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La storia di Lucy, uno dei nostri antenati più antichi, risale a circa 3.200.000 anni fa e comincia in Africa.

La scoperta avvenne il 30 novembre 1974 nella località di Hadar, nell'Afar. Fu trovata casualmente da Donald

C. Johanson e Tom Gray. Inizialmente, l'ominide fu contrassegnata come 'A.L 288', ma fu soprannominata

Lucy grazie alla canzone dei Beatles "Lucy in the Sky with Diamonds".

Il ritrovamento consisteva di cinquantadue ossa, pari a circa il 40% dello scheletro, una quantità eccezionale

per i fossili dell'epoca. Lucy era alta poco più di un metro e pesava tra 30 e 45 chili. Era bipede facoltativa

(camminava prevalentemente eretta ma viveva anche sugli alberi), e questa posizione eretta liberava gli arti

superiori per manipolare oggetti. Lucy aveva un viso prognato e un cervello delle dimensioni simili a quello

di uno scimpanzé. Lucy morì in età adulta, probabilmente tra i 20 e i 30 anni.

➔ Ricercatori come John Kappelman, grazie a una scansione tomografica, hanno proposto che Lucy

morì per una caduta da un albero alto circa 12 metri, impattando il suolo a oltre 50 km/h, una caduta

che le causò la morte rapidamente.

Nel 1975 fu scoperta la "prima famiglia", circa duecento frammenti fossili di almeno tredici scheletri,

suggerendo che un gruppo esteso della specie di Lucy fu travolto da un'alluvione improvvisa. Nel 1978, Mary

Leakey scoprì le impronte di Laetoli, in Tanzania, tracce umane fossilizzate nella cenere vulcanica risalenti a

3.600.000 anni fa. Queste impronte (di tre individui: un maschio, una femmina e un bambino) attestano la

postura eretta per la specie di Lucy. Ricerche più recenti (2015) guidate da Giorgio Manzi hanno ampliato il

quadro, suggerendo la presenza di un gruppo di cinque individui, incluso l'Australopithecus afarensis più alto

finora documentato (circa 1,65 metri).

2. La mummia venuta dal ghiaccio: Ötzi

Ötzi fu scoperto il 19 settembre 1991, sul ghiacciaio del Similaun in Val Senales (Alto Adige), da due coniugi

alpinisti, Helmut ed Erika Simon. Ötzi visse tra il 3350 e il 3100 a.C. (o 3370-3110 secondo studi più recenti).

Era alto 1,60 metri, pesava 60 chili e morì tra i 40 e i 50 anni. Aveva occhi e capelli castani. Il suo corpo

presentava tatuaggi (serie di linee parallele) interpretati come incisioni curative, forse per l'artrosi (una forma

di agopuntura preistorica). Soffriva di intolleranza al lattosio ed era a rischio di arteriosclerosi. Prima di

morire, aveva consumato un pasto grasso, probabilmente carne di stambecco.

Il ghiaccio ha preservato in modo eccezionale il suo vasto corredo di vestiti e accessori. Indossava un cappello

di pelliccia d'orso, un perizoma, una lunga veste e dei gambali tubolari (simili a leggings), tutti in pelle di capra

cuciti con tendini animali. Aveva anche un poncho impermeabile fatto di un graticcio ricoperto di graminacee.

Le scarpe avevano una tomaia in pelle di daino, suola in pelle d'orso ed erano imbottite di fieno per il calore.

Gli oggetti rinvenuti includono: un pugnale di selce, un arco, una faretra di pelle di camoscio con due frecce

finite e dodici non finite, un'ascia con lama di rame e manico di tasso. Portava uno zaino con intelaiatura in

legno di nocciolo e rivestimento in pelle di cervo. Aveva una cintura con un marsupio contenente, tra l'altro,

un fungo secco per accendere il fuoco e un trapano di selce proveniente dai monti Lessini. Possedeva un vero

e proprio kit di pronto soccorso: una striscia di cuoio con due pezzi di fungo Piptoporus betulinus, noto per

le sue proprietà emostatiche e antibiotiche.

Nel giugno 2001 si scoprì un'ombra scura vicino alla scapola sinistra: la punta di una freccia. La morte fu

quindi causata da una ferita da freccia. Una teoria alternativa, supportata da alcuni studiosi (Vanzetti et al.),

suggerisce che il ritrovamento non sia una scena di morte accidentale, ma i resti di una sepoltura. Secondo

questa ipotesi, gli oggetti sarebbero stati un corredo funebre, selezionato per il suo significato simbolico, e

Ötzi sarebbe scivolato dalla piattaforma di sepoltura a causa dei movimenti del ghiaccio.

3. Scoprire una civiltà: Ebla

La storia inizia nel 1962, quando l'archeologo italiano Paolo Matthiae si trovava ad Aleppo (Siria). Notò nel

museo un raro bacino rituale in basalto e gli fu indicata la provenienza dal sito di Tell Mardikh. Matthiae

decise di iniziare lo scavo della collina. L'identificazione fu confermata nel 1968 dal ritrovamento di una statua

in basalto con un'iscrizione che menzionava "Ibbit-Lim, re della stirpe di Ebla". Ebla significa "Pietre bianche".

La storia di Ebla, dopo un prologo antichissimo (3500–3000 a.C.), dura circa ottocento anni (2400–1600 a.C.).

Prima Fase (Età degli archivi, 2400–2300 a.C.): Ebla era una grande città con un'economia solida (agricoltura,

allevamento, commerci a lunga distanza). I traffici includevano beni come lapislazzuli dall'Afghanistan e

oggetti dall'Egitto. La città esercitava una supremazia economica e politica sulla Siria settentrionale. Era

strategicamente posizionata per controllare le vie di comunicazione tra l'Eufrate e il Mediterraneo. Era difesa

da mura con quattro porte. Sull'acropoli si trovava il Palazzo reale G (20.000–30.000 mq), che comprendeva

la residenza del re, uffici, sale d'udienza e servizi. Subì una prima distruzione intorno al 2260 a.C.,

probabilmente a opera di Sargon di Akkad.

Seconda Fase (2300–2000 a.C.): Periodo meno rilevante, concluso da un incendio traumatico.

Terza Fase (2000–1600 a.C.): Ebla tornò importante, sotto il dominio della terza dinastia di Ur. Si

moltiplicarono i palazzi. Nella città bassa fu costruito un luogo di culto dedicato a Ishtar. I reperti dimostrano

la ricchezza e l'abilità artigianale, con intarsi di pietra calcarea (es. soldato che trasporta teste mozzate, toro

dalla testa umana).

Nel Palazzo G, tra il 1974 e il 1976, fu trovata la scoperta più incredibile: l'ala dell'amministrazione conteneva

una quantità impressionante di tavolette in scrittura cuneiforme. I testi erano scritti in un'antichissima lingua

semitica sconosciuta fino ad allora, definita da Matthiae la "terza lingua dell'umanità consegnata alla

scrittura". Il contenuto era prevalentemente economico (merce, razioni di cibo), ma includeva anche inni,

preghiere e vocabolari dall'eblaita al sumerico (forse i più antichi dizionari conosciuti).

Ebla fu distrutta definitivamente intorno al 1600 a.C., probabilmente dagli Ittiti guidati da Mursili I o dal suo

alleato Pizikarra di Ninive. Non fu un abbandono totale: la zona fu rioccupata frammentariamente (fattoria

nel VI secolo d.C., comunità di monaci stiliti, edificio di culto islamico tra IX e X secolo.

4. Archeologia del mito: Troia

La storia di Troia è legata a Heinrich Schliemann, un uomo determinato, talvolta incline a forzare le

interpretazioni.

Nel 1864, Frank Calvert gli indicò la collina di Hissarlik come possibile sito di Troia, un luogo strategico che

controlla lo stretto dei Dardanelli. Schliemann scavò dal 1871 al 1890. Non essendo un vero archeologo,

procedette a intuito, aprendo grandi trincee e distruggendo strati che riteneva successivi al periodo omerico.

Raggiunse la cosiddetta "Troia II" (2600–2400 a.C.).

Gli scavi hanno portato alla luce dieci città sovrapposte, con una stratificazione complessa che va dal 3000

a.C. (Troia I) al XIII secolo d.C. (Troia X). Oggi l'opinione comune si divide tra Troia VI (1700–1150 a.C. circa) o

Troia VII (1150–1040 a.C. circa) come la fase omerica. Il ritrovamento di un sigillo del XII secolo a.C. con

iscrizione in lingua ittito-luvia e i documenti di Hattusa che menzionano il re "Alaksandu" (Alessandro/Paride)

di "Wilusa/Wilios" (Ilio) supportano l'idea che Troia fosse una città ittita. Segni di assedio (proiettili di

catapulta) sono stati trovati a Troia VI.

➔ Troia continuò a vivere per molti secoli. Costantino la considerò per la sua nuova capitale (IV secolo

d.C.). La città rimase sede di un vescovo fino al X secolo e abitata fino al XIV secolo.

5. Storia di tre uomini e due zanzare: Tutankhamon

I lavori iniziarono nell'ottobre 1922, e i primi gradini furono scoperti il 4 novembre 1922. Il 26 novembre

1922, Carter e Carnarvon aprirono l'ingresso della tomba. L'anticamera conteneva "cose meravigliose," tra

cui tre grandi giacigli dorati, due statue scure che fungevano da sentinelle, scrigni, vasi di alabastro e un trono

d'oro.

➔ La stanza conteneva quattro sarcofagi, uno dentro l'altro. Il più interno era in oro massiccio (110 kg),

decorato con pietre preziose. Furono trovati anche la maschera funeraria, vasi canopi e due sarcofagi

contenenti due feti mummificati (probabilmente figli del faraone).

Tutankhamon era figlio di Akhenaton (Amenhotep IV) e di una sorella di quest'ultimo. Nato come

Tutankhaton, cambiò nome e rinunciò all'eresia del culto di Aton per tornare al culto di Amon. Morì giovane,

tra i 18 e i 20 anni. Le analisi del DNA hanno rivelato che era affetto da malaria (la prima zanzara). Inoltre, si

era fratturato una gamba (ginocchio), forse in un incidente con la biga. Soffriva anche di piede equino e usava

molti bastoni da passeggio (trovati nella tomba).

La scoperta di Tutankhamon, sebbene confermasse l'archeologo come "cercatore di tesori," fu

metodologicamente avanzata perché Carter impiegò un'équipe multidisciplinare (chimico, antropologo

fisico, botanico).

6. I custodi dell'imperatore: l'esercito di terracotta di Xi'an

La scoperta avvenne nel marzo 1974 a Xi'an (Cina nord-orientale). Sei fratelli contadini, gli Yang, stavano

scavando un pozzo quando uno di loro estrasse frammenti di ceramica, che si rivelarono essere parti di un

torso umano in terracotta. Il direttore di un museo locale, Zhao Kangmin, riconobbe la ceramica come

risalente alla dinastia Qin (III secolo a.C., oltre 2.000 anni fa) e bloccò lo scavo.

Le sculture facevano parte dell'esercito a protezione della tomba di Qin Shi Huang Di, il primo imperatore

della Cina, che unificò gli "Stati combattenti". L'imperatore stabilì un sistema legale, una moneta, misure e

un sistema di scrittura unificati, e fu un grande costruttore (rete stradale, prima Grande Muraglia).

La fossa 1 (130x61 metri) conteneva circa 6.000 guerrieri disposti in file regolari. Furono trovate anche le

fosse 2 e 3. Le fosse si trovano a est del nucleo centrale, un avamposto per difendere il complesso. Il nucleo

è costituito da un'enorme piramide a gradoni di terra, alta circa 75 metri (ora un tumulo eroso), sotto la quale

si ipotizza si trovi il palazzo sotterraneo con la camera sepolcrale. L'area funeraria era protetta da due cinte

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

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