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CRIMINOLOGIA E SOCIOLOGIA:

dal crimine alla paura della criminalità e all’insicurezza

CAPITOLO 1

1. CRIMINOLOGIA E SCIENZE CRIMINALI

Le scienze criminali studiano crimine, criminale, criminalità e paura della

criminalità. In Italia comprendono diritto penale e penitenziario, politica penale,

sociologia del diritto, psicologia giuridica e giudiziaria e criminalistica.

Per Fernando Mantovani includono anche criminologia, politica criminale,

diritto penale e processuale, tecnica investigativa, psichiatria forense e

psicologia giudiziaria. Queste scienze affrontano quattro problemi: definizione

della criminalità, cause della criminalità, difesa contro la criminalità e garanzia

della libertà individuale.

La criminologia, che studia crimine, autori e vittime, è una scienza criminale

autonoma ma interdipendente con le altre discipline, in particolare

psicologia e sociologia. Studia l’azione umana che viola norme giuridiche e

morali-sociali e dialoga con le altre discipline: dalle scienze criminali ottiene

conoscenze giuridiche e medico-psichiatriche, mentre da psicologia e

sociologia riprende metodo e metodologia delle scienze sociali. Gli strumenti

di ricerca dipendono dallo scopo della ricerca criminologica.

Secondo Franco Prina, l’oggetto di studio è “nascosto”: studiare

comportamenti devianti è diverso da studiare istruzione, occupazione o

preferenze culturali. Nel campo della devianza e della criminalità i problemi

sono sia quantitativi che qualitativi, e anche le statistiche presentano limiti

scientifici.

Kenneth D. Bailey distingue metodo (strumento di raccolta dati) e

metodologia (filosofia del processo di ricerca). Il rapporto

criminologia–scienze criminali è centrato sulla metodologia, mentre quello con

psicologia e sociologia sul metodo. Queste tre scienze nascono nel

Positivismo.

Beccaria e Bentham usavano il metodo deduttivo, mentre criminologia,

psicologia e sociologia utilizzano quello induttivo.

Vinciguerra e Rossi affermano che con Beccaria nascono le basi illuministe

del diritto penale moderno, ma non della criminologia. Se la visione di

Beccaria procede dal generale al particolare, quella di Lombroso e della

Scuola Positiva parte dall’analisi del reato come fenomeno.

La criminologia usa il metodo sperimentale delle scienze sociali, cioè il

metodo induttivo (dal particolare al generale), basato sulla raccolta dei dati e

sulla ripetizione dell’osservazione per garantire attendibilità e validità.

Studia il comportamento criminale individuale con metodi psicologici e il

crimine nella dimensione sociale con metodi sociologici. Psicologia e

sociologia non si escludono: variano, ma si integrano. Per questo la ricerca

criminologica è uno dei campi più complessi e multiformi delle scienze

umane.

2. CRIMINOLOGIE

L’ampiezza dell’oggetto di studio della criminologia e delle competenze

necessarie per analizzarlo ha portato gli studiosi a formulare distinzioni.

Vinciguerra e Rossi individuano quattro indirizzi criminologici:

Criminologia speculativa: comprende quella causale (studia le cause del

crimine) e quella descrittiva (studia le forme delle manifestazioni criminose).

Criminalistica o criminologia investigativa: si occupa delle tecniche per

scoprire i reati e i loro autori, ricercando indizi sul luogo del delitto per capire

come è avvenuto il crimine e chi è il colpevole.

Criminologia penitenziaria: studia gli effetti criminogeni della detenzione e le

relative manifestazioni criminose.​

Criminologia politica: studia come migliorare il diritto penale, da non

confondere con la politica criminale.​

Essi non includono la sociologia tra le discipline che influiscono nella

criminologia, indicando invece balistica, genetica, dattiloscopia, ragioneria,

informatica, medicina legale e psicologia. Trattano a parte la sociologia del

crimine, distinguendo due indirizzi:

1. Sociologia del reato fenomenologica: descrive come si manifestano i

reati e le relazioni tra essi e l’ambiente sociale.

2. Sociologia del reato causale: studia i fattori ambientali (sociali, fisici,

psichici) che hanno efficienza causale sul reato.​

Secondo Adolfo Ceretti, la disciplina si muove in tre vertici:

1. Teoria: insieme delle costruzioni teoriche.​

2. Tecnica: insieme dei procedimenti della scienza criminologica derivanti dal

rapporto tra esperienze del criminologo e teorie sulla criminalità.​

3. Clinica: sapere pratico e ambiguo descrivibile solo parzialmente.

Ferrando Mantovani individua tre tipi di criminologie:

1. Criminologia critica: spiega e descrive la criminalità e fa emergere conflitti

generati dal criminale (analisi comportamentale criminale).​

2. Criminologia etiologica: si concentra su origini, cause e concause della

criminalità.​

3. Criminologia clinica: applica le conoscenze criminologiche ai casi specifici

e mira a diagnosi, terapia e trattamento risocializzante del delinquente,

utilizzando conoscenze mediche, psichiatriche e psicologiche per interventi

terapeutici.​

Gianluigi Ponti e Isabella Betsos Merzagora propongono l’espressione

criminologia applicata, intesa come insieme degli interventi necessari per

affrontare questioni in cui la giustizia richiede conoscenze criminologiche

specifiche.

Hermann Mannheim e Sheldon Glueck (anni ’60-’70) introducono la

criminologia comparata, che analizza uniformità e differenze nelle cause,

previsioni e risultati dei programmi di prevenzione e trattamento della

criminalità tra diversi paesi.

Ugo Fornari usa l’appellativo criminologia sociologica per indicare lo studio

delle possibili relazioni tra organizzazione/disorganizzazione sociale e

comportamento criminale.

3. CRIMINOLOGIA E DIRITTO PENALE

Criminologia e diritto penale sono due scienze diverse che devono

comunicare e confrontarsi perché la giustizia funzioni.

Criminologia: impostazione scientifica induttiva, osserva il reato come fatto

sociale, come fenomeno; ne studia le particolarità espresse nella condotta

colpevole, nell’ambiente in cui viene commesso. ​

Diritto penale: impostazione scientifica deduttiva, scienza normativa, studia e

ricerca il reato nelle norme e verifica se esse rispecchiano il reato come fatto

sociale.​

La criminologia ha il compito di migliorare il diritto penale, fornendo l’oggetto

da indagare, il reato. Sul piano scientifico non è vincolata dalla legge, quindi

può offrire al giudice ulteriori informazioni ed elementi sul reato e sul reo. Può

anche proporre cambiamenti utili nel diritto, nella giustizia, nella politica e nella

società.Il diritto penale circoscrive i reati, stabilisce cosa può essere

considerato reato e quali pene applicare. La criminologia contribuisce a

estendere il campo di intervento del diritto penale, mentre il diritto penale

delimita l’oggetto di ricerca e analisi della criminologia.

4. CRIMINOLOGIA, CRIMINALISTICA E INVESTIGAZIONE

Criminologia e criminalistica hanno radici italiane, anche se oggi il primato è

americano. Possibili date di nascita:

1876: criminologia, con “L’uomo delinquente” di Lombroso.​

1902: criminalistica, con la Scuola di Polizia Scientifica di Salvatore

Ottolenghi.​

Giovanni Gasti inventa il metodo decadattiloscopico. Laurent Mucchielli

sostiene che la criminologia iniziò un secolo prima con la medicina e che

Lombroso rappresenta un momento di cristallizzazione intellettuale e

istituzionale. L’invenzione delle impronte digitali si collega a Marcello Malpighi

e a Francis Galton (1892). Sherlock Holmes anticipa lo spirito della

criminalistica come indagine concreta.

Obiettivi delle discipline:

1. Criminologia: studia crimini, autori, vittime, reazione sociale e

prevenzione. Le origini italiane sono interne alla medicina e alla scuola

lombrosiana; fino agli anni ’50 è chiamata Antropologia criminale. Studia

cause e metodi di prevenzione del crimine.​

2. Criminalistica: insieme delle tecniche investigative per comprendere

circostanze del reato, identificare vittima e reo, descrivere il tipo di reato,

reperire prove e indizi, condurre rilievi sulla scena del crimine.​

Sono due scienze criminali con finalità epistemologiche diverse nell’analisi del

delitto.

Definizioni di Massimo Centini:

1. Criminologia: studia il delitto nella sua realtà oggettiva e cause, indicando

mezzi per prevenirlo.​

2. Criminalistica: opera per accertare il reato e identificare l’autore, con

metodi tecnico-scientifici multidisciplinari.​

3. Investigazione, tre tipologie:​

•Criminale: attività delle Forze dell’Ordine, divisa in preventiva (prima del

reato, informativa e di intelligence) e di polizia giudiziaria (dopo acquisizione di

notitia criminis).​

•Giornalistica: si svolge contemporaneamente alle indagini di polizia.​

•Storica: analisi di crimini e morti misteriose del passato.​

Le tre discipline sono autonome ma collegate: criminologia studia cause e

correlazioni del crimine, criminalistica reperta e analizza la scena del crimine,

investigazione raccoglie, analizza e dispone i dati. La criminologia

investigativa, disciplina interna alla criminologia applicata, mira a individuare il

reato e il suo autore.

Criminal Profiling: nuova disciplina sui delitti efferati basata sulla psicologia,

per ricostruire schemi comportamentali, inclinazioni e tendenze del reo.

Sistemi utilizzati:

• Criminal Investigative Analysis – metodo induttivo​

• Investigative Psychology – metodo induttivo​

• Behavioral Evidence Analysis – metodo deduttivo

5. CRIMINOLOGIA E SOCIOLOGIA: oltre il limite del determinismo

scientifico

Criminologia e sociologia condividono la ricerca delle cause del

comportamento criminale. Cercare l’eziologia della criminalità e della devianza

implica il tentativo di prevedere e prevenire il futuro, problema ancora centrale

per i criminologi.

Nel Positivismo il crimine è considerato un fatto sociale; il comportamento

individuale viene analizzato in base a anomalie fisiche, psicologiche o al

contesto sociale. Il modello scientifico positivista utilizza il metodo

sperimentale delle scienze naturali.

Alla fine dell’Ottocento si afferma il determinismo biologico lombrosiano e

quello sociologico di Quételet, Durkheim e altri. Nel Novecento emerge un

determinismo sociologico focalizzato sulle cause sociali della criminalità.

Tuttavia, dare priorità agli aspetti sociali rischia di trascurare altri fattori.

Una causa è un fattore che produce certi effetti o comportamenti; spiegare il

crimine in termini di causa equivale a un approccio deterministico o positivista.

Questo comporta il rischio di provvedimenti stigmatizzanti basati su pregiudizi

scientifici. L’approccio scientifico può influenzare politiche criminali, diritto

penale e processuale, riducendo attenzione al libero arbitrio e alla

responsabilità.

Il determinismo scientifico non è l’unico approccio: criminologia e sociologia

della devianza possono analizzare i fattori in termini di correlazioni, che

limitano le possibilità di comportamento senza determinare l’azione. Elementi

biologici, in correlazione con altri fattori, permettono di comprendere

probabilità, senza risolvere il problema del determinismo.

Il passaggio da teorie unicausali a teorie multifattoriali non elimina il

determinismo; la nuova sfida è capire quanto un’idea scientifica possa

conciliarsi con libero arbitrio e responsabilità morale.

6. CRIMINOLOGIA E SOCIOLOGIA DELLA DEVIANZA

Criminologia e sociologia della devianza sono discipline accademiche diverse

ma con molti oggetti di ricerca in comune. Bruno Bertelli osserva più analogie

che differenze. Entrambe si diffondono ampiamente con il Positivismo di fine

Ottocento, ma il loro sviluppo universitario e la relazione con l’opinione

pubblica sono differenti.

Negli anni ’50 in Italia la criminologia era denominata Antropologia criminale,

Medicina criminologica e Psichiatria forense. Dal 1945 al 1973 nasce e si

sviluppa la sociologia critica della devianza. Negli anni ’50 gli studi

criminologici italiani recepiscono nuove teorie sociologiche. Solo con la legge

n. 341 del 1999 la sociologia della devianza entra come disciplina

universitaria.

È una disciplina recente rispetto alla criminologia e si configura come

estensione della dimensione sociologica della criminologia.

Differenza: il concetto di devianza è più ampio della criminalità, includendo

tutti i comportamenti non conformi alle norme sociali e culturali.​

Analogía: entrambe forniscono conoscenze rilevanti per la politica sociale.​

Bertelli evidenzia due criticità nei corsi universitari di sociologia della

devianza:

• Controsenso: rapporto tra teoria e ricerca circolare.​

• Vuoto conoscitivo: studiare solo teoria senza metodologia impedisce una

conoscenza completa dei fenomeni.​

La circolarità tra teoria e ricerca è fondamentale per la formazione

tecnico-scientifica di futuri operatori e responsabili della sicurezza e

investigazione.

Dalla devianza all’opinione pubblica:

In Italia la criminologia suscita interesse come scienza

psicologica/giuridica, favorita da telefilm, serie americane e programmi di

approfondimento. I telegiornali italiani enfatizzano i fatti criminali più che altri

media europei.

• Media e crimine: le serie romanzano il crimine, i programmi di

approfondimento discutono tra esperti.​

• Casi mediatici: irrisolti, riaperti o con assoluzione dei sospettati.​

Questo fenomeno può fuorviare l’opinione pubblica e screditare la

criminologia; il successo televisivo dei criminologi non sempre corrisponde a

quello scientifico.

La sociologia della devianza ha scarso riconoscimento mediatico in Italia,

mentre la psicologia è più conosciuta. In Francia e Inghilterra la sociologia ha

maggiore spazio grazie anche a politiche culturali orientate all’informazione

più che all’intrattenimento. In Italia esiste un problema di divulgazione e

comunicazione del sapere scientifico, in particolare di quello sociologico.

7.1 LE TEORIE CRIMINOLOGICHE

Tra fine ‘700 e inizio ‘800 nascono i primi studi sul crimine e sul criminale, con

due scuole principali:

1. Scuola classica (filosofo-giuridica, seconda metà ‘700, Cesare Beccaria e

Jeremy Bentham)​

2. Scuola positiva (medico-giuridica, seconda metà ‘800, Cesare Lombroso)​

Differenze principali:

•Epistemologia: la scuola classica studia il crimine; la positiva studia il

criminale.​

•Metodo scientifico: la classica non ha un vero metodo di ricerca; la positiva

utilizza l’osservazione empirica.​

La scuola classica nasce come reazione ai principi legislativi dal Medioevo

alla Rivoluzione francese. Enrico Ferri evidenzia che la classica studia il

reato come ente giuridico astratto, mentre la positiva applica il metodo

sperimentale allo studio del delitto, sancendo la nascita della criminologia

come scienza.

Differenze tra scuole:

•Scuola classica: considera il delitto come entità di diritto, interessa

crimine, legislazione e giustizia penale.​

•Scuola positiva: considera il delitto come entità di fatto, interessa il

criminale, il comportamento e le cause.​

Libero arbitrio e responsabilità:

•La scuola classica riconosce libero arbitrio, responsabilità penale e

concezione etico-retributiva della pena.​

•La scuola positiva rifiuta il libero arbitrio; la tendenza criminale è legata a

predisposizioni congenite o patologiche, quindi il soggetto non è responsabile.​

Concetto di sistema penale:

•Classica: la pena punisce il reato ed è retributiva e dissuasiva.​

•Positiva: la pena punisce il delinquente come misura di difesa sociale contro

il criminale.

7.2 LA CRIMINALITÀ NELLA PROSPETTIVA SOCIOLOGICA

Nella seconda metà dell’800 il modello positivista influenza le scienze umane,

compresa la sociologia. Nel criminologico emergono due determinismi

scientifici:

• Biologico: anomalie fisiche o fattori congeniti (scuola positiva).​

• Sociologico: fattori sociali e strutturali (statistici e primi sociologi francesi).​

Entrambi condividono il determinismo positivista: una causa produce un

effetto (A → B). Presunzioni: generalizzazione dei risultati e superiorità

scientifica.

Durkheim e Tarde sviluppano la teoria sociale del crimine, spostando l’analisi

dal criminale alla criminalità, inserendo devianza e criminalità nel contesto

sociologico, non solo giuridico o biologico.

1. Durkheim: introduce il concetto di anomia come proprietà della struttura

sociale.​

2. Merton: l’anomia deriva dal conflitto tra mete culturali e mezzi socialmente

disponibili; porta alla devianza.​

3. Cloward e Ohlin: teoria delle opportunità differenziali; le opportunità sociali

sono diseguali tra classi, favorendo aggregazioni criminali.​

Tarde studia “come si diventa criminali”, obiettivo poi approfondito da David

Matza.

SCUOLA DI CHICAGO (anni 30/50)

Negli anni 30 del 900 negli Stati Uniti la teoria di Sutherland introduce degli

elementi di novità nella ricerca criminologica. Rifiuta la prospettiva

multifattoriale molto in voga in quegli anni ed elabora una teoria unitaria e

generale della criminalità: la teoria dell’associazione differenziale. Quindi, il

comportamento criminale si apprende non per imitazione bensì per

associazione interpersonale con soggetti appartenenti a gruppi che sono

organizzati in base a15 valori antinormativi o le cui norme sono in contrasto

rispetto a quelli di altri gruppi della società.

Associazione significa partecipazione a gruppi sociali differenti da altri per la

loro inosservanza delle leggi: esiste un proce

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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher magnum_man_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e sociologia della devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Curti Sabina.
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