Estratto del documento

Relazione geomorfologica dell’alto bacino del Tronto

Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Dipartimento di Scienze della Terra

Geologia Applicata all’Ingegneria, al Territorio e ai Rischi

Corso di laurea in Eleonora Dell’Orso

Matricola 1620250

A.A. 2021-2022

Indice

  • Premessa
  • Inquadramento geografico
  • Inquadramento geologico
  • Inquadramento geomorfologico
  • Metodi di indagine
  • Risultati ottenuti
    • Morfologie fluviali
    • Morfologie gravitative
    • Discussione dati
  • Conclusioni
  • Bibliografia

Premessa

L’area di studio ricade all’interno dell’alto bacino del Fiume Tronto, e più nello specifico, coincide con il territorio comunale di Accumoli. Le frazioni indagate, con due giornate di rilevamento sul campo, sono state quelle di Grisciano e Fonte del Campo. La zona di interesse risulta essere una tipica depressione intra-appenninica, legata alla tettonica estensionale tardo-orogenica e successivamente riempita da sedimenti continentali plio-quaternari. L’area è caratterizzata da un reticolo idrografico ben sviluppato e dalla presenza di importanti fenomeni di instabilità di versante.

Nel corso degli anni sono stati realizzati diversi studi in Appennino centrale allo scopo di analizzare l’evoluzione del paesaggio in relazione all’interazione tra la morfotettonica e le caratteristiche del reticolo idrografico (Piacentini e Miccadei, 2014; Miccadei et al., 2019). Inoltre, grazie all’ottima conservazione dei bacini intramontani ha permesso di ricostruire l’evoluzione dei sistemi vallivi, andando a studiare le attuali strutture morfogenetiche.

L’alto bacino del Fiume Tronto ricade in un settore tettonicamente attivo interessato da numerosi terremoti, sia storici che recenti. Gli ultimi eventi rilevanti, avvenuti nell’area in esame, sono quelli della sequenza sismica del 2016-2017, che hanno colpito vaste aree dell’Italia centrale. Alla prima scossa di magnitudo 6.0, con epicentro situato nei pressi dell’abitato di Accumoli (Rieti, Lazio), hanno fatto seguito circa 57.000 repliche con altri quattro importanti eventi sismici, rispettivamente pari a 5.7M, 5.9M, 6.5M e 5.7M (Farabollini et alii, 2018). Fra i comuni più danneggiati vi sono quelli di Amatrice, Arquata del Tronto e Accumoli.

Da un punto di vista morfologico, ci sono state importanti conseguenze relative alla prima attivazione ed alla riattivazione di fenomeni franosi. Gli studi prodotti per la microzonazione sismica dell’area, in seguito allo sciame sismico, hanno constatato un aumento del rischio di innesco potenziale di frana (Chiessi et alii, 2019).

Obiettivo di questa relazione è l’individuazione di forme deposizionali ed erosive legate a processi gravitativi e fluviali agenti nell’area. A tale scopo sono stati raccolti ed integrati tra loro dati derivanti da rilievi geomorfologici, analisi di foto aeree e osservazioni condotte tramite rilievo da remoto. Il materiale così raccolto è stato fondamentale nella stesura della presente relazione e nella produzione dell’allegato cartografico.

Inquadramento geografico

Figura 1 - Immagine satellitare dell'area di interesse tratta da Google Earth Pro

L’area di studio coincide con l’alto bacino del Fiume Tronto e più precisamente ricade nel territorio di Accumoli (Figura 1). Il comune è posto a 855 m s.l.m. ed è situato nel settore orientale della Regione Lazio. Il territorio, da un punto di vista geografico, risulta essere occupato prevalentemente dai rilievi montuosi appartenenti alla catena dei Monti Sibillini nel settore settentrionale, e dei Monti della Laga nel settore sudorientale. Tali catene montuose sono separate dalla valle in cui scorre il Fiume Tronto, che attraversa il territorio da sud a nord in direzione del Mar Adriatico.

Il rilievo montuoso più alto del massiccio dei Monti Sibillini è il Monte Vettore con i suoi 2.476 metri di altitudine e il suo sistema di faglie attive. Altri rilievi di particolare importanza sono il Monte Gorzano (2.458 m), vetta più alta della catena dei Monti della Laga, e il Monte Utero (1.860 m). La catena montuosa dei Monti Sibillini si estende per una lunghezza di circa 30 km a cavallo tra l’Umbria e le Marche. I litotipi affioranti sono quelli tipici della successione umbro–marchigiana, anche se alcuni termini acquistano talvolta dei caratteri particolari in relazione ad un rilevante apporto di materiale detritico di provenienza esterna al bacino. La morfologia dell'area è frutto dell'azione glaciale del quaternario che si riconosce nelle valli tipicamente a "U" e negli ampi circhi glaciali ancora riconoscibili.

I Monti della Laga si sviluppano invece per oltre 24 km, inseriti geograficamente tra la catena dei Monti Sibillini a nord ed il massiccio del Gran Sasso a sud. A differenza degli altri gruppi montuosi dell'Appennino Centrale, in prevalenza formati da rocce carbonatiche (principalmente calcari e dolomie), la Formazione della Laga risulta costituita da una successione torbiditica di età Messiniana. Si tratta di un corpo sedimentario di forma lenticolare e di notevole spessore (ca. 3000 m), caratterizzato da un insieme di lito facies variabili principalmente arenacee e pelitico-arenacee. Tale formazione risulta costituita da tre membri; pre-evaporitico, evaporitico, post-evaporitico. La successione post-evaporitica è frutto della crisi di salinità del Messiniano.

Si ritiene che l'apparato torbiditico della Formazione della Laga, interpretabile come un sistema di conoidi sottomarine profonde, costituisca il riempimento di un profondo bacino, formatosi nel Miocene superiore a seguito del sollevamento e piegamento del Gran Sasso. L'evoluzione geomorfologica del rilievo è stata inoltre influenzata dal glacialismo del Quaternario, testimoniato da alcuni depositi morenici e da numerosi circhi glaciali più o meno conservati. I depositi morenici, legati al glacialismo wurmiano, sono poco diffusi e di modesta estensione, in quanto smantellati con facilità dall'azione delle acque dilavanti ed incanalate.

Il bacino del Fiume Tronto si estende su una superficie di 1.190 km², con un’altitudine media di 774,5 metri. Il corso d’acqua principale, il Fiume Tronto, nasce dalle pendici settentrionali dei Monti della Laga, nel comune di Amatrice, in corrispondenza della Cima della Laghetta (2.369 m), poco a sud del Monte Gorzano. Nel primo tratto del suo corso percorre verso nord la conca di Amatrice, poi attraversa Accumoli dove raccoglie le acque del torrente Chiarino. In seguito, vira verso est ed entra nel territorio di Arquata del Tronto dove riceve l’apporto delle acque dei Monti Sibillini. Passa poi per numerosi comuni, tra i quali Acquasanta Terme e Ascoli Piceno. Infine, sfocia nel Mar Adriatico in prossimità di Porto d’Ascoli, dopo un percorso di 97.5 km. La risorsa idrica sotterranea è determinata dalla presenza di due idrostrutture, la più importante delle quali è rappresentata dall’acquifero carbonatico dei Monti Sibillini, e subordinatamente dall’acquifero di subalveo della pianura alluvionale.

Inquadramento geologico

Figura 2 - Stralcio Carta Geologica d'Italia 1:100.000. Foglio Norcia.

L’area di studio ricade all’interno dell’alto bacino del Fiume Tronto, in una zona di raccordo di domini paleogeografici differenti (Milli et alii., 2007). Il suo assetto strutturale è legato principalmente a due fasi tettoniche ben distinte che hanno interessato la successione pelagica meso-cenozoica. Essa risulta costituita da un’alternanza di litotipi calcarei, calcareo-marnosi e argillosi di ambiente pelagico, depositatisi fino al Miocene su un substrato carbonatico liassico di piattaforma carbonatica, fortemente disarticolato dalla tettonica distensiva giurassica. La successione sedimentaria è chiusa al tetto da depositi terrigeni. Questi ultimi sono il risultato della sedimentazione torbiditica all'interno di sistemi di bacini formatisi in risposta alla migrazione verso nord-est dell'avampiede adriatico durante il Miocene (Marini et al., 2015).

Alla fine del Miocene, la convergenza tra la placca eurasiatica e quella africana, ha determinato l’inizio dell’orogenesi Appenninica (McKenzie et alii, 1972). Gli sforzi tettonici compressivi hanno portato all’accavallamento dei termini più antichi della successione umbro-marchigiana sui depositi più recenti, in corrispondenza di una serie di sovrascorrimenti e faglie inverse. L’inizio delle deformazioni compressive sono testimoniate nell’area dal primo arrivo delle torbiditi del Tortoniano (Centamore et alii, 1978; Castellarin et alii, 1978), anche conosciute come Formazione della Laga.

A scala regionale la Formazione della Laga affiora all’interno di un'ampia zona che si estende verso sud fino in prossimità del fronte est-ovest del Gran Sasso e, verso ovest fino a quello dei Monti Sibillini (Bigi et alii, 1997). La formazione è stata suddivisa in tre unità litostratigrafiche principali: (i) Membro pre - evaporitico, (ii) evaporítico e (iii) post-evaporitico. Successivamente i suddetti tre membri sono stati rinominati come segue: Membro del Lago di Campotosto, con una associazione arenacea; Membro gessarenitico, caratterizzato da peliti scure e scarsa cementazione delle arenarie; Membro di Teramo, costituito da sottili strati pelitico arenacei. Tale classificazione è basata, a differenza della precedente, su elementi obiettivi di stratigrafia fisica (Adamoli et alii).

Nell'area di studio l’elemento strutturale principale è il sovrascorrimento dei Monti Sibillini, che si estende verso sud fino a raccordarsi con il sovrascorrimento della “Linea Olevano-Antrodoco”, mettendo in contatto l’unità dei Monti Sibillini e quella della Laga. Nell'Appennino centrale, la fase post-orogenica distensiva (tutt’ora attiva), iniziata nel Pleistocene inferiore, ha generato un sistema di faglie dirette con andamento NW-SE. Queste hanno dislocato le precedenti strutture compressive e portato alla formazione delle principali conche intermontane dell’area (Aringoli et al., 2014). Esse risultano caratterizzate da forte subsidenza ed elevati tassi di sedimentazione. I bacini risultano colmati da spesse sequenze di depositi continentali quaternari (Galadini & Messina, 1994) costituiti essenzialmente da materiali detritici di versante, di conoide alluvionale e sedimenti alluvionali, riferibili al Pleistocene ed all’Olocene, e strettamente connessi alle fasi climatiche dell’ultima glaciazione.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher No-ra di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Rilevamento geomorfologico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Della Seta Maria.
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