività di conservazione, manipolazione, trasformazione e
commercializzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalle attività agricole
essenziali, nonché le attività dirette alla produzione e alla fornitura di beni o servizi ottenuti mediante
l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda agricola
—> ne deriva una più ampia nozione di impresa agricola rispetto a quella originariamente formulata dal
legislatore del 42
- Quanto alle attività agricole essenziali, se nella versione originaria della norma rientravano solo quelle di
coltivazione e di allevamento di bestiame che avevano luogo sul fondo, oggi un’attività è di allevamento
o coltivazione se utilizza o può utilizzare il fondo: questo implica che il fondo è passato dall’essere fattore
produttivo essenziale a fattore produttivo eventuale, e quindi non più elemento costitutivo della
fattispecie. Nella nuova nozione di impresa agricola, l’elemento costitutivo è rappresentato dalla cura e
dallo sviluppo di un ciclo biologico, sicché può essere qualificata come impresa agricola qualunque
attività che si sostanzia in tale cura o sviluppo
- Per le attività connesse, non si identificano più soltanto le attività poste in essere da un agricoltore o
allevatore in un determinato momento storico o in una certa area geografica e subordinate alle attività
essenziali, ma rientrano nella categoria tutte le attività trasformative alla sola condizione che utilizzano
come materia prima prevalente i prodotti derivanti dall’attività di coltivazione/allevamento esercitata dal
medesimo soggetto: oggi sono attività agricole per connessione tutte le attività di manipolazione,
trasformazione e commercializzazione di prodotti che provengono prevalentemente dall’attività agricola
essenziale 3
LA PICCOLA IMPRESA attività professionale organizzata prevalentemente con il
L’art 2083 descrive la piccola impresa come
lavoro del titolare e dei componenti della sua famiglia e la specifica nelle figure soggettive del coltivatore
del fondo diretto, dell’artigiano e del piccolo commerciante
La scelta di attribuire alla piccola impresa rilevanza normativa più ristretta può cogliersi nelle caratteristiche
che connotano il relativo processo produttivo, in quanto questo si incentra sul fattore produttivo
rappresentato dal lavoro del titolare e dei suoi familiari
prevalenza
La va accertata non in senso quantitativo (verificando che il lavoro del titolare e dei componenti
della sua famiglia valga di più in termini economici rispetto agli altri fattori impiegati nel processo
in senso qualitativo,
produttivo), ma cioè verificando che il lavoro del titolare e dei componenti della sua
famiglia costituisca il fattore essenziale, imprescindibile e centrale nel processo produttivo sottostante
—> distinzione tra piccola impresa e impresa:
- Piccola impresa: tutte le volte che il titolare svolge un ruolo esecutivo che caratterizza e connota il
sottostante processo produttivo
- Impresa: tutte le volte che il titolare può non avere alcun ruolo esecutivo nell’iniziativa, in quanto
pienamente surrogabile dall’organizzazione, e limitarsi a svolgere un ruolo, imprescindibile e indefettibile,
di carattere organizzativo
La nozione di piccola impresa, essendo incentrata su un criterio identificativo basato su un parametro
qualitativo, non è sempre di agevole individuazione: la prevalenza, intesa come essenzialità del lavoro del
titolare e dei componenti della famiglia nel processo produttivo, non può essere riscontrata in modo
immediato ed oggettivo. Una tale incertezza di valutazione potrebbe essere un problema quando l’impresa
va in stato di crisi o di insolvenza: in questi casi si ha il bisogno di comprendere con immediatezza ed
oggettività di che tipo di impresa si tratti, al fine di identificare lo strumento d regolazione da applicare
—> una soluzione a questa incertezza, introdotta dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, è
minore,
l’impresa la cui identificazione si basa su parametri quantitativi (2 di carattere patrimoniale:
esposizione debitoria e attivo patrimoniale e 1 di carattere reddituale: i ricavi lordi)
È impresa minore quella che rispetta congiuntamente le 3 grandezze dimensionali:
L’esposizione debitoria
1. complessiva sussistente al momento di apertura della procedura concorsuale
non superiore a 500 mila euro
L’attivo patrimoniale non superiore a 300 mila euro
2. nei tre esercizi precedenti per ogni esercizio
I ricavi lordi non superiori a 200 mila euro
3. nei tre esercizi precedenti per ogni esercizio
Questa definizione coste di tracciare secondo un criterio che elimina le valutazioni di tipo discrezionale, la
linea di confine tra le imprese che non possono accedere alle procedure concorsuali e agli accordi di
ristrutturazione e le imprese che possono fruire di questi strumenti di regolazione della crisi e dell’insolvenza
—> un’impresa minore, che quindi si mantiene al di sotto delle 3 soglie, è assoggettabile alle sole
procedure di sovraindebitamento, e non alle procedure concorsuali e agli accordi di ristrutturazione
L’impresa minore è alternativa, non complementare alla piccola impresa, cioè un’impresa che superi anche
uno solo dei parametri non potrà essere esentata dalle procedure concorsuali
L’IMPRESA COMMERCIALE
La nozione generale di impresa depurata dell’impresa agricola e della piccola impresa dovrebbe residuare
nella specie di impresa destinataria del diritto commerciale nella sua interezza ed organicità: l’impresa
commerciale
Non c’è una norma che ne contenga la relativa nozione, ma l’art 2195 (non è una norma definitoria ma di
disciplina) contiene un primo precetto comportamentale (l’obbligo di pubblicità) destinato a chi pone in
essere un comportamenti che si sostanzia nelle seguenti attività:
1. Attività industriale diretta alla produzione di beni e servizi
2. Attività intermediaria nella circolazione di beni
3. Attività di trasporto per terra, per acqua e per aria
4. Attività bancaria o assicurativa
5. Attività ausiliaria alle precedenti
L’impresa commerciale è un’attività di produzione di beni e servizi che si qualifica come
—>
industriale e/o un’attività di circolazione di beni che si qualifica come intermediaria. Quindi i tratti
identificativi dell’impresa commerciale sono i requisiti di industrialità e intermediarietà
1. Secondo una prima interpretazione, i requisiti di industrialità e intermediarietà sono da intendersi in
un’accezione letterale: l’industrailità è da intendersi come attività automatizzata o che prevede una
trasformazione fisico-tecnica della materia, mentre l’intermediarietà allude ad un’attività originata 4
dall’acquisto di un bene e la vendita dello stesso. All’impresa agricola e commerciale si aggiungerebbe
civile.
una terza, l’impresa Sono considerate imprese civili:
Le imprese artigiane, sul presupposto che il processo produttivo non possa qualificarsi
• industriale, in quanto non interamente automatizzato
Le imprese primarie le imprese di pubblici spettacoli,
e in quanto il processo produttivo non
• possa qualificarsi come industriale, in quanto non dà luogo ad una trasformazione fisico-tecnica
della materia, ma si limita a sfruttare risorse che si trovano in natura
Le imprese finanziarie, poiché fanno circolare il denaro non in modo intermediario, limitandosi a
• raccogliere risparmio da collocare in soluzioni di investimento
2. La seconda interpretazione indica industrialità = non agricolo e intermediarietà = scambio. In
quest’ottica si perviene ad una nozione di impresa commerciale residuale, che assorbe tutti i fenomeni
imprenditoriali che, data la loro natura, non possono considerarsi come agricoli
—> in base alla natura, un fenomeno imprenditoriale è o un’impresa agricola, o un’impresa commerciale
L’impresa commerciale può essere distinta nelle due categorie di impresa pubblica e impresa privata
L’IMPRESA PUBBLICA = Fenomeno produttivo imprenditoriale di natura commerciale esercitato da o
riconducibile ad un soggetto di diritto pubblico pubblico
Un’attività commerciale può costituire oggetto esclusivo o principale di un ente pubblico (ente
economico) pubblico non economi
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