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Spesso “Botti” è stato abbreviato con “B.”.

CATERINA BOTTI – PROSPETTIVE FEMMINISTE

PARTE PRIMA – IL PENSIERO FEMMINISTA E LA FILOSOFIA MORALE

I – LA FILOSOFIA, LE DONNE E IL FEMMINISMO

Dice che nei manuali di filosofia non compaiono nomi di donne ma i filosofi parlano della natura della donna,

ossia sono oggetto della filosofia – ma non soggetto di filosofia, aggiungo io. Perché questa assenza?

Questione divenuta rilevante solo in tempi recenti. Le donne non sono capaci di filosofia? Sono passate sotto

silenzio? Non si sono interessate? Sono state escluse a lungo dall’educazione?

In realtà ci sono eccezioni: Ipazia di Alessandria, Eloisa, Ildegarda di Bingen, Christine de Pizan, Elisabetta di

Boemia (Cartesio). Mistiche, eretiche.

Anche in molte altre discipline oltre la filosofia.

Discriminazione sessuale in molte situazioni è ciò che è sentito come più problematico.

È la stessa filosofia occidentale che ha giustificato spesso nel tempo queste discriminazioni sia nelle esclusioni

sia nei contenuti. Botti vuole dare una valutazione critica su questo stato di cose E dice chi questo si riflette

necessariamente sulla tradizione di pensiero, e ha richiesto a sua volta uno sforzo di elaborazione filosofica.

Analisi dello stato di cose:

Le donne hanno sempre vissuto esperienze diverse da quelle degli uomini, confinate in spazi ruoli definiti,

con un accesso diverso e più limitato al potere, alle ricchezze, al sapere, più recentemente alla cittadinanza

e ai diritti, insomma la libertà. Forme diverse di discriminazione e assoggettamento, ma tendenzialmente è

confinata nella sfera privata o domestica della cura della casa e della famiglia, controllo del capofamiglia

maschio.

Ma la separazione di ambiti ha lasciato grande possibilità di esperienza e costruzione di saperi e riflessioni,

come la generazione, ma di conseguenza una sorta di menomazione per gli uomini, un limite al loro ambito

di esperienza. Così gli uomini hanno tentato di impedire questi saperi femminili e li hanno espropriati se

troppo strutturati – come per la levatrice sostituita dall' ostetricia e ginecologia scientifica, che è sapere

maschile. Ossia gli uomini per potersi riconoscere il ruolo e il rango di Soggetto come anche per ragioni

materiali hanno sempre limitato l'indipendenza fisica e simbolica alle donne.

Le discriminazioni riguardano anche il presente – formula di vent'anni fa dell'ONU: le donne costituiscono

metà della popolazione mondiale, lavorano per circa 2/3 del totale mondiale delle ore lavorate, ricevono un

decimo del guadagno mondiale e possiedono meno di un centesimo del totale delle proprietà; soffitto di

cristallo: quel fenomeno per cui solo un'esigua minoranza di donne siede nei parlamenti o nelle posizioni

apicali delle professioni.

Non c'è una naturale inferiorità delle donne in quanto tali e come gruppo e non è giustificato nessun

trattamento differenziale.

Questo pensiero è condiviso auspicabilmente da tutti, ed è stato imposto con forza dal femminismo.

1. Le donne nella filosofia

Di nuovo le donne non sono tra i filosofi mai filosofi parlano spesso delle donne, si interrogano sulla loro

natura, capacità, le possibilità, posto nella società. Due considerazioni:

a. ciò che viene esplicitamente detto sulle donne: deboli, inferiori nel corpo e nella mente, più emotive

e meno razionali, più vicine alla natura che alla cultura. Questo giustifica la loro diversa posizione

sociale e subordinazione, anche per gli autori che affermano piena e pari natura o dignità umana.

b. il modo in cui viene trattato il maschile e strutturato il pensiero filosofico in generale: degli uomini in

quanto esseri umani di un tipo particolare, sessuati al maschile, si parla poco, al contrario delle

donne, e vengono assunti insieme alle loro caratteristiche come misura o norma dell’umanità,

Rispetto alla quale le donne si distinguono per mancanza o difetto: questa è una caratteristica della

costruzione del pensiero filosofico. Asimmetria nella differenza tra i sessi: prototipo o modello,

coincide con il soggetto neutro o universale – come l’uso linguistico di uomo. Fallacia: le

caratteristiche dell’essere umano in generale sono di volta in volta quelle ascritte all’uomo maschio,

così le due categorie coincidono e l’asimmetria riaffiora – costruzione androcentrica, donne = alterità

rispetto al soggetto. Libertà deve passare necessariamente per una critica e un ripensamento di

questa costruzione e ideale di essere umano, origina pensiero femminista genuinamente filosofico.

Come le donne sono state definite nella tradizione filosofica occidentale:

– Pitagorici: ammettono le donne nelle scuole ma la differenza sessuale veniva ordinata

gerarchicamente ed era tra le opposizioni fondamentali.

– Platone: pensiero articolato, da un lato una sorta di uguaglianza e accidentalità della differenza dei

sessi – come in La repubblica dove sostiene stessa educazione e accesso agli stessi ruoli –, dall’altra

gerarchia, per l’accesso al logos – Timeo, nel Simposio distinzione e gerarchia tra forme di amore

(non è assolutamente così, anzi per Platone non era pensabile l’amore omosessuale, ma per la Botti

è così): saggezza o conoscenza ha come frutto il pensiero e coincide con omosessualità maschile,

carnale ha come frutto i figli ed è quello eterosessuale, infine omosessuale femminile gradino più

basso, la donna è ciò che è più distante dal logos e può essere solo oggetto e non agente del

desiderio, il motore del desiderio amoroso è l’uomo che in base al frutto che cerca si direziona verso

i due corpi di sesso diverso.

– Aristotele: la differenza sessuale è un fatto naturale come la sua gerarchizzazione. Costitutivamente

più deboli, umidità e freddezza, incapaci di cuocere il sangue e per dar vita all’embrione è necessario

il seme maschile: passività. Nascita di femmine è utile errore riproduttivo per imperfezione del seme

maschile, donna come maschio mancato – Freud. A livello politico: elemento di disordine, non sono

cittadine perché difettive nella capacità deliberativa – ma a differenza degli schiavi hanno anima

intellettiva. Necessario il controllo degli uomini e prevenzione della loro presa di controllo.

– Cultura giudaico–cristiana: Adamo ed Eva e Caduta. Pericolosità e incompiutezza. Coincidenza

femminile con il corporeo, percezione sensoriale, ciò che è corruttibile, impuro, peccaminoso. Sono

PER gli uomini, seconde, ruolo ancillare. Filone di Alessandria, Tertulliano, Agostino, Tommaso

d’Aquino.

– Bacone: compito dello scienziato rispetto alla natura descritto con la metafora del dominio maschile,

dominazione, matrimonio tra razionale e irrazionale.

– Hume: per alcune è vicino alle donne perché rivaluta la sfera emotiva e dei sentimenti, per altre no

perché le considera più deboli di mente e spirito, adatte a certi studi – storia – piuttosto che altri –

filosofia –, da trattare con umanità più che con giustizia, ruolo sociale specifico e virtù come castità

e modestia.

– Kant: controverso. Per alcune sembra neghi la possibilità di uscire dallo stato di minorità, per altre

sembra sostenga che questo è dovuto non alla natura femminile ma alle condizioni contingenti

esterne – abilità dei tutori – e dunque possibile accesso alla ragione. Rimane comunque la

polarizzazione tradizionale. Donne favorite nel gusto estetico e con questo possono essere virtuose

perché il male è brutto. Contribuiscono all’incivilimento dei costumi con grazia e amore per la

bellezza ma non sono riconoscibili come soggetti autonomi. Complementarietà tra i sessi.

– Rousseau: miglior esempio della contraddizione dell’illuminismo di marca francese: predicare

uguaglianza di tutti gli esseri umani e dei loro diritti ma negano l’estensione al sesso femminile –

anche nella dichiarazione dei diritti del 1789. Emilio, R. dice che donne devono essere educate ad

essere spose e madri, anche se il femminile è positivo per prossimità alla natura.

– Hegel, Schopenhauer che è misogino, Marx e Nietzsche VS femminismo.

Univocità dell’inferiorità teorizzata nella storia della filosofia occidentale. Anche se androcentrismo non è

sinonimo di misoginia.

Valenza differenziale dei sessi è un’invariante del pensiero filosofico occidentale pur nel variare dei significati

e delle giustificazioni, il ché per molte rende evidente che sia pregiudizio e fragile di modo da poter essere

decostruito l’assunto sia a livello di pensiero che di implicazioni pratiche.

2. Il femminismo

Da fine Settecento è nato un discorso pubblico volto a contrastare questo stato di cose e che non può più

essere ignorato. Caratterizzazione del femminismo sul piano pratico–politico e su quello teorico – forme

diverse delle rivendicazioni, possibilità di distinguere almeno concettualmente due strategie, che vengono

fatte coincidere con una prima e una seconda ondata del femminismo, anche se in realtà sono state da subito

intrecciate:

i. Rivendicazioni sociali ed economiche volte a restituire pari dignità alle donne, richiesta di

uguaglianza come pari possibilità di accesso ecc. Qui si rivendica l’indifferenza della sessuazione

rispetto alle posizioni nella società, l’uguaglianza formale o anche sostanziale e il superamento

di ogni differenza di status e di barriera giuridica, sociale, economica.

ii. Interventi sul piano del simbolico, sul tipo di pensieri che giustificano lo stato di cose ingiusto ove

il cambiamento socio–economico non fosse sufficiente a garantire libertà e pari dignità. Ossia

riflessione sulle caratteristiche tradizionalmente ascritte a maschile e femminile, sulla differenza

sessuale e sul concetto di differenza, definizione di soggettività. Necessità di mettere in

discussione almeno i contenuti del pensiero se non i suoi stessi modi – struttura androcentrica –

e produrne nuovi. Fondamentale qui anche il riconoscimento pratico e teorico dell’importanza

del lesbismo. Qui si rivendica l’importanza della riflessione sulle categorie maschile e femminile

rivendicando la differenza ripensandola.

La tensione tra le strategie è evidente in due testi storici del femminismo, entrambi del 1791:

– Rivendicazione dei diritti delle donne, Mary Wollstonecraft: questione dei diritti delle donne è

interna a quella dei diritti universali e del primato della ragione dell’illuminismo. Donne sono state

educate al sentimentalismo e al servilismo ma possono e devono esserlo alla ragione perché possa

essergli possibile partecipare alla vita pubblica e avere relazioni private con gli uomini con parità

maggiore. Polemica con Rousseau, centralità educazione. Emancipazione permette il compimento

della parificazione. Centralità del riconoscimento dell’uguale diritto di accedere alla ragione e

dunque alla cittadinanza. Motore dell’emancipazione sono gli uomini.

– Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, Olympe De Gouges: l’uguaglianza è del potere

di dar forma alla società e alle istituzioni, rivendica diritti civili e politici simili ma non identici e la

capacità di determinarli a partire dalla loro differenza. soggetti differenti e con diverse ragioni.

Queste due strategie si traducono nel femminismo emancipazionista e nel femminismo radicale –

differenza tra i sessi ma parità di cittadinanza e valore, la ragione, per come è comunemente teorizzata,

è un ideale mal posto perché maschile, e necessita revisione e sovversione.

Cita anche Simone de Beauvoir con Il secondo sesso del 1949 e Virginia Woolf con Le tre ghinee del 1938,

Una stanza tutta per sé del 1929, che però non mi ci metto.

3. Emancipazionismo e femminismo radicale

Emancipazionismo. Liberazione dalla condizione di oppressione e discriminazione. Vi rientramo i

movimenti e le azioni politiche con le loro giustificazioni sul piano teorico, che contrastano ingiustizie e

anomalie dell’esclusione femminile sul piano dei diritti politici e dell’uguaglianza sostanziale. Mondo di

androgini, soggetti identici e seriali come fine della lotta. Per alcune addirittura non ci sono affatto

differenze rilevanti o se ci sono vanno eliminate – come negli anni ’70 anticoncezionali e tecnologie

riproduttive come liberazione dall’ingombro della riproduzione umana che coinvolge diversamente i

sessi. Ha fiducia nella ragione.

Femminismo radicale o femminismo della differenza. Scopo è conquistare la libertà, che non coincide

con l’emancipazione, in particolare di rappresentare se stesse a partire da se stesse senza negarsi, a

prescindere dall’opposizione uomo–donna. Devono essere messe in atto pratiche politiche e riflessive

che diano spazio e tempo di pensare a se stesse, alla realtà e alla società senza pregiudizi e sovrastrutture

androcentriche e patriarcali. Importante nominare da sé le proprie esperienze e il proprio corpo, e

ripensare la differenza dei sessi, la caratterizzazione degli umani, la soggettività, la cittadinanza –

soggetto della tradizione filosofica e politica occidentale è il cittadino. Conquista teorica e pratica della

possibilità di riconoscersi soggetti e darsi valore da sé, senza cui ogni conquista giuridica è monca o ha

esiti perversi. Critica al primo paradigma: fino a quando le donne non affronteranno la radice del loro

problema – il livello più profondo rispetto al cambiamento economico dell’ordine simbolico, per come

Luce Irigaray legge Lacan, quello della produzione del pensiero, delle immagini, delle rappresentazioni,

dei significati e della loro gerarchia, che sono inestricabili dalla vita concreta –, continueranno a pensarci

con un linguaggio e all’interno di sistemi istituzionali e di pensiero, quelli androcentrici tradizionali, che

le categorizzano come l’altro. Inizialmente la differenza femminile era concepita in modo monolitico

come un gruppo omogeneo, poi è stata resa più fine spostando la differenza anche all’interno della stessa

soggettività. Suddivisione tra chi ritiene che abbiano natura o essenza distinta, più vicina in ogni caso alla

caratterizzazione tradizionale, con cui si individuano alcune esperienze come la maternità per definire il

rapporto con il mondo e dunque il loro corpo e il modo di pensare, chi pensa la differenza su piani diversi,

in modo più complicato e soggettivo a partire dalle singole esistenze, tali da incrociarsi con altre

differenze, e chi considera che la differenza sessuale debba essere abbandonata come categoria in

quanto costruzione culturale che oscura la variabilità dell’umano. In queste ultime due non si definisce il

contenuto ma il senso dato alla propria differenza/identità sessuale è dato da ciascuno per evitare il

rischio di riproporre la visione tradizionale e di rendere invisibili gli altri assi di differenziazione.

Le due impostazioni si sono mantenute nella diversità di impianto nonostante il loro intreccio e il

reciproco arricchimento tramite critiche reciproche.

La nozione di differenza sessuale è usata internamente a ogni femminismo in senso specifico: gender e

sex.

II – IL CONTRIBUTO DEL PENSIERO FEMMINISTA IN ETICA

Chiara interconnessione tra il pensiero femminista e l’etica, in quanto il femminismo pone una questione

di giustizia fondamentale, ossia quella della fine dell’oppressione e della discriminazione, ma nello

svilupparla e nella sua evoluzione mette in discussione l’idea di etica come giustizia, l’ideale

dell’uguaglianza, e critica il pensiero morale. Revisione della nozione stessa di soggetto – per sé e nella

sua relazione con la morale – porta a interessante ripensamento della morale in generale, che è di stampo

universalistico e imparzialista.

B. vuole ritornare sui diversi modi in cui il pensiero femminista ha dato forma alla rivendicazione di

soggettività e mostrare le correlazioni con la riflessione filosofica sulla morale e i possibili modi di

concepire la nozione di soggetto morale. Differenziazione tra morale con soggettività astratta, identica e

seriale, morale con soggettività relazionale particolarista e morale con soggettività opaca, non

trasparente a sé e agli altri.

Arricchimento del pensiero, riflessione, filosofia femminista a partire dagli ’80: non si ritenne più

sufficiente il piano delle rivendicazioni sociali per garantire la libertà, ma necessario il piano del pensiero,

ossia la definizione di uomo e donna e il valore positivo o negativo della differenza.

Tre momenti della riflessione non necessariamente successivi temporalmente ma più tipizzazione

concettuale e che rispecchiano tre modi diversi di pensare le donne e rivendicare la loro soggettività e

libertà – pensiero dell’uguaglianza, pensiero della differenza, oltre la differenza sessuale.

1. Il pensiero dell’uguaglianza e i suoi limiti

Tema emancipazione. Uguaglianza sostanziale, la ragione è il veicolo di riconoscimento e di validità della

rivendicazione. Eliminazione dei condizionamenti sociale elimina le differenze in quanto gli esseri umani

nascono uguali. Oppressione è questione di giustizia. Il metro della riflessione sulla giustizia è esterno al

femminismo. Soluzione della discriminazione come applicazione più coerente delle già presenti

teorizzazioni sulla giustizia.

Filosoficamente è pensiero frutto dell’illuminismo. Per tutti ci devono essere le stesse possibilità di vita

ed esperienza.

Messa in discussione della naturalità per le donne di tutta una serie d

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Scienze giuridiche MED/43 Medicina legale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flo_phi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bioetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Galletti Matteo.
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