Estratto del documento

Struttura del corso

Si tratta di 30 ore monografiche che saranno strutturate in due parti:

  • L’idea d’Europa nel corso della storia
  • La figura di Ulisse nella tradizione europea

Cercare i riferimenti della storia d’Europa in modo autonomo per capire al meglio l’argomento trattato. Ai fini dell’esame: conoscenze dei maggiori avvenimenti citati all’interno del corso, si darà riferimento cronologico; laddove questo non fosse presente, si darà comunque per scontato in quanto considerato parte della cultura generale dello studente. Per rinfrescare la memoria si può ricorrere a un testo di scuola superiore o a una buona sintesi. Il voto finale è dato da una media ponderata tra la prima e la seconda parte. Il totale è di 8 crediti.

Ulisse, l’eroe dai mille volti

Odisseo (il nome greco di Ulisse) come archetipo dell’uomo europeo. Ulisse è il nome che si usa in latino per indicare Odisseo, il nome greco dell’eroe. Ulisse può essere al centro del corso perché è stato definito come il primo uomo europeo, ovvero colui che per primo ha appreso il concetto di libertà. Infatti, a caratterizzare l’Europa è proprio il concetto di libertà, questi due concetti vanno di pari passo. Odisseo è colui che si muove, si mostra aperto al futuro ed è l’eroe della continuità. La sua figura nasce grazie ai poemi omerici, ovvero l’Iliade e l’Odissea. La questione omerica è molto complicata: non è detto che Omero sia esistito realmente. Qualcuno sostiene che gli autori di Iliade e Odissea siano diversi. Questi poemi sembrano essere nati nella Grecia arcaica, ovvero la Grecia di cui cominciamo ad avere delle nozioni storiche, in un periodo tra il IX e l’VIII secolo a.C. Le opere descrivono le caratteristiche della società in cui sono ambientate. Questi poemi nascono in forma orale e vengono messi per iscritto solo nel VI secolo a.C. per volere di un tiranno letterato.

Introduzione

La figura di Odisseo nasce in un ambiente poetico, come protagonista di una poesia. La funzione della poesia per gli antichi è diversa rispetto a quella che questa assume nei nostri giorni. Aristotele afferma che la poesia è più filosofica della storia, in quanto è vero che la storia riporta fatti reali però questa può essere caotica come la realtà. Al contrario, la poesia ha per scopo la ricerca delle cause. La ricerca delle cause è il fine più alto e più prezioso della ragione umana. La poesia, quindi, per Aristotele è sia imitazione (mimesis) che modello dell’agire umano. La poesia è il tentativo di dare un ordine e un senso alla storia. La poesia è finalizzata alla ricerca delle cause, come la ragione umana. Il ruolo della poesia è quello di mettere ordine agli avvenimenti. Quello che ci stupisce è che questi poemi, imitazioni della realtà, sono anche il deposito di un’intera tradizione, ovvero l’insieme di credenze e valori della società. La poesia trasporta la società, che è qualcosa di dinamico, in una situazione statica. I poemi epici vengono percepiti come una poesia proprio perché i poemi epici sono diventati il deposito di credenze e valori di una società, che assumono la forma di un’enciclopedia. Dell’età arcaica greca non abbiamo fonti scritte, le uniche ritrovate sono i poemi omerici.

Chi è l’eroe?

Eroe: colui che incarna la virtù, un punto fermo nella mutevolezza del reale. All’interno di questa società l’eroe è un uomo ammirato perché possiede tutte le virtù del gruppo sociale a cui appartiene. In lui, i valori e le virtù si manifestano in un livello più alto. Proprio per questo motivo, il lettore si identifica nell’eroe. Questa identificazione nasce da una sorta di sentimento di inadeguatezza, che in qualche modo lo mette in crisi. Per questo motivo, il lettore si indentifica nel personaggio principale. Aristotele dice che la poesia è espressione dell’universale, questo significa che sono le azioni dei singoli a diventare modello universale perché spingono l’uomo a ricercare i comportamenti. La poesia è universale grazie al singolo eroe che incarna e spinge l’uomo comune alla conoscenza. Poesia come espressione dell’universale che si genera dal singolo, non dalla massa.

I poemi epici e la cultura dell’oralità

Le società molto antiche non impegnano nessuna forma di scrittura. Questo vale anche per gli egizi, infatti, anche se usavano i geroglifici, questo popolo non erano adoperato per comunicare cultura. Gli egizi usavano totalmente l’oralità. Una società che si basa su questo è detta società a oralità primaria. Questa è molto lontana dalla nostra, che ormai è una società pienamente alfabetizzata. Avaloq, autore molto importante, si sofferma ad analizzare la Grecia. In realtà, possiamo definire queste società soltanto se ci affidiamo un po’ all’immaginazione. Come avviene la prima forma di comunicazione? È una forma di comunicazione che ancora oggi ci portiamo dietro e non avviene con le parole. Per comunicare, utilizziamo anche altri strumenti come lo sguardo, il tatto. Questa forma di comunicazione la portiamo avanti per tutta la vita, come l’espressione del volto. Il problema però è che il pensiero si genera solo quando siamo in grado di riprodurre suoni. Questi suoni che sentiamo diventano schemi (una sorta di codice), cioè una lingua con sostanza e contenuto. Inoltre, la lingua non si fissa nella società finché non diventa stabile con la scrittura, quindi la società passa dalla società primaria all’alfabetizzazione. Ad esempio, un bambino impara a parlare e conoscere imitando gli adulti e facendosi ripetere sempre le stesse cose. L’ascolto ripetuto aiuta a memorizzare e arriverà il momento in cui riusciranno a ripetere esattamente quello che hanno ascoltato. Dal comportamento dei bambini possiamo dedurre che il linguaggio di una società orale avviene con la ripetizione. Se questo non avviene, la società muore. Lo strumento che utilizza preferenzialmente è la parola ritualizzata. Infatti, perché la memoria si mantenga viva, occorre che il contenuto si ripeta molte volte. Si tratta di uno schema ripetibile che ci mette in grado di ripetere i contenuti.

Caratteristiche linguistiche della comunicazione orale primaria

La poesia possiede delle caratteristiche che permettono alla gente di ricordarla più facilmente. Queste caratteristiche sono il ritmo, la rima, la musica e la danza. Anche le espressioni formulari, ovvero versi che si ripetono allo stesso modo, sempre uguali e che introducono le stesse situazioni. Le espressioni formulari possono essere anche dei semplici attributi, chiamati epiteti, che vengono affidati ad un eroe e lo descrivono la sua peculiarità più importante. Ad esempio, Odisseo viene definito molto spesso poliumetis (dal mutevole aspetto), ovvero l’uomo che ama trasformarsi. Questo aiuta colui che recita l’Iliade e l’Odissea a ricordare i personaggi e aiuta il lettore ad identificare immediatamente di chi si sta parlando. Anche la struttura paratattica, dove le preposizioni sono coordinate e non subordinate. Il parallelismo riprende un elemento, la struttura paratattica accosta due coordinate. Altra cosa importante è il linguaggio rappresentativo. Quando leggiamo un libro, quello che ci resta più in mente sono le scene più vive, perché la nostra mente ricorda per immagini.

La finalità della poesia in Grecia

Dall’Iliade e l’Odissea traiamo anche delle caratteristiche della società ma in realtà, non possono essere considerati come veri e propri testi storici. Ma bisogna un po’ distaccarli dal mito ed interpretarli. La finalità dei poemi epici nella cultura greca antica è quella di educare, non di divertire, è quello di trasmettere dei valori e anche quello di essere immagine dei rapporti tra gli uomini e gli dei. I primi testi di etica risalgono a quando nasce la filosofia, ovvero nel V/VI secolo. La cultura greca si comporta in maniera atipica, infatti la letteratura rimane orale nonostante la scrittura esistesse già dal VII secolo. La scrittura veniva usata per le leggi, i rapporti commerciali e tener nota delle ricchezze possedute, ma non veniva usata per trasmettere la cultura. La seconda cosa atipica è data dal fatto che quando i poemi omerici sono stati scritti, hanno conservato tutte le caratteristiche della lingua orale in quanto sono stati semplicemente trascritti e non sono stati rielaborati. I poemi hanno conservato tutte le caratteristiche dell’oralità. Per questo motivo, possiamo immaginare i tratti e le caratteristiche della Grecia arcaica. Platone prediligeva l’oralità alla scrittura. Secondo alcuni, il primo poeta a scrivere sarebbe stato Esodio. La predilezione per l’oralità può essere spiegata per le caratteristiche che ha la poesia e la letteratura. Si spiega grazie alla finalità della poesia, che è quella di educare e trasmettere valori. Proprio per questo motivo, i poeti si vedono attaccati da uno dei più grandi filosofi dell’età antica, ovvero Platone. I poeti erano dei punti di riferimento importanti.

Il modello platonico di conoscenza

Tra VII e V secolo a.C. la società greca cambia parecchio. Ad esempio, Atene possiede un sistema politico organizzato, ben diverso da quelle della Grecia arcaica. Dalle fonti possiamo dedurre che si trattasse di piccole associazioni guidate da un re che aveva la funzione di guidare la società. Si tratta di una società gerarchizzata al vertice della quale c’era un re. In questa organizzazione politica prevale il migliore che si distingue anche perché, in qualche modo, è scelto dagli dei. I personaggi politicamente più importanti sono sempre protetti da una divinità. Hanno sicuramente una libertà, che però è sottoposta alla volontà degli dei. Quando la società anche politica cambia e l’eroe è colui che combatte per avere la gloria. Quindi colui che riesce a guidare la città ed a affermarsi grazie alle sue caratteristiche di individuo, come la capacità di guidare il popolo, prendere decisioni corrette. Sono caratteristiche umane. Nel V secolo, la Grecia era ancora impregnata dei poemi epici, grazie ai quali si imparavano le caratteristiche del proprio popolo. Ormai gli dei hanno un ruolo più limitato perché il pensiero si è staccato dal mito e si avvicina al concetto di logos. In questa società, i primi ad essere criticati sono i poeti, perché la società si modifica. Platone critica la poesia e i poemi epici in un testo che si chiama “Repubblica”. Proprio perché la poesia era strettamente legata all’etica e alla politica. In questo testo egli sostiene che la letteratura in versi è imitazione del falso, perché il poeta non ha esperienza degli argomenti di cui tratta. La poesia è ricca di falsità e se la poesia avesse solo lo scopo estetico, l’attacco di Platone non si spiegherebbe. L’attacco alla poesia omerica è basato sul modello di conoscenza.

Platone elabora un modello di conoscenza molto preciso: secondo lui il primo gradino della conoscenza è l’esperienza (emperìa), ovvero la conoscenza pratica. Il secondo gradino è la tèchne, che in italiano si traduce come l’acquisizione di una tecnica. L’esperienza porta all’acquisizione della tecnica. Platone, per esempio, dice che la medicina è una tèchne. Il gradino più alto rispetto alla tèchne è la conoscenza scientifica, ovvero epistème. Questo è l’ultimo gradino della conoscenza per l’uomo, infatti gli uomini possono conoscere soltanto fino alla conoscenza scientifica. Nel momento in cui sono in grado di formulare una regola sempre valida che tiene conto di tutti i fattori che ho individuato grazie all’emperìa, allora sto costruendo un episteme, ovvero conoscenza scientifica. Quando grazie alla sperimentazione e alla tecnica riesco ad estrarre una regola generale, allora si arriva all’epistème. Grazie alla ripetizione possono formulare una regola generale. Questa regola generale rientra poi nella conoscenza scientifica. Inoltre, esiste una conoscenza che non è per tutti che è la saggezza (dono divino), ovvero la sophia. Non tutti gli uomini possiedono la saggezza, ma soltanto coloro che sono stati scelti dagli dei (Platone) e da Dio (Dante). All’epoca di Platone i poemi omerici erano considerati i “contenitori” di tutta la conoscenza dell’uomo.

Platone e la polemica contro la poesia

Nella “Repubblica” Platone critica la poesia due volte nel terzo e nel decimo libro. In quest’ultimo suddivide gli enunciati poetici in tre tipologie dal punto di vista della forma e individua: forma descrittiva, forma drammatica (rappresentazioni teatrali) e la forma mista (épos). La forma drammatica e la forma mista, dice Platone, sono quelle più pericolose che portano a gravi danni intellettuali e morali perché attraverso l’imitazione portano all’assimilazione dei modi di essere e di pensare di eroi nel quale ci immedesimiamo. Naturalmente, se imitiamo qualcosa che non esiste, i nostri danni morali sono maggiori. Per il fatto che ci coinvolge maggiormente, ci provoca danni morali e intellettuali maggiori rispetto alla forma descrittiva. La poesia è imitazione del falso per Platone.

Il mito

Il contenuto dei poemi epici è mitologico, è evidentemente il mito. Possiamo dire che il protagonista indiscusso è il mito. Etimologia: mythos (parola/discorso) in contrapposizione a logos. Il mito si riferisce a una particolare tipologia di discorso inteso come narrazione e si contrappone al logos, ovvero l’argomentazione razionale. Entrambe mythos e logos si traducono come parola e discorso ma il significato è diverso: il termine mythos rimanda al potere sacrale della parola, attraverso il mito creo mondi e attraverso il mito gli uomini forniscono esperienze. Le caratteristiche del mito sono l’universalità e a questi si aggiungono anche altri interrogativi, come il perché dei fenomeni naturali. Gli antichi non avevano la scienza e allora creavano miti, sono universali perché troviamo mito che rispondono a queste domande in ogni parte della terra. Sono universali perché danno spiegazioni che non sono legate a una determinata società. Il fatto che siano universali, li differenzia dalle leggende, perché la leggenda è legata a un singolo popolo ed è circoscritta rispetto al mito. Altra caratteristica è l’oralità. I miti vengono tramandati di generazione in generazione. I protagonisti sono essenzialmente, dei, eroi e semi eroi.

La collocazione temporale

Il mito è collocato in un tempo indeterminato, ovvero in un passato assoluto, anteriore alla nascita della storia. Grazie a questo assume un carattere perenne, in quanto è sempre valido. Per quanto riguarda l’ambientazione, i luoghi sono felici e sereni. Le immagini del mito sono immagini vive che riescono a toccare la ragione del nostro animo. Sono caratterizzata da un linguaggio ripetitivo.

Finalità del mito

Il mito nasce dall’esigenza di rispondere alle grandi domande degli uomini sull’universo, sulla natura e sull’uomo stesso, sulla morte, sul dolore, sul destino e sui sentimenti. Le narrazioni mitiche costituiscono la narrazione collettiva di un popolo e lo strumento con cui trasmettere i loro ideali. Ancora oggi, i miti riescono a darci delle informazioni utili sul popolo che li ha creati. Ad esempio come e dove vivevano, i valori etici e religiosi sui quali fondavano la loro esistenza. Per questo motivo, delle volte il mito ci dice più di un racconto storico. Infatti, lo storico ci tramanda il suo punto di vista, la storia si fonda sul punto di vista di un solo individuo che interpreta gli avvenimenti storici, mentre il mito tramanda il punto di vista di un’intera civiltà. Anche per questo, si distingue dall’opera d’arte perché è imitazione della realtà. Il mito ci dice cose aggiuntive su quello che gli antichi stessi credevano sull’Europa.

Il mito di Europa

Nel mito, Europa è una fanciulla asiatica, figlia di Agenore, re dei Fenici. La terra dei Fenici corrisponde all’attuale Libano. Il Libano, come l’Iraq e la penisola arabica appartiene al vicino oriente. Con l’espressione Medioriente ci riferiamo a paesi ancora più ad est. La fanciulla Europa fa un sogno al quale non riesce a dare una spiegazione. Sogna che una donna, che è l’Asia, e un’altra la strattonano. Al suo risveglio, scende al mare con le ancelle e vede un toro bianco che la rapisce e la porta via fino all’isola di Creta, dove il toro riprende le sue sembianze, ovvero quelle di Zeus. Rapimento di Europa da parte di Zeus. Il Dio si era innamorato di lei. Su questa isola generano tre figli: Minosse, Radamante e Sarpedonte. Minosse è il re di Creta. Inoltre, in onore della principessa, Zeus chiamerà la terza parte del mondo Europa. Quando il re dei Fenici scopre che la figlia è stata rapita, invia i tre figli a cercarla e questi si dirigono verso tre zone diverse. Fenice si reca in Libia, dove sorgerà Cartagine. Cadmo arriva in Grecia, dove consulta l’oracolo e su consiglio di una sacerdotessa abbandona la sorella e fonda la città. Il terzo si ferma in Africa e diventa capostipite.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aliceradaellidanza di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura e civiltà d’Europa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Prencipe Vittoria.
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