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Apprendimento di una lingua

Imparare un'altra lingua

L2: lingua che un individuo impara dopo che si è stabilizzata la sua prima lingua. Due criteri che differenziano L2 da L1 sono:

  • Cronologia (dopo L1)
  • Competenza (si conosce meno bene)
  • Uso (la si usa meno spesso)

I parametri variano con bilinguismo ed emigrazione. Dai tre criteri derivano due considerazioni:

  • Il processo di apprendimento di L2 è in parte diverso da quello della L1
  • La presenza di L1 e l'uso meno frequente di L2 frenano il processo di apprendimento di L2, anche se studi confermano che la difficoltà di apprendimento dipende in larga parte dalle caratteristiche della L2

Imparare

Da una parte, l'apprendimento di L2 può essere inteso come sviluppo e quindi maturazione biologica determinata da fattori genetici (poco modificabile), dall'altra come processo di crescita sociale (modificabile con interventi come l'insegnamento). Nel mezzo c'è l'apprendimento che lascia indeterminati intenzionalità, controllo e consapevolezza, tanto che si è spinti a distinguere tra apprendimento spontaneo e guidato.

Conoscere una lingua

Un parlante di L1 ha piena consapevolezza della propria lingua ed è una competenza insieme linguistica e comunicativa. In quanto linguisticamente competente, il parlante di L1 conosce le regole e le applica senza attenzione. Questa padronanza manca totalmente all'apprendente al primo contatto con la L2. Il parlante di L1 conosce intuitivamente anche i significati linguistici. La fusione tra forma e significato manca al parlante di L2.

In quanto comunicativamente competente, il parlante di L1 usa la lingua spontaneamente, conosce intuitivamente le funzioni sociolinguistiche che le forme hanno nel loro contesto d'uso e sa usare la lingua come azione. Conosce stili e registri diversi e sa come usarli. Il parlante di L1 dedica minima attenzione alla forma e massima al contenuto, al contrario del parlante di L2. Postuliamo queste competenze come un sistema che è un costrutto mentale postulato, non qualcosa di fisico e diventa tangibile solo attraverso l'esecuzione.

Usare una lingua

L'elaborazione delle conoscenze linguistiche porta alle attività del parlare e dell'ascoltare. Cognitivamente, il parlante nativo può elaborare 3 o 4 parole al secondo e può udire alla stessa velocità. Linguisticamente, una persona adulta conosce in media 45.000 parole sistemate negli infiniti modi permessi dalla grammatica. Socialmente, il parlante di L2 fatica fisicamente perché, oltre a compensare una minore conoscenza linguistica, non ha ancora automatizzato le operazioni mentali necessarie alla produzione e comprensione della nuova lingua.

Interlingua

È la lingua degli apprendenti e la intendiamo sia nel senso del sistema-competenza (quello che sa) sia nel senso dell'effettiva esecuzione individuale (quello che usa). Le caratteristiche generali dell'interlingua sono:

  • È un sistema
  • È dinamica
  • Si sviluppa in una serie di stadi generalmente comuni agli apprendenti, all'interno però c'è notevole varietà
  • È influenzata dalla L1

Per quanto sui generis, l'interlingua è una lingua naturale, dunque un sistema di conoscenze caratterizzato da una sua coerenza interna e da un suo carattere indipendente. Non è più L1 e non è ancora pienamente L2: è una lingua in continua evoluzione verso la L2 man mano che l'apprendimento avanza.

Punto di arrivo: L2

Punto di partenza: L1 insieme a conoscenze linguistiche generali che già possediamo come parlanti di almeno una lingua.

Alla sua formazione contribuiscono elementi provenienti dalla L2, altri dalla L1 e altri né dell'una né dell'altra, che sono frutto di ipotesi formulate in base a conoscenze generali del linguaggio. Gli apprendenti imparano per tentativi; l'interlingua, oltre a variare in diacronia (perché dinamicamente tende alla L2), è anche instabile nei suoi singoli stadi. Il percorso verso L2 è in larga parte comune a tutti gli apprendenti, variano velocità ed esito finale.

La modularità

Conviene considerare il processo di apprendimento come un complesso di processi separati, ognuno dei quali obbedisce a principi diversi. Ogni processo costituisce un modulo. Il concetto di modularità è usato con riferimento specifico alla questione del rapporto lingua-mente (razionalista: lingua facoltà specifica/empirista: generalmente non modulare perché la mente è dominata da una serie di principi generali che si applicano identici a tutti i domini cognitivi).

Modularità in senso lato: alcuni moduli che riguardano l'apprendimento operano con principi simili (morfologia-sintassi), altri con principi totalmente diversi (pronuncia-grammatica). Due considerazioni:

  • Spiega perché i risultati dell'apprendimento possono variare secondo il modulo considerato (es. pessima pronuncia e ampio vocabolario).
  • L'intervento può e deve variare secondo il modulo (leggere serve per grammatica, non per pronuncia).

Comunque, la divisione in moduli lascia irrisolta la questione cruciale dell'interdipendenza dei moduli. Diverse prospettive di interpretazione richieste dalla modularità interessano discipline diverse: fondamentali linguistica, psicolinguistica e sociolinguistica.

. Linguistica: disciplina principe, si occupa di costruzione degli strumenti concettuali per la costruzione delle lingue naturali e della creazione di una teoria del linguaggio. Scopo: cercare nei dati dell'apprendimento le prove a favore di una particolare teoria linguistica.

. Psicolinguistica: cerca di spiegare i meccanismi mentali dell'apprendimento linguistico, in particolare.

. Sociolinguistica: individuare e spiegare fattori sociali e situazioni che influenzano l'uso linguistico.

La modularità del processo di apprendimento interessa anche i livelli di analisi linguistica. Problema di dominare la totalità della lingua. I livelli di apprendimento corrispondono a quelli di analisi dei linguisti:

  • Suoni: fonetica, fonologia
  • Parole: lessicologia, morfologia
  • Frasi: sintassi
  • Testo: analisi del discorso, pragmatica
  • Significato: semantica

Incontriamo principalmente quattro abilità linguistiche: ascoltare, parlare, leggere e scrivere. Due orali e due scritte, due di recezione e due di produzione. A queste quattro abilità si è soliti aggiungere una quinta: l'abilità metalinguistica. Ogni parlante nativo ha intuizioni nella propria lingua; l'apprendente conoscerà la L2 quando condividerà anche queste con il parlante nativo. La percezione metalinguistica può essere più o meno consapevole.

Gli studi

Lo sviluppo degli studi è determinato da questioni pratiche e dal clima culturale. La novità che ha segnato l'avvio degli studi su apprendimento L2 è stato il cambiamento di prospettiva che ha permesso di vedere diversamente la natura dell'errore. Risultato: elaborazione del concetto di interlingua.

Cap 2: Prima capire

Per imparare L2 è necessario che l'apprendente abbia a disposizione esempi di L2 che possono essere di vario tipo. Li chiamiamo input. Perché l'input diventi produttivo ed eventualmente si trasformi in output, è necessario che venga capito. L'input deve diventare intake.

L'input è programmato per essere capito, comprensibile perché contestualizzato e intrinsecamente strutturato, modificabile e negoziabile da parte di tutti e due gli interlocutori. L'ascoltatore è coinvolto psicologicamente e socialmente (elaboratore e interlocutore).

L'input

Lo rendono comprensibile contestualizzazione, modificabilità e negoziabilità.

Contestualizzazione situazionale dell'input è data dalle coordinate sociolinguistiche dell'interazione: ambiente culturale e scena spazio-temporale. Per sua natura, l'input è sempre contestualizzato, ma la rilevanza del contesto non è costante. Subentra una sorta di compensazione per cui tanto più povera risulta l'informazione di un tipo, tanto più ricca deve essere quella dell'altro. Anche se bisogna fare attenzione perché quello che è congruo o plausibile in una cultura non lo è necessariamente in un'altra.

L'input orale è suono continuo. Il parlante di L2 deve distinguere parole perché l'input, come sappiamo da linguistica generale, è organizzato in strutture che sono in parte comuni e in parte specifiche delle lingue. Inoltre, fa riferimento a numerosissime conoscenze extralinguistiche che già possiede. Secondo Klein, queste conoscenze comprendono:

  • Conoscenze generali del linguaggio in quanto parlante di almeno una lingua
  • Conoscenze specifiche della propria L1
  • Conoscenze parziali della L2
  • Eventuali conoscenze di altre L2

Gli universali linguistici sono le proprietà ricorrenti nelle lingue del mondo. Non è necessariamente posseduto da tutte le lingue, l'importante è che non sia contraddetto da nessuna. Secondo Comrie (1981), ci sono tre esempi di universali:

  • Livello fonologico: in ogni lingua naturale le parole sono composte da sillabe.
  • Livello sintattico: la struttura gerarchica determina la segmentazione degli enunciati.
  • Livello semantico: la denominazione degli utensili non fa riferimento alle loro qualità fisiche, ma all'attività umana che permettono di compiere.

Tra gli universali linguistici utili alla decifrazione dell'input, Klein ne elenca alcuni. L'enunciato è scomponibile in parole, parole in sillabe, sillabe in fonemi. I fonemi sono divisi in consonanti e vocali. Le sillabe tendono ad avere un nucleo vocalico che è affiancato da consonanti. Vocali e consonanti tendono ad alternarsi nella sillaba, per cui i nessi consonantici tendono a marcare i confini sillabici. Una pausa di solito ricorre al confine di parola. Ci sono parole che hanno significato prevalentemente grammaticale (parole di funzione) e parole che hanno un significato prevalentemente lessicale (parole di contenuto). Le parole di funzione tendono a essere più corte, ricorrono con massima frequenza e sono meno accentate delle parole di contenuto. Regola generale: una parola, un significato.

Inoltre, aiutano a decifrare l'input altre proprietà che rendono più salienti specifiche parti dell'enunciato, come la frequenza con cui alcune parole ricorrono, la posizione che occupano nell'enunciato e la struttura prosodica dell'enunciato. È presumibile che le parole che ricorrono più frequentemente (come in prima e ultima posizione e accentate) si riconoscano più facilmente. Si pensi quanto possa aiutare nella segmentazione il fatto che l'accento occupi un posto fisso rispetto al confine di parola. Anche le lingue dove l'accento è mobile hanno preferenze statistiche. Negli enunciati inglesi praticamente senza eccezioni, le parole di contenuto contengono almeno una sillaba forte, mentre le parole di funzione sono frequentemente realizzate con sillabe deboli. Cutler riporta la distribuzione delle sillabe deboli e forti in un grosso corpus britannico: grazie all'accento, gli ascoltatori possono ipotizzare che tutte le sillabe forti costituiscano l'inizio di una parola di contenuto.

Aiutano più direttamente a decifrare l'input le proprietà specifiche della L1. All'inizio è il livello lessicale dove la L1 torna più immediatamente utile nella segmentazione delle parole dell'input. Il parlante di L2 nella decifrazione dell'input può fare affidamento anche sulle conoscenze parziali della L2. Affrontando la comprensione a livello sintattico, un esempio di errore dovuto alla conoscenza parziale della L2 può avvenire nei confronti dei cosiddetti verbi psicologici, che richiedono due argomenti: 1) un essere umano che esperisce un sentimento; 2) una cosa o persona che lo causa. La massima parte richiede che il nome animato sia soggetto e l'inanimato oggetto.

L'input è modificabile. Un aiuto per la comprensione dell'input viene anche dall'interlocutore nativo: quando la lingua indirizzata agli apprendenti viene modificata con l'intenzione di renderla più intellegibile, viene chiamato foreigner talk. Le modifiche che caratterizzano il foreigner talk possono interessare tutti i livelli di analisi, risultare da strategie diverse e variare molto:

  • Livello fonologico: parlato emesso a voce più alta, lentamente e con minore ipoarticolazione. Il massimo volume riguarda soprattutto parole salienti. Alla lentezza contribuisce anche l'articolazione più marcata.
  • Livello lessicale: il foreigner talk sceglie parole più comuni, si evitano forme troppo colloquiali, idiomatiche o figurate.
  • Livello morfo-sintattico: gli enunciati del foreigner talk tendono ad essere più corti e meno complessi. Le relazioni grammaticali tendono ad essere massimamente esplicitate. Esiste anche il foreigner talk sgrammaticato.
  • Livello pragmatico: preferenza per forme più dirette, manifestata anche con ordini espressi più spesso con imperativi.

Il foreigner talk può essere formato sia con strategie di semplificazione delle forme sia di elaborazione. La distinzione tra semplificazione e elaborazione è importante perché la sola semplificazione potrebbe fornire un input più facile da capire ma poco adatto all'apprendimento, perché potrebbe corrispondere a quello che già si sa. L'elaborazione formale, invece, può offrire input sia più facile sia ricco di elementi da imparare.

La misura delle modifiche del foreigner talk contribuisce alla sua grande variabilità. I fattori che determinano la variabilità del foreigner talk sono parecchi e, soprattutto, è la valutazione del livello di competenza linguistica dell'apprendente. Perché si verifichino le sgrammaticature, c'è la percezione del parlante nativo che l'apprendente abbia insieme una competenza linguistica minima, uno status sociale inferiore, e che si tratti di una conversazione spontanea.

Il teacher talk si differenzia dal foreigner talk perché non è mai sgrammaticato e risulta meno grossolanamente calibrato sui bisogni degli allievi.

L'input è negoziabile. Il parlante nativo e l'apprendente possono ricorrere alla negoziazione se, nonostante contestualizzazione, conoscenze linguistiche e modifiche del foreigner talk, rimangono problemi di comprensione. La negoziazione può avvenire in vari modi: a minima incomprensione possono abbondare ripetizioni. Utili sono anche le segmentazioni e le domande che rendono più attivo e partecipe l'ascoltatore. Come per il foreigner talk, anche per la negoziazione dell'input, la variabilità è notevole. La negoziazione dell'input promuove la comprensione, ma rimane da dimostrare se la comprensione promuova l'apprendimento e, quindi, se la negoziazione promuova l'apprendimento.

L'ascolto

L'ascolto è un'attività complessa che coinvolge tutti i livelli di analisi. Come si può articolare il processo di comprensione adattando l'ascolto in L2 al modello psicolinguistico di Levelt (elaborato per la produzione del parlato)?

Nel sentire il messaggio acustico, Tommaso attiva le procedure di un primo elaboratore: l'udito. Trasformano il suono in stringa fonetica (il suono non è più rumore, ma un enunciato parlato). L'udito consegna la stringa fonetica a un secondo elaboratore: il decodificatore, che la trasforma prima in struttura superficiale (per mezzo dell'elaborazione fonologica), poi in enunciato (analizzato per mezzo dell'elaborazione grammaticale). Infine, viene consegnato a un terzo elaboratore: l'interprete, che accetta la stringa analizzata, attiva le proprie procedure e completa la comprensione. Dunque, nel decodificatore, la stringa viene decodificata in due fasi: una fonologica e una grammaticale.

Inoltre, il decodificatore è in relazione con un magazzino di conoscenza lessicale. Qui, le parole sono rappresentate sia come forme sia come lemmi. La relazione esistente tra la componente di elaborazione fonologica del decodificatore e la parte formale del lessico permette l'attivazione di procedure di scandagliamento del magazzino e quindi di riconoscimento tra fonemi e sillabe uditi e parole che sono nel magazzino.

Nella seconda fase, la struttura superficiale fonologicamente e morfologicamente analizzata viene consegnata alla seconda componente di elaborazione grammaticale, che la decodifica semanticamente e grammaticalmente. A questo punto, Tommaso capisce sia i significati che le caratteristiche grammaticali.

Le procedure di elaborazione dell'interprete sono in relazione con un secondo magazzino, quelle delle conoscenze generali. A questo punto, la comprensione del messaggio acustico si può dire conclusa.

Ricapitolando: secondo questo modello, il processo di comprensione del messaggio si basa su una gerarchia universale di conoscenze procedurali che operano sulle conoscenze dichiarative dell'ascoltatore. Le conoscenze sono di due tipi: lessicali e generali. Le conoscenze procedurali sono raccolte in tre principali componenti di elaborazione: uditore, decodificatore e interprete. Il decodificatore è in relazione con conoscenze lessicali, l'interprete con le generali. Ogni elaboratore riceve un input e produce un output che a sua volta diventa input dell'elaboratore successivo. Le procedure operano in modo autonomo: l'autonomia implica che ogni componente lavora in modo altamente specifico. L'autonomia implica che in questo percorso ideale dal basso verso l'alto, dall'uditore attraverso il decodificatore fino all'interprete, nella realtà la gerarchia può alterarsi.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ludofru di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Apprendimento linguistico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Maffia Marta.
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