L'ADONE
Descrizione del poema
L'Adone è un poema mitologico, a tratti allegorico, che risente, almeno dal
punto di vista metrico, degli accenti della letteratura cavalleresca, soprattutto
della Gerusalemme liberata di Tasso.
Scritto a Napoli, presumibilmente a partire dal 1615, viene ultimato e dato alle
stampe nel 1623 in Francia, nel periodo in cui Marino decide di lasciare l’Italia,
dati i problemi con il Sant’ Uffizio.
Possiamo dividere il poema in due sezioni:
La sezione dei canti VI-VIII, parla del giardino dei cinque sensi, come luogo di
formazione sensitiva di Adone, prima dell'unione sessuale con Venere.
Nella sezione dei canti X-XI, avviene una sorta di formazione intellettuale di
Adone, realizzata grazie ad una ascesa celeste (nei cieli della luna, di mercurio,
di venere,) in ripresa con il modello di Dante e di Ariosto.
La sezione dei canti XII-XIV, parla di una lunga lontananza di AdoneAdonVenere,
prima del congiungimento nel canto XV.
I canti, II e IV, il V e il XIX fanno da sostato accessorio alla favola principale. La
materia storica che attraversa i canti è intesa dall'autore come uno sfondo
decisivo per il suo rimpatrio in Italia.
I passaggi decisivi del mito (innamoramento - amore, - dipartita, - morte. ) dei
canti III, VIII, XVII, XVIII rimangono. :
Vertici isolati
Colonne lontane sotto grandi campate
Enormi masse di narrazione, si innestano sull'asse centrale, con attacchi
dilatati all'inverosimile, come nel caso dei due canti finali(XIX-XX) dedicati agli
apparati funebri e ai giochi in onore di Adone.
Il programma stilistico
“Ombreggia il ver Parnaso, e non rivela/ gli alti misteri ai miseri profani,/ ma
con scorza mentita asconde e cela quasi in rozo Silen celesti arcani./ Però dal
vel, che tesse or la mia tela/ in molli versi e favolosi e vani /questo senso
verace altri raccoglie:/ smoderato piacer, termina in doglia.” (I,10)
Il monte Parnaso non rivela gli alti misteri e i semplici profani, ma con
ingannevoli apparenze nasconde e cela allo stesso tempo gli arcani, come il
Sileno, semidio dei boschi. Però dal velo, che la mia tela tesse in malleabili e
ingegnosi, (inventati) e vani(senza pretese rigorose) versi, altri raccolga il
senso verace: l'eccessivo piacere si tramuta in dolore.
“ De la reggia materna il figlio uscito/ con quello sdegno allor se n'allontana,/
con cui soffiar per l'arenoso lito/ calcata suol la libera africana, / o l’orso
cavernier quando ferito/ si scaglia fuor della sassosa tana/ e va fremendo per
gli orror più cupi/ de le valli lucane e de le rupi.”(I,18)
Uscito dalla regia materna (di Venere) Amore, se ne allontana sdegnato,
sbuffando sul nido sabbioso, come una vipera africana calpestata, o come un
orso cavernicolo ferito che si scaglia fuori dalla sua petrosa tana e va fremendo
per gli orrori cupi delle valli lucane e delle rupi.
“Ma che più tardo a disvelar quest'ombra,/che tiene il mio splendor di nube
cinto? /S’or che le mie bellezze in parte adombra/magica benda il mio
avversario è vinto, /che fia quando, ogni nebbia in tutto sgombra, /verrà che
ceda al vero oggetto il finto?”(III,125)
Il rapporto erotico è visto dalla dea come un campo di battaglia,per cui l'amato
è un avversario, (, uso di derivazione umanistica, tratto dal classico, di far
coincidere l'ars amandi con le ragioni, o sragioni, della guerra. ):ricordo a titolo
di comparazione L’Oratio eliogabali meretrices di Bruni. (XV secolo.)
Osservazione linguistiche:” ogni nebbia in tutto sgombra”,è da intendere nel
senso di svanita ogni nebbia completamente (caduto il velamento, la
maschera, della Celeste. ) È un sintagma ridondante, poiché il discorso del velo
e dello svelamento è stato già esplicato in precedenza.
“Mostra ignudo il bel seno una di queste /e tremanti di latte ha le
mammelle, /verdeggiante ghirlanda, azzurra veste/et ali,onde talor vola a le
stelle, / trombe, cetre, sampogne, uno stuol celeste di fanciulli le porta e di
donzelle;/ne la destra sostien scettro d'oro, stringe con l'altra man volume
d'oro.” (VII,164)
Spiegata, l'invenzione della musica da parte di Apollo, Mercurio si attribuisce
però l'invenzione della cetra. Poesia è personificata con una ninfa dalle
mammelle piene di latte. Insieme a Poesia, la Musica fa fesfa alla testa di una
comitiva giulia di ninfe. I trastulli amorosi
“Adon va innanzi e par che novo affetto /d'amorosa dolcezza il cor gli stringa./
Non fu mai d’atto molle osceno oggetto /che quivi agli occhi suoi non si
dipinga;/Sembianti di lascivia e di diletto/ simulacri di vezzo e di lusinga/
trastulli, amori,
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