L'eventualità dell'irrappresentabile. Il caso Carmelo Bene.
L'affondo regressivo dall'immagine alla parola
Carmelo Bene è stato definito attore-poeta(Artisani 1995 pp. 163 -184) da
quando i suoi sempre più frequenti “concerti di poesia” hanno gradualmente
assorbito il senso della sua precedente attività drammaturgica e
spettacolare:quando la sua apparizione fonica è riuscita a cancellare ogni
tentazione o residuo di rappresentazione scenica.
La sua proposta spettacolare è stata duplice: alla messa in scena di testi
drammatici o letterari, sempre riscrittivi, ha alternato frequentemente concerti
d'attore che definirà d'autore basati su testi lirici o epici di grandi poeti.
<La scrittura di Carmelo Bene è un depistaggio della lingua, la lingua è
ripiegamento della voce, la voce è usurpazione dell'orale, infine, è espulsione
del corpo dal corpo stesso, simulacro escrementizio del soggetto dicente> dice
Maurizio Grande, nell’ introdurre "Nostra Signora dei Turchi” (Sugar,1966)
La scrittura non procede solo a far saltare i significanti in una deriva
metonimica che ribalta il rapporto fra la parte e il tutto, fra la periferia e il
centro del testo originale. Lo slittamento metonimico dei significanti vale come
smascheramento dei significati. Aggancia parti e parti contro l'unità organica
dell'opera. Ma la deriva orizzontale viene poi recuperata in una assoluta
verticalità sintetica degli incastri. (Maurizio Grande. 1966)
La lingua del significato fa posto al rumore della phonè, il vociare, il
rumoreggiare, o scrosciare , dei significati che s'impossessano del poeta.
Il poetico è oltre il genere della poesia, per cui diventa una modalità linguistica
ravvisabile nel romanzo, nel cinema, nel teatro. Per questa sorta di epifania del
linguaggio che rende felici, santi nell'allegria, occorre una disposizione al sacro,
una profonda permeabilità al risentimento per il peso del miracolo mancato.
Significanti in movimento
Significanti in movimento vuol dire:
Perdita dei significati rigorosi, perdita del ritorno alla soggettività, all’io della
tradizione, che ha alla base di CONCETTO.
Esaltazione del soggetto bambino, di colui che rivendica il non essere
dell'onnipotenza, vivere nel desiderio, nell'altro, nel non più, nel non qui.
Spopolamento del soggetto, che prova a non dire il detto, a farlo saltare, a
favore del vociare creativo, al di là del testo, al di là del rappresentato.
Ciò che Carmelo Bene esperisce in scena, si avvicina ad una condotta
regressiva nel verso dell'invocazione dell'atto primo e osceno, osceno, perché
non si reifica nella scena. Qualsiasi messa in opera che si rispetti non avviene
come replicazione, pappagallesca.
Il teatro può fare a meno di sé, del recitato, per la drammaturgia classica,
fondamentale quanto l’azione.
Non esiste così possibilità di riconciliazione tra testo e vita. La vita è, come
nota il Macbeth shakespeariano, un racconto raccontato da un'idiota che non
significa nulla.
William Shakespeare e Giovanni Battista Marino si accorsero che tra spartito e
scena, tra testo e visione poetica c'è idiosincrasia e non gemellaggio.
Il testo scritto non riesce a contenere la potenza dell'oralità, non costretta a
proferire, riferire, significare, un significato.
Non centro, non ritorno, deriva assoluta, perdersi costante. Lui-autore,si fa
campo di batt
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